di Davide Grazielli

ANGELES CREST 100 è da sempre sinonimo di old school. La gara ha assunto negli anni lo status di evento culto riservato a pochi intimi. Basta dire che le iscrizioni aprono il lunedì dopo la gara e chiudono in poche ore lasciando i 220 fortunati con un anno intero per pensare a come affrontare le calde ed assolate colline di San Gabriel, appena dietro Los Angeles.

 

Buona parte della sua leggenda viene poi dal record di Jim O’Brien: un fantastico 17:35:48 intoccato dal 1989 nonostante i ripetuti tentativi di gente come Hal Koerner o Scott Jurek, nessuno si è mai avvicinato al clamoroso tempo del coach di atletica californiano.

La notizia è che per la prossima edizione sia lo status di gemma underground, che il record del percorso, saranno messi a dura prova: nella lista iscritti per il 2018 compare un Jim Walmsley, Flagstaff AZ che lascia pochi dubbi. Dopo i due tentativi falliti alla Western States 100, il buon Jim lascia da parte il progetto Sierra Nevada per immergersi nel caldo torrido di Pasadena. Come andrà a finire si vedrà, di sicuro dobbiamo aspettarci un martellamento mediatico senza uguali. Dopo il #fourteenflat, sarà il momento del #subseventeen?

Per conoscere meglio Angeles Crest 100 e Jim O’Brien, andiamo a rivederci il Qui America pubblicato qualche anno fa!

 

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Il mondo del trail americano è sempre più conosciuto in Europa, un po' perché i runner americani vengono più spesso a misurarsi con i percorsi europei, un po' perché siamo noi ad avvicinarci alle gare americane.

In molti hanno seguito la cavalcata di Timmy Olson a segnare un nuovo standard nella più antica 100 miglia trail al mondo, la Western States. La folle corsa di Kyle Skaggs nelle montagne di San Juan ha reso una gara già leggendaria come l'Hardrock un metro di paragone su cui tanti si sono misurati, ma nessuno ha superato. Per non parlare della Leadville con l'icona di Matt Carpenter, che sulle montagne del Colorado ha scritto pagine di storia del trail running.

Ma c'è un altra gara, forse meno mediatica e quindi poco conosciuta, la cui leggenda è legata a doppio filo con un record vecchio di 24 anni e la persona che lo detiene: è la Angeles Crest 100, e il runner è Jim O'Brien.

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Insegnante di Educazione Fisica e allenatore di atletica, Jim si avvicina alle ultra nell'86 dopo aver corso 13 maratone in 12 mesi, “principalmente per demistificare l'intero concetto di maratona”. Viene a conoscenza del fatto che Ken Hamada vuole organizzare una 100 miglia a Los Angeles, per evitare di dover andare fino in Nor Cal per allenarsi e gareggiare sul terreno della WS (Ken ha sempre affermato di aver iniziato la AC 100 per salvare qualche matrimonio) e nell'87 si iscrive. Corre con la bronchite, ma arriva terzo dietro ad altri due Jim, Gensichen e Pellon (un uomo che sui secondi posti ha la sua da dire, ben tre volte alla WS). Finisce a letto con una severa polmonite, ma il viaggio attraverso le colline di San Gabriel ha messo in moto il cervello di Jim che analizza a fondo tutte le variabili e ne esce con un piano studiato nei minimi particolari per portarsi a casa la gara.

Si allena con dei chilometraggi mostruosi, senza trascurare massacranti sedute di velocità e cercando di stare il più possibile sul percorso con dei weekend da 100 miglia in tre giorni. Mette insieme meticolosamente la crew e i pacers, e il suo spirito anticonformista lo porta a sperimentare una dieta liquida, a dispetto del credo dell'epoca che consigliava cibi solidi nelle gare di endurance: in gara Jim si nutre esclusivamente di succo di mango addizionato di carboidrati semplici in polvere e una bevanda proteica ogni 25 miglia. È uno dei primi, inoltre, a capire l'importanza degli elettroliti sciogliendo del potassio nelle sue borracce d'acqua. Arriva al giorno della gara dopo dieci settimane consecutive tra le 150 e le 200 miglia (stiamo parlando di 320 chilometri a settimana!) e due di riposo, pronto a dare battaglia. Nella sua mente ci sono tre target: A eguagliare il record, B abbassarlo, C scendere sotto le 18 ore.

È una giornata di agosto fortunatamente non troppo calda. Jim parte veloce senza più guardarsi indietro, al miglio 59 è in anticipo su tutte le tabelle, al 63 arriva prima ancora dei volontari dell'Aid Station che supera salendo a Newcomb's Pass. Di lì l'inversione termica crea una cappa di nebbia micidiale, ma Jim conosce il percorso a memoria dopo averci passato delle settimane intere. A Chantry (miglio 78) si ferma 10 minuti come pianificato per farsi massaggiare, poi attacca l'ultima parte con la terribile salita al Mt Wilson: arriverà al Rose Bowl, Pasadena, in 17:35, su un percorso di 102 miglia di sentiero tecnico e massacrante. Tanto per dare un’idea, dall'89 ad oggi, l'unico ad avvicinarsi di un’ora al suo tempo è stato Hal Koerner, due volte vincitore alla WS ed una alla Hardrock. Tutti gli altri non sono mai scesi sotto le 19 ore. Mostruoso.

Negli anni a seguire Jim affronta le altre 100 miglia americane (all'epoca solo sei, Western States, Leadville, Old Dominion, Wasatch e Vermont oltre alla stessa Angeles Crest). Alla Wasatch, in una giornata terrificante, su un percorso già di suo difficile e complicato da seguire, anticipa il Race Director John Grobben che si avvicinava alla aid station di Brighton per cancellare la gara, decretandone quindi la prosecuzione: vincerà con più di due ore sul secondo dei sopravvissuti. Alla Leadville, sotto l'ennesima pioggia che si tramuta in grandine, demolisce Skip Hamilton, l'autoproclamato “sindaco di Leadville”, con una strategia suicida di continui allunghi sulla salita all'Hope Pass, per poi stroncare anche Bill Clements ed arrivare per le strade di Leadville ricoperte da 10 cm di grandine con uno stellare 17:55. Nuovo record, che verrà battuto soltanto anni dopo dal tarahumara Juan Herrera.

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Se la figura di Jim è ricordata soprattutto per l'impresa del record alla AC (una giornata che lui stesso definisce “magica, tutto girò per il verso giusto”), tutta la sua meticolosità, il suo anticonformismo, la sua dedizione, vengono fuori dai racconti delle persone che Jim O'Brien ha allenato nel corso degli anni.

Jennifer Johnston (altro record del percorso femminile, con l'aiuto di Jim come pacer) ricorda ancora oggi le sue tabelle da rispettare alla virgola, ma parla con ammirazione di come Jim O'Brien sia stato capace di infondere in lei e negli altri atleti che seguiva un tale amore per la corsa, che le settimane da 100 miglia diventavano non solo possibili, ma anche divertenti. La meraviglia di trovarsi delle ripetute da 200 X 20 nella tabella di allenamento per una 100 miglia, o di doppi da 20 miglia perché “tutti sono capaci a fare 40 miglia, ma se si spezzano in due si tiene il ritmo molto più alto”. Le Full Blarney (dal nome del team di gente che O'Brien seguiva, atleti dai 16 ai 65 anni che correvano dai 5.000 in pista alle 100 miglia trail), cicli da 10 settimane con chilometraggio over 100 miglia. Ma anche l'assenza di infortuni, i record che arrivavano per tutti, dall'amatore a quelli che dopo la cura O'Brian erano diventati atleti elite come Joe Franko.
Tutti i suoi “atleti” sottolineano come Jim ti mettesse in condizione di sapere dentro di te che eri preparato al meglio per quello che dovevi affrontare, che avevi i mezzi per arrivare in fondo e di farlo nella maniera più veloce possibile. Come quando Cesar Cepeda gli disse dopo un fine settimana da 75 miglia passate sul percorso della AC in allenamento, di avere male alle ginocchia e non poter fare la settimana di carico che aveva in tabella. Jim, con grande calma gli chiese “Cosa intendi per dolore?”. Il povero Cepeda disse di stare male, genericamente di sentire dolore: O'Brien prontamente gli spiegò la differenza tra dolore e disagio. E che un ultrarunner doveva conoscerla, perché ci sarebbe sempre stato disagio durante una gara. Uno ti avrebbe fermato, l'altro sarebbe solo stato un fastidio. Ma gli ritoccò comunque la tabella: da 90 ad un abbordabile 87 miglia!

Jim O'Brien ha lasciato poi le gare per un grave infortunio, ma continua ad insegnare e far rispettare le sue tabelle micidiali. È quasi sempre presente alla AC, dove dà una mano alle aid stations o all'arrivo. Il suo incredibile record, nel frattempo, ha resistito a generazioni di ultrarunner, e nonostante in tanti (tra cui Krupicka e Roes) abbiano manifestato l'intenzione di prenderselo, e il percorso attuale sia di due miglia più corto, ancora nessuno è riuscito a correre più veloce di lui sulle San Gabriel Mountains.

 

("QUI AMERICA", Spirito Trail, maggio 2013)