SPIRITO TRAIL • da Correre: Quella fantastica sfida che si chiama sconfitta
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da Correre: Quella fantastica sfida che si chiama sconfitta

Inviato: 29/09/2014, 16:03
da Gaggio
Sarà che sono uno che ha iniziato a correre in età avanzata per curare la propria salute, e non avendo mai fatto sport in età giovanile non ho mai sviluppato lo spirito competitivo... ma.... leggendo questo articolo di Trabucchi sul numero di ottobre di Correre, il mio primo commento è stato:

Eh?!?!?!?! :shock:

perchè prendere l'episodio da lui raccontato come esempio per fare un critica contro lo spirito puramente competitivo (quel “l'importante è vincere” da lui considerato negativamente), mi sembra assolutamente fuori luogo, e anche diseducativo. 
Perchè in questa vicenda si manifesta una mentalità per la quale affrontare la sofferenza, contro la propria integrità e salute, sia un atto di valore, un atto positivo! Comportamento che invece trovo autolesionista, e diseducativo, se vogliamo intendere e divulgare lo sport non come competizione ma come attività finalizzata a migliorare lo stato di salute di una persona, basata sulla solidarietà e sul rispetto dell'ambiente.

Va bene il motto "dare sempre il massimo (di impegno)", ma ci dev'essere anche il limite della ragionevolezza!

voi che ne pensate?

Re: da Correre: Quella fantastica sfida che si chiama sconfi

Inviato: 29/09/2014, 18:23
da biglux
Premetto che non ho letto l'articolo per cui probabilmente dirò una fregnaccia. Penso che se avessi motore&telaio da campione, correrei sicuramente per vincere (e quando non dovessi farcela ci rimarrei male). Visto che purtroppo non è cosi la mia vittoria consiste nel portare a casa ogni gara che faccio (grazie a una capoccia tosta da montanaro :D ), raccattando qualche cadavere sul finale quando mi va di lusso (o essendo raccattato io quando non gira :lol: ). Fino ad ora mi è sempre andata bene, in futuro chissà...

Re: da Correre: Quella fantastica sfida che si chiama sconfi

Inviato: 29/09/2014, 18:36
da Luciano
La Gara, qualsiasi Gara, è un po' come la "volpe e l'uva": se vai forte, conta vincere o piazzarti più avanti possibile e gli eventuali sacrifici non sono visti come tali, ma parte della Gara stessa...se invece hai dei limiti fai come la volpe, che non riuscendo a raggiungere l'uva diceva che tanto era acerba; idem parlando di Gare, chi sa di non essere competitivo "gareggia" solo per il benessere fisico e la voglia d'avventura ;)

Re: da Correre: Quella fantastica sfida che si chiama sconfi

Inviato: 29/09/2014, 20:17
da otorongo
Dai , facciamo una via di mezzo. Competere sempre al massimo, ma con noi stessi.
Impegnarsi e tentare anno dopo anno di non perdere in kilometri ed in minuti.
Trovare quindi sempre nuovi stimoli e nuove motivazioni.

Se questo e " agonismo, sicuramente e " costruttivo.

Poi non negare mai, che comunque in gara ognuno di noi cerca sempre di ottenere il miglior risultato anche in classifica.

La cosa importante e "rispettare gli altri ed accettare i propri limiti.
Siamo comunque dei fortunati. :mrgreen:

Re: da Correre: Quella fantastica sfida che si chiama sconfi

Inviato: 29/09/2014, 20:20
da Antonio
Neppure io ho letto l'articolo, quindi il mio commento sarà in generale su questi aspetti.
Nel nostro sport la sofferenza c'è sempre ed è anche una cosa che mentalmente può far bene.
Devastarsi non lo trovo una cosa intelligente perchè poi probabilmente se ne pagherà il conto in futuro, noi e chi ci sta accanto.
Se lo fai in maniera etica non ci vedo assolutamente nulla di sbagliato nell'essere competitivo; vorrei vedere, anche tra quelli che non puntano alle classifiche, quanti sarebbero quelli indifferenti se non esistessero cronometraggio e classifiche.

Re: da Correre: Quella fantastica sfida che si chiama sconfi

Inviato: 29/09/2014, 20:58
da plusplus
Ciao,
Per chi non ha letto l'articolo; si citano 2 casi in cui 1) Bruno Brunod è definito coraggioso per essersi fermato a pochi metri dal concludere il record di salita sull'Everest a causa di avverse condizioni meteo
2) Si racconta la vicenda di una persona che con un ginocchio semi distrutto ha tentato di concludere il TOR enfatizzandone il coraggio e perseveranza
L'articolo chiude con: "..a volte, come in questo caso, i migliori non vincono proprio.."

Definirei 1) buon senso 2) stupidità
La chiusura una minch..ta.

In fondo mi trovo d'accordo con Gaggio.
Non mi pareva il caso di sprecare le pagine di una rivista per un articolo del genere.
Fabio

Re: da Correre: Quella fantastica sfida che si chiama sconfi

Inviato: 29/09/2014, 22:00
da prodeprodiere
Non ho letto l'articolo, ma il titolo del forum e' su un argomento che spesso mi trovo ad analizzare. Io, volente o nolente sono uno spirito molto competitivo, era cosi da giovane quando facevo atletica, poi con il basket, poi con il ciclismo e con il triathlon prima di arrivare al trail. Non ho mai eccelso in nessuna di queste discipline, ma arrivare dietro mi ha sempre dato fastidio, e questo e' sempre stato stimolo in allenamento e delusione nel dopogara. Passando gli anni questo mio agonismo si e' trasformato (involontariamente, probabilmente a causa degli anni che passano) da io contro gli altri (ovviamente sempre agonisticamente parlando) in io contro io.....e devo dire che mi sento piu' sereno, meno stressato e, forse, mi diverto anche di piu'.Non invidio coloro che competono per vincere...sono piu' forti e dotati di me, bravi, punto e basta.
Trovo che sofferenza, tener duro arrivare alla fine siano tutte cose estremamente personali che dipendono da tanti fattori come motivazione, stato d'animo personale, concentrazione (proprio di recente se n'e' parlato in questo forum in merito al caso Canepa) e soprattutto dallo scopo per cui si pratica il trail. E' uno sport che ha caratteristiche che si addicono a molte interpretazioni: far le gare puo' essere si motivo di competizione, ma anche stimolo per correre con altri e socializzare, stimolo anche per tenere un regime di costante allenamento, rimanere in salute e, magari, non sfigurare del tutto in competizione. Ci sta sia il campione agonista che corre per il risultato assoluto, ma che si ritira quasi alla fine (ne parlava Marco Olmo ad un incontro a cui ho partecipato, proprio su mia specifca domanda in merito ai suoi ritiri) perche' perde concentrazione, stimoli (magari solo per quella gara) o fisicamente non regge, come l'amatore che tiene duro fino allo stremo delle forze. Io non mi sento di condividere o condannare a priori un comportamento od un altro. Personalmente era dal 2002 che non mi ritiravo da una gara (triathlon, bici o trail che fosse) e proprio domenica al Trail degli Eroi (gara che tralaltro ci tenevo a far bene) mi sono fermato al 28km. Un fastidio al ginocchio che mi trascino da un mese (ma che non mi ha impedito di gareggiare ed allenarmi quasi tutti i giorni) ha cominciato ad aumentare poco dopo l'inizio dalla discesa del Grappa: dopo 14km di discesa, vedere che perdevo posizioni su posizioni (sono uscito dal cancello dell'Ossario nei primi 50), quando di solito resto costante nel rendimento (anzi la seconda parte della gara e' sempre quella a me piu' favorevole) mi ha fatto semplicemente perdere concentrazione, correre male, trasformare il fastidio in dolore. Al ristoro del Finestron potevo anche continuare, il dolore non era insopportabile, ma, semplicemente, non avevo piu' la testa per correre bene e divertirmi. E mi sono ritirato. :roll: Mi e' rimasto il rammarico per non aver finito una bellissima gara, ma sono gia' proiettato nel risolvere il problema fisico per ripartire con la prossima competizione e ho gia' la motivazione per ritentare con gli Eroi il prossimo anno. Non mi sembra che il ritiro abbia influito negativamente sulla mia passione, sul mio modo di interpretarla o di viverla :shock: Spero continui cosi :mrgreen: