A cura di Maurizio Scilla
Foto ©Kailas Fuga
Se nomini Franco Collé, immediatamente ti viene in mente il Tor des Geants. Il valdostano ha vinto quattro volte il TOR330 (2014,2018, 2021, 2023) ed è stato costretto al ritiro in altre edizioni. Durante l’inverno ha trascorso giorni cambiando idea sull’obiettivo di settembre.
Tre opzioni per lui: rigiocarsi il TOR per la quinta vittoria, rimanere in terra valdostana allungando sul Tor des Glaciers o svalicare le Alpi per allungare ancora di più il kilometraggio e provare nel Vallese lo Swiss Peaks 700.
La scelta finale è ricaduta sul TOR450 - Tor des Glaciers.
L’abbiamo intervistato pochi giorni prima del via.
Dopo i dubbi invernali, hai optato per il TOR 450 perché?
Ho scelto il 450 perché ho 48 anni e non so quante cartucce ho ancora a disposizione e mi sarebbe dispiaciuto non farlo una volta nella mia vita. Sono veramente contento della mia scelta perché sono molto più motivato dello scorso anno nel 330. Questo nuovo percorso e questa nuova sfida mi hanno veramente motivato tantissimo.
Il TOR450 percorre in gran parte l’Alta Via n. 3 e n.4, percorsi tosti e poco frequentati. In queste ultime settimane hai percorso 600 km, facendo la ricognizione di tutto il percorso (450 km 32000 m+). Cosa ci puoi dire?
Relativamente al percorso ti posso dire che è fantastico, ho scoperto veramente un tracciato unico, molto selvaggio e bello. Ci sono angoli della Valle d’ Aosta che non conoscevo per niente, sentieri ben pochi, tante pietraie, ti deve piacere la montagna, l'alta montagna. Quello che più mi ha colpito è che i punti più bassi sono i rifugi, quindi stai veramente tanto, tanto in quota, su creste, su tratti sopra i 3.000 metri, mi affascina tantissimo questo giro.
Se non sbaglio ci si trova a superare ben 10 colli sopra i 3000 m, la quota e il maltempo possono diventare fattori determinanti?
Eh sì, la quota c’è, rimanere per 5 giorni e 5 notti su questi colli molto più alti e con gran parte del percorso veramente al di fuori dei punti d'appoggio, farà la differenza Ci sono lunghe tratte dove puoi trovare qua e là qualche bivacco, ma sei veramente esposto in caso di temporali, di neve. Però penso che la particolarità del Tor des Glaciers sia proprio questa, il saper gestire le condizioni di media, alta montagna, e questo lo rende ancora più unico rispetto al TOR330. Ho dovuto veramente cambiare completamente approccio, passare dal TOR330, dove si può dire che ci sia agonismo e velocità, hai un ristoro ogni 8-10 km al massimo, a questa gara dove sei veramente fuori dal mondo per tante ore, è un mondo nuovo.

Quanto sarà determinante la perfetta gestione dell’uso del gps, visto che la gara sarà in autonavigazione?
Sotto questo aspetto ho dovuto lavorarci tanto, perché ci sono numerosi tratti lungo il percorso che oltre a non essere segnati (questa è una caratteristica del TOR450), sono proprio privi di sentiero o con sentieri molto poco evidenti. Può capitare di affrontarli di notte, durante la ricognizione è stato difficile pensare di memorizzarli perché ci si trova per lunghi tratti senza avere punti di riferimento. Prendo come esempio la discesa dal Mont Gelé, penso che sia utile sapere che devi scendere in quel vallone piuttosto che un altro. Cerchi di prendere come riferimento una valletta, una montagna alla quale puntare ma senza esserci un sentiero. A quel punto è determinante il gps, devi seguire la traccia fornita dall'organizzazione.
Sicuramente chi l’ha registrata, è passato di giorno e ha studiato i passaggi migliori, quindi basilare è avere il gps sempre bello carico perché diventa lo strumento che ti garantisce comunque anche la sicurezza. Basilare avere dietro una powerbank e ricaricare il gps quando possibile.
Quanto è stata contenta Giudy della tua scelta visto che l’assistenza si spalma su più giorni del TOR 330?
Quando le chiedo di farmi assistenza sui sentieri della Valle d’Aosta, Giuditta è la persona più felice al mondo. E’ contenta di questa scelta, perché comunque oltre a dare a me nuovi stimoli ne dà anche a lei. Quest'estate nonostante il suo infortunio, è riuscita ad accompagnarmi in alcuni pezzi, oltre a scarrozzarmi nelle varie prove di percorso. Ha potuto percorrere nuovi sentieri, scoprire nuove montagne, dopo dieci anni di TOR. Aveva bisogno anche lei di nuovi stimoli, è la più contenta. Un po’ meno lo è mia mamma che comunque è sempre un po' apprensiva e quest’anno lo sarà di più viste le 5 notti.
Veniamo a un tasto dolente, il problema agli occhi avuto negli anni scorsi. Sei riuscito a capire da cosa fosse portato e pensi di averlo risolto?
Ho passato ben quattro mesi ad approfondire e non è stato semplice perché comunque ho girato tanti specialisti, tanti medici, difficile trovare un'unica causa e quello che è risultato alla fine è che il problema è più legato alla caratteristica di queste gare, cioè gli sbalzi di pressione che mi creano sempre questo disagio all'occhio, uniti alla disidratazione. Quindi la disidratazione è l'unico fattore che posso cercare di migliorare, ci ho lavorato in questi mesi e sto cercando durante le mie attività di idratarmi bene. Spero di riuscire a farlo anche in gara, questo è un punto fermo che ci siamo imposti, sia io che Giudy. Un conto è dirlo adesso, mentre è diverso quando sei in gara. Sono uno che beve veramente poco e quindi dovrò concentrarmi di più su questo aspetto.

Quale sarà la strategia? Come pensi di gestire il sonno? Non potrai permetterti di dormire pochissimo come al TOR, hai un piano?
Questa forse è la cosa che più mi preoccupa perché tre notti senza dormire le ho fatte in tre edizioni del TOR, ma cinque son tante, sicuramente qualche pausa per dormire dovrò farla, magari non dalla prima notte. Quando? Lo vedrò strada facendo in base alle mie condizioni.
Se penso che dopo tre notti arrivavo stremato a Courmayeur con un sonno tremendo, cinque sicuramente non posso farle.
Conoscendoti e sapendo quanto curi ogni particolare, ti sei fatto un’idea sul tuo possibile tempo finale?
Non ho proprio idea, ho cercato di capire cosa abbia fatto Sébastien Raichon (n.d.r. tre volte vincitore del TOR450), mi sono reso conto che il francese in tutte le edizioni ha fatto un ritmo serrato sin dall’inizio. Negli ultimi due anni il percorso è cambiato tanto, hanno aggiunto il Col della Seigne, la salita dopo il Rifugio Sogno al Col della Rossa e per di più quest'anno hanno ancora aumentato di circa sei km la traccia, non si fa più il Grand Neyron, causa frane. Quindi diventa veramente difficile confrontare i tempi da un anno all'altro. Non ho idea cosa succeda dopo il terzo giorno, nella mia testa non c'è assolutamente nessun tempo. C’è solo la voglia di godermi questo viaggio perché sicuramente se parti con un tempo in testa diventa veramente dura rimanere focalizzati sull'obiettivo per così tanto tempo. Senza contare che sopra i 3.000 metri si potrebbe trovare la neve. Penso che più o meno cinque giorni e cinque notti possa essere l'idea di tempo finale, più o meno quello che ha fatto Raichon, poi cinque o sei ore in più, cinque o sei ore in meno, quello dipenderà da tanti fattori, non solo da me stesso.
Cosa ti preoccupa di più di questa nuova avventura?
Da una parte sono consapevole del fatto che si tratta di un percorso che si addice molto di più alle mie caratteristiche rispetto al TOR330, perché i pezzi corribili sono molto pochi, quindi quello mi conforta tanto e sicuramente la mia forza sarà quella. Quello che mi preoccupa di più è come ho detto prima, che sui 3 giorni ero competitivo anche con atleti di primo livello, su cinque giorni potrebbe esserci qualche sorpresa. Potrei rendermi conto che dopo quei tre giorni il mio corpo si spegne, oppure invece che la mia forza è proprio lì, come era nel TOR330 dove facevo la differenza nel terzo giorno. Quello che mi preoccupa di più non sono 100-120 km in più, ma quelle 48 ore in più, perché gli anni scorsi arrivavo a Courmayeur al limite, e quindi solo dopo questo Tor des Glaciers potrò capire se quello era il vero limite o se era solo un limite che mi fissavo.
