Lo scorso week-end si è tenuta Ledro Sky Trentino, che dopo essere stata tappa finale delle GTWS nel 2025, da quest'anno è entrata regolarmente a fare parte del circuito. Dopo Zegama, Ledro è stata la seconda tappa del 2026, e il debutto stagionale per molti atleti (come Madalina Florea). Per altri, è stata invece la seconda gara in nemmeno otto giorni, come per Elhousine Elazzaoui, dove fare i conti con il recupero e il mal di gambe della settimana prima. Gara femminile molto combattuta fino alla fine, con Caroline Kimutai prima, Madalina Florea seconda e Joyce Njeru terza. Buona anche la gara di Fabiola Conti, prima italiana in settima posizione, con l'ultima gara in vista degli Europei di Kamnik tra dieci giorni. Molto tirata anche quella maschile, partita 20 minuti dopo le donne, e vinta inaspettatamente da Elhousine Elazzaoui, che è riuscito a mettere in fila due vittorie di altissimo livello in appena una settimana, riuscendo evidentemente a recuperare la discesa tiratissima dall'Aizkorri della domenica prima. Secondo Philomen Kiriago e terzo Michael Saoli. Un grande Isacco Costa nono alla fine di una settimana di carico in vista degli Europei di corsa in montagna, il suo obiettivo stagionale, e a poche settimane dal suo terzo titolo italiano. Giornata difficile per tanti atleti, tra cui Cesare Maestri, che chiude con il suo primo DNF – in buona parte a causa del caldo. Per la nostra redazione, ha partecipato alla gara Filippo Caon. Questo il suo reportage.

© GTWS/Ledro Sky/Koastal Forest
La Valle di Ledro (non si offendano i residenti) è uno dei luoghi più scomodi da raggiungere partendo da un capoluogo di provincia; che sia Brescia o Trento. È a un'ora e mezza di auto da entrambe, è vicina all'Alto Garda, ma si raggiunge soltanto attraverso cinque chilometri di gallerie e 600 metri di salita. Nemmeno la carta geografica le rende tanto onore, perché la fa apparire infossata tra le cime del Ponale. Se non ci si è mai stati, da lontano sembra una di quelle classiche valli in cui il sole batte per mezz'ora al giorno. In verità, non è niente di tutto questo.
La Valle di Ledro è relativamente larga. Larga: non è la Valtellina, ma ha un fondovalle ampio e tenuto a pascolo, cosparso di un indefinito numero di paesini sufficientemente serviti e piuttosto curati. È percorsa da una pista ciclabile e ha turismo, ma non quello insopportabile della "busa", che affligge Riva, Arco e Torbole ormai anche a febbraio. Soprattutto, è circondata da un triangolo di cime che toccano o sfiorano i 2000 metri, che si gettano sul lago di Ledro, cuore della valle. Di qua, il Garda, di là, la Valle del Chiese, Storo, e poi giù a Brescia. Per essere diventata una delle tappe delle Golden Trail Series, se la sono dovuta trovare. Ed è forse per questo che accanto allo storico nome della gara, Ledro Sky, ci hanno aggiunto la parolina magica: Trentino.
Per il resto, è puro Garda Trentino. A partire da quella meravigliosa sensazione diffusa di perenne vacanza tipica di certe valli della provincia (anche da residente fa lo stesso effetto). Il pay off, d'altronde, è ormai proverbiale. Respira, sei in Trentino.
© GTWS/Ledro Sky/Koastal Forest
Fino a qualche anno fa non avrei mai partecipato a una tappa delle Golden, fatte le dovute eccezioni. Ho sempre trovato piuttosto lontano il tone of voice. Poi ti capitano vicino a casa (da Trento, vabbè ci siamo capiti), fai anche che il percorso merita e pure la gara, quantomeno per storia e sentimento popolare, e che prendere mezz'ora dal primo, nella migliore delle ipotesi, in una gara di 20 chilometri è un'opportunità rara. D'altronde non correvamo per ridimensionarci? E quindi via, a Ledro.
Ledro Sky nasce in realtà dalle ceneri di una gara di corsa in montagna, il Trofeo Valle di Ledro, che nasceva a sua volta da un'altra storica gara degli anni Ottanta, il Trofeo Dromaè. Partiva da Mezzolago, saliva ai finenili di Dromaè e tornava giù. I fratelli Gnuffi ripresero poi in mano l'evento, dando vita alla skyrace. Prima di entrare nel circuito, il "Sentero de le greste", come la chiamano tutti, è stata per anni una gara di riferimento a livello regionale, merito di un percorso iconico e di un tifo piuttosto inusuale da queste parti.
Il percorso originale partiva da Mezzolago e risaliva per 1400 metri cima Parì, da lì percorreva le creste fino a Cima d'Oro e poi tornava al lago. Molto bello, ripido, panoramico. Una sky fatta e finita. Con l'arrivo delle Golden, a ottobre 2025, sono stati aggiunti 4 chilometri per superare i 20, un'aggiunta onestamente poco logica ma significativa: in effetti ha fatto male a molti, compreso al sottoscritto, ma, soprattutto, è dove Elazzaoui è riuscito a staccare Kiriago e Saoli.
In griglia una sensazione strana, più da cross che da trail: quel retrogusto da testosterone e parecchio atletismo; o forse era solo odore di sudore, alla vigilia del giorno di maggio più caldo registrato in Trentino. Poi la banda di ottoni a Bocca di Saval, la vista sul Carè Alto e il Brenta da sud; e la "busa" lì sotto, in riva al lago, coi tedeschi in bici elettrica e gli uliveti, e il Monte Brione poco più in là, da quassù piccolissimo, a dividerla in due.
Che bello però. La discesa verticale, col laghetto lì sotto e le palafitte neolitiche; ed Elhousine poco sopra, forse tra quei boschi di faggi o poco oltre, troppi metri e troppi minuti avanti a me. Tanto vale camminare. Fermati, respira, sei in Trentino.

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