“Ricordati di come ti sentivi quando ti volevano obbligare a non uscire di casa!”
Questa frase continuava a risuonare nelle mia testa durante la breve salita che portava alla prima base vita, a Champex, tra l’altro una delle poche scorrevoli della gara, non mi sentivo bene e subito dopo ho vomitato!
Il mio solito errore, o mangio poco o troppo e molto probabilmente, per completare l’opera, non mi sono subito rivestito al tramonto, subito dopo aver corso, con la massima delicatezza possibile, la lunghissima discesa che ci portava dai 2’500 metri della Cabane de Mille ai 700

di La Douay.
“È peggio adesso o era peggio allora?”
“Era peggio allora”
“Bene quindi te la fai passare e continui. Punto!”
La gara ufficialmente era partita alle dieci del mattino, in una fredda mattinata, sotto ad una diga gigantesca. Come sempre in realtà tutto inizia molto prima, con la preparazione del materiale e l’organizzazione del viaggio, conscio che sarei andato ad affrontare una dei percorsi più difficili esistenti su una centomiglia, almeno in Europa.
Le prime due salite toccano i 3000 metri, pochi giorni prima ha nevicato, il cielo è terso e la luce del sole accecante, per me un paradiso! Le discese non sono propriamente corribili

più o meno si scende alla velocità media di una salita di media pendenza su un buon sentiero....
Stranamente le gambe sono dure, eppure ho scaricato tantissimo. Non mi preoccupo, ho tutto il tempo per scioglierle. Mi lascio superare serenamente.
A Le Prampo vado di raclette!

E che cacchio, me le voglio proprio godere queste splendide montagne!
A Champex arrivo tremando, chiedo una branda, cerco di dormire e di scaldarmi.
Ci sarebbero le norme anti contagio ma nessuno usa la mascherina o il sacco lenzuolo personale. Quello sopra di me inizia pure a tossire forte!

Decido di uscire. Mi cambio ed indosso tutto quello che ho, pure il piumino. Bevo una Coca-Cola ed esco.
In fondo mancano solo 120 km e 8000 metri di dislivello e quest’anno ho fatto il lungo più lungo di ben 40 km!
