A cura di Maurizio Scilla
Si avvicina l’appuntamento dei mondiali di corsa in montagna e trail che si terranno a Canfranc in Spagna dal 25 al 28 settembre. Le prime indiscrezioni parlavano di percorsi molto tecnici e impegnativi.
Una delegazione azzurra si è recata la scorsa settimana sui Pirenei per provare i percorsi.
Abbiamo focalizzato l’attenzione sul percorso del Long Trail (81 km 5500 m+), chiedendo a Andreas Reiterer e a Francesco Puppi, la loro opinione.

ANDREAS REITERER
Quali sono le sensazioni dop aver provato il tracciato?
Sarà di certo una gara molto dura, con tempi alti, molto tecnica con salite ripide. Le discese, sono impegnative, qualche volta non sono su sentiero, non sai dove mettere i piedi, tra erba e sassi.
Un percorso molto bello, mi piace, sicuramente selettivo.
I primi 40 km sono abbastanza duri, molto tecnici, dopo diventa un po' più corribile, ma bisogna porre la massima attenzione a dove si mettono i piedi, non puoi correre a 4’/km, devi sempre stare in campana fino al 63 km. Gli ultimi km sono veramente molto duri. La salita è ripida, molto tecnica, anche tanto da camminare.
L'ultima discesa non è dura, ma ci sono mille tornanti, il sentiero è stretto e la discesa lunga, lì se ne hai ancora puoi fare la differenza.

FRANCECO PUPPI
Francesco quale idea ti sei fatto del percorso dopo averlo provato?
Abbiamo provato il percorso in tre giorni, abbiamo fatto 30 km il primo giorno, 35 il secondo e gli ultimi 18 circa il terzo giorno. È un percorso molto impegnativo, sia dal punto di vista altimetrico che dal punto di vista tecnico perché ci sono molte parti fuori sentiero, proprio su una minima traccia di sentiero, quindi anche seguire la navigazione, la traccia, non era banale. Bisognerà vedere un po' come lo segneranno, comunque rimane un percorso estremamente tecnico, in tante parti più da skyrunning che da trail. Però evidentemente chi l'ha disegnato ha quell'idea di trail e ci sta, nel senso che la rispetto, e anzi non mi dispiace neanche sinceramente, anche se è un po' fuori dalla mia comfort zone, o comunque più difficile di quello a cui sono abituato e in cui so che posso andare bene. Però mi piace anche il challenge di mettermi lì e provare a interpretare al meglio anche un percorso di questo tipo, che sicuramente non mi favorisce. C'è una prima salita di circa 1500 metri di dislivello, gli ultimi 500 metri che praticamente si coprono in 1,3 chilometri circa, quindi è estremamente ripido e lì è proprio da camminare, anche da usare le mani.
La prima discesa è molto tecnica, seguita da un lungo tratto fuori sentiero, quasi una decina di chilometri, in cui sei proprio nei prati, tra le rocce, devi un po' navigare a vista, ci sono dei minimi segni, ma proprio minimi, non si può definire un sentiero secondo me. Ed è anche molto remoto come posto, in 82 chilometri si incrociano due strade, ogni tanto qualche stazione sciistica, qualche skilift, però veramente nient'altro. Dal punto di vista paesaggistico e naturalistico è veramente super, mi è piaciuto tantissimo. Gli ultimi 16 chilometri sono estremamente tecnici, veramente difficili. Forse solo l'ultima discesa è un pelo più semplice, ma spesso anche dove ci sono dei sentieri, sono o pieni di ostacoli o comunque abbastanza sporchi, nel senso che non sono sentieri molto frequentati, quindi comunque magari c'è l'erba o ci sono rocce, rami e quindi bisogna sempre fare attenzione. È un percorso che non ti lascia mai un attimo di riposo, è estremamente impegnativo.
Per un evento come un mondiale, che avrebbe bisogno anche di una grande copertura, non so quanto sia adatto, perché è un percorso molto wild. Vedremo, comunque mi sembra che l'organizzazione e gli sforzi che ci sono dietro siano buoni. La risposta anche da parte degli atleti per adesso mi è sembrata ottima.
Ci sono, mi sembra, più di 80 nazioni partecipanti, quindi si tratta del secondo più grande evento World Athletics dopo i mondiali su pista, tanto per dare un'idea, cosa che già dice qualcosa della dimensione del movimento.
Come pensi di preparare gare così differenti come questo mondiale super tecnico e la Sierre Zinal e la CCC?
Penso di poter preparare sia la CCC che il mondiale con la stessa serietà e intenzione. Non è che se mi alleno per la CCC, allora non mi alleno per il mondiale o viceversa. Io li vedo come due obiettivi sullo stesso livello ed è chiaro che ci sarà da allenarsi un po' di più sul tecnico. Però è anche questo il motivo per cui sono andato a provare il percorso, altrimenti non mi sarei fatto un'idea così precisa di che cosa vado ad affrontare.
Io ritengo sempre che non è che ci siano atleti adatti per un certo tipo di terreno o per un altro, chiaro che ognuno ha le sue preferenze e performa meglio su un certo tipo di terreno piuttosto che su un altro, però se ti alleni puoi sicuramente migliorare o comunque sviluppare le tue capacità in una direzione oppure in un'altra a seconda di quello che ti serve. Certo non diventerò mai Manuel Merillas che scende giù dai ghiaioni o che fa quello che è capace di fare, però sono convinto che alla fine, soprattutto su una gara lunga di 80-82 km, verranno fuori in ogni caso gli equilibri, cioè il livello degli atleti e vincerà comunque l'atleta più completo, più forte. Potrebbe essere definito proprio un percorso da Merillas, secondo me, perché mi sembra proprio il tipo di terreno su cui si allena lui, molto tecnico, molto difficile, molto ripido sempre, poco da correre. Saranno tantissimi chilometri in doppia cifra, tante parti da camminare, alcune parti da usare le mani, mai veramente pericoloso, però con dei punti dove fare attenzione perché si fanno anche delle creste, dei canalini, delle bocchette molto ripide.