di Andrea Vagliengo

Progettata insieme a Karl Meltzer, grande ultramaratoneta statunitense e inventore dell’omonima gara d’ispirazione spiccatamente europea, la Speedgoat si è rivelata in questi ultimi anni uno dei modelli di maggiore interesse nel mondo della corsa offroad su lunga distanza. Se già il primo modello, uscito ormai due anni fa,  aveva avuto un notevole successo grazie alla sua combinazione vincente di ammortizzazione e grip, questa seconda versione fa un ulteriore salto di qualità rispetto al passato, andando a confermare  la qualità e la versatilità che hanno decretato il grande successo della Speedgoat.

 

Innanzitutto, ricordiamoci che stiamo parlando di una Hoka, quindi di una scarpa d’ispirazione “massimalista”, iper ammortizzata e che punta tutto sul comfort in fase la corsa. Ammortizzazione alle stelle e grande comodità, sì, tuttavia, le dimensioni della Speedgoat 2 non sono eccessive: 32 mm di altezza al tallone e 27 mm sull’avampiede, dunque un’altezza da terra non estrema, con un drop di soli 4 mm  che si rivela una scelta particolarmente azzeccata in una scarpa con queste geometrie, favorendo un appoggio naturale. La vocazione della Speedgoat 2 è chiaramente l’ultra-distanza, in particolare su percorsi corribili e veloci, tuttavia è uno dei modelli più “alpini” all’interno della collezione Hoka, con una suola Vibram Megagrip moderatamente aggressiva e una serie di inserti protettivi ben piazzati per difendere i nostri piedi da pietre e radici. Ma vediamo più in dettaglio i vari aspetti di questa scarpa.

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Suola

Uno dei fiori all’occhiello della Speedgoat 2 è sicuramente la suola: realizzata con mescola Vibram Megagrip, presenta un pattern di tasselli di 5mm di profondità, molto efficace sul terreno off-road, anche in condizioni di fango moderato. La geometria dei tasselli è studiata per massimizzarne l’efficacia sia in fase di trazione in salita, sia durante la discesa, e il risultato è sorprendente: non si perde mai un appoggio, il che contribuisce in maniera determinante a far sì che ci si fidi della scarpa in ogni fase della corsa, condizione fondamentale per alzare i ritmi a aprire il gas, soprattutto in discesa. La resistenza all’usura è notevole, la suola dopo circa 250 km di utilizzo risulta praticamente come nuova, mostrando giusto qualche punto di maggiore erosione qua e là. Molto efficaci le scanalature intagliate per separare la sezione del tallone dal resto della suola, un’ottima soluzione per migliorare la rullata durante le discese più veloci e corribili. Una suola ben congegnata, molto affidabile e che lavora in perfetta armonia con la tecnologia MetaRocker dell’intersuola in ogni fase della rullata.

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Intersuola

L’intersuola della Speedgoat 2 è qualcosa di davvero eccezionale: un’ammortizzazione perfetta, una protezione dagli urti ai massimi livelli combinata con una risposta elastica strepitosa. Da minimalista incallito, appassionato da sempre di scarpe molto lontane dalla caratteristiche delle Hoka, persino io sono stato conquistato dalla sensazione di corsa che questa scarpa è in grado di offrire. Che si tratti di un sentiero di montagna, di una strada bianca o di una sezione di asfalto, l’intersuola in EVA iniettata della Speedgoat 2 si è sempre comportata egregiamente, risparmiando alle mie articolazioni un bel po’ di urti e sollecitazioni. Certo, parliamo pur sempre di un’intersuola di 32 mm di altezza al tallone, per cui bisogna prenderci un po’ la mano quando si va su terreno di alta montagna per evitare le classiche storte che i neofiti delle scarpe particolarmente alte da terra conoscono bene, ma il fit molto preciso e la suola Vibram della Speedgoat 2 aiutano molto, in questo senso, garantendo sempre grande stabilità in fase d appoggio. Anche in questo caso, la resistenza all’usura è assolutamente impeccabile e l’ammortizzazione è ancora praticamente perfetta pur dopo decine di uscite su ogni tipo di terreno.

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Tomaia

Uno degli elementi di maggiore scostamento rispetto alla prima versione, la tomaia della Speedgoat 2 è realizzata con laminati sovrapposti e un tessuto esterno “knitted” estremamente morbido. I supporti plastici distribuiti sulla tomaia contribuiscono in modo determinante alla stabilità del piede in fase di appoggio, senza mai risultare costrittivi: la sensazione di calzata è morbida, avvolgente, grazie anche all’allacciatura ben distribuita con stringhe elasticizzate. Molto valido il puntale con rinforzo in TPU per proteggere le dita, leggero ma efficace, così come la talloniera che pur senza essere particolarmente alta e intrusiva riesce a garantire un’ottima calzata. Se però, da un lato, la tomaia mi ha conquistato subito grazie alle sensazioni che è riuscita a darmi già dalla prima calzata, ad oggi si è anche rivelata l’elemento di maggior delusione rispetto all’usura: i punti di frizione sull’avampiede sono molteplici, e su di essi il tessuto esterno ha cominciato a lacerarsi, con circa 250 km all’attivo. I danni alla tomaia non sono bloccanti, è anzi probabile che le lacerazioni rimangano superficiali, tuttavia è un elemento di cui tenere conto e che ci auguriamo possa essere migliorato nelle prossime versione di questo modello.

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Tirando le somme

Ho usato la Speedgoat 2 per tutta l’estate, correndoci dapprima sui sentieri collinari torinesi e sulle strade di campagna vicino casa,  per poi portarle in montagna durante le mie vacanze in Valle d’Aosta. In quell’occasione, le ho messe a dura prova con uscite a ritmi sostenuti, in cui i chilometri e il dislivello si sono fatti sentire. Le performance di questa scarpa mi hanno convinto al punto che le ho utilizzate per la 82km dell’UTLO, la mia gara, e anche in quest’occasione non mi hanno deluso: ottima tenuta in tutte le condizioni e in ogni fase della gara, persino durante il faticosissimo finale, un’ottima trazione sul terreno collinare e una resa impeccabile sui tratti più corribili (vero terreno d’elezione per questa scarpa, a mio avviso). Ho apprezzato da subito la calzata precisa di questa scarpa: confortevole, avvolgente e precisa, senza risultare in alcun modo costrittiva. Un fit molto diverso dalla prima Speedgoat, il cui puntale stretto e appuntito aveva rappresentato un problema per molti di noi: in questa seconda versione, l’impressione di un miglioramento complessivo e a tutto tondo della scarpa, dal fit alla realizzazione della tomaia, dall’allacciatura all’intersuola fino ad arrivare alla suola, davvero eccellente, porta a pensare che Karl Meltzer e gli ingegneri Hoka abbiano lavorato sodo per rendere  questa Speedgoat 2 una scarpa migliore rispetto alla sua sorella maggiore sotto ogni punto di vista. L’unica pecca di questo gioiellino di casa Hoka, che per molti versi considero la scarpa dell’anno per le lunghe distanze, è la resistenza all’usura della tomaia: il tessuto esterno, infatti, tende a lacerarsi con eccessiva facilità. Speriamo che nella prossima versione questo difetto possa essere corretto, andando a colmare di fatto l’unica lacuna di un modello altrimenti perfetto sotto ogni punto di vista, dedicata a chi cerca la classica “scarpa da UTMB” con cui affrontare le gare dell’autunno e le prime ultra della primavera 2018.

E voi? Ci avete corso? Come vi ci siete trovati? 
Raccontateci la vostra opinione sul forum di spirito trail, abbiamo aperto un topic dedicato proprio a questa scarpa: vi aspettiamo!