SPIRITO TRAIL • TDS o CCC?

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TDS o CCC?

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Re: TDS o CCC?

Messaggioda StePR » 15/01/2020, 18:00

Ciao a tutti...provo ad inserire il mio racconto della TDS 2019, fatta praticamente tutta insieme a Martin...racconto lungo e noioso ma che magari può servire a qualcuno per recuperare info utili sul tracciato...
Qualche consiglio, ovviamente per chi non ha eccessive velleità agonistiche:
- non partire troppo indietro...noi lo abbiamo fatto e abbiamo perso una buona mezz'ora nei punti segnalati da Martin
- andare di buona lena nei primi 50 km che sono i più scorrevoli, con 2 lunghe discese corribili: meglio guadagnare un pò di margine sul cancello in vista del tratto Bourg- Beaufort...molto duro, tecnico, ripido e poco scorrevole
- da Beaufort in avanti il tracciato migliora...ed i cancelli sono meno tirati
- allenare bene la testa a non mollare nella parte centrale...dura, non sempre logica, dove i km scorreranno molto lentamente
-con la partenza posticipata al pomeriggio, si passa alla base vita di giorno...sarà più complicata gestione del sonno con 2 notti in giro.

Per chi volesse...qui sotto il lungo racconto.

"Non sono passate neppure 24 ore dall’atterraggio che sono di nuovo in auto in direzione Courmayeur. In pianura fa caldo e con Giovanni decidiamo di arrivare il prima possibile in Valle per mangiare, ritirare il pettorale riposarci fino a sera. Programma rispettato: ci sistemiamo in Hotel, pizza veloce, ritiro pettorale meno veloce causa lunga fila, spesa cibarie per base vita, preparazione dello zaino (ci metto tutto l’impegno ma ne esce una palla di dimensioni abnormi!!), cena e ritiro in camera. Sono preoccupato delle mie condizioni fisiche: non tanto l’allenamento, che pur avendo fatto poco o nulla negli States, non può essere svanito del tutto, ma la stanchezza generale, con un viaggio di oltre 24 ore insonne e qualche problema di stomaco. Provo a dormire ma il jet lag è implacabile: zero sonno e addirittura fatico a stare sdraiato sul letto ma giro come un’anima in pena tra stanza e balcone.
Finalmente arrivano le 2 di notte e posso iniziare a prepararmi: mi vesto, porto il poco che non ho messo nelle 2 sacche in macchina e scendo a colazione. Grazie al fuso almeno ho fame e riesco a fare un buon carico di calorie, poi con calma ci avviamo fuori. Consegna delle sacche, recuperiamo Luigi e alle 3.30 ci avviamo in griglia. Il pre partenza non è entusiasmante, sacrificato alla partenza alle 4 dal centro del paese: poca musica e voci sommesse che non aiutano a trovare la carica giusta. A breve però si parte: giro di lancio in paese, discesa verso il fiume e si inizia a salire sulle piste da sci verso Dolonne. Saliamo a ritmo tranquillo, spesso fermandoci a causa di qualche ingorgo. Proviamo un minimo ad accelerare ma ormai siamo su di un single track tutti in fila indiana e si fatica a superare. Non fa freddo e la notte è abbastanza umida ed afosa. Passiamo senza fermarci il primo ristoro liquido al Col Checruit e continuiamo a salire una lunga diagonale verso la Cresta del Monte Favre. Sulle ultime rampe inizia a fare chiaro e lo spettacolo del Monte Bianco alla nostra destra è magnifico, tanto che non resistiamo a fermarci per qualche foto. La prima discesa scorre bene, recuperando qualche posizione ed un pao di km di corsetta su poderale ci portano al primo ristoro del Lac Combal. Sono circa 2.30 ore che andiamo ed è meglio mangiare qualcosa: anguria, formaggio, pane ed una tazza di brodino caldo vanno giù benissimo e dopo 10 minuti ci avviamo verso la seconda salita di giornata, prima ripida, poi in piano e poi di nuovo su di un bel sentiero che risale a tornanti il costone sinistro della valle. Giovanni si stacca un attimo ma rimane a vista e superiamo di nuovo Martin che ci ricorda di fare attenzione ai buchi neri dei ristori…assorbono tempo senza che uno se ne accorga!! Saliamo bene, costanti, gustandoci il panorama meraviglioso e rapidamente valichiamo il punto più alto della gara: il Col Chavanne a quota 2600. Corriamo tutta la lunga e facile discesa sul versante di La Thuile, prevalentemente su strada poderale poi su ripido sentiero a destra che scende a guadare il torrente nei pressi delle baitelle dirute di Arpettes. La risalita al Piccolo San Bernardo è più lunga del previsto, con lunghi traversi in saliscendi tra pascoli, l’aggiramento del bel lago di Very ed un duro strappo tra i rododendri. Fa fresco e inizia a piovere debolmente, ma per fortuna per soli pochi minuti. Riesco a mangiare 2 piatti (in realtà due ciotole del cane!!!) di minestra bollente, con pane e formaggio, solito rito di riempimento flask e riparto anticipando gli altri di un minuto conscio della sosta fisiologica che dovrò fare a breve. Scrivo alla Simo, mi riaccodo a Luigi e corriamo di buon passo tutta la discesa verso Seez, che alterna stradette e sentieri complessivamente comodi. Scendendo a valle inizia a fare caldo e troviamo refrigerio nelle fontane e nel ristoro in piazza a Seez, dove bevo abbondantemente acqua e coca e ci ricongiungiamo con Giovanni. In breve, attraverso una brutta zona industriale ed una triste pineta dove approfitto per chiamare la Simo, siamo in piazza a Bourg Saint Maurice: 9 ore esatte per 50 km e 2.500 di dislivello fatti, in linea con i programmi ma con margini sul cancello non esagerati. Cillo è tassativo: tra 15 minuti fuori! Fa caldo, il ristoro è gremito e non mi va il brodino. Mangio pane e salame, un po’ di formaggio, qualche snickers, controllo materiale cercando di impietosire la signora per evitare di estrarre del tutto la giacca a vento e riparto puntuale con Giovanni. Ci aspetta la parte più dura del percorso: 2000 metri in su e 800 in giù in 16 km fino al ristoro della Cormet de Roseland. Sono le 13.15, è uscito il sole e fa caldo: in uscita dal paese mi accodo ad una ragazza che sale costante e la seguo fino al Fort du Truc prima e poi a quello de la Platte. Salita ripidissima, spesso al sole, che fa tante vittime. Io ho sonno e sete: so che al fort del la Platte dovrebbe esserci un rifugio e faccio fuori rapidamente entrambe le flask. Arrivato al forte troviamo anche una cannetta dell’acqua deviata dal recinto delle capre, ma ci sembra la più buona del mondo. Ho fame e decido di mangiare il super panino che mi porto nello zaino: sedendomi il sonno si accentua e vorrei dormire, ma Giovanni insiste per ripartire subito e mi accodo. La salita al Col de la Forclaz è meno ripida ed il paesaggio bello ma subito vediamo di fronte una ripida discesa a scavalcare un vallone e di fronte il ripido pendio del Passeur du Pralognan, uno dei punti iconici della gara. La discesa è tecnica e la risalita ripida e faticosa, ma stringiamo i denti ed arriviamo allo stretto colle: la successiva discesa è attrezzata con corde fisse e dobbiamo attendere un venti minuti buoni prima di avviarci. Tra chi ci precede diversi concorrenti non sono particolarmente agili su questi terreni ed impieghiamo una vita a raggiungere la pietraia, che si rivela non molto più scorrevole. Sono le 18.40 quando arriviamo finalmente al ristoro, dopo aver preso una bella storta nell’unico tratto in cui accenno la corsa: quasi 6 ore per 16 km recuperando posizioni sono buoni testimoni della difficoltà del tracciato. Al ristoro ci ricongiungiamo con Giovanni, che si era leggermente staccato in salita e poi con Martin. Provo a sdraiarmi un poco su una panca ma sono scomodo e la temperatura non è calda, quindi rimando l’agognato sonnellino alla base vita di Beaufort. Non riesco a mangiare molto e mi metto in assetto notte, con maglia a manica lunga e frontale. Partiamo ancora il salita verso il Col de la Sauce, prima per ripidi prati poi per un discreto mezza costa e in breve siamo al colle. La discesa è discreta nella prima parte, ripida ma su buon sentiero, poi il terreno diventa più scomodo, con petraie e acquitrini. Arriva il buio e nella gorges che sbarra la valle accendiamo le frontali: la mulattiera è scavata nella roccia e vediamo il torrente scorrere impetuoso a picco sotto di noi. Un’ultima pietraia e siamo al piccolo ristoro di La Gittaz, a quota 1600, accompagnati dal suono dei tamburi dei ragazzi locali. Riesco a trovare un posticino per sedermi di fianco ad un ragazzo italiano che ha deciso di fermarsi, mangio di gusto una ciotola di riso freddo ed in pochi minuti ripartiamo per la temuta salita, di cui vedevamo la lunga fila di frontali proprio sul pendio di fronte a quello sceso. La salita parte sui prati in maniera brutale, poi ritrova una traccia e migliora fino al check point, che ci illude di essere arrivati in cima. In realtà incontriamo non poche false vette, in cui nel buio si doppia un costone e si vedono altre lucine alte e lontane che alla lunga scoraggiano. Finalmente svalichiamo il crinale ma solo per trovarci su una pietraia senza sentiero che scende verso il nulla. Più in basso, presso il lac Noir, troviamo una traccia ma anche cartelli che indicano il nostro prossimo colle come ancora lontano. Vediamo lontane una fila di frontali che speriamo essere già sulla discesa ma scopriremo poi essere la salita al Pas d’Outray, che arriva dopo un colle non citato sulla mappa e una lunga serie di saliscendi in mezza costa. Doppiamo finalmente il piccolo posto di controllo, con diversi atleti fermi e messi non benissimo: vediamo le luci della valle di Beaufort ma la discesa si rivelerà un incubo. Parte alta tecnica tra i sassi, in cui mentre parlo al telefono con Crovo riesco anche a finire in terra, poi bosco con radici ed infine degli assurdi traversi in falso piano inframmezzati da tagli dritto per dritto su pendenze assurde nei prati. Sono le 2 di notte, siamo stanchi, assonnati e psicologicamente al limite. Passato anche l’ultimo scivoloso tratto proprio all’imbocco del paese arriviamo in base vita. L’ultimo tratto, anche qui di quasi 6 ore per 15 km, ci ha parecchio provati. Decidiamo di dormire un’ora e poi valutare il da farsi. Nel profondo so che non vorrei fermarmi ma sono veramente stanco e non so se avrò la forza di reggere altre 16 ore in giro, tanto più che dopo il ristoro ci attendono altri 2000 metri di salita. Vado diretto nella zona riposo, in 2 minuti mi trovano una brandina, mi tolgo maglia, scarpe, punto la sveglia alle 3.23 dopo esattamente 60 minuti e crollo all’istante in una specie di coma. Senza neppure essermi reso conto di essermi addormentano sento già suonare la sveglia: mi tiro su dalla branda e sento già che sto meglio, decidendo all’istante di ripartire. Non ho la forza di cambiarmi e mi rimetto indosso la maglia leggera ed i manicotti. Trovo Luigi che si riposa a fianco ad un tavolo ed è anche lui della stessa idea mentre Giovanni è ancora un po’ frastornato. Avverto la Simo della decisione, mangio di gusto il farro ed il succo che avevo messo nella sacca e mi avvio all’uscita con Luigi, Martin ed il suo amico Carlo. Giovanni ci seguirà a breve. Fa caldo è la salita verso Hauteluce scorre via bene. Entriamo nel ristoro per un the coi biscotti e ripartiamo con le prime luci verso la lunga salita al Mont de Vores ed al Col du Joly. Il sentiero non è male ed il panorama, nella luce del mattino di una giornata limpida, è bellissimo. Guadagniamo la cresta e la prima croce del Col de Chavery, dove ci fermiamo giusto per un paio di foto, proseguendo poi per un lungo saliscendi attraverso altre 5 cimette di cresta, tra baite e pascoli pieni di mucche. Ci chiama Chiara, la moglie di Luigi, preoccupata per il Livetrail che ci proietta al prossimo cancello del Col du Joly alle 13.45, fuori tempo massimo. La rassicuriamo sul fatto che la proiezione è sicuramente errata e proseguiamo. Capisco quale sia il Col Joly e lo vedo ancora lontano: un lungo traverso in saliscendi, una ripida salita ed un altro mezzacosta di portano sulla cresta sovrastante il colle, dove scendiamo in breve al ristoro. Sono le 10.30, in netto anticipo sul cancello e con una sola lunga salita fino a Cham. Stiamo bene ed iniziamo ad essere ottimisti. Qualche problema di pancia mi tormenta un po’ nella discesa, inizialmente comoda poi ripidissima e tecnica nel bosco, ma arriviamo rapidamente a valle nei pressi della Chiesa di Notre Dame de la Gorge. I 4 km verso il ristoro di Les Contamines sono su sterrata in piano, ma non ci sentiamo di correrli, volendo mantenere le forze per l’ultimo strappo di giornata. Noiosamente ci incamminiamo lungo la stradetta che percorre la bella vallata e nel caldo del mezzogiorno passato arriviamo al ristoro, dove come sempre troviamo la famiglia di Luigi, che ci ragguaglia della posizione di Giovanni, sempre stabilmente mezz’ora dietro di noi ma anche lui in buona condizione. Mangio il secondo panino che avevo recuperato alla base vita e provo a sciogliere le gambe leggermente inchiodate dai 4 km in piano. Arriva anche Martin e si riparte verso il Col du Tricot: 1200 metri di dislivello spezzati da una discesa di 1 km. Si sale ripidi fino allo Chalet du Truc, dove ci fermiamo a berci un’Orangina che ci fa benissimo al morale, poi scendiamo imprecando fino a 1550 dove riparte la rampa micidiale del Tricot. La affronto con impeto, tanto che Luigi mi suggerisce di rallentare e nel finale mi accodo ad un francese con passo più regolare, svalicando poco dopo le 16. Ci affacciamo sul vallone di Bionassay, che penso erroneamente di dovere scendere verso il fondo valle. In realtà, dopo una ripida e non facile discesa che ci porta all’impetuoso torrente che passiamo su di un ponte tibetano, il sentiero risale l’opposto pendio traversando il vallone e uscendo in cresta presso Bellevue, dove ero già passato una vita fa scendendo dalla Valleè Blanche con gli sci. Attraversiamo le rotaie del trenino per i Montenvers e finalmente inizia l’ultima vera discesa su Les Houches. Sentiamo di avercela fatta ed iniziamo a fare qualche conto sul tempo di arrivo, decidendo di correre il più possibile. Discesa prima ripida e poi più facile ed in breve siamo a Les Houches. Mangio un po’ di anguria e arance per rinfrescarmi e subito ci avviamo verso gli ultimi 8 km di falsopiano verso Cham. Corriamo dove riusciamo, con il Bianco post temporale infiammato da un super tramonto e presto arrivano le case di Chamonix. Recuperiamo fiato per l’arrivo e riprendiamo a correre, senza più sentire la fatica, non appena ci avviciniamo al centro. Sono quasi le 20, il corso è stracolmo di gente e da tutti arriva un tifo ed un incoraggiamento pazzesco. Dando cinque a tutti faccio quest’ultimo kilometro in tranche, sopraffatto dalle emozioni e dopo 39 ore e 47 minuti posso dire di essere FINISHER della Tds.
Un abbraccio con Luigi, eccezionale compagno di viaggio con cui ci siamo trovati sempre in sintonia sia come passo che come gestione dei ristori, qualche foto e tanta nostalgia nel lasciare quell’arrivo tanto agognato. Due chiacchiere con Nicola, Quaglia e Tognoni anche loro a vario titolo a Cham e ci beviamo una birra, rigorosamente Mont Blanc in attesa di Giovanni. Arriva anche Martin, che con la TdS completa il trittico delle gare lunghe intorno al Biano, ed il suo socio Carlo e a breve anche Giovanni, bravissimo a non mollare dopo una notte difficile ed una seconda giornata solitaria. Vorremmo rimanere in piazza, gremita all’inverosimile di gente festante, ma si fa tardi e iniziamo a sentire il freddo. Ritiriamo il premio finisher e poi via a ritirare sacche e doccia (bollente in spogliatoio tranquillo…una benedizione!) ed è già ora dell’autobus per Courma. Riesco a scambiare pochi commenti sulla gara perché crollo addormentato sul marciapiede e poi sul bus non mi accorgo neppure di essere partito che è già ora di scendere! Ci trasciniamo nell’Hotel del martedì, dove il gentilissimo proprietario ci ha trovato una camera in extremis e crollo di nuovo addormentato!
Analizzando la gara dopo qualche giorno come al solito rimangono solo i ricordi piacevoli e le tante immagini di un viaggio infinito, ma non vanno dimenticate anche le sensazioni a caldo, fatte di una gara brutale, in cui la ricerca spasmodica di dislivello, la pendenza, il terreno pietroso e fangoso hanno davvero reso poco scorrevole e godibile la gara. Per fortuna che un meteo bonario, l’impostazione in modalità ritmo soft e la volontà di arrivare ad ogni costo ci hanno permesso di non desistere, anche nei momenti più duri della notte."
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Re: TDS o CCC?

Messaggioda Corry » 15/01/2020, 22:31

Bel racconto. Non mi ero nemmeno accorto che quest’anno hanno cambiato l’orario di partenza.
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Re: TDS o CCC?

Messaggioda martin » 16/01/2020, 8:43

Sbaglio ho il tempo permesso per il TDS è stato allungato. Ero convinto che l’anno scorso il tempo massimo fosse 42 ore. Per quest’anno c’è scritto 44 ore, solo 2 in meno del UTMB che è piu lungo di 25km.

Se è cosi lo trovo corretto. Calcolando su 42 ore ho sempre avuto l’impressione durante la gara che il tempo fosse poco e i cancelli molto stretti in considerazione del terreno.
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Re: TDS o CCC?

Messaggioda martin » 16/01/2020, 8:46

Bel racconto Ste.

Ma cosa c’entra quella losca figura che regolarmente appare nei momenti più inopportuni? :lol:
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Re: TDS o CCC?

Messaggioda StePR » 16/01/2020, 9:24

Ma cosa c’entra quella losca figura che regolarmente appare nei momenti più inopportuni?


Quella era la garanzia di arrivare ;) ;) ;)

Visto anch'io che hanno allungato di due ore il tempo massimo...solo 15 min in più fino a Bourg Saint-Maurice...poi si allarga su 1.15 in più a Beaufort e 1.45 a Contamines...
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Re: TDS o CCC?

Messaggioda baidus » 16/01/2020, 9:34

Grazie StePR per il racconto, è sempre interessante leggere le esperienze degli altri!
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Re: TDS o CCC?

Messaggioda martin » 16/01/2020, 10:07

StePR ha scritto:Visto anch'io che hanno allungato di due ore il tempo massimo...solo 15 min in più fino a Bourg Saint-Maurice...poi si allarga su 1.15 in più a Beaufort e 1.45 a Contamines...


Ah ecco. E mi sembra molto giusto. Mi sembrava in gara che i cancelli si stringevano molto nella seconda metà.
Entrando a Beaufort mi ha fatto impressione il numero di sacchi ancora da ritirare. L'unica mia spiegazione in quel momento era che tante persone sono già stati tagliati da qualche cancello oppure che tanti stavano proprio sul limite dei cancelli e che arrivavano lì fra poco. Perché non mi sembrava di essere messo cosi bene in classifica.
Infatti mi pare che i ritirati sono stati nel ordine di 40%. Un numero molto alto considerando le condizioni quasi perfetti.
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Re: TDS o CCC?

Messaggioda martin » 16/01/2020, 10:10

StePR ha scritto:
Quella era la garanzia di arrivare ;) ;) ;)



:o

E se mettesse su un servizio di accompagnamento in gara con garanzia di arrivare? :lol: :lol: :lol: :lol:
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Re: TDS o CCC?

Messaggioda gogo » 17/01/2020, 8:40

StePR ha scritto:Ciao a tutti...provo ad inserire il mio racconto della TDS 2019, fatta praticamente tutta insieme a Martin...racconto lungo e noioso ma che magari può servire a qualcuno per recuperare info utili sul tracciato...


Per chi volesse...qui sotto il lungo racconto.


fl’impostazione in modalità ritmo soft e la volontà di arrivare ad ogni costo ci hanno permesso di non desistere, anche nei momenti più duri della notte."


Grazie Ste x il bel racconto: è la parte che amo di più qui sul forum!
A parte gli incontri con quel losco personaggio che posso facilmente capire che siano indimenticabili, ma come fai a ricordarti perfettamente tutto il percorso e persino cosa hai mangiato ai ristori???
Tra stanchezza, sonno e buio, come fai a rimettere mentalmente e cronologicamente in ordine 40h ore di gara???
Complimenti ancora!!!! quanta invidia ( a parte x gli incontri con il tipo inglese)!!!!!
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Re: TDS o CCC?

Messaggioda martin » 17/01/2020, 10:07

gogo ha scritto:Complimenti ancora!!!! quanta invidia ( a parte x gli incontri con il tipo inglese)!!!!!


Sti Longobardi!!!!!! :evil:

Almeno Stefano è uno che mi ascolta quando facciamo allenamenti in pista. Forse per questo che ha una buona facoltà mentale :o

Comunque credo che questo tipo di gara in realtà somiglia più ad un viaggio che non una prova agonistica, almeno per il 90% delle persone. Tutto viene visto con un senso accentuato e il tempo scorre in modo lento - cosi viene più facile ricordare anche i minimi dettagli - che sia il cibo, le conversazioni, le panorama, gli incontri con le belle figliole.
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