Maccheggiocogiochiamo
Inviato: 12/04/2018, 19:23
...che va detto dopo una lunga espirazione, scuotendo la capoccia, roteando un pochino gli occhi come gli sciamani che si preparano ad entrate nello stato di trance (o...trans...che è piuttosto inflazionato, come termine, nel nostro piccolo "mondotrail": transcivetta, trans d'Havet, transpelmo, transgrancanaria, transvulcania, trans...)
Si, a che gioco giochiamo?
Sapete, il trail sarà SEMPRE meraviglioso, anche se cè la stiamo proprio mettendo tutta per rovinare una cosa bella da sé, come una rosa. Era uno sport fatto di cattiveria, fango, fatica, sudore, geografia -cazzo, la geografia aveva un ruolo FONDAMENTALE! - di agonismo...
Ve la ricordate Corinne Favre? No, dico...quella te menava se provavi a passarla (certo, eran pochi a riuscirci...
)...
Dicevo?
Ah si, l'elenco: agonismo, umiltà, natura, passione per la montagna.
Oggi, non è che siano sparite tutte queste belle cose, ma sono state un po' messe in secondo piano, in favore di "altro". Cosa sia questo "altro" è un po' difficile da spiegare, ma mi sento di dire che, insomma, credo di aver assistito ad una trasformazione velocissima di questo mondo, mondo che ho frequentato davvero poco, a ben pensarci...e si tratta di un'evoluzione, nel complesso, negativa.
Ci sono persone che si schierano contro la spettacolarizzazione del trail...e poi sono i primi a rompere i coglioni per classificare una gara in base al peso mediatico che essa riesce ad ottenere.
Ci sono geni che sputano sui pacchigara...e poi raccolgono fondi per farsi le ferie in culonia (tipica località balneare dello stato di ebbrezza), magari mettendoci in mezzo una bancarella di gadget personalizzati, che non guasta...
Cosa vi frega a voi se un organizzatore sceglie di dare fondo alle casse per far avere il "gorotex" (con la "o" perché da noi si chiama così. ..e perché così la vera casa delle membrane d'oro non mi fa causa) al povero tananai di turno che per un numero imprecisato di serate della sua vita si chiuderà in bagno nudo, di solo gorOtex vestito, per rimirare nello specchio il favoloso ricordo della sua impresa? Che vi frega? Se una gara ha la cassa, e se tutti i membri del gruppo da cui è gestita sono d'accordo...non vedo cosa vi sia di male. Sono le persone per prime, quelle che si iscrivono, che pretendono le cose in grande, la "reclan "(altro termine veneto).
Il problema è che, come in tutte le cose, oggi, in pochi fanno per fare ed essere. Ogni cosa deve essere condivisa, vista, commentata, likeata, twittata, comprata...
C'è gente che pretende il traguardo di un'ULTRA avvalendosi della ricevuta di pagamento.
Ma che discorsi si possono fare con teste così?
E, purtroppo, abbiamo a che fare con UNA grande testa (molto blu, con la "f" di Facebook, per esempio?) che difficilmente cambierà tendenza. Ormai la vita si vive su uno schermo.
E i paladini della libertà, i così detti "runners della natura" , di certo non si salvano. Si corre con la GoPro, si comprano stabilizzatori per il cellulare (che magari portiamo in gara e poi scassiamo la minchia per il materiale obbligatorio, che sarebbe sempre troppo), facciamo più selfie noi in gara, ma anche in allenamento, di un adolescente che tenta e ritenta di rifarsi la faccia migliore a suon di inquadrature tattiche e filtri.
Ho sentito gente lamentarsi di sentieri "troppo sassosi", lo giuro sulla Fender di Gilmour.
Ho sentito gente lamentarsi di sentieri "troppo sassosi", lo giuro sulla Fender di Gilmour.
Ho sentito persone discutere del prezzo con cui vendere gadget e birre al dopogara.
Ho visto persone incapaci di leggere una semplicissima Tabacco e sbagliare VALLE. Dico, VALLE...
Ma dove vogliamo andare? Dentro uno schermo? In una badilata di pixel? In qualche pagina che finisce vergine al macero?
Ma che fine hanno fatto le favole, i sogni, la GEOGRAFIA? Che fine hanno fatto la consapevolezza del silenzio, la capacità di onorare una ruga di mondo col proprio passo, perché non siamo più capaci di giocare col bosco, di spargere i propri demoni in un prato pieno di vento, perché? Cosa serve, in più, ad una discesa, per essere una discesa? E un sentiero che sbuca in forcella, regalandoci "l'altra-parte", di cosa ha bisogno, ancora?
E che diavolo potresti desiderare di più di una lucina che sbuca oltre la curva, nella nebbia, di notte...un compagno di viaggio? Un ristoro? Finalmente un tè caldo e una coperta...
La smania di conoscere il disegno delle valli, dei crinali, delle acque...
Trasformare in sensazione fisica quello che hai immaginato e disegnato sulla dimensione limitata della carta...
Trovarsi a rincorrersi, a farsi rincorrere, come da bambini.
Mica servivano i social per sentirsi vivi, per sentirsi dei veri ganzi.
Umiltà e bellezza servirebbero, e poi si continuerebbe a vivere la vita, a correrla con la stessa leggerezza e trasparenza di una goccia di luce sui colori delle ali di una farfalla
Si, a che gioco giochiamo?
Sapete, il trail sarà SEMPRE meraviglioso, anche se cè la stiamo proprio mettendo tutta per rovinare una cosa bella da sé, come una rosa. Era uno sport fatto di cattiveria, fango, fatica, sudore, geografia -cazzo, la geografia aveva un ruolo FONDAMENTALE! - di agonismo...
Ve la ricordate Corinne Favre? No, dico...quella te menava se provavi a passarla (certo, eran pochi a riuscirci...
Dicevo?
Ah si, l'elenco: agonismo, umiltà, natura, passione per la montagna.
Oggi, non è che siano sparite tutte queste belle cose, ma sono state un po' messe in secondo piano, in favore di "altro". Cosa sia questo "altro" è un po' difficile da spiegare, ma mi sento di dire che, insomma, credo di aver assistito ad una trasformazione velocissima di questo mondo, mondo che ho frequentato davvero poco, a ben pensarci...e si tratta di un'evoluzione, nel complesso, negativa.
Ci sono persone che si schierano contro la spettacolarizzazione del trail...e poi sono i primi a rompere i coglioni per classificare una gara in base al peso mediatico che essa riesce ad ottenere.
Ci sono geni che sputano sui pacchigara...e poi raccolgono fondi per farsi le ferie in culonia (tipica località balneare dello stato di ebbrezza), magari mettendoci in mezzo una bancarella di gadget personalizzati, che non guasta...
Cosa vi frega a voi se un organizzatore sceglie di dare fondo alle casse per far avere il "gorotex" (con la "o" perché da noi si chiama così. ..e perché così la vera casa delle membrane d'oro non mi fa causa) al povero tananai di turno che per un numero imprecisato di serate della sua vita si chiuderà in bagno nudo, di solo gorOtex vestito, per rimirare nello specchio il favoloso ricordo della sua impresa? Che vi frega? Se una gara ha la cassa, e se tutti i membri del gruppo da cui è gestita sono d'accordo...non vedo cosa vi sia di male. Sono le persone per prime, quelle che si iscrivono, che pretendono le cose in grande, la "reclan "(altro termine veneto).
Il problema è che, come in tutte le cose, oggi, in pochi fanno per fare ed essere. Ogni cosa deve essere condivisa, vista, commentata, likeata, twittata, comprata...
C'è gente che pretende il traguardo di un'ULTRA avvalendosi della ricevuta di pagamento.
Ma che discorsi si possono fare con teste così?
E, purtroppo, abbiamo a che fare con UNA grande testa (molto blu, con la "f" di Facebook, per esempio?) che difficilmente cambierà tendenza. Ormai la vita si vive su uno schermo.
E i paladini della libertà, i così detti "runners della natura" , di certo non si salvano. Si corre con la GoPro, si comprano stabilizzatori per il cellulare (che magari portiamo in gara e poi scassiamo la minchia per il materiale obbligatorio, che sarebbe sempre troppo), facciamo più selfie noi in gara, ma anche in allenamento, di un adolescente che tenta e ritenta di rifarsi la faccia migliore a suon di inquadrature tattiche e filtri.
Ho sentito gente lamentarsi di sentieri "troppo sassosi", lo giuro sulla Fender di Gilmour.
Ho sentito gente lamentarsi di sentieri "troppo sassosi", lo giuro sulla Fender di Gilmour.
Ho sentito persone discutere del prezzo con cui vendere gadget e birre al dopogara.
Ho visto persone incapaci di leggere una semplicissima Tabacco e sbagliare VALLE. Dico, VALLE...
Ma dove vogliamo andare? Dentro uno schermo? In una badilata di pixel? In qualche pagina che finisce vergine al macero?
Ma che fine hanno fatto le favole, i sogni, la GEOGRAFIA? Che fine hanno fatto la consapevolezza del silenzio, la capacità di onorare una ruga di mondo col proprio passo, perché non siamo più capaci di giocare col bosco, di spargere i propri demoni in un prato pieno di vento, perché? Cosa serve, in più, ad una discesa, per essere una discesa? E un sentiero che sbuca in forcella, regalandoci "l'altra-parte", di cosa ha bisogno, ancora?
E che diavolo potresti desiderare di più di una lucina che sbuca oltre la curva, nella nebbia, di notte...un compagno di viaggio? Un ristoro? Finalmente un tè caldo e una coperta...
La smania di conoscere il disegno delle valli, dei crinali, delle acque...
Trasformare in sensazione fisica quello che hai immaginato e disegnato sulla dimensione limitata della carta...
Trovarsi a rincorrersi, a farsi rincorrere, come da bambini.
Mica servivano i social per sentirsi vivi, per sentirsi dei veri ganzi.
Umiltà e bellezza servirebbero, e poi si continuerebbe a vivere la vita, a correrla con la stessa leggerezza e trasparenza di una goccia di luce sui colori delle ali di una farfalla