Re: Cavalls del Vent 29.09.2012
Inviato: 03/10/2012, 21:51
Innanzitutto, che questa ragazza riposi in pace. Di fronte ad una morte é l'unico sentimento che mi sento di provare.
Poi provo a dare un pò la mia visione dell'accaduto, premettendo che non sono un esperto di ultra trail. Ne ho corsi 5 o 6, mai piú di 100 km e nessuno in condizioni estreme.
Io onestamente non me la sento di criticare gli organizzatori, né tantomeno mi sembra che le caratteristiche di questa corsa fossero apparentemente cosí estreme come quelle di altre gare ben piú toste; i km erano poco piú di 80 e soprattutto il passaggio piú alto era a 2.400mt.
Ma allora cosa é successo?? Torno al curriculum della povera ragazza che, da quello che ho letto, era sicruamente quello di una persona "esperta", essendo stata finisher di gare ben piú lunghe ed "apparentemente" ben piú estreme di quella in oggetto.
Il problema é stato l'equipaggiamento? Non entro nei dettagli e do per assunto che avesse tutto l'equipaggiamento obbligatorio e anche di piú.
Ma allora?? Io credo che in alcune occasioni si può rischiare molto e magari anche lasciarci le penne ancorché si siano prese tutte le precauzioni....e non é questione di esperienza su gare blasonate fatte magari con il sole che splendeva e il caldo sulla pelle....ma di esperienza con la E maiuscola di montagna vera maturata magari nell'arco di anni.
Faccio un esempio dal basso della mia piccolissima esperienza su due corse fatte recentemente....alla valdigne 2011 passaggio al bivacco pascal, 3000mt...alla cima tauffi punto piú alto circa 2000mt.... in entrambi i casi sole e caldo e nessun problema nell'arco delle 11-12 ore di corsa.
Diversamente alla Ronda Ghibellina 2011..."solo" 43km, punto piú alto del percorso solo 810mt, fine gennaio partiamo con circa zero gradi e diluvio universale, saliamo e fa freddo, nevica, molti sul percorso optano per il bivio della versione corta, non sentendosela di finire la 43 km. Io proseguo, siamo in pochi, a un certo punto si alza la nebbia e le segnalazioni erano decisamente scarse (non me ne vogliano gli organizzatori, se ne parlò molto di quella prima edizione e so che poi le cose sono migliorate!), io sono lento e a un certo punto casco dentro una pozzanghera mi prendo una storta e sto cinque minuti completamente fermo, le mani mi si congelano (e avevo i guanti peraltro) il corpo si intirizzisce, la sensibilitá delle mani é nulla e anche quella dei piedi dopo che stupidamente li ho tenuti 5 minuti fermi zuppi di ghiaccio e acqua della pozzanghera....vorrei aprire lo zaino per trovare qualcosa con cui scaldarmi ma le mani non rispondono....mi prende un pò il panico, poi mi tranquillizzo sbatto le mani, cammino, poi corro, e poi dopo qualche km un ristoro...
Risultato dell'esperienza: finisher, ma con accenno di geloni ai piedi e ridotta sensibilitá per circa 10gg...
Ma se invece avessi sbattuto la testa su un albero e fossi svenuto magari fuori dal tracciato di gara, o mi fossi dovuto fermare per mezz'ora senza nessuno nei paraggi? Che sarebbe successo?? Non lo so, probabilmente me la sarei cavata comunque ma...chissá...
Tutto quello che vi ho raccontato sicuramente é niente rispetto alle avventure capitate all'ultimo Tor o al altre mille capitate di certo ai vari "montanari" del Forum.
Ma ci ho tenuto a condividere con voi questa esperienza perché io credo di aver imparato molto di piú da quella gara forse neppure considerabile trail per i canoni delle federazioni, visto il ridotto chilometraggio, che da altre gare ben piú blasonate fatte sotto il sole di luglio o agosto.
E allora torno al commento di qualcuno...servono i curricula e i punti per dimostrare esperienza o forse l'organizzatore deve fare piú "terrorismo" laddove ipotizzi che le condizioni vadano a peggiorare, e sta poi nel buon senso di ognuno decidere se tuffarsi nell'avventura?? Io onestamente propendo piú per la seconda opzione.
Quindi ragazzi, ricordiamoci sempre che facciamo alla fine uno sport bello ma che può essere pericoloso. Se decidiamo di affrontare una gara di piú giorni, di notte, con passaggi magari su nevai a 3.000mt non possiamo pretendere che l'organizzazione pensi al 100% a tutto. Sta a noi decidere se siamo pronti, se ce la sentiamo di prendere qualche rischio e se il gioco vale la candela.
E la montagna può essere molto severa a 800mt di giorno, mentre può essere dolce ed innocua a 3000mt di notte, bisogna conoscerla e soprattutto rispettarla, sempre.
Buone corse a tutti e RIP alla povera ragazza.
g.
Poi provo a dare un pò la mia visione dell'accaduto, premettendo che non sono un esperto di ultra trail. Ne ho corsi 5 o 6, mai piú di 100 km e nessuno in condizioni estreme.
Io onestamente non me la sento di criticare gli organizzatori, né tantomeno mi sembra che le caratteristiche di questa corsa fossero apparentemente cosí estreme come quelle di altre gare ben piú toste; i km erano poco piú di 80 e soprattutto il passaggio piú alto era a 2.400mt.
Ma allora cosa é successo?? Torno al curriculum della povera ragazza che, da quello che ho letto, era sicruamente quello di una persona "esperta", essendo stata finisher di gare ben piú lunghe ed "apparentemente" ben piú estreme di quella in oggetto.
Il problema é stato l'equipaggiamento? Non entro nei dettagli e do per assunto che avesse tutto l'equipaggiamento obbligatorio e anche di piú.
Ma allora?? Io credo che in alcune occasioni si può rischiare molto e magari anche lasciarci le penne ancorché si siano prese tutte le precauzioni....e non é questione di esperienza su gare blasonate fatte magari con il sole che splendeva e il caldo sulla pelle....ma di esperienza con la E maiuscola di montagna vera maturata magari nell'arco di anni.
Faccio un esempio dal basso della mia piccolissima esperienza su due corse fatte recentemente....alla valdigne 2011 passaggio al bivacco pascal, 3000mt...alla cima tauffi punto piú alto circa 2000mt.... in entrambi i casi sole e caldo e nessun problema nell'arco delle 11-12 ore di corsa.
Diversamente alla Ronda Ghibellina 2011..."solo" 43km, punto piú alto del percorso solo 810mt, fine gennaio partiamo con circa zero gradi e diluvio universale, saliamo e fa freddo, nevica, molti sul percorso optano per il bivio della versione corta, non sentendosela di finire la 43 km. Io proseguo, siamo in pochi, a un certo punto si alza la nebbia e le segnalazioni erano decisamente scarse (non me ne vogliano gli organizzatori, se ne parlò molto di quella prima edizione e so che poi le cose sono migliorate!), io sono lento e a un certo punto casco dentro una pozzanghera mi prendo una storta e sto cinque minuti completamente fermo, le mani mi si congelano (e avevo i guanti peraltro) il corpo si intirizzisce, la sensibilitá delle mani é nulla e anche quella dei piedi dopo che stupidamente li ho tenuti 5 minuti fermi zuppi di ghiaccio e acqua della pozzanghera....vorrei aprire lo zaino per trovare qualcosa con cui scaldarmi ma le mani non rispondono....mi prende un pò il panico, poi mi tranquillizzo sbatto le mani, cammino, poi corro, e poi dopo qualche km un ristoro...
Risultato dell'esperienza: finisher, ma con accenno di geloni ai piedi e ridotta sensibilitá per circa 10gg...
Ma se invece avessi sbattuto la testa su un albero e fossi svenuto magari fuori dal tracciato di gara, o mi fossi dovuto fermare per mezz'ora senza nessuno nei paraggi? Che sarebbe successo?? Non lo so, probabilmente me la sarei cavata comunque ma...chissá...
Tutto quello che vi ho raccontato sicuramente é niente rispetto alle avventure capitate all'ultimo Tor o al altre mille capitate di certo ai vari "montanari" del Forum.
Ma ci ho tenuto a condividere con voi questa esperienza perché io credo di aver imparato molto di piú da quella gara forse neppure considerabile trail per i canoni delle federazioni, visto il ridotto chilometraggio, che da altre gare ben piú blasonate fatte sotto il sole di luglio o agosto.
E allora torno al commento di qualcuno...servono i curricula e i punti per dimostrare esperienza o forse l'organizzatore deve fare piú "terrorismo" laddove ipotizzi che le condizioni vadano a peggiorare, e sta poi nel buon senso di ognuno decidere se tuffarsi nell'avventura?? Io onestamente propendo piú per la seconda opzione.
Quindi ragazzi, ricordiamoci sempre che facciamo alla fine uno sport bello ma che può essere pericoloso. Se decidiamo di affrontare una gara di piú giorni, di notte, con passaggi magari su nevai a 3.000mt non possiamo pretendere che l'organizzazione pensi al 100% a tutto. Sta a noi decidere se siamo pronti, se ce la sentiamo di prendere qualche rischio e se il gioco vale la candela.
E la montagna può essere molto severa a 800mt di giorno, mentre può essere dolce ed innocua a 3000mt di notte, bisogna conoscerla e soprattutto rispettarla, sempre.
Buone corse a tutti e RIP alla povera ragazza.
g.