da Correre: Quella fantastica sfida che si chiama sconfitta
Inviato: 29/09/2014, 16:03
Sarà che sono uno che ha iniziato a correre in età avanzata per curare la propria salute, e non avendo mai fatto sport in età giovanile non ho mai sviluppato lo spirito competitivo... ma.... leggendo questo articolo di Trabucchi sul numero di ottobre di Correre, il mio primo commento è stato:
Eh?!?!?!?!
perchè prendere l'episodio da lui raccontato come esempio per fare un critica contro lo spirito puramente competitivo (quel “l'importante è vincere” da lui considerato negativamente), mi sembra assolutamente fuori luogo, e anche diseducativo.
Perchè in questa vicenda si manifesta una mentalità per la quale affrontare la sofferenza, contro la propria integrità e salute, sia un atto di valore, un atto positivo! Comportamento che invece trovo autolesionista, e diseducativo, se vogliamo intendere e divulgare lo sport non come competizione ma come attività finalizzata a migliorare lo stato di salute di una persona, basata sulla solidarietà e sul rispetto dell'ambiente.
Va bene il motto "dare sempre il massimo (di impegno)", ma ci dev'essere anche il limite della ragionevolezza!
voi che ne pensate?
Eh?!?!?!?!
perchè prendere l'episodio da lui raccontato come esempio per fare un critica contro lo spirito puramente competitivo (quel “l'importante è vincere” da lui considerato negativamente), mi sembra assolutamente fuori luogo, e anche diseducativo.
Perchè in questa vicenda si manifesta una mentalità per la quale affrontare la sofferenza, contro la propria integrità e salute, sia un atto di valore, un atto positivo! Comportamento che invece trovo autolesionista, e diseducativo, se vogliamo intendere e divulgare lo sport non come competizione ma come attività finalizzata a migliorare lo stato di salute di una persona, basata sulla solidarietà e sul rispetto dell'ambiente.
Va bene il motto "dare sempre il massimo (di impegno)", ma ci dev'essere anche il limite della ragionevolezza!
voi che ne pensate?