A cura di Andrea Vagliengo
Con l’annata di trail che si avvia verso la sua conclusione, il Casto arriva ogni anno come un segnale della stagione che cambia, di qualcosa che si muove e si trasforma. Porta con sé il profumo dell’autunno, dei boschi inondati dai colori del foliage, si fa sentire con il suono familiare delle centinaia di voci che affollano il parterre del campo sportivo di Andorno Micca alle sette del mattino dell’ultimo weekend di ottobre, puntuali come il cambio dell’ora che anche quest’anno ci ha regalato un po’ di graditissimo sonno in più.
Il Casto, ormai lo sappiamo bene dopo ben 18 edizioni di grande successo, si è affermato nell’affollato calendario del trail italiano mettendo in atto una formula dalla semplicità disarmante: un percorso strepitoso, un’organizzazione ai limiti della perfezione e un clima da “festa di fine anno” per celebrare una competizione sempre molto partecipata e sentita anche da atleti di calibro internazionale. Il “Gran Ballo d’autunno” del trail, semplicemente, non se lo vuole perdere nessuno.
Il Trail Monte Casto propone infatti un percorso bellissimo, estetico, divertente e alla portata di tutti. Alla scoperta della Valle Cervo e dell’ Oasi Zegna, spaziando sulla pianura e su tutto l’arco alpino. Un meteo particolarmente favorevole, con il vento che ha spazzato i cieli del Piemonte illuminandone il cielo di un azzurro quasi irreale, ha creato i presupposti per una giornata di gare semplicemente perfetta. Gli atleti top hanno messo insieme una prestazione straordinaria, con l’assolo vincente di Christian Minoggio che ha ulteriormente migliorato il suo stesso record tagliando nuovamente per primo il traguardo. Io ho un rapporto particolare con questa gara, poter tornare a correrla con un pettorale addosso è stata di per sé una grande conquista dopo un lungo digiuno di gare e di lunghe distanze. Il Casto è speciale anche perché è un momento in cui è facile darsi appuntamento con amici che si frequenta troppo di rado. Tutti noi non vediamo l’ora di trovarci ad Andorno per un abbraccio veloce prima di giocare a chi arriva per primo al traguardo. Per me, questo è stato un anno speciale perché ho avuto la fortuna non solo di rivedere amici preziosi che non riesco a incontrare spesso quanto vorrei, ma addirittura di farmene di nuovi: dopo anni passati a scrivere sul forum di Spirito Trail, con Lucio ci si è inaspettatamente ritrovati alla partenza e si è finito per correre insieme tutta la gara. La salita al Monte Casto, continua e regolare, è stata la scusa perfetta per imparare a conoscersi chiacchierando di mille cose. Arrivati al primo passaggio del Bocchetto Sessera, ci siamo goduti il lungo traverso verso l’Alpe Moncerchio, dove non abbiamo potuto di evitare una pausa foto per immortalare la bellezza del Monte Rosa che svettava in lontananza prima di buttarci verso il fondovalle, che avremmo poi risalito per arrivare alla meravigliosa e remota frazione dell’Artignaga. È incredibile quante cose di sé si possano condividere durante una giornata di trail, è una fortuna rara e credo che il Casto con il suo percorso corribile e sempre divertente sia lo scenario ideale per far sì che ciò accada. Certo, non ci sono state solo le chiacchiere: dopo il secondo passaggio al Bocchetto Sessera, qualcosa è scattato in entrambi e abbiamo messo una marcia che io non sapevo nemmeno di avere. I chilometri si sono susseguiti veloci e in un attimo siamo rientrati ad Andorno, tagliando insieme un traguardo che, come tutti gli obiettivi condivisi, ha assunto un sapore speciale.

© Francesco Berlucchi
La festa che è seguita è stata esattamente come tutti noi l’abbiamo sognata nelle settimane che hanno preceduto la gara: l’ottimo pasta party, la Menabrea fresca appena spillata – autentico fiore all’occhiello dell’evento con la sua sponsorizzazione ormai leggendaria – i tavoli inondati da un sole meraviglioso che ha riscaldato e illuminato i nostri sorrisi, un po’ stanchi ma incredibilmente felici.
Il Trail Monte Casto è molto più di una gara. È un’idea, un momento nella vita e nel cuore delle persone, qualcosa che va al di là della semplice esperienza sportiva. È l’incontro di generazioni di trailer che si incrociano e si passano un testimone ideale, brindando a una bella giornata passata insieme sui sentieri. Il Casto è un pezzo di vita di ognuno di noi, è un desiderio, un obiettivo, un dono. Grazie Mau, e grazie a tutti i volontari che lo rendono possibile ogni anno. Una certezza rimane, imperturbabile: finché questa gara esisterà, noi saremo qui a sostenerla!
LA GARA
Diciottesima edizione per il Trail Monte Casto – Kailas Fuga che come il Giro di Lombardia si può definire la “classica delle foglie morte”.
Quest’anno il parterre maschile era particolarmente interessante e faceva pensare alla possibilità che venisse battuto il record del tracciato appartenente a Francesco Nicola.
Sin dai primi metri si è formata una coppia composta da Cristian Minoggio e Mattia Bertoncini che sin dai primi passaggi ha fatto capire che il record sarebbe stato battuto. Nella parte finale Cristian Minoggio allungava tagliando il traguardo in 3h28’03”, battendo di oltre 6’ il vecchio primato della gara. Mattia Bertoncini chiudeva in 3h30’23”, facendo registrare la seconda miglior prestazione di sempre. Il biellese Francesco Nicola tagliava il traguardo in terza posizione in 3h33’20”, migliorando il suo vecchio tempo.
Bel quarto posto per il piemontese Gabriele Barile, seguito dall’elbano Matteo Anselmi.
Tra le donne assente dell’ultima ora Fabiola Conti, i pronostici erano molto aperti. La “local” Margherita De Giuli ha preso subito al comando e ha fatto una gara tutta di testa chiudendo in 4h25’02”, secondo posto per Giulia Saggin (4h35’15”), arrivo mano nella mano per il terzo gradino del podio per Chiara Boggio e Agnese Valz Gen (4h40’53”).
Nella 20 km maschile a imporsi è stato l’eporediese Simone Girodo seguito da Federico Magagna e Marco Olivieri.
Tra le donne ha tagliato per prima il traguardo Luisa Rocchia seguita da Sonia Meleca e Chiara Cerlini.
Il commento di Cristian Minoggio “Dopo una stagione molto impegnativa, in salita si sente molto di più la stanchezza, manchi di potenza, quindi meglio fare gare veloci, una gara come quella del Trail Monte Casto ti permette di divertirti anche se ormai le sensazioni sono quelle del letargo. Visto che le gambe non erano il top ho cercato di gestirmi in salita, con Mattia che tirava, per poi giocarmela in piano e discesa e mi è andata bene”.
Le parole di Margherita De Giuli “ Percorso stupendo sui sentieri di casa e giornata perfetta! Direi che ho gestito bene la gara e il tempo finale mi soddisfa. E’ stato bellissimo incrociare i compagni di squadra lungo il percorso, sempre pronti a dare la carica e a stimolarmi a dare il massimo. Un enorme grazie a chi ha tifato dal primo all’ultimo metro e agli organizzatori per l’impeccabile lavoro”.
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