Gran Raid delle Prealpi Trevigiane (18-19.05.2019)
Inviato: 20/05/2019, 10:03
Il freddo di questo Gran Raid mi (ci) ha fatto capire l’importanza del ritornello che, dall’Utmb in giù, tutti gli organizzatori ci ripetono: l’importanza del materiale obbligatorio. Con una differenza: noi ultratrailer “navigati” dovremmo sapere che il mariale obbligatorio è il minimo vitale, e spesso neanche quello. Perché ieri ci voleva altro ancora.
Per finire quella gara, flagellatta da una pioggia e un vento implacabili, che sulle creste era una sfida alla sopravvivenza (e non è un modo di dire), al concorrente medio servivano non solo pantaloni almeno al ginocchio e soprapantaloni impermeabli, ma possibilmente anche soprapantaloni impermeabili e imbottiti. Non bastavano intimo tecnico pesante e giacca goretex, ma anche un midlayer pesante e possibilmente una giacca imbottita. Servivano almeno 3 paia di guanti di riserva, di pile, oltre ai sovraguanti impermeabili. E per finire serviva un passamontagna (magari 2) contro le sferzate del vento.
Insomma, doveva viaggiare come un escursionista invernale, oltre ad avere un ricambio asciutto a metà gara.
L’organizzazione ha fatto quello che doveva fare: se con sforzi immani è riuscita a garantire almeno la tracciatura e la partenza, niente ha potuto contro il windchill delle creste, che ha fatto calare la temperatura, secondo una mia personale valutazione, a un valore che stava tra i -5 e i -10°C; ragion per cui ha fatto bene a sospendere la gara. Senza contare che con la nebbia e il vento le bandierine non si vedevano; chi non aveva la traccia (ma sull’orologio, non sul cellulare, che era impossibile da consultare) si perdeva in modo inevitabile già sulle creste poco dopo il primo ristoro. I casi di ipotermia che si sono verificati, tra cui il sottoscritto, sarebbero potuti sfociare in tragedia, perché quelle creste ci hanno sottoposto per tempi lunghissimi a condizioni invernali, e per di più con un vento fortissimo, ma vestiti come per una pioggia estiva.
E questo è colpa dell’inesperienza, anche mia, nel non aver previsto che se viaggi in cresta per molti km, e se lì la temperatura senza vento è 2-3°C, con il vento questa scende e di parecchio. E se non riesci a correre, il calore generato dal corpo non riesce a scaldarti, per cui arrivi all’ipotermia; anche per questo i top hanno più frecce al loro arco e più possibilità di farcela in condizioni estreme.
La maggior parte è partita è partita senza sovrapantaloni, e qualcuno con pantaloncini a mezza coscia (!): non stupisce quindi la quantità enorme di ritiri già al primo ristoro.
Che altro dire? Un percorso che ha fatto intuire panorami memorabili, per cui da mettere nel cassetto, organizzato da un team a cui non difetta l’esperienza, checché ne dicano gli urlatori da tastiera.
Per finire quella gara, flagellatta da una pioggia e un vento implacabili, che sulle creste era una sfida alla sopravvivenza (e non è un modo di dire), al concorrente medio servivano non solo pantaloni almeno al ginocchio e soprapantaloni impermeabli, ma possibilmente anche soprapantaloni impermeabili e imbottiti. Non bastavano intimo tecnico pesante e giacca goretex, ma anche un midlayer pesante e possibilmente una giacca imbottita. Servivano almeno 3 paia di guanti di riserva, di pile, oltre ai sovraguanti impermeabili. E per finire serviva un passamontagna (magari 2) contro le sferzate del vento.
Insomma, doveva viaggiare come un escursionista invernale, oltre ad avere un ricambio asciutto a metà gara.
L’organizzazione ha fatto quello che doveva fare: se con sforzi immani è riuscita a garantire almeno la tracciatura e la partenza, niente ha potuto contro il windchill delle creste, che ha fatto calare la temperatura, secondo una mia personale valutazione, a un valore che stava tra i -5 e i -10°C; ragion per cui ha fatto bene a sospendere la gara. Senza contare che con la nebbia e il vento le bandierine non si vedevano; chi non aveva la traccia (ma sull’orologio, non sul cellulare, che era impossibile da consultare) si perdeva in modo inevitabile già sulle creste poco dopo il primo ristoro. I casi di ipotermia che si sono verificati, tra cui il sottoscritto, sarebbero potuti sfociare in tragedia, perché quelle creste ci hanno sottoposto per tempi lunghissimi a condizioni invernali, e per di più con un vento fortissimo, ma vestiti come per una pioggia estiva.
E questo è colpa dell’inesperienza, anche mia, nel non aver previsto che se viaggi in cresta per molti km, e se lì la temperatura senza vento è 2-3°C, con il vento questa scende e di parecchio. E se non riesci a correre, il calore generato dal corpo non riesce a scaldarti, per cui arrivi all’ipotermia; anche per questo i top hanno più frecce al loro arco e più possibilità di farcela in condizioni estreme.
La maggior parte è partita è partita senza sovrapantaloni, e qualcuno con pantaloncini a mezza coscia (!): non stupisce quindi la quantità enorme di ritiri già al primo ristoro.
Che altro dire? Un percorso che ha fatto intuire panorami memorabili, per cui da mettere nel cassetto, organizzato da un team a cui non difetta l’esperienza, checché ne dicano gli urlatori da tastiera.