E qui di seguito il racconto di Franco, per chi lo avesse perso (ma che aspettate ad abbonarvi?

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MADEIRA ISLAND ULTRA TRAIL
“…… sentì che era un niente, l'Atlantico immenso di fronte......”
(La canzone della bambina portoghese – F. Guccini)
23 APRILE 2016
Nelle ultime scure ore di venerdì 22 aprile i bus scaricano i trailers su un fazzoletto di terra fra oceano e montagna: Porto Moniz. Allo scoccare della mezzanotte un grande dragone di luci parte per cercare di raggiungere la costa opposta dell’isola attraverso paesaggi dolci e severi, sentieri morbidi e impossibili, visioni paradisiache e dantesche. Un insieme di difficoltà che ha pochi eguali in altri trail. I peggiori sentieri valdostani sono infinitamente meglio dei migliori sentieri di quest’isola a 550 km dalla costa marocchina, ad altrettanto sopra le Canarie e con l’Atlantico immenso a Ovest. Il percorso riflette il carattere dell’isola: tutto è da sudarsi, da conquistare, da strappare metro per metro come i primi colonizzatori strapparono alla foresta terra da coltivare su pendii ripidissimi. Un percorso talmente ampio, lungo, duro che non può essere concepito nella sua totalità, ma vissuto passo dopo passo, istante dopo istante, crisi dopo crisi.
Madeira ama la sua MIUT che i soli 7 anni è passata da 150 a 2000 concorrenti, suddivisi in 4 diverse distanze. La macchina organizzativa è perfetta; i volontari straordinari, il balisaggio da manuale, la sensazione è che tutta l’isola sia con te; L’isola è con te sul ponte di Ribeira da Janela, dopo pochissimi km dalla partenza, dove gli abitanti vengono numerosi e rumorosi a vedere lo spettacolo delle luci che scendono in fila indiana su stretti tornanti, creando un effetto da pelle d’oca. L’isola è con te nei silenzi della notte fra il Fanal e Estanquinhos, dove pare non esserci nulla fra noi e la volta celeste; ci accompagna lungo le straordinarie levadas – i canaletti per il convogliamento delle acque dalle montagne alla costa, nei boschi dell’Encumeada, sulle pareti verticali delle montagne di metà percorso, dove hanno creato delle cenge su strapiombi da brivido.
L’isola c’è a Curral das Freitas, nome che evoca duelli western piuttosto che lo stanco punto di ristoro di metà gara.
E poi la magia dei Picos, l’alibi di non trovare le parole per descrivere la bellezza, mascherando la stanchezza ormai totale che ha obnubilato fisico, intelletto e anima. Mai dopo un trail ho rivisto tante volte foto e video, ogni volta meravigliandomi che noi fossimo passati “per di lì”; per un sentiero lastricato dove ogni metro è uno spettacolo per gli occhi e per l’anima. Rampe di scalini in salita, scale a pioli in discesa, sistemi di cenge sul fianco della montagna, gallerie, acqua che cola dalle pareti di roccia e dai soffitti delle gallerie. Un sentiero pazzesco che sfrutta ogni risvolto della montagna; si curva, si muove, gira, sparisce, come se giocasse a nascondino. Una gradinata verso il cielo; svelo la mia anagrafe non più verde, ma non posso non pensare a “Stairway to heaven”; penso alle copertine dei grandi vinili che hanno fatto la storia della musica rock e progressive 40/50 anni fa, penso che i trailer sono popolo di eletti, prescelti nel poter vivere i sogni dentro i sogni.
Il sogno continua nella planata, l’isola continua nei boschi di eucalipti, nelle mulattiere, nel fango, lungo le levadas, sull’ incredibile scogliera a 350 m. metri sull’oceano che muggisce sotto di noi. Incredibile il rumore delle onde che si frangono sugli scogli, così vicino che sembra che 350 siano centimetri e non metri. Cosa sarebbe un passo sbagliato, una storta, una scivolata ? Ci sono in verità paletti con filo teso, ma non ovunque e con la lucidità ridotta al lumicino, lo sforzo mentale per gestire questo tratto è enorme. Correre ? Qui meglio artigliare il terreno a suola piena. Suggestivo e struggente; che bello sarebbe stato fare questo tratto di giorno; chissà se i primi se lo sono goduti come merita ?
Le ultime levadas, l’ultima discesa, il rumore delle onde che adesso non muggiscono, ma piuttosto fanno le fusa, a festeggiare con una lacrima di commozione l’arrivo dei finisher, l’Atlantico immenso di fronte.
Obrigado, Madeira !