Di Thomas Lorenzi, a cura di Andrea Vagliengo

 

Il freddo

Quando fa freddo la natura rallenta, piano piano, fino a fermarsi. O meglio, non si ferma del tutto ma innesca quei meccanismi minimali che le permettono di consumare pochissima energia vitale, indispensabile per sopravvivere alla stagione rigida. Così come le piante e alcuni animali che entrano in letargo, anche noi percepiamo il freddo come un elemento di cambiamento, per lo più di disagio: occorre coprirsi maggiormente, accendere il riscaldamento. La sera entrare fra le coperte fredde e sentire quel brivido è sgradevole, le attività rallentano, il buio prende il sopravvento sulla luce. Il clima freddo ci fa assopire e ci rende sornioni. Anche fare l’amore diventa più scomodo… il solo fatto di coprire maggiormente la nostra pelle pone una barriera fra noi e il nostro partner. Il freddo ci affascina?

 

Io l’ho sempre amato

Forse perché associo il freddo alla neve, alla gioia di vederla cadere, e per un attimo torno bambino. Riaffiora un pensiero ormai lontano, che si perde negli anni: tutta quella neve che si accumulava tanto da impedirci di andare a scuola e allora via, armati di guanti, tute impermeabili improvvisate (che s’infradiciavano in un batter d’occhio), quattro tavole incrociate tenute fra loro con pezzi di fil di ferro arrugginito che noi avevamo la pretesa di chiamare slittini e via a correre, scivolare e divertirci sulla neve. E i castelli messi insieme in quattro e quattr’otto, con tanto la battaglia a palle di neve?

Il freddo non era il nostro pensiero principale perché non lo percepivamo. Eravamo concentrati su altro, ci godevamo quei momenti felici in un contesto così poco comodo, inospitale, ma che non rappresentava in alcun modo un limite per noi. Tutt’al più, era un’opportunità per scoprire nuove dimensioni di divertimento, al di là di quel comfort da salotto che ci andava già un po’ stretto, persino a quell’età.

Lo stesso discorso vale per la corsa: quando si affronta un percorso innevato, magari in montagna, con il termometro abbondantemente sotto lo zero, la felicità e la divagazione mentale aiutano a percepire meno il freddo. Con il caldo funziona diversamente: quando il calore diventa eccessivo ci spogliamo, ma una volta tolti di dosso i nostri indumenti non possiamo fare altro, se non rinfrescarci con l’acqua quando possibile. Al contrario, in una situazione di freddo intenso possiamo sempre contare sull’aggiunta di uno strato caldo in più, per alleviarne la percezione e tornare ad una dimensione di comfort accettabile.

Il semplice atto di vestirci, di affondare sotto le coperte o all’interno di un giacca imbottita, è paragonabile ad un abbraccio, un caldo confortevole abbraccio dal quale non vorremmo separarci mai.

 

La neve

La neve ricopre tutto, genera una percezione statica di quiete e di pulito.

“Sotto la neve, pane” recita un detto bellunese: è una componente fondamentale per la rinascita delle messi nei mesi primaverili, il freddo infatti abbatte i microbi e depura l’aria, rendendola tersa e frizzante. Ma è vero che il freddo ci immobilizza e ci rende più sedentari?

Ad una prima analisi questa teoria potrebbe essere confermata. La sera si esce meno volentieri, le passeggiate si riducono e si tende a crogiolarsi vicino ad una fonte di calore, magari di fronte ad un bel camino acceso con in mano un calice  di buon vino. Proviamo però a pensare un attimo alla reazione del corpo quando si espone al freddo: la prima auto-difesa del nostro fantastico sistema vitale è creare un movimento simile a un terremoto che ci scuote. Il tremolio serve a far muovere il corpo, il movimento genera calore. Tremare ci serve per generare calore. Il che ci porta alla nostra prima, fondamentale riflessione: per riscaldarsi nei climi freddi occorre muoversi. Non c’è niente di più di ovvio e nulla di meno scontato, infatti se è vero che muovendosi con efficienza si può sopportare bene il freddo anche in situazioni climatiche estreme, è altrettanto vero che fermarsi è sempre un’opzione problematica perché ci porta a raffreddarci rapidamente.

Iniziare un’ attività al freddo è innanzitutto una questione mentale. A volte è necessario farci un po’ di violenza per uscire dal tepore delle nostre abitazioni e iniziare a correre, ma la magia del running è proprio quella di poterlo praticare con qualsiasi condizione meteo. Correre al freddo, o meglio ancora con la neve, dona un senso di calma e pace. Ti trasporta in un contesto magico, lento. Mentre corri hai la sensazione di transitare in una sorta di bolla spazio-temporale, è solo il freddo pungente che ti sferza il viso a riportarti con i piedi per terra, o meglio nella neve.

 

22.1 Andrea Vigato

Spirito Trail - Rundifferent - Ph. Andrea Vigato

 

Cominciamo dall’ABC: vestirsi correttamente

La prima regola da seguire quando si decide d’intraprendere un allenamento invernale è condurre innanzitutto un’attenta analisi del vestiario. La regola prevede che quando si esce di casa si debba avere sempre leggermente freddo. Se, al contrario, appena varcata la soglia ci troviamo al calduccio nei nostri indumenti, significa che probabilmente ci siamo vestiti troppo e che ci troveremo ad avere caldo durante l’attività. Durante la corsa, infatti, la nostra percezione del calore aumenta di quasi 10 gradi, ed è impressionante la precisione di questa semplice quanto accurata regola empirica. Approfondiremo meglio i dettagli relativi all’abbigliamento nei prossimi articoli.

Un altro aspetto da non sottovalutare è la durata dell’allenamento che intendiamo effettuare. Per una sessione aerobica costante di una o due ore, possiamo prevedere d’iniziare e concludere l’allenamento con lo stesso abbigliamento di partenza. Se invece sono previste delle ripetute, con momenti che superano il minuto di pausa statica, è buona norma avere con se l’equipaggiamento necessario per coprirsi tra una sessione e l’altra. Può bastare un guscio leggero, una soft-shell o magari un gilet di piumino se il freddo è particolarmente intenso.

Si deve essere ancor più accorti durante un’escursione o un allenamento in montagna, in cui nella fase di salita il corpo si scalda notevolmente e produce una gran quantità di sudore, che tende a inzuppare gli abiti. È buona norma, appena inizia la discesa, coprirsi con una giacca antivento e magari aggiungere uno o più strati termici. Questo deve avvenire prima di percepire il freddo.

 

Un altro particolare da tenere in considerazione sono le estremità

È molto importante coprire la testa, dalla quale viene dissipato circa il 30% del calore corporeo. Le mani, essendo una parte periferica, sono spesso soggette a un esiguo afflusso di sangue. E’ bene coprirle, anche se non si percepisce particolarmente il freddo, e portare sempre con se un paio di guanti caldi.

I piedi dispongono di un’arma importante che li rende meno soggetti al congelamento: l’impatto col terreno. Infatti non è necessario addobbarsi con calzini ultra pesanti o scarpe particolarmente protettive, specialmente se si corre su asfalto e in situazioni asciutte. I continui impatti col suolo rendono la microcircolazione periferica molto attiva. Essa dona una sensazione di tepore alle estremità inferiori e impedisce il loro congelamento.

Ovviamente il consiglio è sempre quello di sperimentare: all’inizio con sessioni di allenamento brevi di 30min, via via aumentando il tempo della seduta, in modo da capire gradualmente i propri limiti e le proprio esigenze.

Un altro suggerimento importante per le prime uscite è quello di non allontanarsi troppo da casa o dalla propria auto: se dovessimo trovarci in una situazione problematica o di disagio, a breve saremo in grado di trovare un riparo e riscaldarci a dovere, senza rischiare di ammalarci inutilmente.

La percezione del freddo è genetica, per alcuni di noi rappresenta un limite invalicabile mentre per altri non è mai problematica, ma come vedremo nei prossimi articoli esistono dei metodi per migliorare la sopportazione del nostro corpo dei rigidi climi invernali. Nelle prossime puntate, parleremo di come ci si alleni al freddo godendosi la dimensione invernale del trail running, affrontando insieme le tematiche principali della corsa sulla neve e approfondendo insieme trucchi e segreti per godersi al meglio i nostri “trail blanc”, come li chiamano i francesi.

 

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Thomas Lorenzi

Istruttore di nuoto, Allenatore federale, docente ed esaminatore regionale. Preparatore atletico, si dedica a trailer, ultratrailer e triatleti.

Responsabile atleti ed eventi Saucony per l’Italia, nonché tecnico del prodotto e biomeccanico, tiene interventi sulla corsa naturale. Da sempre amante della montagna, dopo la piscina coniuga l’amore per gli spazi aperti con la passione per il running.

Tra le molte gare suo palmares (UTMB, LUT, 100km del Sahara e Antico Troi degli Sciamani per citare le più importanti) annovera gare come può vantare la partecipazione alla Rovaniemi 150 Winter Arctic Race, una gara di 150 chilometri che si svolge a febbraio nella selvaggia tundra finlandese.