Trail del Marganai (Su) 14-15.03.2026
Inviato: 17/03/2026, 14:28
più di 20 anni fa scoprimmo, attraverso i nostri circuiti di economia alternativa e reti solidali, l’esistenza delle “domus amigas” in sardegna, nel sulcis ex-minerario e caduto in disgrazia economica.
ma, se dell’economia usuale hai un’idea critica e tendenzialmente negativa, sai che “dal letame nascono i fior”. questo successe là, dove famiglie misero a disposizione le loro case per ospitare (a pagamento giustamente) non tanto un luogo di residenza vacanziera quanto un mondo da scoprire e in cui entrare per curiosità, affinità, condivisione.
divenimmo amici in particolare di lina, che ci accolse per un po’ di anni.
abbiamo quindi approfittato di questa gara per rivederla, e per rivedere terre a noi care.
partenza da buggerru, 40 minuti da iglesias, per una 100km con 5000 m D+.
quest’anno in sardegna si è verificato un meteo assurdo con due mesi e mezzo di pioggia quasi quotidiana: invasi pieni per fortuna, ma condizioni ambientali ben lontane dall’usuale.
partiamo alle 15,30 (maledetti, un orario infausto da cani in chiesa) con la prospettiva di un meteo infausto.
no: in realtà molto peggio, lo dico subito. ho provato sulla mia pelle come molti di noi in gara acqua e freddo, ma stavolta sono arrivato quasi al lumicino. anzi, a un certo punto ero virtualmente ritirato.
comunque, alle 18,30 ancora asciutto; ricordo benissimo che ho fatto in tempo a pensare che la buona sorte stava girando giusta quando, dopo avere acceso la frontale, arriva la prima mezzora di inferno.
pioggia fortissima, vento gelido, grandine, lampi che letteralmente illuminavano a giorno il sentiero, scarpe immerse fino a sopra le stringhe.
grazie a un balisaggio IN-CRE-DI-BI-LE (impossibile perdersi, segnali catarifrangenti ogni 3 metri e a ogni bivio o trivio tutte le alternative erano sbarrate con nastro da cantiere, un lavoro impressionante) mai perso, ma la visibilità era quasi nulla in certi punti a causa delle secchiate di acqua che arrivavano addosso.
purtroppo il buio non ha permesso di godersi niente, quindi ho ben poco da raccontare: le scariche (la più violenta verso la una di domenica) sono continuate fino alle tre, quando patisco un attacco di freddo causa temperatura percepita attorno allo zero. e ringrazio corry per avermi abbondantemente avvisato in precedenza; purtroppo stupidamente mi sono vestito in maniera inadeguata e quindi la sto pagando cara per causa solo mia.
infatti alla base vita del 64 mi fermo, e resto lì per un’ora e tre quarti con il fermo proposito di ritirarmi (mi pare 30% di DNF alla fine).
beh, invece a poco a poco risorgo, mi cambio finalmente con quello che avevo e che avrei dovuto indossare subito, e riparto poco prima dell’alba, quando ha smesso di piovere.
per inciso, tutti i ristori sotto a tendoni all’aperto, la notte è stata dura nonostante il pane&olio e la fregola sarda nel brodo caldo.
la faccio breve con una cosa che mi fa dubitare del mio stato mentale: arrivo a un punto io cui IO SO che ci sono due salite da 130m e poi l’ultima da 500m.
affronto la prima e non finisce più, temo il ritiro di nuovo e mi crogiolo nel momento di dannazione e frustrazione.
arrivo in alto (cacchio, ma quanto è durata?...e quanto siamo in alto?...ma che strana questa prospettiva…) e scopro che quella ERA GIA’ LA SALITA DEI 500m !!!
giuro che mi metto a ridere. o meglio, rino si mette a ridere mentre mi picchia pugni in testa perché con gli idioti è l’unica politica sensata.
sono le 11, il cielo è sgombro, il vento comunque è freddo, cammino perché di correre non se ne parla, faccio gli ultimi km in discesa con una vista sul mare agitato e cavalloni bianchissimi sulla spiaggia chiara e il paese che mi aspetta.
sono arrivato esausto, secco come un osso e senza un briciolo di volontà propria, solo quella di tagliare il traguardo (a occhio nelle ultime 5 posizioni).
adesso provo la stessa felicità dello scampato in guerra, quindi una contentezza relativa e commisurata alla difficoltà che ho provato, per la prima vera volta.
non sono certo un cuor di leone quindi faccio poca statistica: certo è che la soddisfazione di averle portate a casa (gara e pellaccia) ora ce l’ho tutta.
amen.
ma, se dell’economia usuale hai un’idea critica e tendenzialmente negativa, sai che “dal letame nascono i fior”. questo successe là, dove famiglie misero a disposizione le loro case per ospitare (a pagamento giustamente) non tanto un luogo di residenza vacanziera quanto un mondo da scoprire e in cui entrare per curiosità, affinità, condivisione.
divenimmo amici in particolare di lina, che ci accolse per un po’ di anni.
abbiamo quindi approfittato di questa gara per rivederla, e per rivedere terre a noi care.
partenza da buggerru, 40 minuti da iglesias, per una 100km con 5000 m D+.
quest’anno in sardegna si è verificato un meteo assurdo con due mesi e mezzo di pioggia quasi quotidiana: invasi pieni per fortuna, ma condizioni ambientali ben lontane dall’usuale.
partiamo alle 15,30 (maledetti, un orario infausto da cani in chiesa) con la prospettiva di un meteo infausto.
no: in realtà molto peggio, lo dico subito. ho provato sulla mia pelle come molti di noi in gara acqua e freddo, ma stavolta sono arrivato quasi al lumicino. anzi, a un certo punto ero virtualmente ritirato.
comunque, alle 18,30 ancora asciutto; ricordo benissimo che ho fatto in tempo a pensare che la buona sorte stava girando giusta quando, dopo avere acceso la frontale, arriva la prima mezzora di inferno.
pioggia fortissima, vento gelido, grandine, lampi che letteralmente illuminavano a giorno il sentiero, scarpe immerse fino a sopra le stringhe.
grazie a un balisaggio IN-CRE-DI-BI-LE (impossibile perdersi, segnali catarifrangenti ogni 3 metri e a ogni bivio o trivio tutte le alternative erano sbarrate con nastro da cantiere, un lavoro impressionante) mai perso, ma la visibilità era quasi nulla in certi punti a causa delle secchiate di acqua che arrivavano addosso.
purtroppo il buio non ha permesso di godersi niente, quindi ho ben poco da raccontare: le scariche (la più violenta verso la una di domenica) sono continuate fino alle tre, quando patisco un attacco di freddo causa temperatura percepita attorno allo zero. e ringrazio corry per avermi abbondantemente avvisato in precedenza; purtroppo stupidamente mi sono vestito in maniera inadeguata e quindi la sto pagando cara per causa solo mia.
infatti alla base vita del 64 mi fermo, e resto lì per un’ora e tre quarti con il fermo proposito di ritirarmi (mi pare 30% di DNF alla fine).
beh, invece a poco a poco risorgo, mi cambio finalmente con quello che avevo e che avrei dovuto indossare subito, e riparto poco prima dell’alba, quando ha smesso di piovere.
per inciso, tutti i ristori sotto a tendoni all’aperto, la notte è stata dura nonostante il pane&olio e la fregola sarda nel brodo caldo.
la faccio breve con una cosa che mi fa dubitare del mio stato mentale: arrivo a un punto io cui IO SO che ci sono due salite da 130m e poi l’ultima da 500m.
affronto la prima e non finisce più, temo il ritiro di nuovo e mi crogiolo nel momento di dannazione e frustrazione.
arrivo in alto (cacchio, ma quanto è durata?...e quanto siamo in alto?...ma che strana questa prospettiva…) e scopro che quella ERA GIA’ LA SALITA DEI 500m !!!
giuro che mi metto a ridere. o meglio, rino si mette a ridere mentre mi picchia pugni in testa perché con gli idioti è l’unica politica sensata.
sono le 11, il cielo è sgombro, il vento comunque è freddo, cammino perché di correre non se ne parla, faccio gli ultimi km in discesa con una vista sul mare agitato e cavalloni bianchissimi sulla spiaggia chiara e il paese che mi aspetta.
sono arrivato esausto, secco come un osso e senza un briciolo di volontà propria, solo quella di tagliare il traguardo (a occhio nelle ultime 5 posizioni).
adesso provo la stessa felicità dello scampato in guerra, quindi una contentezza relativa e commisurata alla difficoltà che ho provato, per la prima vera volta.
non sono certo un cuor di leone quindi faccio poca statistica: certo è che la soddisfazione di averle portate a casa (gara e pellaccia) ora ce l’ho tutta.
amen.