UNO, NESSUNO E CENTOMILA. OVVERO TERRE DI SIENA ULTRAMARATHON

Testo di Raffaele Guzzon

 

Si è corsa domenica 1 marzo l’undicesima edizione della Terre di Siena Ultramarathon, gara che apre, almeno in Toscana, il calendario delle ultramaratone di rilievo nazionale (sempre che non abbiate avuto il coraggio di affrontare la versione lunga della Ronda Ghibellina tra i fanghi di gennaio).

 

La "Terre di Siena" non è propriamente un trail, anzi, a rigore è una gara podistica; e dunque, perché parlarne su queste pagine? I motivi sono vari e tali da rendere la gara, che quest’anno è tornata sul classico e logico percorso da San Gimignano a Siena, un appuntamento da segnare sul calendario dei dediti alla corsa su sentiero. Intanto, buona parte della gara è, in effetti, una corsa su sentiero. Il percorso si snoda seguendo in larga parte la Via Francigena e dunque non di rado l’asfalto lascia il passo alle classiche "Strade Bianche" toscane e, in alcuni tratti, addirittura a facili sentieri. Nulla di tecnico, ma questa caratteristica, unita a un tracciato sempre nervoso grazie ai bellissimi e insidiosi colli toscani, crea un mix affascinante e infido, utile per iniziare a fare "sul serio" in attesa di eventi più specialistici per la corsa in natura. Partecipando alla competizione regina, la 50 chilometri, si ha l’impressione di una gara dalle mille sfaccettature e dalla difficile interpretazione fin dalla partenza. Nella pancia del gruppo ci si trova a correre fianco a fianco con stradisti dotati di tenuta minimalista e classiche scarpe "piastrate", così come con trailer attrezzati di tutto punto, ivi compresi molti zaini materiale (peraltro abbastanza inutili vista la miriade di ristori) e scarpe massimaliste con suole in Vibram, che certamente non immagineresti a loro agio sui rettilinei asfaltati che pur caratterizzano il cuore della competizione. Mentre arranco sull’ennesima salitella al 12%, osservo con curiosità questa moltitudine di interpretazioni e penso che in fondo, almeno tra gli amatori, la differenza e la diffidenza tra stradisti e trailer sia probabilmente meno accentuata di quanto si dica tra gli addetti ai lavori; e che, in fondo, questo sport stia evolvendo in modi difficili da prevedere. Anche la classifica finale riflette questo mix, che direi unico nel panorama italiano. A tempi di rilievo, i primi dieci assoluti hanno chiuso la gara abbondantemente sotto le 4 ore, non male per una 50k con quasi 900 metri di dislivello, ampi tratti in sterrato e un percorso piuttosto nervoso, scorrendo la classifica balzano agli occhi numerosi nomi noti nel panorama del trail italiano, evidentemente attratti, come il resto dei circa mille partecipanti sulle tre distanze, da questo mix unico e un po’ diabolico.

© Organizzazione

L’Ultramarathon è partita con circa 500 pettorali distribuiti alle nove dalla piazza principale di San Gimignano. La "città delle torri" è, in effetti, il punto focale della prima sessione di gara, che si snoda sulle dorsali collinari che circondano la città, in un panorama da cartolina che alterna vigneti, casali e uliveti. La mattinata fresca, ma ormai primaverile, unita a un tracciato in larga parte su strade bianche in dolce discesa, è quanto di più infido la corsa possa offrire: ti porta a correre, quasi senza accorgertene, a ritmi decisamente più sostenuti di quanto sia consigliabile a chi ha davanti a sé ancora molti chilometri da percorrere. L’idillio termina poco prima del secondo ristoro, intorno al decimo chilometro, quando dopo una lunga discesa si attacca il primo rettilineo d’asfalto della giornata. È un risveglio piuttosto brusco e, subito a seguire, arriva una lunga salita per rimontare una stretta valle e guadagnare la dorsale che condurrà poi alla tappa intermedia di Colle di Val d'Elsa. Questa sezione, che termina appena dopo la cittadina (che funge anche da partenza per la 32k), è uno dei punti chiave della gara, perché bisogna iniziare a spingere per parecchi chilometri su un terreno decisamente più monotono e ostico per chi viene dal trail, soprattutto se ha affrontato con un po’ troppo entusiasmo i primi chilometri della corsa. Ad ogni modo, poco dopo Colle di Val d’Elsa l’asfalto cede nuovamente il passo, non senza aver percorso un paio di chilometri accanto a fabbriche e negozi avvolti da un traffico oggettivamente fastidioso, alla meraviglia della Via Francigena. Da qui a Monteriggioni il percorso segue fedelmente l’antica Via dei Pellegrini e, tranne qualche strappetto di poche decine di metri, ci si ritrova per lo più a rifiatare su lunghi tratti sterrati corribili, quasi rilassanti per la mente e le gambe. Ma già in lontananza si scorge Monteriggioni, ultima e iconica tappa (Partenza della 18k) della gara prima dell’arrivo a Siena. Monteriggioni è un borgo fortificato, posto sulla cima di un colle isolato, estremamente scenografico e piuttosto temuto, almeno qui nella pancia del gruppo. In effetti lo strappo per raggiungerlo è brutale, ma altrettanto breve e, venendo da alcuni chilometri di rilassante pianura, si affronta con una certa facilità, o per lo meno incoscienza. Ora mancano 18 chilometri a Siena e, come spesso accade in queste gare, il diavolo sta proprio nell’ultimo tratto. Si riparte su asfalto, ma stavolta in un saliscendi dapprima dolce e poi, a mano a mano che scorrono i chilometri, sempre più nervoso, con diversi strappi a pendenze anche superiori al 10% che, a questo punto della giornata, finiscono per spezzare il fiato e far scricchiolare le certezze anche dei quadricipiti più allenati. Non resta che calare il ritmo affrontando con ragionevole prudenza, anche camminando, le asperità, senza pensare troppo al cronometro che inesorabilmente scorre. Arriviamo così alle porte di Siena per gli ultimi cinque chilometri, dove ci si aspetterebbe un ingresso trionfale in città. Purtroppo, questo ultimo tratto non sempre è all’altezza della bellezza dell’itinerario percorso finora. Pagato dazio alla periferia di Siena, ci si aspetterebbe una volata finale lungo il corso che attraversa il centro cittadino fino a Piazza del Campo. Tuttavia, a due chilometri dal termine, mentre la piazza dista ormai poche centinaia di metri, il tracciato devia inspiegabilmente e si perde nel dedalo di viuzze del centro per guadagnare i metri mancanti. Occorre dunque aver conservato, o trovare scavando nel profondo, un’ultima scintilla di energia e lucidità per questa difficoltà finale prima dell’arrivo, oggettivante grandioso, nel catino di Piazza del Campo.

Finta la gara, tempo di classifiche. Ecco, quindi, tre cose che ci sono piaciute e tre migliorabili.

The 3 Best Things

  1. L’organizzazione. Tre percorsi, ristori ogni cinque chilometri, strade sempre presidiate e in ampia parte chiuse al traffico. Una "due giorni" di eventi collaterali, un'accoglienza degna delle migliori gare internazionali (compreso un servizio navetta per le tappe intermedie), il tutto in una città meravigliosa, ma anche complessa, come Siena. Davvero bravi.
  2. Il tracciato. Tre distanze point-to-point. Un percorso variegato, impegnativo ma mai limitante e per ampi tratti davvero divertente. Difficile trovare di meglio, soprattutto in questa stagione in cui le montagne sono ancora "fuori servizio" a causa della neve.
  3. Si corre. La Terre di Siena Ultramarathon è una gara davvero corribile per tutto il suo tracciato; questa sarebbe un’ovvietà per i podisti, ma rappresenta una piccola rivoluzione per i trailers. Insomma: se cercate qualcosa che somigli ai sentieri polverosi d’oltreoceano, forse l’avete trovato.

The 3 Worst Things

  1. Correndo a centro gruppo non si può non notare l’infinita sequenza di confezioni di gel, integratori, barrette e quant’altro possa trasportare un corridore, buttate a bordo strada. I rifiuti sono sempre pessimi, ma qui, in mezzo a tanta bellezza, stonano ancora di più. Probabilmente l’organizzazione si sobbarcherà l’ingrato compito di rimediare all’inciviltà dei runners, ma davvero non potevate infilarvi in tasca i vostri souvenirs fino al prossimo ristoro, distante al massimo 5 chilometri? C’è ancora parecchio da lavorare in fatto di civiltà, a quanto pare.
  2. Gli accompagnatori. Sono ancora pochi, ma altamente "infettivi" (basta guardare cosa succede in altre competizioni di lunga distanza su strada). Stiamo parlando degli accompagnatori in bicicletta che seguono per tutta la durata della corsa i propri atleti.
  3. Gli ultimi cinque chilometri. Una gara così bella merita un finale memorabile, con un ingresso a Siena degno dello splendore di Piazza del Campo, e invece la gara si perde in un dedalo di viuzze che interrompe, proprio sul morire, la logica di un percorso magnifico.


© Organizzazione