Si lo so, sono molto di parte...non vi parlerò quindi della gara visto che l'amico Ruperzio ha già reso abbondamente l'idea..., ma preferisco invece lasciarvi con un mio articolo uscito sulla rivista di ST lo scorso anno, dopo la gara.
Inoltre ricordo che l'anno scorso i km erano 45, quest'anno saranno 50 e anche 1 punticino UTMB...
Eccovi il racconto, a presto per quelli con cui ci vedremo il 2/9.
Ciao!
G&T
La Pantelleria che non ti aspetti
Per questa prima eco di Pantelleria non vi voglio parlare di distanze, dislivelli o altre cifre che lascio commentare agli “statistici” del trail.
Mi preme invece raccontarvi il percorso, le sensazioni, gli scorci attraversati, nella speranza di farvi vivere con le parole un pochino delle emozioni provate.
Il viaggio parte dal mare, e precisamente dal faro di Punta Spadillo, dove, incitati dall’amico organizzatore Aldo, si parte con un sentiero sali-scendi che costeggia il versante nord orientale dell’isola e ci fa ammirare dopo poco il laghetto delle Ondine, un’incantevole piccola conca scavata dalle onde del mare che l’hanno trasformata in una piscina naturale; qui avviene la prima selezione, i forti si arrampicano veloci sulla salita, mentre quelli lenti come me si voltano a guardare le onde che si infrangono sugli scogli e le pale di fico d’india che, fieramente, fanno capolino dalle rocce circostanti.
Pochi chilometri e compaiono i primi dammusi, le abitazioni tipiche dell’isola che traggono le origini dal periodo fenicio e che sono, nella loro semplicità, un esempio di fine intuizione ingegneristica: costruzioni di pietra lavica locale, lavorata a secco, di forma “a cubetto” con un tetto a cupola in grado di canalizzare l’acqua dentro grandi cisterne da usare durante la lunga stagione secca dell’isola.
Non si fa in tempo ad ammirare gli spendidi tetti bianchi che contrastano con il nero della pietra lavica che subito ci appare una meraviglia: il Lago di Venere! Siamo solo al 5° km e già il panorama è cambiato; niente più mare blu ora, ma un immenso specchio di un verde smeraldo dove d’inverno con un pò di fortuna si possono incontrare fenicotteri ed aironi. La voglia di tuffarcisi dentro è forte, ma resistiamo e dopo aver girato intorno si parte all’attacco di un primo dislivello che ci porterà alle lave del Gelfiser, un’immensa colata su cui spiccano rocce nerissime che il vento ha levigato con forme sempre diverse.
Siamo ora in una dimensione lunare, corriamo su un falsopiano di basolati neri, e in mezzo un tripudio di campi coltivati a uva zibibbo e ulivi nani, striscianti, che il tempo ha fatto crescere in orizzontale più che in verticale, proprio a difesa dal vento!
Non ci si può distrarre, sta per iniziare un altro bello strappetto di salita, di fronte a noi abbiamo la Montagna Grande, che con i suoi 836 metri costituisce il punto più alto dell’isola e che noi dovremmo iniziare a scalare per una parte; antichi dammusi abbandonati, rovi zeppi di more, ragnatele, aghi di pino sono solo alcuni dei flash che ci accompagnano durante la salita e che ancora una volta ci fanno entrare in una nuova dimensione.
Intorno adesso abbiamo abeti e pini (e funghi porcini d’inverno! ndr) e se ci fosse anche qualche mucca pezzata con campanaccio potremmo pensare di essere in qualche valle ampezzana piuttosto che a poche miglia dalla Tunisia. Siamo già intorno al 15-esimo km, e si inizia a scendere per raggiungere un sentiero che ci porterà prima al Passo del Vento (vabbè ormai avrete capito perchè il nome arabo di Pantelleria è Bent-el-ria ossia Figlia del Vento!) e poi giù fino a quella che è chiamata la Favara Grande, una spettacolare fumarola che esce dalle rocce e va verso il cielo blu, ricordandoci l’origine vulcanica del posto.
Facciamo zig zag tra muretti a secco ed asini in lontananza, e scendiamo a destra in direzione di un’altra zona caratteristica e profondamente selvaggia, la Kuddia Attalora. Qui il mondo sembra essersi fermato; io e i miei compagni di viaggio Roberto e Franco corriamo senza incontrare nessuno per 7-8km, solo campi coltivati con l’onnipresente zibibbo; per i puristi del trail qui è il paradiso e le sensazioni si accavallano lungo il sentiero finchè dopo poco ci scontriamo quasi contro un graditissimo ristoro dove facciamo scorpacciata di anguria e crostate, riempiamo la borraccia e ci lanciamo in discesa verso la diagonale di Balata dei Turchi.
Mi piace pensare che qui in passato i pirati facessero scalo nel piccolo approdo naturale, e mentre sorrido pensando alla faccia che questi farebbero vedendo scendere un gruppetto di matti in pantaloncini e magliettina con borraccia in vita lungo il ripido sentiero in discesa, ci ritroviamo già quasi al 30-esimo chilometro.
Le gambe cominciano a reclamare, ma ancora tre impegnative salite ci aspettano...con la prima ci riportiamo più o meno al livello da dove eravamo discesi qualche chilometro fa, con la seconda spaccagambe raggiungiamo il cratere - oggi coperto dal verde - del secondo monte più alto, il Monte Gibele a 700 metri di altezza, mentre con la terza scaliamo la Montagna Grande dal versante opposto da dove eravamo partito all’inizio della corsa.
Siamo ora intorno al 38-esimo km e da qui in poi sarà solo discesa, ma come dice il mio amico Franco con cui abbiamo corso sempre insieme ...”ancora ce la dobbiamo guadagnare”...perciò ci lanciamo giù su pietroni sconnessi, poi su sterrato, e infine in mezzo al bosco in single track finchè in lontananza ci appare il Faro da dove eravamo partiti 46 km prima. Ultimo sforzo e filiamo di (quasi) gran carriera verso il gonfiabile dove ci attendono gli amici per festeggiarci a braccia aperte e tagliamo il traguardo mano nella mano, stanchi ma soddisfatti.
Se solo vi ho trasmesso una piccola percentuale delle emozioni che ho provato io, sono già ampiamente soddisfatto. Ci si rivede al 2012. Per intanto, un immenso ringraziamento per tutto questo va ad Aldo, la mente dell’organizzazione, alla mia Tizi per avermi fatto conoscere ormai 9 anni fa questa meraviglia, e ovviamente a Pantelleria... l'isola per l'anima, quella più vera e più nascosta, dove le emozioni sono nel vento e basta solo aprire il cuore per raccoglierle.
Giorgio Manoni
E già che ci sono vi posto anche un video dell'edizione zero di 39km del 2010, rende l'idea...
http://www.youtube.com/watch?v=5Ba8tzNmLZ4