Pedonata della Memoria Longarone (BL) 26.09.2010
Inviato: 27/09/2010, 22:10
Sveglia presto, la borsa l'ho preparata la sera prima, allora colazione e via in bici. E raro che abbia una aspettativa e una tensione così alta, ma sta vota è diverso molto diverso.... La catena cigola sul parafango, è ancora buio, sto bene attento che non mi investano, per fortuna quest'ora le auto sono rare. Vado tranquillo per una volta non sono in ritardo, scruto la montagna limpida, nel celo che comincia a rischiarare, e scorgo sulle valli delle prealpi la pioggia che interessa l'arco alpino orientale. Arrivo all'appuntamento, e qui credevo di non conoscere nessuno e chi mi trovo i miei zii, chiedo a loro un passaggio in auto.
Arriviamo a destinazione, piove copiosamente e la temperatura è fresca, salgo a prendere il pettorale e sorpresa non c'è quasi nessuno, meglio, ma dove sono gli altri 4499? miracoli del maltempo. Mi cambio e torno in centro a Longarone, faccio una visita al monumento delle vittime del Vajont (La chiesa) un pensiero a chi è stato ucciso e non c'è più. Sono le 9 ora di partire ma sotto lo striscione non c è quasi nessuno, mi avvicino e pian pianino anche altri arrivano, in pochi minuti la piazza si riempie magicamente, anche la pioggia sembra dare tregua e le nuvole cambiano fisionomia, penso "dai che smette di piovere". Cerco con lo sguardo qualche volto conosciuto ma niente, ho "Croaro" dietro di me ma non lo conosco. L'attesa è ancora lunga circa 20 min. sotto una pioggerella ed un venticello veramente fastidioso, che irrita soprattutto i nervi di noi runners che siamo vestiti poco.
Ma finalmente uno scoppio, via! La prima parte e su asfalto il serpentone si snoda e si allunga velocemente, la mia testa ormai è catturata da emozione di percorre posti che stimolano forti emozioni. Poco dopo il ponte sul Piave, mi giro verso Longarone, alzo lo sguardo dentro per la valle di Zoldo e il cessare della pioggia ci fa scorgere la prima neve della stagione sulle cime più alte. Lasciati i centri abitati saliamo sul lato sinistro (destra nostra) della valle-gola del Vajont la strada sterrata sale con una pendenza costante ma corribile almeno per me. Le pareti di roccia ci sovrastano e cadono giù in picchiata nel impetuoso torrente, vigoroso, per la pioggia, si intravede a tratti la diga e ci avviciniamo sempre di più. Ecco le prime gallerie, ci entriamo e siamo alla passerella sotto la condotta forzata di metà diga, foto molte foto, il luogo mi regala tantissime emozioni, la diga maestosa che ci sovrasta in contro pendenza, riprendo la corsa, sempre le tesse facce, si perché correndo sorpasso i soliti podisti che poi mi ripassano davanti, e così per decine di volte, per decine di "scatti".
Ora siamo in galleria il fondo è sterrato la luce scarsa e la strada in discesa, torno ancora una volta a quella sera del 9 Ottobre, immagino l'acqua che scende impetuosa per la valle ed il tunnel ed io davanti corro sempre più forte..... Arriviamo ad un ristoro, un bicchiere di the caldo e sù per un sentiero con molto fango e pendenze importanti, cammino la strada è ancora lunga, sono qui per meditare non per gareggiare, mi colpisce una grazziosa giovane che inizia la salita di corsa, in quel budello di gente, con una grinta rara, ma la pendenza farà arrendere anche lei.
Una voce dietro mi chiama "Mammut" è Gianluca "kroato", anche se abitiamo a pochi km di distanza, frequentiamo lo stesso forum da tempo, e amiamo lo stesso sport, non avevamo mai avuto modo di conoscerci (Scusami Gianluca, se non sono stato di compagnia, non era per snobbarti ma ero ancora in "pellegrinaggio").
Si esce sulla strada provinciale proprio all'altezza del semaforo, la percorriamo fino alla corona superiore della diga, tra una galleria ed un'altra guardo giù il chenion, il colpo d'occhio è impressionante, sulla parete opposta a mezza costa si scorge un cordone colorato che sale verso la diga. Arriviamo sulla passerella, leggo "sulla passerella non si corre" quasi nessuno sembra accorgersene, io cammino, mi fermo, ammiro, penso, scatto foto, e ripenso a quei 1910 ammazzati dall'ambizione irragionevole di pochi impuniti, mi monta la rabbia, piango e riparto, un breve tratto di sentiero in single track sale sulla frana e ci porta su una stradina sterrata, il fiato mi manca la commozione è ancora forte, rallento un po' e attendo che passi, riprendo. Attraversiamo i 2 km della frana alternando, serrato, asfalto e sentiero, lo sguardo su a destra verso il Toc, a vedere la roccia liscia, la rampa di lancio all'inverso della gigantesca frana. Il percorso molto bello e vario peccato che non riesco a gioire di questo anche se mi piace. Ritorniamo sulla provinciale, scendiamo ad Erto, l' urbanistica di questi paesi mi colpisce sempre, passiamo per il paese vecchio, e poi saliamo su quello nuovo, percorriamo una lunga scalinata intervallata da rampe di una quindicina di scalini e pianerottoli di qualche metro, difficile da gestire, taglia proprio il ritmo e le gambe, ma il bello deve ancora venire. Imbocchiamo il sentiero che sale a nord di Erto, a ripide rampe saliamo la montagna con pendenze che raramente ho incontrato, sono veramente 15 min. di calvario, forse più per qualche mio collega non molto allenato. Il pellegrinaggio è finito ad Erto, ora sono un runner, e la gamba gira, profumi intensi di funghi nel sottobosco umido, si sale in gruppo in silenzio solo il respiro pesante e qualche incitamento dai numerosissimi addetti alla sicurezza, si svolta per un breve tratto in discesa, il sentiero ora segue la costa in direzione di Casso, uno stretto toboga, di continue curve e contro curve in continuo saliscendi, fantastico, ora mi diverto, si fatica un po' ma siamo a Casso, l'ennesimo ristoro ordinato e ricco, attraversiamo lo splendido centro storico fino al cimitero, e poi via in picchiata verso la valle del Piave. Fortunatamente ho strada (sentiero) libera, ed imposto la discesa come mi pare, le scarpe ottime nel grip fanno il loro lavoro, la pioggia appena caduta sembra non darmi problemi particolari, l'appoggio è elastico e sicuro, sono sciolto concentrato cerco appoggi prima di sassi, tutto fila liscio anche nell'ultima parte della discesa, più tecnica e scivolosa. I marciatori sono gentilissimi lasciano strada al mio incalzare. Sono a Castellavazzo, il paese degli Scalpellini e dei Zatteri. Manca poco riattraverso il Piave, chi sà se quest'acqua arriverà prima di me a Moriago. Ma sono ormai in vista dell'arrivo, peccato solo i cronometristi ad attenderci, poca gente, ma poi penso è giusto così, non è una corsa è una "Pedonata della Memoria"
Un plauso all'organizzazione, per saper gestire cosi bene 4500 iscritti, i 4 percorsi di cui uno per disabili, i nomerosissimi addetti al percorso e alla sicurezza, un organizzatissimo pasta parti con tris di paste ( Panna e carciofi, ragù e pesce). Molta passione e cortesia. GRAZIE!
NON DIMENTICHEREMO!
El Mammut
Arriviamo a destinazione, piove copiosamente e la temperatura è fresca, salgo a prendere il pettorale e sorpresa non c'è quasi nessuno, meglio, ma dove sono gli altri 4499? miracoli del maltempo. Mi cambio e torno in centro a Longarone, faccio una visita al monumento delle vittime del Vajont (La chiesa) un pensiero a chi è stato ucciso e non c'è più. Sono le 9 ora di partire ma sotto lo striscione non c è quasi nessuno, mi avvicino e pian pianino anche altri arrivano, in pochi minuti la piazza si riempie magicamente, anche la pioggia sembra dare tregua e le nuvole cambiano fisionomia, penso "dai che smette di piovere". Cerco con lo sguardo qualche volto conosciuto ma niente, ho "Croaro" dietro di me ma non lo conosco. L'attesa è ancora lunga circa 20 min. sotto una pioggerella ed un venticello veramente fastidioso, che irrita soprattutto i nervi di noi runners che siamo vestiti poco.
Ma finalmente uno scoppio, via! La prima parte e su asfalto il serpentone si snoda e si allunga velocemente, la mia testa ormai è catturata da emozione di percorre posti che stimolano forti emozioni. Poco dopo il ponte sul Piave, mi giro verso Longarone, alzo lo sguardo dentro per la valle di Zoldo e il cessare della pioggia ci fa scorgere la prima neve della stagione sulle cime più alte. Lasciati i centri abitati saliamo sul lato sinistro (destra nostra) della valle-gola del Vajont la strada sterrata sale con una pendenza costante ma corribile almeno per me. Le pareti di roccia ci sovrastano e cadono giù in picchiata nel impetuoso torrente, vigoroso, per la pioggia, si intravede a tratti la diga e ci avviciniamo sempre di più. Ecco le prime gallerie, ci entriamo e siamo alla passerella sotto la condotta forzata di metà diga, foto molte foto, il luogo mi regala tantissime emozioni, la diga maestosa che ci sovrasta in contro pendenza, riprendo la corsa, sempre le tesse facce, si perché correndo sorpasso i soliti podisti che poi mi ripassano davanti, e così per decine di volte, per decine di "scatti".
Ora siamo in galleria il fondo è sterrato la luce scarsa e la strada in discesa, torno ancora una volta a quella sera del 9 Ottobre, immagino l'acqua che scende impetuosa per la valle ed il tunnel ed io davanti corro sempre più forte..... Arriviamo ad un ristoro, un bicchiere di the caldo e sù per un sentiero con molto fango e pendenze importanti, cammino la strada è ancora lunga, sono qui per meditare non per gareggiare, mi colpisce una grazziosa giovane che inizia la salita di corsa, in quel budello di gente, con una grinta rara, ma la pendenza farà arrendere anche lei.
Una voce dietro mi chiama "Mammut" è Gianluca "kroato", anche se abitiamo a pochi km di distanza, frequentiamo lo stesso forum da tempo, e amiamo lo stesso sport, non avevamo mai avuto modo di conoscerci (Scusami Gianluca, se non sono stato di compagnia, non era per snobbarti ma ero ancora in "pellegrinaggio").
Si esce sulla strada provinciale proprio all'altezza del semaforo, la percorriamo fino alla corona superiore della diga, tra una galleria ed un'altra guardo giù il chenion, il colpo d'occhio è impressionante, sulla parete opposta a mezza costa si scorge un cordone colorato che sale verso la diga. Arriviamo sulla passerella, leggo "sulla passerella non si corre" quasi nessuno sembra accorgersene, io cammino, mi fermo, ammiro, penso, scatto foto, e ripenso a quei 1910 ammazzati dall'ambizione irragionevole di pochi impuniti, mi monta la rabbia, piango e riparto, un breve tratto di sentiero in single track sale sulla frana e ci porta su una stradina sterrata, il fiato mi manca la commozione è ancora forte, rallento un po' e attendo che passi, riprendo. Attraversiamo i 2 km della frana alternando, serrato, asfalto e sentiero, lo sguardo su a destra verso il Toc, a vedere la roccia liscia, la rampa di lancio all'inverso della gigantesca frana. Il percorso molto bello e vario peccato che non riesco a gioire di questo anche se mi piace. Ritorniamo sulla provinciale, scendiamo ad Erto, l' urbanistica di questi paesi mi colpisce sempre, passiamo per il paese vecchio, e poi saliamo su quello nuovo, percorriamo una lunga scalinata intervallata da rampe di una quindicina di scalini e pianerottoli di qualche metro, difficile da gestire, taglia proprio il ritmo e le gambe, ma il bello deve ancora venire. Imbocchiamo il sentiero che sale a nord di Erto, a ripide rampe saliamo la montagna con pendenze che raramente ho incontrato, sono veramente 15 min. di calvario, forse più per qualche mio collega non molto allenato. Il pellegrinaggio è finito ad Erto, ora sono un runner, e la gamba gira, profumi intensi di funghi nel sottobosco umido, si sale in gruppo in silenzio solo il respiro pesante e qualche incitamento dai numerosissimi addetti alla sicurezza, si svolta per un breve tratto in discesa, il sentiero ora segue la costa in direzione di Casso, uno stretto toboga, di continue curve e contro curve in continuo saliscendi, fantastico, ora mi diverto, si fatica un po' ma siamo a Casso, l'ennesimo ristoro ordinato e ricco, attraversiamo lo splendido centro storico fino al cimitero, e poi via in picchiata verso la valle del Piave. Fortunatamente ho strada (sentiero) libera, ed imposto la discesa come mi pare, le scarpe ottime nel grip fanno il loro lavoro, la pioggia appena caduta sembra non darmi problemi particolari, l'appoggio è elastico e sicuro, sono sciolto concentrato cerco appoggi prima di sassi, tutto fila liscio anche nell'ultima parte della discesa, più tecnica e scivolosa. I marciatori sono gentilissimi lasciano strada al mio incalzare. Sono a Castellavazzo, il paese degli Scalpellini e dei Zatteri. Manca poco riattraverso il Piave, chi sà se quest'acqua arriverà prima di me a Moriago. Ma sono ormai in vista dell'arrivo, peccato solo i cronometristi ad attenderci, poca gente, ma poi penso è giusto così, non è una corsa è una "Pedonata della Memoria"
Un plauso all'organizzazione, per saper gestire cosi bene 4500 iscritti, i 4 percorsi di cui uno per disabili, i nomerosissimi addetti al percorso e alla sicurezza, un organizzatissimo pasta parti con tris di paste ( Panna e carciofi, ragù e pesce). Molta passione e cortesia. GRAZIE!
NON DIMENTICHEREMO!
El Mammut