Marathon Trail Lago di Como (CO) 19-20.09.2015
Inviato: 21/09/2015, 21:21
Ho letto molti articoli che parlano di trail, del perchè una persona arriva a partecipare ad un ultra, di "spirito trail" ed altro; ognuno con le sue motivazione sempre ben argomentate.
Io la mia risposta l'ho avuta chiara, sintetica ed inaspettata sabato notte alle 21:35:45 al ristoro di Orimento. Arrivato al ristoro dopo una bella salita mentre carico le borracce e mangio qualcosa un signore del posto, capelli arruffati, baffi bianchi e sigaretta in bocca, insomma il classico laghée mi guarda, sorride e mi dice: "ma viàlter a si mia tròp a pòst" che per chi non mastica il dialetto comasco può essere tradotto in "ma voi siete tutti matti".
Ed è vero! Solo pensare di affrontare una gara come il Marathon Trail Lago di Como un po matto bisogna esserlo.
Il mio Marathon Trail in effetti è iniziato 3 settimane fa al ristoro della TDS del Piccolo san Bernardo quando sono stato costretto al ritiro per una caviglia "girata". Lì, fra imprecazioni assortite, mi sono ripromesso che se la caviglia fosse andata a posto avrei fatto il Marathon Trail, gara molto simile alla TDS per lunghezza, dislivello e tipologia di percorso.
Ed eccomi sabato 19 sulla linea di partenza, ore 8 pronti e via, si parte per un lungo viaggio.
Che sia un trail davvero duro lo capisci subito quando nei primi 12 km per salire al Monte Bregagno ti sbattono in faccia subito un bel 2.000d+ ma la vista da lassù ti ripaga di tutte le fatiche. Da lì si taglia per un bel traverso su roccette da fare a quattro mani con i bastoncini nello zaino.
Scendo per prati per arrivare ad Alpe Livea e quindi risalire, ripassare al primo ristoro per poi dirigersi verso il rifugio Tremezzo dove sento un "Lucaaa!". E' Luigi dei Muscoli del Lario che con Matteo e Corrado hanno finito di controllare il percorso.
Il tempo di una pacca sulla spalla e giù fino a Plesio con il ristoro grosso e primo intertempo. Ho più di due ore sul primo cancello, dai che sta andando bene.
Pane, formaggio, pastina due pezzi di cioccolato, un limone come digestivo, due battute con i volontari e via che si riparte.
Si sale per pochi metri e poi giù verso valle passando per Barna, un borgo dove il tempo sembra essersi fermato; sarebbe bello potersi fermare ma il viaggio è ancora lungo. Mi riprometto di tornarci con calma, una foto e via.
Arrivato a Codogna si prosegue su bitume per un paio di km fino a Bene Lario dove parte la seconda salita verso il rifugio Venini. E che salita! 1.150 metri che non mollano mai su strada poderale immersa in un bel bosco.
Qui conosco Livio, ci presentiamo, scopriamo di abitare a meno di 2km di distanza e affrontiamo insieme la salita.
Io sono un pò più veloce in salita (passo Bacinelli docet) mentre lui ha la gamba lunga in discesa, ci completiamo, la squadra è fatta, da qui in poi faremo tutta la gara insieme. Un gran bel vantaggio visto quello che poi ci attenderà.
Arriviamo al Venini e trovo Aurelio ed Angelo mie compagni di squadra che dopo aver tracciato il percorso hanno preso praticamente il controllo del rifugio.
Ripartiamo con Aurelio che ci accompagna in cresta fino all'Alpe di Lenno.
Da qui si gode di una bellissima vista sul lago di Como ed anche su quello di Lugano peccato solo per le nuvole nere che si avvicinano minacciose.
Un paio di fulmini che cadono vicino a dove siamo ci fanno mettere le ali ai piedi. Appena il tempo di indossare i gusci e ci troviamo sotto un diluvio d'acqua e grandine, mancano solo le cavallette e poi saremmo al completo.
Veloce sosta al ristoro delle bocchette di Colonno e giù verso San Fedele dove al ristoro troviamo altri amici, Silvia e Oscar, compagno di PTL di Lucio.
E' buio e ripartiamo con le frontali per salire fino ad Orimento. Qui la balisatura non fatta benissimo, un paio di volte ci perdiamo e dobbiamo ritornare sui nostri passi.
Da Orimento saliamo verso il Pizzo Croce con una vista spettacolare sul lago e sulla vicina Svizzera; le montagne nere ed a valle un tappeto di luci, sembra un presepe.
Si riparte con la discesa fino al Pian d'Alpe dove ci aspettano un gruppo di scout a rinfocillarci per poi ripartire e scendere ad Argegno con il cancello orario raggiunto con un paio d'ore d'anticipo.
Ad Argegno ritrovo Corrado, Luigi e Matteo che ci danno la carica, ci cambiamo tutto incluse le scarpe zuppe e ripartiamo per il tratto finale.
Sapevo che sarebbe stata dura, prima la mulattiera che sale a Pigra e poi il selciato di Blessagno. Quando pensavo che il peggio fosse alle spalle ecco un incubo che si spalanca davanti a noi; svolta secca a sinistra ed un sentiero che sale a sinistra dritto per dritto lungo un pendio molto scosceso, praticamente un chilometro verticale. E siamo all''83° chilometro.
La strada per Argegno passa da lì e da lì bisogna salire. La faccio tutta senza fermarmi spingendo al massimo sulle gambe e dicendo parolacce che neanche pensavo di conoscere.
Proseguo per cresta riprendendo fiato ed aspetto che Livio mi raggiunge.
Arriviamo al ristoro di Colonno ed iniziamo la salita verso il Venini.
E' l'alba. La strada per il Venini è facile e sicura e questo ci permette di goderci il sorgere del sole sopra il lago. E' magico.
Arriviamo al Venini, ritrovo Angelo che ha aiutato i concorrenti per tutta la notte. Sono stanco e mi lamento con lui della durezza del percorso. Ripartiamo e con il sole che ci scalda recuperiamo le energie ormai perse, le gambe girano ancora vediamo altri concorrenti davanti a noi, ci si chiude la giugulare, corriamo ed alla fine riusciamo a recuperare 3/4 posizioni passando concorrenti più stanchi di noi.
Ormai ci siamo, arriviamo ad Argegno, passerella sul lungo lago ed arrivo al Lido.
Corrado, Luigi e Matteo sono lì a fare il tifo Mi viene il dubbio che siano dei cloni perchè li ho trovati praticamente dappertutto ma l'abbraccio mi fa capire che sono quelli originali.
Poco dopo arriva mia moglie con i miei ragazzi a cui avevo detto che sarei arrivato un'ora più tardi. Scusate ma quando la giugulare si chiude non puoi camminare, devi solo correre!
Il dopo sono solo gioia e cose fredde. Nell'ordine birra, panino con la porchetta e doccia. La prima è perfetta, la seconda ci può stare la terza è criminale.
E' stato il trail più duro a cui abbia mai partecipato ma la bellezza dei luoghi, dei borghi e dei panorami, l'aver incontrato tanti amici e conosciuti di nuovi hanno ripagato tutte le fatiche e sofferenze sopportate.
Un grazie a Lucio per avermi sopportato e a tutti i volontari per l'aiuto e per i sorrisi ricevuti anche alle 4 del mattino.
Mi sono divertito come un matto e d'altronde come diceva l'amico laghée, "nun alter a sèmm mia tròp a pòst"!
Luca
Io la mia risposta l'ho avuta chiara, sintetica ed inaspettata sabato notte alle 21:35:45 al ristoro di Orimento. Arrivato al ristoro dopo una bella salita mentre carico le borracce e mangio qualcosa un signore del posto, capelli arruffati, baffi bianchi e sigaretta in bocca, insomma il classico laghée mi guarda, sorride e mi dice: "ma viàlter a si mia tròp a pòst" che per chi non mastica il dialetto comasco può essere tradotto in "ma voi siete tutti matti".
Ed è vero! Solo pensare di affrontare una gara come il Marathon Trail Lago di Como un po matto bisogna esserlo.
Il mio Marathon Trail in effetti è iniziato 3 settimane fa al ristoro della TDS del Piccolo san Bernardo quando sono stato costretto al ritiro per una caviglia "girata". Lì, fra imprecazioni assortite, mi sono ripromesso che se la caviglia fosse andata a posto avrei fatto il Marathon Trail, gara molto simile alla TDS per lunghezza, dislivello e tipologia di percorso.
Ed eccomi sabato 19 sulla linea di partenza, ore 8 pronti e via, si parte per un lungo viaggio.
Che sia un trail davvero duro lo capisci subito quando nei primi 12 km per salire al Monte Bregagno ti sbattono in faccia subito un bel 2.000d+ ma la vista da lassù ti ripaga di tutte le fatiche. Da lì si taglia per un bel traverso su roccette da fare a quattro mani con i bastoncini nello zaino.
Scendo per prati per arrivare ad Alpe Livea e quindi risalire, ripassare al primo ristoro per poi dirigersi verso il rifugio Tremezzo dove sento un "Lucaaa!". E' Luigi dei Muscoli del Lario che con Matteo e Corrado hanno finito di controllare il percorso.
Il tempo di una pacca sulla spalla e giù fino a Plesio con il ristoro grosso e primo intertempo. Ho più di due ore sul primo cancello, dai che sta andando bene.
Pane, formaggio, pastina due pezzi di cioccolato, un limone come digestivo, due battute con i volontari e via che si riparte.
Si sale per pochi metri e poi giù verso valle passando per Barna, un borgo dove il tempo sembra essersi fermato; sarebbe bello potersi fermare ma il viaggio è ancora lungo. Mi riprometto di tornarci con calma, una foto e via.
Arrivato a Codogna si prosegue su bitume per un paio di km fino a Bene Lario dove parte la seconda salita verso il rifugio Venini. E che salita! 1.150 metri che non mollano mai su strada poderale immersa in un bel bosco.
Qui conosco Livio, ci presentiamo, scopriamo di abitare a meno di 2km di distanza e affrontiamo insieme la salita.
Io sono un pò più veloce in salita (passo Bacinelli docet) mentre lui ha la gamba lunga in discesa, ci completiamo, la squadra è fatta, da qui in poi faremo tutta la gara insieme. Un gran bel vantaggio visto quello che poi ci attenderà.
Arriviamo al Venini e trovo Aurelio ed Angelo mie compagni di squadra che dopo aver tracciato il percorso hanno preso praticamente il controllo del rifugio.
Ripartiamo con Aurelio che ci accompagna in cresta fino all'Alpe di Lenno.
Da qui si gode di una bellissima vista sul lago di Como ed anche su quello di Lugano peccato solo per le nuvole nere che si avvicinano minacciose.
Un paio di fulmini che cadono vicino a dove siamo ci fanno mettere le ali ai piedi. Appena il tempo di indossare i gusci e ci troviamo sotto un diluvio d'acqua e grandine, mancano solo le cavallette e poi saremmo al completo.
Veloce sosta al ristoro delle bocchette di Colonno e giù verso San Fedele dove al ristoro troviamo altri amici, Silvia e Oscar, compagno di PTL di Lucio.
E' buio e ripartiamo con le frontali per salire fino ad Orimento. Qui la balisatura non fatta benissimo, un paio di volte ci perdiamo e dobbiamo ritornare sui nostri passi.
Da Orimento saliamo verso il Pizzo Croce con una vista spettacolare sul lago e sulla vicina Svizzera; le montagne nere ed a valle un tappeto di luci, sembra un presepe.
Si riparte con la discesa fino al Pian d'Alpe dove ci aspettano un gruppo di scout a rinfocillarci per poi ripartire e scendere ad Argegno con il cancello orario raggiunto con un paio d'ore d'anticipo.
Ad Argegno ritrovo Corrado, Luigi e Matteo che ci danno la carica, ci cambiamo tutto incluse le scarpe zuppe e ripartiamo per il tratto finale.
Sapevo che sarebbe stata dura, prima la mulattiera che sale a Pigra e poi il selciato di Blessagno. Quando pensavo che il peggio fosse alle spalle ecco un incubo che si spalanca davanti a noi; svolta secca a sinistra ed un sentiero che sale a sinistra dritto per dritto lungo un pendio molto scosceso, praticamente un chilometro verticale. E siamo all''83° chilometro.
La strada per Argegno passa da lì e da lì bisogna salire. La faccio tutta senza fermarmi spingendo al massimo sulle gambe e dicendo parolacce che neanche pensavo di conoscere.
Proseguo per cresta riprendendo fiato ed aspetto che Livio mi raggiunge.
Arriviamo al ristoro di Colonno ed iniziamo la salita verso il Venini.
E' l'alba. La strada per il Venini è facile e sicura e questo ci permette di goderci il sorgere del sole sopra il lago. E' magico.
Arriviamo al Venini, ritrovo Angelo che ha aiutato i concorrenti per tutta la notte. Sono stanco e mi lamento con lui della durezza del percorso. Ripartiamo e con il sole che ci scalda recuperiamo le energie ormai perse, le gambe girano ancora vediamo altri concorrenti davanti a noi, ci si chiude la giugulare, corriamo ed alla fine riusciamo a recuperare 3/4 posizioni passando concorrenti più stanchi di noi.
Ormai ci siamo, arriviamo ad Argegno, passerella sul lungo lago ed arrivo al Lido.
Corrado, Luigi e Matteo sono lì a fare il tifo Mi viene il dubbio che siano dei cloni perchè li ho trovati praticamente dappertutto ma l'abbraccio mi fa capire che sono quelli originali.
Poco dopo arriva mia moglie con i miei ragazzi a cui avevo detto che sarei arrivato un'ora più tardi. Scusate ma quando la giugulare si chiude non puoi camminare, devi solo correre!
Il dopo sono solo gioia e cose fredde. Nell'ordine birra, panino con la porchetta e doccia. La prima è perfetta, la seconda ci può stare la terza è criminale.
E' stato il trail più duro a cui abbia mai partecipato ma la bellezza dei luoghi, dei borghi e dei panorami, l'aver incontrato tanti amici e conosciuti di nuovi hanno ripagato tutte le fatiche e sofferenze sopportate.
Un grazie a Lucio per avermi sopportato e a tutti i volontari per l'aiuto e per i sorrisi ricevuti anche alle 4 del mattino.
Mi sono divertito come un matto e d'altronde come diceva l'amico laghée, "nun alter a sèmm mia tròp a pòst"!
Luca