SPIRITO TRAIL • TOR 2021 - Pagina 20
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Re: TOR 2021

Inviato: 26/09/2021, 17:11
da biglux
La salita verso lo Chalet Epee è abbastanza “fastidiosa”: poca pendenza, tanti su e giù, altimetro che guadagna metri molto faticosamente. Preferisco le tirate a doppia cifra che ti fanno faticare ma che se tieni un buon ritmo il colle arriva presto e te lo lasci alle spalle. Con un altro trailer per sbaglio continuo su una poderale per mezzo km finché la mancanza delle onnipresenti bandierine ci fa girare i tacchi: una ragazza con la quale avevo fatto buona parte della salita ha imboccato il sentiero giusto e se ne è ben guardata dall’avvisarci (o sarò io che, stanco, inizio ad avere manie di persecuzione?). Ritrovata la retta via un po’ per l’incazzatura e un po’ per la fretta di raggiungere il Col Fenetre in questa notte infinita raccattiamo un po’ di corridori finché finalmente si palesa il rifugio: ci lasciano all’addiaccio a consumare le solite cose (fontina, mocetta, ecc.) mentre il rifugista se ne sta guardando il computer al calduccio. Cerco di perdere poco tempo e su a macinare dislivello fino al colle. La discesa era come me l’avevano descritta: una serpentina ripidissima su terra battuta (che per fortuna “tiene”) disegnata in un pratone di alta quota tutto brinato che percorro con molta cautela (sfortunatamente in discesa sono una pippa!) con anche dei pezzi di catene quando il sentiero è franato. Faccio passare volentieri dei “pazzi” spagnoli che volano mentre lentamente sorge il sole 1000 m sotto su Rhemes Notre Dame. Il panorama è qualcosa di spettacolare e il sentiero splendido disegnato a strapiombo sulla valle con delle splendide formazioni rocciose azzurrognole talmente belle da sembrare finte! Vorrei fotografarle ma ho paura di spezzare il ritmo che sto tenendo in questa discesa corribile che finché ce n’è…Al ristoro vago come un automa alla ricerca di cibo che cerco di immagazzinare il più possibile visto che mancano ancora due “mostri” da salire e scendere. L’Entrelor ormai lo conosco benissimo, perché ne ho studiato il percorso scialpinistico e le relative relazioni più volte (senza mai farlo…). Lo splendido bosco iniziale, la croce di legno all’inizio del falsopiano e i duri pendii superiori nel caldo del mattino mi entusiasmano anche se non riesco a capire dove si passi. A differenza di altri cerco di non fermarmi mai e tenere un ritmo costante scandito dai gel ogni 45’-60’ e della frequenti bevute e così ne recupero parecchi, tra i quali tanti che ne approfittano per un riposino al sole. Il colle è raggiunto e ovviamente fotografato (il numero 5!). Solitamente viaggio con maglietta e manicotti, il guscio lo riservo solo per i tratti in quota di notte e con vento freddo. Ho sempre corso le mie gare senza bastoncini ma questa volta ho deciso di utilizzarli per non “bruciarmi” le gambe ed effettivamente mi sembra che funzionino molto bene anche se mi “impigriscono” un po’ perché tendo a evitare la corsa anche nei tratti in pianura e in discesa ma va bene così! La discesa su Eaux Rousses non me la ricordo bene, anche se con i suoi quasi 1400 m negativi l’avrò maledetta! Controllo chip, ristoro veloce e via verso il Col Loson, 1600 m di salita sulla cima Coppi del Tor, insieme con il simpaticissimo Giorgio da Roma (che scoprirò solo dopo che non è altro che il mitico giotizi del forum). Lui è un po’ preoccupato, nonostante ormai sia un senatore avendone messi in saccoccia già due, perché si sente un po’ stanco. Per il momento la sto vivendo bene, dopo la crisi di La Thuile mi sembra tutto fantastico e molto egoisticamente devo confessare che traggo energia dal vedere gente sfinita che dorme dappertutto già in queste fasi “preliminari”. Il viaggiare con Giorgio per me, oltre che un grande piacere, è fonte di informazioni preziosissime perché mi anticipa i tratti più ostici e mi descrive quello che ci aspetterà. Arriviamo a un bellissimo nucleo di baite dove ci attende l’agognata fontana e incontro per la prima volta un mio omonimo, Mauro, plurifunisher del Tor che sta combattendo stoicamente contro una fastidiosa fascite plantare e ha appena fatto una pennichella. Un simpatico signore mi descrive la reale casa di caccia costruita su una sorta di nido d’aquila molto sopra di noi che mi affascina e mi stupisce: come avranno fatto senza elicottero su quei sentieri ripidissimi non me lo spiego! Il sentiero si inoltra nella valle in un falsopiano e decine di stambecchi che “pascolano” indisturbati ci fanno capire di essere nello splendido Parco del Gran Paradiso. Non riesco a capire dove sia il colle e con Giorgio e Mauro a testa bassa percorriamo il lungo sentiero che lentamente prende quota per inoltrarsi in un vallone laterale. Non so chi l’abbia tracciato ma è una vera e propria agonia, si potrebbero tagliare benissimo i lunghi e insulsi tornanti che fanno fare solo km e poco dislivello (confesso che qualcuno l’ho accorciato…). Man mano che si sale con il mio ritmo lento e ”inesorabile” inizio a lasciare indietro i miei compagni (che ritroverò tante volte per fortuna!) e a superare parecchia gente che si riposa o addirittura dorme sui prati. Ogni tanto pausa-pisciatina: il colore della mia urina, quasi sempre chiaro, mi tranquillizza sul fatto che mi stia idratando bene. Finalmente il colle si manifesta e metro dopo metro, abbastanza faticosamente, lo raggiungo mentre sopraggiunge la sera. La quota oltre i 3000 m non mi infastidisce più di tanto, forse per gli allenamenti di luglio e agosto, non lunghissimi, tutta roba di 40-45 km, ma dove spesso sono salito in alto. Percorro il breve tratto attrezzato visto e rivisto nei vari video su YouTube e arrivo alla postazione delle guide che mi offrono un mezzo bicchiere di the caldo (mezzo nel vero senso della parola perché erano agli sgoccioli) e qualche biscotto. La pigrizia e la voglia di abbassarmi a quote più “umane” mi fa ripartire senza guscio e frontale, ma poco sopra il rifugio Sella il vento freddo e il buio della sera mi costringono a fermarmi per equipaggiarmi. Al rifugio mangio di tutto e di più e chiedo che mi diano un’occhiata alla schiena, perché ormai da ore sento che lo zaino sta sfregando in un punto che brucia. Un simpatico ragazzo mi medica con del Tensoplast: questi atti di gentilezza non scontata sono un carburante ben più efficace del cibo per la prosecuzione del mio “viaggio”! La discesa a Valnontey la faccio con due francesi che parlano ininterrottamente non so di cosa, forse di lavoro, ma che con il loro tono e la loro cadenza mi infastidiscono parecchio o forse è il sentiero che è veramente una porcata, fatta di pietre e sassi messi di traverso quasi per farti inciampare. Il mio umore sta decisamente virando sul nero e l’arrivo a Valnontey con la gente che incita e scampana lo vedo come una liberazione…peccato che mancano ancora più di 3 km su asfalto alla base vita! Sono incazzato con il Tor che mi fa fare strada inutile e con me che non ho la voglia e il coraggio di correre, ma sono morto di sonno e quelli che incontro che mi salutano mi danno quasi fastidio, ma mi sforzo a ricambiare (caratteraccio!). Finalmente arriva Cogne e con lei la base vita tanto agognata: ci passerò quasi 4 ore tra il pasto (cosa non ho mangiato con tanto di doppia Menabrea alla spina!), la prima doccia e un paio di ore di sonno profondo tipo “on-off”. Al Tor ci si addormenta in un lampo senza “preliminari” e il risveglio è traumatico, come da un incubo! Mi domando ancora adesso dove ho buttato tutto il tempo alle basi vita non avendo mai fatto un massaggio e non avendo avuto la necessità di curare i piedi per le vesciche!?! Prima di uscire mi fiondo in infermeria per farmi controllare la medicazione alla schiena: scoprirò durante 20’ di torture e dolore che mi avevano messo direttamente il Tensoplast sulla ferita e per rimuoverlo e depilarmi la parte hanno dovuto massacrarmi. La nuova medicazione è una specie di armatura di garze e cerotti: ringrazio l’infermiere perché mi sembra che faccia anche da busto e non sento nemmeno il mal di schiena!

Re: TOR 2021

Inviato: 26/09/2021, 18:48
da FabioC
Arrivo alla base vita, negozio l’entrata delle bimbe e di mia moglie nella zona autorizzata con l’alpino volontario e gli allungo un centone per lasciar fuori mia suocera, sto mezz’ora con la famiglia, che bello, che pace.
Ecco il vero motivo per cui nel materiale consigliato c'è sempre "un po' di denaro per le spese personali ai rifugi"!!! :lol: :lol:

Re: TOR 2021

Inviato: 26/09/2021, 18:57
da FabioC
Boborosso ha scritto: tutti sfoggiano le loro magliette/giacche dei grandi eventi a cui ha partecipato, LUT, UTMB, prima comunione, Mortadelethon e corsa coi sacchi delle elementari.
Anch'io così, alla LUT sfoggiavo la maglia del "Trail del Salame" che avevo fatto il mese prima.
Giuro, esiste veramente, molto divertente e niente affatto banale!

Re: TOR 2021

Inviato: 26/09/2021, 20:03
da Corry
Cacchio ma ragazzi mettetevi d’accordo!
Ho fatto una fatica a fare il Tor con giorgiovis poi sono dovuto tornare indietro a prendere boborosso e adesso biglux è ancora più indietro! :lol: :lol: :lol:


Ovviamente scherzo starei mesi a leggere questi racconti! ;)

Re: TOR 2021

Inviato: 26/09/2021, 20:35
da GIORGIVS
E io sono arrivato dietro tutti..

Comunque è veramente bello leggere i racconti degli altri. Ancor di più dopo che hai fatto un TOR e capisci bene i posti e le situazioni. E' come guardare ora i video su YT. Sembra di "capirli" meglio.

Re: TOR 2021

Inviato: 27/09/2021, 8:01
da Boborosso
Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

non so se devo rallentare o se devo accellerare...

Faccio un po' come caxxo me pare... :lol: :lol: :lol:

Prometto che in settimana arrivo a Courmayeur ;)

Re: TOR 2021

Inviato: 27/09/2021, 10:35
da Boborosso
Delle bandellette e dei cerotti
Faccio una breve pausa, mettere questo post alla fine sarebbe troppo scontato e non gli darebbe la giusta importanza.

Al TOR è impossibile arrivare senza essersi fatti male da qualche parte.
Bisogna aver fortuna per non farsi male troppo e doversi fermare. Fortuna con la C maiuscola.
E bisogna anche aver carattere (la C maiuscola non faceva riferimento al carattere… ma ci sta bene anche qui) per andare avanti nonostante tutto.
Le vesciche fanno male, le contratture fanno male, le giunture fanno male, lo stomaco fa male. Bisogna sopportare e andare avanti.
Ho avuto vesciche dalla prima tappa, dalla seconda tappa ho cominciato ad usufruire dei fisioterapisti e volontari. Alla seconda tappa la fisioterapista è sbiancata vedendomi le piante dei piedi tumefatti, mi ha fatto un bendaggio perfetto, con questo mi pareva di non sentire niente, me lo sono fatto rifare altre 2 volte prima dell’arrivo, man mano che me lo rifacevano coprivano altre parti, bucavano vesciche, curavano, proteggevano. Mani sante che hanno curato i miei piedi, che mi hanno aiutato ad arrivare.
Alla terza tappa mi hanno massaggiato le ginocchia troppo sollecitate, messo a posto le bandellette e messo il tape sui tendini tra polpacci e cosce, alla quinta e alla sesta massaggi e sistemazioni varie, alla 6^ mi hanno messo il tape alle ginocchia, ormai al limite della sopportazione. Partito, mi sentivo le rotule in gola, ma questo ha fatto in modo che io riuscissi a spingere oltre ogni previsione, correndo fino alla fine.
Più passavano i km e meno coordinato ero, ovviamente. Ho sbattuto i piedi contro ogni roccia, messo male i piedi e tirato le caviglie.
Non ci si può concentrare sui dolori, bisogna andare avanti. Bisogna fare finta che non ci siano.
Se non c’erano i volontari non arrivavo a Courmayeur. Possiamo quasi considerarlo un mezzo imbroglio? Bho…
A Valtournenche e a Ollomont ho fatto 30 minuti di nanna sul lettino, mentre mani sante mi curavano e rimediavano ai danni che mi ero procurato.
Ringrazio i fisioterapisti, che hanno rimesso le ali ai nostri piedi, oltre alle bende.
A Ollomont c’era un infermiera che scrutava negli occhi tutti quelli che arrivavano e chiedeva: “Come va?”, se non eri capace di mentire abbastanza ti fermava e non ti lasciava andare avanti. Ringrazio anche questa infermiera, che aveva la responsabilità di salvarci da noi stessi, all’occorrenza.
Ringrazio gli angeli volontari, che vedono di noi, che ci fanno una battuta, che risollevano gli spiriti, che ci rinfrancano come possono.

Re: TOR 2021

Inviato: 27/09/2021, 10:36
da Boborosso
Assistenza
Avere qualcuno che ti assiste è come fare un altro TOR.
L’assistenza arriva a tutti, in vari livelli.
Può essere quella dei messaggi da casa, di cui ho fatto tesoro, mi sono ritrovato a rileggere messaggi alle 3 di notte, al buio. Hanno fatto più questi di molti piatti di pasta.
Può essere quella di parenti e amici che ti vengono a trovare, o ti cambiano la borsa/zaino, ti sostituiscono in tutto e per tutto per alcuni momenti. Questa è l’assistenza vera e propria, ti salva la vita e sicuramente può farti guadagnare 10 ore di TOR.
Io ho avuto una semi-assistenza in gara.
Mia Moglie Michela Marina Mior (5M in tutto) è venuta da me a Donnas come da accordi, mi ha aiutato a sistemare lo zaino, ha tolto le cose sporche dal borsone e mi ha dato i sacchetti dei vestiti per il giorno dopo. Mi ha preso i power bank da caricare e mi ha preso la frontale scarica. Le è sembrato quasi di fare poco, ma quell’attimo di respiro è stato indispensabile.
E’ venuta poi a Gressoney, lì l’effetto pit-stop Ferrari è stato splendido, mi ha sistemato le garze, mi ha ripulito le gambe, montato la luce, tornato il power bank, fatto lo zaino. 20 minuti che sono valsi 2 ore, che mi hanno permesso di andare avanti.
Il TOR io l’ho fatto e finito con 5M.
Il TOR inizia quando cominci a pensare di premere “preiscriviti”, da quel momento cominci a tartassare 5M con tutte le tue seghe mentali, tabelle, considerazioni, paure, tecnicismi. 5M magari non capisce tutto, ma ascolta e dà spazio. 5M è lì, subisce i tuoi allenamenti, subisce i weekend mancati al mare perché tu devi fare un lungone o sei in carico. 5M è santa.
Poi 5M passa 9 giorni a Courmayeur, pregando che torni vivo, in silenzio. Fa quello che può, va in farmacia a prenderti le garze, ti gira le tabelle che le hai mandato su whatsapp 2 settimane prima e non capisce, ti rincuora, ti risponde a messaggi incomprensibili.
Finisce il TOR e piange più di te, tu sei ancora ubriaco e non capisci cosa sta succedendo, ma lei si commuove per te.
Il TOR io l’ho fatto e finito con 5M, la medaglia è anche la sua. Il sudore è anche il suo.
Amo Michela e la ringrazio. Non vuole che la chiami “mia moglie”. Azzardo un 5M, spero non si arrabbi, o perlomeno spero che sia più felice che la ringrazio di quello che è arrabbiata.

Re: TOR 2021

Inviato: 27/09/2021, 11:06
da biglux
Esco dalla base vita di Cogne nella notte di buon passo verso Lillaz con il morale rinfrancato dal sonno e dalle cure dei volontari. Mando un messaggio a mia moglie per smentire lo stato d’animo funereo delle ore precedenti. Il telefono lo terrò quasi sempre spento, lo accendo solo in base vita per leggere i messaggi del mio piccolo “fun club” e per fare foto, infatti dovrò caricarlo solo una volta. Sulla strada aggancio Giorgio da Cuneo, il nostro giorgivs, col quale entro subito in sintonia e inizio a chiacchierare del più e del meno. Purtroppo ha un dolore inspiegabile all’inserzione dei gemelli che lo fa penare in discesa. Per fortuna adesso è solo salita anche per nulla ripida. A Goilles, teatro del giallo-Canepa di anni addietro, ci fermiamo a un piccolo e simpatico ristoro dove ci preparano un caffè alla moka e un the vero buonissimi. Non so come ma si finisce con altri trailer a parlare di coltivazioni più o meno lecite di cannabis e la volontaria ci confessa che la madre coltiva papaveri da oppio…tra le risate si riprende il cammino con qualche dubbio per un lungo tratto senza bandierine. Fa un freddo porco e iniziamo a intravvedere la splendida vallata dinanzi a noi rovinata da bruttissimi ed enormi tralicci. Finalmente siamo al rifugio Sogno dove ci accolgono con estrema cortesia e ottime cibarie (finalmente prosciutto decente e formaggio di quelli veri). Ne approfitto per la prima sosta in bagno dopo due notti (io che sono regolarissimo mi stavo allarmando…) e dopo una mezzoretta di cazzeggiamenti con Giorgio e Bill il californiano (che ha sempre una fretta assurda: come on Lucio, let’s go!) decidiamo di salutare e levare le tende. Oggi è una tappa “di trasferimento” con solo una salita non troppo impegnativa di circa 1300 m+ e una lunga discesona verso Donnas e voglio prendermela comoda. Tiro la bella e ripida salita a Giorgio verso la finestra di Champorcher e incontriamo due suoi simpatici amici cuneesi che sono saliti da Chardonney a fargli il tifo. Tra una chiacchiera e l’altra scendiamo di buon passo (anche se Giorgio deve stringere i denti) fino al rifugio Dondena dove ci accolgono delle simpaticissime rifugiste e facciamo il pieno di cibo sui tavoli all’aperto come dei gitanti qualunque della domenica. All’interno una mega stufa a pellet e un camino ci fanno dimenticare il freddo preso poche ore prima. Di malavoglia riprendiamo il cammino con i racconti dell’amico di Giorgio sul mitico Marco Olmo che frequenta abitualmente. Dopo un rapido ristoro a Chardonney ci dirigiamo verso Ponboset dove, sorpresa delle sorprese, trovi mia moglie seduta su una panchina ad aspettarmi. Sono stupito e felicissimo al tempo stesso, non so cosa dire: mi aveva sentito un po’ giù di morale e, facendo salti mortali, lasciando i bambini a un amica, mi ha raggiunto per portarmi un po’ di indumenti di scorta, la mitica pasta di Fissan e soprattutto una birra “blanche” che adoro?! Camminiamo insieme verso il ristoro dove scattiamo qualche foto e compio il solito rituale: pasta, minestrina, pane e Nutella e carico le softflasks. Una decina di km ci separa da Donnas e fa abbastanza caldo vista la bassa quota e la bella giornata. Passati un paio di ponti instabili a dir poco, vengo assalito da una strana fretta e decido di allungare il passo in salita. Agganciati tre spagnoli, li seguo per qualche km per poi superarli e lanciarmi di corsa verso Bard: ho voglia di finirla al più presto questo tormento di discesa, inframmezzata da strappi anche violenti in salita. Alle porte di Donnas, dopo aver corso su asfalto dei tratti veramente brutti di periferia, incontro di nuovo mia moglie Lorena con la quale corricchio fino alla sospirata base vita (non arrivava più)! Sperimento cosa vuol dire avere un’assistenza, devo solo pensare a mangiare e farmi una doccia rigenerante, mentre lei porta via le cose sporche e mi rifornisce di cose pulite. In base vita c’è un trailer romagnolo giustamente incazzato perché gli hanno perso la borsa gialla. Mi dispiace per lui, sono cose che dopo 150 km e probabilmente con tutti i progetti che uno si era fatto ti mandano fuori di testa. Dopo un pasto superabbondante con tanto di banane spalmate di Nutella e un’ottima birra alla spina, saluto e ringrazio Lorena che rientra a casa dai bimbi e mi fiondo a dormire un’oretta prima della famigerata e temutissima tappa più dura del Tor!

Re: TOR 2021

Inviato: 27/09/2021, 17:04
da biglux
Dopo i 56 km e i 5000 m+ del tappone Valgrisenche-Cogne adesso mi aspettano 57 km e 6000m+ stando alle tabelle del sito del Tor! Mi incammino verso le 7 di sera sulla strada asfaltata verso Pont-Saint-Martin dove salto a piè pari il ristoro con tanto di musica e incrocio un simpatico siciliano militare di professione, Filippo col quale condividerò il sentiero fino a Sassa. Ci fanno fare una specie di "ghirigori" su e giù per passare sul ponte del Lys e poi ci infiliamo in una sorta di boscaglia abbastanza deprimente dove per sbaglio inforchiamo un passaggio su un asse di legno direttamente sopra i filari di viti: dietrofront molto cauto e via verso Perloz. Questo ristoro è molto noto per la musica con la quale ti accolgono e per i dolci: quest'anno c'erano solo i buonissimi torcetti dei quali ne faccio incetta. Dopo una breve discesa ci aspetta una "fucilata" su mulattiera a pendenze "monstre" dove saliamo dcon un buon ritmo. Filippo è un aficionados delle Spartan Race e con il suo preparatore ha fatto parecchia palestra per rinforzare le gambe e si vede, ma al tempo stesso è poco esperto di trail e si ritrova con i piedi massacrati dalle vesciche che gli fanno tenere delle posture assurde. Raggiunto il ristoro di Sassa faccio conoscenza con un mito dell'alpinismo himalaiano col quale mi complimento per le sue imprese e che incontrerò spesso più avanti. Mi infilo in una baita lasciata aperta per cambiarmi la maglia e mettermi un intimo termico a manica lunga visto che fa freschino e minaccia pioggia. Mangio qualcosa e poi scappo verso il rifugio Coda. La salita in solitaria un po' mi affascina ma diventa man mano sempre più snervante, vuoi per la pioggia e per il fatto che le distanze di notte basate solo sulle luci dei concorrenti sono spesso ingannatrici. Finalmente arrivo in cresta con una splendida vista sul biellese e anche un vento gelido. Ho imparato a mie spese che le paline segnaletiche valdostane sono spesso ingannatrici: dalle mie parti (Valtellina) se leggo 60' vuol dire che probabilmente in 45' sarò arrivato, qui invece i tempi sono giusti giusti quando non eccessivamente ottimistici. Al rifugio Coda, chiedo a chi mi prende il tempo se posso entrare a cambiarmi e riposare visto che sono bagnato e infreddolito. Mi fanno parlare con i rifugisti che sono assolutamente tassativi: non si entra e non si dorme al Coda per le solite disposizioni Covid (se non per motivi sanitari), ma si può stare in un tendone non riscaldato che sembra una trincea della prima guerra mondiale con gente infagottata che dorme sopra e sotto i tavoli. Il cuoco, un panzone che fa capolino dal rifugio, mi dice che anche lui non dorme da 24 ore ma non ne fa tante. Dopo averlo squadrato con il massimo del disprezzo che potevo esternare, abbandono i simpaticoni e con loro quel triste spettacolo di miseria umana. Questo atteggiamento ostile e assolutamente non consono a un rifugista l'ho trovato fortunatamente solo qui: nella maggior parte dei rifugi la gente si faceva in quattro per ospitarti al caldo e farti pure dormire! Bando alle ciance, inizio quel lungo percorso verso il Barma, poco più di 8 km che mi ruberanno un infinità di tempo, di su e giù e di snervanti sentieri in un ambiente splendido ma che il sonno e la stanchezza non me lo fanno gustare come dovrei. Incrocio due varesotti coi quali mi incontrerò più volte e con i quali ci facciamo una marea di risate. Il rifugio Barma è uno spettacolo: bellissimo, accogliente, pieno di persone gentili che si prodigano per farti stare bene. Mi bevo finalmente un doppio espresso e mi scolo al volo una birra media. Mangio come al solito vagonate di pasta e pastina in brodo, approfitto del bagno e con estrema fatica mi trascino fuori alla volta del Col du Marmontana. Siamo un gruppo di corridori tra i quali conosco anche il mitico greco Yoannis da Corfù che mi racconta della sua amicizia con il mito dell'ultramaratona Yannis Kouros. La giornata non è splendida, c'è un certo grigiore ma non piove e mi sento finalmente felice perché vedo dove sto camminando anche se sono ancora molto stanco. I posti sono veramente belli e una piacevole discesa ci porta al ristoro del Lago Chiaro. Un gruppo di volontari e amici si stanno alternando alla brace dove cuociono costine e prosciutto alla brace da giorni e ci offrono ogni ben di dio! Un gruppo di trailers francesi e belgi ormai si è accampato e tutte le costine che arrivano dal barbecue se le arraffano loro con avidità (non riesco ad amare i francesi!). Con Diego a malincuore ci stacchiamo dall'allegra brigata e ci trasciniamo sulle pendenze impossibili della Crenna du Ley dove mi sembra di scorgere un murales sulle pietre lisce: quelli che mi sentono mi prendono per il culo ma le venature nerastre della pietra sembra che raffigurino delle scene di caccia! Dal Colle della Vecchia inizia la lunga discesa su Niel dove incrociamo nuovamente il famoso himalalista con cui ci intratteniamo fino quasi al ristoro. L'atmosfera è positivissima e gioiosa, incontro la moglie di Giorgio che lo sta aspettando e mi dice che è letteralmente rinato senza più dolori: sono felicissimo e ammirato per la sua tenacia e caparbia, pensavo avesse mollato a Donnas! Una ragazza mi chiede cosa voglio da mangiare: strudel? polenta e spezzatino? Cosa cosa cosa??? Voglio tutto!!! Diego si beve anche un bicchiere di vino e passiamo una ventina di minuti veramente spettacolari ridendo e scherzando con i volontari vicino a una magnifica stufa a pellets. Per il momento, nonostante sia molto stanco, cerco di evitare le sirene che mi offrono un letto fuori dalle basi vita. Ripartiamo alla volta del Col Lasoney su uno splendido sentiero che taglia un pascolo di pecore e capre bellissime. La salita è lunga e il colle sembra che non arrivi mai, Diego si attarda e io cerco di spingere il più possibile per abbreviare la sofferenza: dal colle si apre un panorama stupefacente, del tipo "Signore degli anelli", un vasto altopiano in parte a torbiera che si apre sulla mitica Loo Valley. Qui ci sarebbe da correre, ma vuoi la stanchezza e l'abitudine al cammino, preferisco andare di buon passo. A Ober Lòo mi ricongiungo con Diego e, dopo un breve ristoro, ci fiondiamo verso Gressoney. Dalla base vita ci separerà un orrendo sentiero lastricato di sassi irregolari e pure bagnati col rischio di prendersi una storta e scivolare ad ogni passo. Per non farsi mancare nulla alla fine ci attendono anche 2-3 km di asfalto che ci fanno attraversare un paese fantasma abbastanza deprimente, con palazzine disabitate penso a uso turistico. Il palazzetto di Gressoney è molto grande e comodo anche se i letti per dormire sono limitati nei campi da squash. Dopo avere ritirato la borsa, ceno con molta calma, faccio una doccia e mi accordo con Diego per sentirci dopo un paio di ore di sonno, che me le faccio sdraiato sulle gradinate del palazzetto (anche se sul cemento mi addormento dopo un nanosecondo!). In zona massaggi intanto c'è un po' di aria tesa per i soliti furbetti che vorrebbero saltare la fila: scorgo Giorgio col quale scambiamo due brevi frasi. Lui è sempre un po' in allerta e di fretta, perché ha due ore di svantaggio e deve continuamente "pedalare". Diego invece vorrebbe un massaggio a piedi che ricorda da qualche base vita fa e che mi dice sia qualcosa di erotico/miracoloso!