Scegliere la scarpa giusta

a cura di Andrea Vagliengo

Per noi che amiamo correre, non c’è scelta più importante di quella riguardante le scarpe con cui affrontare i nostri sentieri preferiti.

 

Che si tratti di una scarpa dedicata all’allenamento o di quella con cui intendiamo correre la nostra gara dell’anno, scegliere accuratamente cosa metterci ai piedi quando usciamo a correre sovente può rivelarsi il primo passo fondamentale verso un’esperienza positiva. Sembra di ribadire l’ovvio, ma non c’è nulla di scontato nel sottolineare l’importanza di usare la scarpa giusta per noi, sia per quanto riguarda le nostre caratteristiche fisiche sia per ciò che concerne i nostri gusti riguardo alle gare, il tipo di terreno che incontreremo più sovente e, last but not least, anche il nostro gusto estetico.
Il mercato dedicato al trail running è cresciuto in maniera esponenziale, negli ultimi anni. Oggi si contano decine e decine di modelli di scarpe da trail, più o meno leggeri, più o meno protettivi, grazie ai quali si può correre su ogni tipo di terreno. Ma cosa caratterizza, nello specifico, una scarpa da trail? Cosa la rende diversa da una stradale o da un modello da escursionismo? Proviamo a mettere giù qualche punto fondamentale.

 

La suola

il primo elemento che spicca in una scarpa da trail, confrontandola con un modello stradale di peso analogo, è innanzitutto la suola: resistente, con una tassellatura ben marcata per mordere il terreno e garantirci la trazione di cui abbiamo bisogno, è il nostro punto di contatto col terreno. Più la mescola della suola sarà morbida, più la trazione su fondi ruvidi (roccia asciutta, sterrato compatto, asfalto) sarà elevata, sfortunatamente a discapito della durata. Più invece la mescola sarà dura, meglio si comporterà col passare del tempo e di chilometri, resistendo con maggiore efficacia all’abrasione. Molti storici produttori di calzature da montagna, come Scarpa e La Sportiva per esempio, sovente utilizzano sulle loro scarpe da trail mescole tipiche dei modelli d’alpinismo o d’arrampicata. Negli ultimi anni, sono stati fatti passi da gigante per combinare questi due aspetti: quando Vibram introdusse la sua mescola Megagrip, in grado di combinare delle doti di trazione davvero eccellenti senza per questo rinunciare ad una durata paragonabile a quella di una mescola standard, l’impatto sul mercato fu dirompente. Oggi, la maggior parte dei modelli di alta gamma montano suole Vibram Megagrip, e chiunque l’abbia provata ne ha ben chiara la ragione.

 suole

Intersuola e chassis

Qui si mescolano caratteristiche del mondo hiking ad altre di derivazione più puramente stradista, con intersuole quasi sempre realizzate in EVA (Etil Vinil Acetato, la schiuma morbida che rende le scarpe in grado assorbire gli urti) o in una sua qualche variante. Più l’EVA sarà densa e compressa, più secca e reattiva risulterà la scarpa, a discapito di un po’ di comfort. Nei modelli massimalisti, che puntano tutto sul comfort, aziende come Hoka investono da anni per trovare la combinazione ideale leggerezza e ammortizzazione con risultati eccellenti.

 

Rock plate

Tra suola e intersuola, quasi sempre troviamo il cosiddetto rock plate, che altro non è che un sottile inserto di plastica rigida ma flessibile, il cui scopo principale è proteggere il piede dalle asperità del terreno. Nella maggior parte dei casi, il rock plate non arriva oltre la metà della scarpa, concentrando la protezione sulla zona anteriore del piede. C’è chi lo mal tollera perché aggiunge peso e riduce flessibilità e reattività della scarpa, ma il suo è un ruolo molto importante riguardo alla protezione generale del piede durante la corsa. Salomon, contestualmente alla primissima S-Lab Sense, introdusse la membrana Profeel in fibra di carbonio che andò a sostituire il rock plate nei modelli di fascia alta: leggerissimo e sorprendentemente protettivo, il Profeel si rivelò una delle migliori innovazioni nel settore grazie ad una flessibilità eccezionale, un peso ridotto e un’ottima resistenza all’usura. Altra soluzione interessante è quella che Altra ha adottato per la sua Superior, modello leggero della collezione trail del marchio statunitense recensito proprio su questo numero: un rock plate rimovibile, da inserire all’occorrenza sotto la soletta della scarpa, così da lasciare all’utilizzatore finale piena libertà di personalizzazione

 

Tomaia

In una scarpa da trail, la tomaia svolge un ruolo fondamentale di protezione e di supporto del piede, rivelandosi quasi sempre il punto più critico della scarpa: è molto comune che sia proprio la tomaia a danneggiarsi per prima, piuttosto che la suola. Quando si corre in montagna o comunque su terreno sconnesso, affrontando grandi dislivelli, percorrendo lunghi traversi su tratti in pendenza, una tomaia ben concepita può fare un’enorme differenza sostenendo il piede e aiutandoci a mantenere un passo sicuro e una postura corretta. Se da un lato la tomaia di una scarpa da trail non potrà essere minimale come quella di molte scarpe stradali, dall’altro non potrà neanche essere strutturata come quella di certe calzature da hiking o da approach: in una scarpa da trail troverete sempre una ragionevole via di mezzo, traspirante ma supportiva.

 varie

Inserti protettivi

Per proteggere i nostri piedi da radici, rocce sporgenti e altri ostacoli imprevisti, le scarpe da trail sovente vengono equipaggiate con rinforzi in TPU, un materiale plastico molto resistente, sulle zone maggiormente a rischio come il fianco del piede e il puntale. La finalità d’uso, il segmento di mercato e la categoria della scarpa determineranno l’importanza e, sovente, l’efficacia di queste protezioni: se infatti in un modello dedicato all’ultra-trail saranno gli inserti saranno quasi sempre molto importanti ed estremamente efficaci, è più probabile che in un modello leggero dedicato a alle brevi distanze saranno invece appena accennati, o addirittura del tutto assenti.

Imparare a scegliere, selezionando accuratamente ciò di cui abbiamo bisogno senza lasciarci sviare dalle mode del momento, è un processo di maturazione importante che qualunque trail runner deve affrontare. Sovente mi viene chiesto “Come posso scegliere la scarpa perfetta per me?”, ed è una domanda importante che mi sono fatto anche io quando ho iniziato a correre. La risposta, tutt’altro che scontata, dovremo trovarla sperimentando, testando sul campo e concedendoci anche il lusso di commettere qualche errore lungo il cammino senza per questo lasciarci scoraggiare. Innanzitutto, però, le scarpe per noi devono sceglierle i nostri piedi.

 

Piedi diversi, appoggi diversi, scarpe diverse

Ogni piede è fatto a modo suo e ha le proprie esigenze: arco plantare alto, basso, piede piatto, affusolato, a papera, dita lunghe, talloni sottili, collo del piede molto alto o molto basso, ce n’è davvero per tutti i gusti. Quando poco fa scrivevo che le scarpe le devono scegliere innanzitutto i vostri piedi, è perché non ci sarà mai verso di fare piacere una scarpa molto stretta e affusolata ad un piede dalla pianta larga; similmente, un piede magro difficilmente si troverà mai a suo agio in una scarpa con volumi interni particolarmente ampi. Approfittate dei negozi di running della vostra zona, andate a misurare più scarpe che potete e ascoltate i consigli che vi verranno offerti, naturalmente valutandoli con spirito critico: è il modo migliore per cominciare a capire di che tipo di scarpe avete bisogno. Quando le indosserete, tenetele su per un po’, almeno per una decina di minuti, camminateci più che potete in negozio e cercate di individuare potenziali problemi: un punto di contatto, una cucitura che riuscite a percepire anche da fermi, questi sono gli elementi a cui fare più attenzione durante la vostra scelta. E soprattutto, fidatevi dei vostri piedi: loro devono sempre e comunque avere l’ultima parola.I differenti tipi di appoggio del piede

Per anni, il mercato del running, soprattutto stradale, si è focalizzato soprattutto sui tipi di appoggio: neutro, iperpronatore, supinatore. Se nell’iperpronazione il normale movimento di flessione e distensione dell’arco plantare viene esagerato fino a portare la caviglia a rientrare verso l’interno del piede, la supinazione è il processo esattamente opposto che vede l’appoggio del piede spostarsi eccessivamente sul lato esterno. In entrambi i casi, è frequente che si generi  una compensazione a livello del ginocchio che porta a infortuni ricorrenti. Va però sottolineato che nel trail, disciplina in cui il terreno forza un tipo d’appoggio sempre diverso e molto vario nel tempo, questi difetti sono molto meno problematici. Si è osservato che sovente, dopo molte ore di corsa e camminata, anche gli appoggi neutri tendono all’iper-pronazione a causa della stanchezza, come se il piede “collassasse” progressivamente verso l’interno, ed è per questo che molti modelli dedicati all’ultra-trail, pur avendo una struttura ad appoggio neutro, presentano degli inserti di supporto all’iper-pronazione che, senza essere eccessivamente invadenti, si rendono utili quando i chilometri cominciano a diventare tanti. Per quanto riguarda la supinazione, invece, sarà importante cercare una scarpa con l’appoggio più neutro possibile, evitando accuratamente qualunque forma di correzione dell’iper-pronazione che andrebbe invece ad accentuare questo difetto d’appoggio.
Oltre a tenere conto delle vostre caratteristiche fisiche e delle vostre esigenze tecniche, è molto importante che impariate a capire che tipo di sensazioni cercate quando siete in giro per sentieri: volete sentire ogni sasso, mentre saltellate leggeri su un single-track di alta montagna? Preferite “azzittire” completamente gli effetti del terreno sui vostri piedi, affidandovi ad una scarpa iper protettiva? Oppure cercate una buona via di mezzo? Nel seguito, vi presentiamo brevemente alcuni modelli che abbiamo ritenuto particolarmente interessanti per le categorie Iper ammortizzate, Intermedie e Minimaliste.

 

Iper ammortizzate 

Se vi piace correre comodi, proteggendo più possibile le vostre articolazioni inferiori dagli impatti col terreno, senza stare troppo a badare a come appoggiate il piede a terra durante le vostre lunghe ore sui sentieri, una scarpa iper-ammortizzata potrebbe fare al caso vostro. Regina incontrastata di questo settore è l’azienda americana Hoka One One, che ha letteralmente inventato questa tipologia di scarpa, ma oggi non è più l’unica a proporre modelli iper-ammortizzati sul mercato

Hoka One One Speedgoat 2

Evoluzione di un modello eccezionale, con ammortizzazione abbondante ed estremamente reattiva, sembra che ti dia la spinta in avanti quando alzi un po’ il ritmo. Nuova suola Vibram Megagrip molto valida, allacciatura fasciante, molto più versatile del modello precedente e con una vestibilità estremamente confortevole. Una vera scarpa da ultra in montagna in cui c'è davvero tanto da correre.

1 hoka

Hoka One One Mafate Speed 2

Uno dei modelli più classici della collezione Hoka, la Mafate, viene qui rivista e aggiornata per aggiungere un po’ di pepe e di velocità alla sua struttura protettiva e ammortizzata. Anche qui una bella suola Vibram, aggressiva e ben disegnata. Una macchina da guerra adatta ad ultra-trailer esigenti che vogliono il massimo del comfort senza rinunciare all’agilità.

2 hoka

Salomon Sense Pro Max

Modello di recente introduzione nel catalogo Salomon, la Sense Pro Max può vantare una delle intersuole più avanzate presenti attualmente sul mercato grazie alla tecnologia Vibe. Una scarpa molto interessante, in grado di offrire un livello di ammortizzazione molto elevato nonostante le sue dimensioni rimangano comunque ridotte.

3 salomon

 

Intermedie

Se vi piace correre sui sentieri in tutta sicurezza, senza rinunciare a quel tocco di sensibilità sul terreno senza  però finire per essere in balia delle mille irregolarità del terreno, è probabile che vi serva una scarpa di categoria intermedia: una buona dose di ammortizzazione ma senza esagerare con l’altezza da terra, protezione al top e una buona sensibilità sul terreno. In questo settore troviamo le scarpe da ultra-trail più gettonate sul mercato, in grado di fare tutto e di farlo bene.

 

New Balance Hierro V2

Una delle grandi novità di questa stagione, che continua a mietere consensi: morbida come una pantofola, può contare sull’ammortizzazione Fresh Foam di New Balance, di una tomaia ben congegnata e di una suola tuttofare in mescola Vibram Megagrip. La classica scarpa da UTMB, con cui correre tanto sui sentieri più veloci, senza temere un po’ di terreno tecnico.

4 nb

La Sportiva Akasha
La scarpa perfetta per le lunghe ultra in montagna: protettiva, ottimamente ammortizzata, con un inserto protettivo sul toe box in materiale plastico rigido a prova di pietra, l’Akasha è quel tipo di calzatura che ringrazi di aver scelto quando sono ore che sei in giro per sentieri di alta montagna, magari con meteo variabile, e i tuoi piedi sono freschi come a pochi chilometri dalla partenza. Una certezza assoluta, sul terreno alpino una delle migliori scarpe sul mercato.

5 laspo

Brooks Cascadia 12

La tuttofare per eccellenza, la storia stessa delle calzature da trail running. Dodici versioni eppure la Cascadia è sempre lei, continua a conquistare i favori dei suoi utenti affezionati puntando su quello che davvero conta in una scarpa da ultra: comfort, affidabilità e versatilità. Sì, perché la Cascadia è quella scarpa con cui puoi fare davvero tutto, dall’allenamento alla gara corta, dall’ultra-trail al fast-hiking. Un grande classico che continua a stupire.

6 brooks

Minimaliste

Anni fa, l’ondata minimalista sembrava destinata a rivoluzionare completamente il mondo del running, convincendo anche i runner più tradizionalisti a rivedere le loro certezze in fatto di corsa e di scarpe. Oggi, purtroppo, di modelli davvero minimalisti ne sono rimasti sul mercato, tuttavia l’onda lunga della “barefoot revolution” continua a lasciare strascichi positivi quale ad esempio la diminuzione del drop, ormai quasi sempre nel range dai sei agli otto millimetri.

 

Scarpa Spin

Il mio amore per la Spin è scoppiato già dopo pochi chilometri di corsa: leggera, sensibile, reattiva, con quel tanto di protezione da farti andare tranquillo anche sui sentieri più rocciosi senza però toglierti il piacere di percepire chiaramente il terreno che stai calpestando. Costruzione sock-fit, suola Vibram spettacolare, in circa 260 grammi di peso: serve aggiungere altro?

7 scarpa 

Salomon S-Lab Sense 6

La Sense è cresciuta, è cambiata nel tempo, ma se ci guardiamo alle spalle tutto cominciò con quella scarpetta bianca e rossa progettata dai Salomon Lab per la rivicita alla Western States di Kilian Jornet. Leggerissima, calzata perfetta realizzata grazie sistema Endofit, una suola Contagrip rivista in questa nuova versione e una tomai leggera e traspirante: dedicata a chi ama la velocità e non ammette compromessi.

8 salomonsense

New Balance Vazee Summit V2

La scarpa veloce e leggera per il trail secondo New Balance. Particolare, con quei suoi 10 mm di drop che la rendono un caso più unico che raro in questo segmento, anche qui con costruzione sock-fit e una suola in aggressiva in HydroHesion, un composto ad alta aderenza proprietario di New Balance. Veloce, scattante, confortevole, un ottimo modello per chi vuole avvicinarsi a questo tipo di calzatura.

9 nb

Articolo pubblicato su Spirito Trail n.102, luglio 2017