Premetto che non sono un esperto, e quindi si tratta di sensazioni personali che riporto solo come spunti di riflessione.
Io credo ci siano due diverse componenti: una prettamente fisiologica e l'altra legata ad aspetti "psicologici".
E' indubbio che prestazioni fisiche impegnative (nel nostro caso sportive, giusto augusto?

) causano delle modificazioni negli equilibri del nostro corpo, che si prende il suo tempo per "risistemarsi". Dal banale recupero muscolare fino al ripristino delle condizioni del sistema immunitario, il lavoro che il fisico deve fare per riprendersi richiede probabilmente una sorta di "focalizzazione al recupero", che si manifesta con una sensazione di prestazioni ridotte nelle attività quotidiane.
Certamente tempi e modalità di questa fase di recupero variano da persona a persona, oltre che in funzione della prestazione, e probabilmente la capacità di recuperare può essere allenata. Di sicuro il corpo stesso "impara" col tempo a recuperare più agevolmente. Le prime volte che mi sono cimentato su distanze o percorsi più impegnativi rispetto ai miei standard (mooooolto bassi

) ho avuto tempi di recupero biblici (dopo la prima maratona ho impiegato una settimana per potermi sedere sul water senza tenermi con le braccia

), ora invece mi accorgo che in un giorno o due sono pronto per una nuova avventura! Passando dalle stAlle alle stElle, anche Kilian Jornet nell'ormai mitico video "Come preparo un'ultra" cita proprio la costante diminuzione dei suoi tempi di recupero (al min. 5:50).
L'aspetto psicologico, o mentale se preferite, è forse quello che più fa la differenza, e credo anche sia il più difficile da gestire. Oltre ai fattori di stress derivanti dall'allenamento, magari dalle aspettative poste nella prestazione stessa, e dalla fatica mentale fatta durante la prestazione (tutte componenti comunque legate direttamente all'attività in questione), secondo me entrano in gioco fattori apparentemente "estranei" alla performance. Vi ricordate la pubblicità con quelle persone reduci da viaggi da sogno, che scoppiavano a piangere senza apparente motivo? Beh, secondo me in realtà a noi capita qualcosa di molto simile.
Durante i nostri "viaggi", specie poi se su distanze elevate, ti ritrovi per ore e ore immerso con tutto te stesso, in un ambiente che ti inonda di stimoli, che risveglia i tuoi sensi, sollecitandoli con gli odori del bosco, con le luci dell'alba, col bagliore del sole a picco o il tenue chiarore di una timida luna, con i rumori nella notte tra gli alberi e del vento che soffia, con il gelo di una nevicata inaspettata o la sete che gonfia la gola. Scavi dentro di te, alla ricerca di un briciolo di energia, o di un pensiero che ti spinga a raggiungere un altro micro-obiettivo. Ti cali in un mondo intenso, che ti restituisce molto più di quel che dai, e tu stai dando tanto, tutto quello che puoi. E quando il viaggio finisce, e la tua testa, oltre al fisico, torna alla "normalità", ti accorgi che gli equilibri sono cambiati anche a livello mentale, e anche il tuo cervello, come i muscoli, ha bisogno di un po' di tempo per riequilibrarsi. Non è la nostra condizione normale correre per 100km, così come non lo è essere sottoposti a quegli stimoli e a quelle emozioni.
Ma mentre il recupero muscolare è generalmente più semplice (basta il riposo, se non fai il facchino o il muratore...), quello mentale è più complesso perchè non si riesce a mettere "il cervello a riposo" (almeno io non ci riesco, non so voi...). Qui entrano in gioco i fattori esterni di cui parlavo prima. Il lavoro, la famiglia, magari quel senso di insoddisfazione nel vivere in un ambiente lontano anni luce da quel bosco che tanto ci ha attratto, sono tutti elementi che contrastano il bisogno di riposo che ha la nostra mente. E allora lei, come fa il fisico, si difende attuando quella stessa "focalizzazione al recupero", e si ripara dietro una sorta di barriera semitrasparente, oltre la quale tutte le cose "usuali" ci appaiono sfocate.
Chissà se anche le capacità di recupero "mentale" possono essere allenate come quelle fisiche. O se (sempre in analogia con l'apparato muscolo-scheletrico) ci possono essere conseguenze che non si recuperano più?
In un'altro post, Giancarla a proposito di Mal di TOR scrive:
No, non passa, te l'assicuro. Anzi, peggiora nel tempo. Io l'ho beccato nel 2010, ho sofferto per un anno, nel 2011 l'ho peggiorato. Non lo dico per scherzo: alla vita di ogni giorno non ti adatti più.
Belin quanto ho scritto, mi son fatto prendere la mano... Scusate
