UTMB una settimana dopo. Cosa rimane.

di Davide Grazielli

A una settimana di distanza, recuperate le ore di sonno perso, con l'hangover da "sommet mondial du trail" quasi passato, si può provare a tirare qualche conclusione sull'UTMB 2019.


Dopo le vittorie dello scorso anno su CCC e OCC doveva essere l'anno dell'Impero Celeste. Gli americani schieravano uno squadrone impressionante con l'eterna speranza di strappare la prima vittoria maschile.
Mentre le nazioni emergenti dell'Est mettevano in campo i nomi migliori per rompere gli schemi.

E invece è andata a finire che la cara vecchia Spagna ha vinto quasi tutto, la Francia si è affrettata a prendere cosa rimaneva, e agli altri è rimasto pochino... Solo le ragazze americane hanno dato l'idea di essere competitive su tutti i fronti.

Ma che gare sono state?

 

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Ph. ©UTMB

 

 

Se andiamo a vedere l'UTMB, la gara maschile può sembrare noiosa, con Pau Capell in testa da Les Houches (tralasciando la sparata iniziale di Yunhui Yu e Jiang Liang, poi finiti intorno alla 90ma posizione) e ad amministrare vantaggio su Thevenard, ma la realtà è che la tipologia di gara adottata da Pau è destinata a segnare un nuovo standard: per la prima volta all'UTMB, una gara condotta rischiando dai primi chilometri, sempre in forcing, si è dimostrata vincente. Mario Fraioli, coach e giornalista, l'ha paragonata alla vittoria di Samuel Wanjiru ai Giochi Olimpici di Pechino: una gara condotta in forcing continuo quando solitamente era terreno della tattica più macchiavellica ed attendista. Se da quel giorno nella maratona è cambiata la modalità di gestione della gara, altrettanto è successo quest'anno all'UTMB.

Ma ci troviamo di fronte anche ad un paradosso. Da un lato ci troviamo a considerare che i valori in alto si vanno assottigliano sempre più: chi arriva a Chamonix sano (che non è così scontato) ha messo dentro cinque o sei mesi di preparazione specifica perché sa che oramai l'UTMB lo vinci solo ed esclusivamente se sei al top. Anche i fenomeni come Kilian, oramai devono dedicargli del tempo o qualcuno con la giornata perfetta sarà in grado di insidiarlo. Ma d'altro canto il paradosso emerso da Chamonix quest'anno, è che atleti che hanno messo mattone su mattone per mesi, stando attenti a ricreare condizioni specifiche, cercando i punti deboli da rinforzare per non offrire il fianco agli innumerevoli attacchi che una gara così dura porterà, si ritrovano nella settimana cruciale, quella pre gara, obbligati a presenziare ovunque. Chamonix è diventato l'appuntamento dell'anno anche per le aziende: l'atmosfera che c'era quest'anno all'Expo ed in giro per il paese era allucinante. Gli élite sono inseguiti ovunque da richieste di autografi e foto, hanno le loro session con gli sponsor e comunque difficilmente riescono a staccare e concentrarsi. Non il miglior modo per entrare in una gara che richiede il 100% di "commitment" per riuscire ad ottenere il massimo.

Già, perché nonostante tutto, UTMB rimane una gara durissima. La partenza di sera, la continuità e completezza del percorso, il fatto che la parte più dura si presenti negli ultimi cinquanta chilometri (e che ora siano diventati cruciali, a causa dell'innalzarsi del livello!) non lo hanno certo reso più facile.

 

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Ph. ©UTMB

 

E allora, prendendo ad esempio la gara della vincitrice femminile Courtney Dauwalter, la risorsa maggiore che può avere un élite come qualsiasi runner che si trova in partenza a Chamonix è la capacità di adattarsi e di risolvere i problemi appena compaiono. La Dauwalter non ha avuto la giornata perfetta, ed arrivava già con l'infortunio patito alla Western States che le aveva impedito di preparare al meglio l'impegno. Eppure ha saputo affrontare prima i problemi di sonno, poi quelli di stomaco, poi quelli muscolari, il tutto salvaguardando l'infortunio. Non è mai sembrata "dominante" come Pau Capell, ma non ha mai mollato ed ha saputo far fronte ai problemi quando si presentavano. E in questo anche lei ha dato un grande insegnamento. In tante gare succede che se ad un problema ne aggiungiamo un altro e poi un altro, al limite all'arrivo ci si arriva, magari rallentando o trascinandosi un po'. Ma all'UTMB no: perché qua uno più uno più uno significa quasi sempre DNF! E questo vale per tutti, a partire dai top fino a per chi battaglia coi cancelli: UTMB è sempre una gara in cui bisogna mettere sul piatto qualcosa e rischiare. Che non vuol dire farlo ciecamente, ma giocando in difesa ed essendo rapidi a risolvere i problemi. Solo così le possibilità di rivedere la chiesa di Chamonix e sbucare dopo la curva aumentano.

Lo sa bene chi la settimana scorsa è riuscito a passare sotto l'arco di arrivo. Perché l'emozione di tagliare quel traguardo è unica, per tutti.

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Ph. ©UTMB