L’Ultrabericus e le maglie azzurre

di Matteo Grassi

Correva l’anno 2018. C’erano atleti che avevano programmato la stagione sul Mondiale di Trail. E altri che invece che al Mondiale non ci pensavano proprio.

 

180317 Simone Wegher Luca Miori preview

 

Tra questi c’era Simone Wegher, forse l’atleta più veloce che il trail running italiano abbia mai avuto, iscritto all’Ultrabericus in tempi non sospetti, per fare la sua gara lontano dai riflettori.

Ma per come è andata al EcoTrail di Firenze con la modifica dei criteri FIDAL di selezione che vedeva la gara vicentina diventare prova di selezione, sabato mattina c’erano tutti a Vicenza, con almeno cinque atleti che si potevano giocare la vittoria, e una ventina che correvano per il podio.

Come da copione alle ore 10 parte la gara. E indovina un po’ chi si mette subito davanti? I contendenti alla maglia azzurra? No. Simone Wegher.

Simone era deciso a riscattare il ritiro dello scorso anno e a ritrovare quelle sensazioni del 2016, nella gara che lo aveva introdotto nel mondo del trail.

Come è andata a finire lo sappiamo tutti. Ha vinto con un tempo straordinario, considerate anche le cattive condizioni del percorso, praticamente uno scivolo di fango lungo 65 km.

Ma al 45° km Simone è andato in crisi, perdendo una parte del suo vantaggio sull’inseguitore Christian Pizzati, vantaggio che ha comunque saputo gestire e infine anche incrementare.

 

180317 Ultrabericus Integrale podio uomini preview

 

"Simone raccontaci un po’ com’è andata".

“Sono solo tre settimane che ho ripreso a sentirmi bene. Dalla Trangrancanaria (42 km) cui ho partecipato un po’ come vacanza perché ci andava un bel pezzo del mio team”.

“So dei problemi che hai affrontato, ma in molti ignorano che prova ti si è presentata davanti lo scorso anno”.

“Non è un problema raccontarlo, anzi, ne sono felice, perché nel male la considero un’opportunità. Un tumore. Lo scorso anno, mi è stata diagnosticata questa malattia tremenda. Che però ho affrontato con determinazione come si trattasse di una gara, anche se più dura di quelle cui ero abituato.

La vittoria di oggi dice che sono io che ho vinto la partita. E quella forza che ho dovuto tirare fuori in questi mesi, è una determinazione che mi ha cambiato. Per cui una crisi di stanchezza a due terzi di gara, cosa vuoi che sia?”

“Wow, Simone. Di questo dobbiamo tornare a parlare. Perché dalla tua esperienza esce una forza che può aiutare tante persone. Ma ora, dicci qualcosa su questa maglia azzurra inaspettata”.

“Assolutamente inaspettata. Non era in programma. E non ci pensavo nemmeno stamattina ai nastri di partenza. Volevo far bene, sì. Dimostrare a me stesso che ci sono e provare a correre ai livelli del 2016. Ma in effetti ho fatto anche meglio. Non sono più il Simone di due anni fa o dello scorso anno. La malattia mi ha cambiato. Ora sono più forte.”

“Ma il mondiale è 88 km con 5.000 metri di dislivello. Non sono le tue distanze e forse non ce li hai nelle gambe tutti quei chilometri”.

“Se è per questo da domattina mi rimetto al lavoro e con il mio allenatore Eros Grazioli ci concentreremo su questo obiettivo inaspettato. È una grande opportunità per me e voglio metterci tutto me stesso.”

 

180317 Ultrabericus Integrale podio donne preview

 

Come promesso parleremo ancora di Simone e con Simone nei prossimi giorni, ma torniamo alla cronaca della gara maschile e femminile.

Dietro a Simone Wegher, secondo con meno di 4 minuti di distacco un ottimo Christian Pizzati, che stacca anche lui il biglietto per Penyagolosa, dopo aver ben rappresentato l’Italia agli scorsi mondiali nelle foreste casentinesi. E con lui i posti certi sono terminati: FantuzMacchiWegherPizzatti, e poi? Probabilmente Borgialli che ha fatto un ottimo terzo posto, ma attaccati c’erano pure Mastrotto (4°) e Zanchi (5°, stoppato sul finale da una brutta caduta). E quindi il boccino sta ora nelle mani del CT Germanetto al quale non invidiamo il dover emettere la “scelta tecnica” che dirà di sì solo a due dei tre contendenti.

Tra le donne non c’è stata battaglia per il primo posto perché la francese Stephanie Manivoz ha dominato da subito la gara, inseguita a una certa distanza da Lisa Borzani, già certa della maglia azzurra, ma che “per il rispetto delle avversarie” ha deciso di rimettersi alla prova come se nulla fosse stato a Firenze. E qui ha fatto un’altra ottima prestazione, ma finendo terza per essersi rilassata un po’ sul finale e aver così concesso un onorevole secondo posto per la piemontese Chiara Bertino, che così si aggiudica anche lei la convocazione.

Con Francesca Pretto fuori dai giochi è Alessandra Boifava a finire terza tra le italiane, al primo posto appena fuori dal podio.

A questo punto chi andrà a Penyagolosa? La campionessa italiana in carica Lidia Mongelli, così come Lisa Borzani, e Chiara Bertino e… Alessandra Boifava, come recita già il Comunicato Stampa ultraberico? O Francesca Pretto? Anche qua sarà la scelta del responsabile dell’area tecnica FIDAL Paolo Germanetto coadiuvato da Fulvio Massa a definire chi sarà a completare la squadra.

 

“Per come sono andate le cose, con la gara di Firenze dimezzata per nubifragio e Ultrabericus che ha premiato i più veloci, credi ancora nei criteri di selezione che avete stilato?”

“Assolutamente sì. Gli scorsi Mondiali su distanza simile a quella di Penyagolosa ci hanno dimostrato quanto indietro siamo rispetto alle nazioni leader, dobbiamo fare in modo di concentrare le nostre forze, ed è proprio con occasioni di confronto come quella sui Berici che si mettono le basi per ridurre il divario”.

“Partiamo già rassegnati?”.

“No, certo. Perché Fulvio e io siamo certi che tutti i convocati continueranno a prepararsi al meglio per l’appuntamento iridato. Essere consapevoli del valore altrui e del contesto che si va ad affrontare è sempre e comunque una spinta per continuare ad alzare l’asticella".

 

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