SWISS CANYON TRAIL: LA PERFEZIONE DI UN OROLOGIO SVIZZERO

Testo di Franco Longo

"You look down, hear the sound of the faces in the crowd" - Fearless, Pink Floyd, 1971

Da anni, anzi da lustri, non partecipavo a un grande evento trail un po' per scelta, un po' per il destino delle cose. In verità ci sono state tre edizioni di Echappée Belle, ma lì i grandi numeri di concorrenti vengono smazzati dalla lunghezza e dalla durezza di un percorso in linea che parte da A e arriva a B. Qui, nello splendido Jura svizzero,  le corse si sviluppano, sovrappongono, incrociano in un fazzolettone di terra che circonda Couvet, comune di Val de Travers, viaggiando fra i 750 e i 1600 metri di quota in una fine maggio, che in tutta Europa registra temperature torride.

Grande numero di partecipanti - circa 3600 iscritti nelle 5 distanze di 111, 81, 51, 31 e 16 km per questa trentunesima edizione dello Swiss Canyon Trail by Kailas Fuga.

Giri apparentemente avvinghiati su se stessi che danno poco l'idea di viaggio. Temperature da nuotate nel vicino Lago di Neuchâtel piuttosto che farsi grigliare sugli altopiani del Jura.

Sono contento di andarci, ma abbastanza scettico sul fatto che mi potrà piacere. Un trail affollato, con percorso insignificante a basse quote sotto la canicola non è il massimo a cui anelare, quindi qualche preconcetto, forse più a mo' di alibi che costruisco per i miei problemi fisici personali, esiste eccome.

L'avvicinamento in auto al punto di partenza mi lascia ottime impressioni. "Non sono le Alpi, ma mica male qui". Freccione sulla strada che indica "Manifestation". Fiume di auto incolonnate. Avevo ragione a essere scettico. Invece, precisione e ordine svizzeri, la coda si dissolve in un amen fra i sorrisi dei volontari, che con estrema cortesia, ma risoluta fermezza ti indicano dove parcheggiare l'auto al centimetro.

Con la mia sacca accedo al primo sbarramento, il controllo materiali, cordialissimo, ma inflessibile.
Anche qui fluidità totale. Al ritiro pettorale, code da tornelli da stadio, eppure, magia, in meno tre minuti avevo già tutto in mano. Un via vai brulicante di gente, un brusio continuo, ma scopro che non mi da affatto fastidio. Scopro un'energia positiva da tutto questo, che la corazza di lupo solitario indossata da un po' di tempo mi aveva fatto dimenticare; in fondo non è così brutto stare con gente che condivide quello che ti piace fare e, se sono tanti, forse è addirittura più bello.

4a© My Visual

Con tanta gente inevitabile trovare gente conosciuta, conoscerne altrettanti e, rivedendo questi ultimi l'indomani, pensare che in fondo è come se li conoscessi da sempre. Gran bel valore aggiunto.

Qualche ora al centro sportivo di Couvet mi ha demolito i preconcetti che avevo. Sono felice di essere dentro a un gran bel trail.

Resta l'incognita del percorso e del meteo. Il caldo ci sarà e basta. Anche il Jura svizzero, la Siberia dell'Europa Occidentale, ha scoperto che il cambiamento climatico è una drammatica realtà. Le stazioni da sci chiudono perché non nevica più e i cannoni da neve non sparano perché non fa freddo. Farà caldo e ci attrezzeremo.

Alle 5 del mattino parte la 111 km, alle 6 la 81, un'ora dopo la 51 e nel pomeriggio canicolare la 31 e la 16 km. Ci sarà una valle intera che corre verso tutti i punti cardinali. Non sarà la colonna del Tor o dell'UTMB, ma è una cosa bellissima. Un festival, una Woodstock del trail.

Il percorso si snoda in modo naturale su una dorsale che domina un caleidoscopio di valli, plateau, praterie, altipiani, montagne, ghiacciai. Attraversiamo splendidi prati fioriti. Risaliamo dolci pendii e ci ritroviamo in quel posto straordinario che si chiama Creux du Van. Un anfiteatro roccioso che ricorda le grandi cattedrali rocciose dei parchi americani. Uno scherzo delle glaciazioni e dell'erosione che abbiamo il privilegio e la gioia di percorrere sul suo bordo.

Il percorso dal punto di vista delle difficoltà tecniche è banale, ma purtroppo riuscirò a fare solo 25 degli 81 km previsti a causa di un ginocchio che non tiene più, ma in 25 km sperimenterò un calore di gente e di volontari che ho trovato raramente in questi eventi. Sperimenterò che a 200 m dal ristoro c'è un baccano che è come se ti risucchiasse dentro e i 200 metri successivi li voli spinto dal medesimo baccano propellente. Scoprirò che 5 minuti dopo che avevo abbandonato la corsa deviando sulla verticale dell'arrivo, l'organizzazione mi chiama perché avevano visto che stavo andando in direzione opposta. Perché non l'hai detto?  Perché pensavo che l'arrivo fosse a un tiro di schioppo. Cosa ti è successo? Ginocchio malandato e via a parlare di montagne e di vita. Cordialità, ma fermezza. Fermezza, ma cordialità.

Una macchina organizzativa perfetta nell'accoglienza e nella gestione, uno sponsor tecnico (Kailas Fuga) con una presenza attenta e massiccia, un percorso, seppur molto semplice, affascinante al di sopra di ogni aspettativa, un viaggio in un territorio paesaggisticamente unico. Mi viene in mente la canzone dei Pink Floyd di 55 anni fa in epigrafe. Avevo paura, ero scettico. E' bellissimo scoprire di aver sbagliato. La folla non è solo caos, la folla sono volti e voci ed è bello pensare che ho avuto e ho il privilegio di far parte di essa.

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LE GARE

111 km 5300 m+
Nella gara regina sin dai primi metri al comando lo svedese Anton Gustafsson, che detta un ritmo molto alto e fa il vuoto per avere poi un deciso calo che lo costringe alla diciassettesima posizione. I due spagnoli Aleix Toda Mas e Ionel Cristian Manole e lo svizzero Ramon Mantesch lo seguono uniti nello sforzo. Attorno al trentesimo km lo svizzero attacca, man  mano aumenta il suo vantaggio e chiude in 10h31'24''. Dietro di lui bella battaglia che vede Ionel Cristian Manole precedere il connazionale Aleix Toda Mas.
Tra le donne l’iberica Azara García de los Salmones tiene il comando fino al settantesimo km dove viene superata dalla finlandese Marjo Liikanen che grazie ad una gara in progressione va a vincere in 13h10'52''. La spagnola tiene la seconda posizione e il podio è completato dalla svizzera Jasmin Nunige.

81 km 3500 m+
Il francese Clovis Chaverot dopo una gara tutta di testa va a vincere in 7h12’06”. Il valdostano Davide Cheraz secondo per gran parte della gara cede il secondo posto nel finale allo svizzero Frédéric Splendore. Mentre in campo femminile si impone la francese Manon Campano in 9h07’50’’.

Questo il commento di Davide Cheraz:
“Devo dire che la gara mi è piaciuta molto, è una gara veloce, ma con molti tratti nei canyons che sono veramente spettacolari ed è un tracciato molto panoramico.La zona è bellissima, la Val de Travers è un piccolo gioiello, molto curato, un bel posto dove passare qualche giorno.
La mia gara direi che è andata bene,  anche se ho patito un po' il finale per il caldo, ne ha approfittato lo svizzero Frédéric Splendore che mi ha superato proprio negli ultimi km. Sono comunque contento di come l’ho gestita, si trattava della prima gara con il caldo, condizioni proprio che mal digerisco”.

NOVITA’

Il 12 settembre, la stessa organizzazione si occuperà della prima edizione dello Swiss Women’s Trail, due percorsi (19 km e 38 km), primo trail in Svizzera unicamente dedicato alle donne, supportato da Kailas Fuga.
Il progetto nasce con l’obiettivo di sostenere e valorizzare la partecipazione femminile nel trail running.
Invece per quanto riguarda l’edizione 2027 dello Swiss Canyon Trail che si terrà dal 4 al 6 giugno, la novità sarà il ritorno della 100 Miles.