Un po' come il kebab
Inviato: 27/03/2018, 20:15
Come viene la voglia di correre?
No, aspetta…non si tratta di correre e basta: la materia è ben più complessa.
A ben guardare, questa malattia di muovere le gambe e di appoggiare le zampe gommate su fanghiglia, aridi e quanto mai improbabili dirupi, roccette bic (come i sanguinari rasoi di plastica blu), sentierini muschiati, cengette…ha ben poco in comune con la corsa, la corsa intesa come cardiosmazzoripetuta42maledettissimi km (parola singola).
In comune ci sono le scarpe.
(no, nemmeno)
Be’, dai, i polmoni e le coscette.
Poi? Poi, ognuno ci mette quello che vuole, un po’ come il kebab.
Non so come venga la voglia di correre, ma sono sicura di aver riscoperto la gioia della corsa. L’assoluta inadeguatezza al compito e alla meta (lunghe distanze, significa, senza una preparazione adeguata) mi regala un senso di libertà che difficilmente mi è concesso di sperimentare. E si che ne ho fatte di stronzate, in vita mia…ma la “corsa lunga” è forse quella più divertente.
Sono stata ferma, per necessità, ma anche per scelta. Troppo rumore, troppe cose da portarsi a spasso, troppe cose inutili e pesanti. Il significato puro di questo sport io credo di averlo trovato subito, di averlo cullato, e di averlo anche perduto…ma adesso è mio di nuovo, mio come prima, come quando correvo con le mizuno da strada, alla cazzo di cane, con le maglie di cotone “io c’ero” (festa dell’alpino, o cose simili), assetata di sogni impossibili, ostinata e contraria, come il vento, come le vesciche, come questo silenzio quasi di stelle e il male alle gambe.
Correre la propria libertà, prima di tutto con la mente, con gli occhi, con la bocca che ride e il cuore fra i denti; poi, forse, si comincia a farlo con i piedi, finché dura, finché ce n’è.
Caxxo se mi mancava…
No, aspetta…non si tratta di correre e basta: la materia è ben più complessa.
A ben guardare, questa malattia di muovere le gambe e di appoggiare le zampe gommate su fanghiglia, aridi e quanto mai improbabili dirupi, roccette bic (come i sanguinari rasoi di plastica blu), sentierini muschiati, cengette…ha ben poco in comune con la corsa, la corsa intesa come cardiosmazzoripetuta42maledettissimi km (parola singola).
In comune ci sono le scarpe.
(no, nemmeno)
Be’, dai, i polmoni e le coscette.
Poi? Poi, ognuno ci mette quello che vuole, un po’ come il kebab.
Non so come venga la voglia di correre, ma sono sicura di aver riscoperto la gioia della corsa. L’assoluta inadeguatezza al compito e alla meta (lunghe distanze, significa, senza una preparazione adeguata) mi regala un senso di libertà che difficilmente mi è concesso di sperimentare. E si che ne ho fatte di stronzate, in vita mia…ma la “corsa lunga” è forse quella più divertente.
Sono stata ferma, per necessità, ma anche per scelta. Troppo rumore, troppe cose da portarsi a spasso, troppe cose inutili e pesanti. Il significato puro di questo sport io credo di averlo trovato subito, di averlo cullato, e di averlo anche perduto…ma adesso è mio di nuovo, mio come prima, come quando correvo con le mizuno da strada, alla cazzo di cane, con le maglie di cotone “io c’ero” (festa dell’alpino, o cose simili), assetata di sogni impossibili, ostinata e contraria, come il vento, come le vesciche, come questo silenzio quasi di stelle e il male alle gambe.
Correre la propria libertà, prima di tutto con la mente, con gli occhi, con la bocca che ride e il cuore fra i denti; poi, forse, si comincia a farlo con i piedi, finché dura, finché ce n’è.
Caxxo se mi mancava…