Cadere da un sentiero quasi banale
Inviato: 29/08/2016, 23:56
Scusate se vi porterò via qualche minuto, ma vorrei raccontarvi un episodio che mi è accaduto all’ultima gara alla quale ho partecipato domenica, e che mi ha letteralmente demolito il mio mondo di certezze consolidate dopo tanti anni di avventure in montagna. Per evitare malintesi, premetto che sono un abituale frequentatore dell’ambiente montano e prima di frequentarla nella modalità corsa, ho cominciato molti anni fa con l’escursionismo prima per passare all’arrampicata poi, dico questo perché non si pensi che sono uno dei tanti stradaioli (senza offesa eh) che si affacciano improvvisamente alla corsa in montagna rimanendone sì affascinati, ma che allo stesso tempo si trovano in forte difficoltà alle prime ghiaie e/o roccette che si incontrano in discesa.
Ma andiamo diritti al sodo, anche se ci tengo ad entrare nel dettaglio, perché spero che il racconto possa servire a qualcun altro che potrebbe trovarsi a rivivere una situazione simile alla mia.
Mi trovo dopo circa 2 ore e mezza di gara, una skyrace, a percorrere gli ultimi metri di salita dei 1650 complessivi di D+, poco più avanti comincia la discesa che porta giù fino all’arrivo.
Il sentiero non presenta alcuna difficoltà tecnica, sale a mezzacosta su terreno dolomitico, tagliando un pendio piuttosto ripido, a sinistra monte, a destra valle, nel senso della nostra marcia. Davanti a me, a circa 20 metri, un concorrente che sto lentamente avvicinando, l’obiettivo è di raggiungerlo prima del termine della salita, per avere campo libero nella successiva discesa. Mancano ancora una decina di metri sul tratto che taglia il pendio ripido. Al suo termine, prima che il sentiero pieghi a sinistra entrando in una tranquilla zona boschiva, ci sono alcuni volontari a presidiare il terreno, non ne ricordo il numero ma credo fossero 4 o 5. Sto procedendo bene, sento i volontari che mi incitano, con le solite frasi “dai, forza che la salita è finita” “bravo, bravo, forza” ecc. tutte frasi che conosciamo bene e che fa sempre piacere ascoltare e che danno nuova linfa al nostro sforzo; sto camminando velocemente e, come faccio a volte, con i palmi delle mani premo sui quadricipiti per tenere alto il ritmo… mancano 3 metri al termine del tratto, 2… 1… a questo punto accade qualcosa di incomprensibile.
Alzo per un attimo gli occhi verso le persone che mi stanno incitando, per capire dove passare… ma improvvisamente qualcosa non va, sento che il corpo si sta sbilanciando verso destra, verso valle.
Ho provato a ripercorrere quegli attimi decine di volte per capire cosa è successo, non ci sono ancora riuscito, credo che l’unica cosa da fare sia ritornare su quel preciso punto, chiudere gli occhi e vedere se riesco a mettere a fuoco l’immagine dell’attimo, che ora non riesco a far affiorare.
Dicevo, sento il corpo sbilanciarsi a destra, la mano sinistra comincia a sventolare nel vuoto, cercando un appiglio che non trova.
La persona che si trovava ad un metro da me guardando i miei occhi deve averci letto il terrore.
Mi volto a destra e vedo il vuoto, sembra incredibile ma in quegli attimi ho avuto il tempo per pensare molte cose, del tipo “ecco sto per morire” e ”ma quanto stupido sono a cadere su un sentiero così”,“fate qualcosa, prendetemi”.
Salto giù nel pendio, comincio a rotolare, vedo il mondo a rovescio, poi diritto, vedo sassi, erba, tutto dura in realtà pochi attimi ma sto rotolando verso valle… poi vado a sbattere su qualcosa, di flessuoso, il colpo è morbido, non me lo lascio ripetere due volte e con tutte le forze lo abbraccio tenendolo più stretto possibile, è un mugo, IL mugo, quello che mi ha salvato la vita, non mi par vero, sono tutto intero e mi rimetto in piedi. Da sopra cominciano ad urlarmi di non muovermi, che vengono a prendermi, ma gli rispondo che è tutto ok, ancora prima di rendermi conto che effettivamente è proprio così, solo un po’ di graffi causati dal rotolamento e una botta sul fianco, ma di questa me ne accorgerò solo dopo qualche ora. Risalgo da solo facendo molta attenzione e riparto, completando la gara.
A volte capita di giudicare certi avvenimenti senza avere in realtà la più pallida idea di ciò che può averli causati, solo perché ci crediamo invincibili, immuni da qualsiasi rischio, perché ci sentiamo troppo sicuri, che a noi certe cose non accadono; beh in questa occasione ho rischiato veramente di finire sulla cronaca nera dei siti, bastava che non ci fosse quel mugo e non so dove avrei concluso la caduta, ciò che mi fa più pensare è che si trattava di un tratto tutto sommato facile e che nelle mie peregrinazioni in giro per i monti ho fatto ben di peggio e di molto più pericoloso.
La lezione che già conoscevo, ma che provata sulla propria pelle assume tinte molto più nette è che non ci si può mai distrarre, neanche per un secondo e che questo confine tra l’essere ancora qui e poterlo raccontare e l’alternativa, a volte è molto labile…
Ma andiamo diritti al sodo, anche se ci tengo ad entrare nel dettaglio, perché spero che il racconto possa servire a qualcun altro che potrebbe trovarsi a rivivere una situazione simile alla mia.
Mi trovo dopo circa 2 ore e mezza di gara, una skyrace, a percorrere gli ultimi metri di salita dei 1650 complessivi di D+, poco più avanti comincia la discesa che porta giù fino all’arrivo.
Il sentiero non presenta alcuna difficoltà tecnica, sale a mezzacosta su terreno dolomitico, tagliando un pendio piuttosto ripido, a sinistra monte, a destra valle, nel senso della nostra marcia. Davanti a me, a circa 20 metri, un concorrente che sto lentamente avvicinando, l’obiettivo è di raggiungerlo prima del termine della salita, per avere campo libero nella successiva discesa. Mancano ancora una decina di metri sul tratto che taglia il pendio ripido. Al suo termine, prima che il sentiero pieghi a sinistra entrando in una tranquilla zona boschiva, ci sono alcuni volontari a presidiare il terreno, non ne ricordo il numero ma credo fossero 4 o 5. Sto procedendo bene, sento i volontari che mi incitano, con le solite frasi “dai, forza che la salita è finita” “bravo, bravo, forza” ecc. tutte frasi che conosciamo bene e che fa sempre piacere ascoltare e che danno nuova linfa al nostro sforzo; sto camminando velocemente e, come faccio a volte, con i palmi delle mani premo sui quadricipiti per tenere alto il ritmo… mancano 3 metri al termine del tratto, 2… 1… a questo punto accade qualcosa di incomprensibile.
Alzo per un attimo gli occhi verso le persone che mi stanno incitando, per capire dove passare… ma improvvisamente qualcosa non va, sento che il corpo si sta sbilanciando verso destra, verso valle.
Ho provato a ripercorrere quegli attimi decine di volte per capire cosa è successo, non ci sono ancora riuscito, credo che l’unica cosa da fare sia ritornare su quel preciso punto, chiudere gli occhi e vedere se riesco a mettere a fuoco l’immagine dell’attimo, che ora non riesco a far affiorare.
Dicevo, sento il corpo sbilanciarsi a destra, la mano sinistra comincia a sventolare nel vuoto, cercando un appiglio che non trova.
La persona che si trovava ad un metro da me guardando i miei occhi deve averci letto il terrore.
Mi volto a destra e vedo il vuoto, sembra incredibile ma in quegli attimi ho avuto il tempo per pensare molte cose, del tipo “ecco sto per morire” e ”ma quanto stupido sono a cadere su un sentiero così”,“fate qualcosa, prendetemi”.
Salto giù nel pendio, comincio a rotolare, vedo il mondo a rovescio, poi diritto, vedo sassi, erba, tutto dura in realtà pochi attimi ma sto rotolando verso valle… poi vado a sbattere su qualcosa, di flessuoso, il colpo è morbido, non me lo lascio ripetere due volte e con tutte le forze lo abbraccio tenendolo più stretto possibile, è un mugo, IL mugo, quello che mi ha salvato la vita, non mi par vero, sono tutto intero e mi rimetto in piedi. Da sopra cominciano ad urlarmi di non muovermi, che vengono a prendermi, ma gli rispondo che è tutto ok, ancora prima di rendermi conto che effettivamente è proprio così, solo un po’ di graffi causati dal rotolamento e una botta sul fianco, ma di questa me ne accorgerò solo dopo qualche ora. Risalgo da solo facendo molta attenzione e riparto, completando la gara.
A volte capita di giudicare certi avvenimenti senza avere in realtà la più pallida idea di ciò che può averli causati, solo perché ci crediamo invincibili, immuni da qualsiasi rischio, perché ci sentiamo troppo sicuri, che a noi certe cose non accadono; beh in questa occasione ho rischiato veramente di finire sulla cronaca nera dei siti, bastava che non ci fosse quel mugo e non so dove avrei concluso la caduta, ciò che mi fa più pensare è che si trattava di un tratto tutto sommato facile e che nelle mie peregrinazioni in giro per i monti ho fatto ben di peggio e di molto più pericoloso.
La lezione che già conoscevo, ma che provata sulla propria pelle assume tinte molto più nette è che non ci si può mai distrarre, neanche per un secondo e che questo confine tra l’essere ancora qui e poterlo raccontare e l’alternativa, a volte è molto labile…