12th RUM International Marathon (Giordania)

Testo : Paolo Zubani

Foto : Organizzazione

Nel corso della mia vita e della mia lunga, ma misera, stagione agonistica ho calpestato sabbie e fech fech, rocce e creste montagnose, terreni aridi e pietraie di tanti deserti!

Ho superato centinaia e centinaia di erg, di jebel, di oued, di laghi prosciugati.

Ho sfiorato migliaia di rovi spinosi e di tamerici.

Ho avuto la fortuna di scrutare numerose albe e tramonti di incredibile bellezza.

Ho ammirato cammelli e dromedari, ho rispettato scorpioni e vipere cornute, ho osservato gatti delle sabbie e fennec, scarabei e scarafaggi vari.

Ma soprattutto ho incontrato e amato le popolazioni locali, per le quali nutro un profondissimo rispetto!

Tutti i deserti, mi hanno lasciato qualcosa di importante.

Ma solo due mi hanno emozionato, e in certi casi addirittura commosso per i loro incredibili paesaggi e panorami : il Tadrart Acacus libico e il Wadi Rum giordano.

Del Wadi Rum mi hanno impressionato da subito i colori accesi, caldi e avvolgenti delle infinite distese di sabbia rossa e bianca interrotte di tanto in tanto da enormi montagne di granito e arenaria.

Mi hanno affascinato da subito le grandi dune color ocra o argento, modellate dal vento, che cambiavano colore a seconda della prospettiva e i rari, lunghi e stretti canyon che ogni tanto offrivano un riparo dal sole cocente.

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Ed è proprio nel Wadi Rum chiamato anche “Valle della Luna” che ho avuto l’occasione di ritornare dopo tanti anni per la 12° RUM International Marathon, con un organizzazione di tutto rilievo, quella di Mohammad El Sweity, un runner giordano di un certo livello e grande esperto di deserto.

Un evento supportato dalle autorità locali che con il contributo di adeguate forze di polizia ha garantito un assoluto grado sicurezza, in un area che molti ritengono non priva di rischi.

Tutto ha inizio con un trasferimento in autobus da Amman al resort Sinam, costruito in pieno deserto in prossimità di un tratto in disuso della ferrovia Hejaz, una ferrovia che ha caratterizzato la storia dei primi anni del ventesimo secolo. Nel 1916, durante la Prima Guerra Mondiale, gran parte del mondo arabo era sotto il controllo dell’impero turco. Gli arabi lanciarono una rivolta in forma di guerriglia contro l’oppressione ottomana, chiedendo libertà e indipendenza. La ferrovia Al Hejaz, a scartamento ridotto, inaugurata qualche anno prima, divenne un’infrastruttura chiave per gli approvvigionamenti dell’esercito ottomano per cui il treno, che riforniva di soldati e di armi il fronte di battaglia, divenne il bersaglio principale dei combattenti arabi.

Nel maggio 1918, gli arabi, sotto la guida di “Lawrence d’Arabia”, danneggiarono e distrussero i binari ferroviari in diverse occasioni. Queste azioni di sabotaggio ai sistemi di trasporto devastarono le linee di comunicazione e furono determinanti per sconfiggere i turchi. Negli anni successivi, le potenze europee tracciarono i confini della nuova mappa geografica della regione e furono costituite nuove nazioni: Iraq, Giordania, Libano e Siria.

Dopo il crollo dell’Impero ottomano nel 1918, la ferrovia non fu mai riattivata integralmente. Rimane tuttora attiva la breve tratta che collega il porto di Aqaba, nell'omonimo golfo del Mar Rosso, alle miniere di fosfati di Maʿān. E rimangono alcuni resti di quella che è diventata un attrattiva turistica.

Ma andiamo alla RUM International Marathon.

Non è una gara estrema, perché non è in autosufficienza e non ci sono passaggi tecnicamente impegnativi o pericolosi. Tuttavia 84 km nel deserto sono sempre impegnativi perché faticosi per il fondo sabbioso e pietroso del terreno di gara e per le condizioni atmosferiche, che potrebbero rivelarsi proibitive.

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Partenza della prima tappa di 62 km alle prime ore dell’alba dal resort Sinam.

Da subito si concretizza la manifesta superiorità dei due fraterni amici marocchini Ahmad Sebbar e Rachid Al Morabity. Completano la tappa in poco più di 5 ore, lasciandosi alle spalle e a debita distanza il giordano Hamza Abzakh. Tra le donne primeggia invece la giordana di origini bulgare Albena Ivanova. Alle sue spalle Julia Haddad e Noora Daoud.

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Seconda tappa di 22 km, aperta anche ai concorrenti di un giorno, con una partecipazione massiccia di runner e camminatori. Una soluzione per offrire a tanti appassionati di podismo un approccio moderato al deserto. Per poche ore hanno potuto godere della magia di un ambiente di straordinaria bellezza.

Le classifiche confermano il risultato della prima tappa. Si conclude così una edizione che vede il dominio di Ahmad e Rachid, classificati primi ex-aequo.

Rachid era reduce dalla sua undicesima vittoria alla Marathon des Sables ….. che lo ha consacrato come una delle leggende mondiali dell’estremo. Nella classifica femminile si impone Albena Ivanova.

Una curiosità. Alla gara ha partecipato il palestinese Mohammad Shehada. Mohammad vive a Ramallah, in Cisgiordania, ed è uno dei leader di un associazione di circa duemila runner palestinesi.

Nonostante le difficoltà linguistiche, lui parla solo arabo e capisce solo qualche parola di inglese, ho intrattenuto con lui interessantissime conversazioni e approfondimenti sulla questione palestinese. Gli ho promesso che lo andrò a trovare!!!

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Una nota. La Giordania è un paese con destinazioni turistiche fantastiche: Petra, il Mar Morto e il Mar Rosso in primis. Partecipare alla RUM International Marathon offre la possibilità ai/alle runner, aggiungendo qualche giorno di vacanza, di completare il viaggio scoprendo un paese di grande bellezza.

La tredicesima edizione della RUM International Marathon è prevista il 23 e 24 ottobre 2026

Per informazioni potete consultare il sito https://maasafatmarathon.com/rum-international-marathon/

oppure contattare Paolo Zubani tel.: +393355446266 email: zubani@fastwebnet.it