sono mesi che non intervengo su ST, e non vi è un motivo specifico forse solo che il mondo dei social è talmente vasto che dovrei stare tutto il giorno a leggere questo blog, piuttosto che fb, o st. Sigle e poi sigle ancora. Nel lontano 2005/2006 eravamo in pochi qui a leggerci , il movimento era ancora agli inizi. Ci si conosceva tutto o quasi tutti, i TA erano mitici, ricordo il TicciEmme, o quello di Levanto . tutti con i mostri sacri che hanno fondato ST. Da allora il mondo trail si è evoluto , tante gare, tante persone, l'approccio a questo sport è sostanzialmente diverso. Mi sono adeguato a tutto e a tutti, ma da tempo non trovavo il piacere reale, vivo , sentito di stare in montagna e viverla come tempo fa la vivevo. Ricordo una delle prima abbot's che feci. Ero Con Cinzia e Maurizio, allora i miei compagni di viaggio. Arrivammo a Bardi , c'era al ristoro anche Enrico Vedilei (mi pare fuori gara) , non si capacitava: mangiammo uova, pasta, farinata, bevemmo vino. girano ancora delle foto . ripartimmo con gravi difficoltà di digestione sulla prima salita

verso il lama, ci fermammo a fare le foto sul trattore parcheggiato in un prato . Ora la stessa gara a Bardi se si mangia una patata è già perdere tempo . Avevo perso questa bellezza dell'essere, del vivere la competizione in maniera leggera. Oggi si legge ovunque , finisher, in questa posizione, in questo tempo . Oppure ritirato per questo motivo o per quell'altro , quasi fosse una giustificazione da dare agli altri . Pochi parlano di emozioni, tanti parlano di felicità , di ringraziamenti verso i volontari (concordo sia chiaro) , dell'alba e del tramonto ... tutto bello credetemi, ma a me non basta. Sono delle vecchia guardia , avevo bisogno di trovare qualcosa che mi potesse riportare a quel sentito che era tipico di quando ho iniziato a correre. Quel sentito l'ho ritrovato qui alla PTL . Vuoi per obbligo, ma per me sicuro piacere , sono stato un bel po' di ore al fianco dei miei compagni di squadra. Come allora alla Abbot's li ho vissuti in tutte le loro sfaccettature. Ho dovuto mio malincuore accettare il ritiro del mio amico fraterno Ivano. L'ho accettato come legge naturale della montagna e del nostro fisico rapportato a lei. In queste ore abbiamo vissuto qualcosa di incredibile. Questa è stata una Avventura e non una avventura . Ciò che si prova o meglio ho provato alla PTL è infinitamente superiore a quello vissuto al TOR o al 4K. Qui hai difficoltà immaginabili, che ti riportano a una dimensione meno eroica (come a molti piace sentirsi dire quando finiscono una gara dura) e più rispettosa della montagna e delle persone. Ti metti in difensiva, con la determinazione però di un obiettivo che non è l'arrivare a chamonix, ma di mettere il piede uno davanti all'altro curandoti del sasso d'appoggio, e di guardare e capire il tuo compagno di viaggio. Serve essere un po' mamma e un po' papà, serve essere un po' soldati e un po' generali, serve avere esperienza ma anche spensieratezza , serve essere psicologi e pazienti. Tutto viene ribaltato rispetto all'ora prima, ma bisogna essere capaci di accettare tutti questi cambiamenti. La PTL non può e spero non lo diventi mai una gara come se ne vedono oramai ovunque, dove la differenza è la lunghezza, dislivello, balisatura, ristori. Qui spero resti una Avventura, qui ho ritrovato la mia Abbot's di anni fa, qui è dove spero di ritornare il prox anno, perchè questa è Montagna , questa è Amicizia, questa è Avvenura , ma soprattutto è CRESCITA INTERIORE : ho imparato più in 130 ore di PTL che negli ultimi anni di TRAIL . grazie Filippo Remador Cesario , Ivano Tomasetti e Ivana Bertasa. Prox anno a salute e tempo disponibile compiacendo sarò di nuovo presente con una squadra diversa, ma voglio ancora imparare qualcosa da questa bellissima manifestazione e impararla con chi so mi può dare tanto .
Scusate il tedio... bravissimi tutti !