Questa è la storia di sei donne Tarahumara che, per la prima volta in vita loro, sono uscite dalla Sierra e si sono presentate al via di una gara di 550 km senza scarpe da corsa, senza orologi gps, senza un telefono per farsi un selfie. Avevano con sé solo un paio di sandali huarache e tanta, tantissima, grinta. E uno sconfinato amore per la corsa.
Una sola regola “No freeways”

The Speed Project è una gara non autorizzata, senza regole, senza sponsor, non ha nemmeno un sito internet di riferimento. Gli spettatori non sono ammessi e non c’è alcun premio per chi raggiunge il traguardo. Eppure ogni anno attrae centinaia di atleti che vogliono misurarsi con se stessi.
Il concetto è semplice: una squadra di sei concorrenti parte dal molo 39 di Santa Monica, Los Angeles, e deve raggiungere Las Vegas, 550 km più in là, dopo aver attraversato le colline di Hollywood, l’Antelope Valley, i bordi del deserto di Mojave e della Death Valley. Ma questa è solo un’indicazione generale, ogni squadra può scegliere il percorso come preferisce, con una sola regola “Niente autostrade”. Comunque si scelga l'itinerario da seguire, alla fine la matematica non mente: sono oltre 90 km a testa da percorrere in condizioni climatiche a dir poco ostili.
Le donne Rarámuri

Quest’anno tra le squadre partecipanti c’era anche il Team “Ra Ra Ra”, formato da sei donne “Rarámuri” o “Piedi che Corrono”, il nome con cui gli indios della Sierra Tarahumara chiamano sé stessi.
Ángela, Argelia, Isidora, Lucía, Vero e Yulisa non sono atlete: come tutti i Tarahumara il loro allenamento altro non è che la vita quotidiana, in cui devono spostarsi correndo attraverso i canyon della Sierra. Le guardi e vedi donne che sanno cosa è la fatica del vivere: Isidora Rodríguez ha 47 anni ed è già nonna: in volto mostra i solchi profondi di chi non si è mai risparmiata. Lucía Nava è molto più giovane, ha 28 anni, ma ha già tre figli, di cui l'ultimo nato appena tre mesi prima. A Santa Monica si sono presentate con i loro abiti tradizionali in cotone e con gli huarache, i sandali realizzati a mano con il cuoio e una suola ritagliata dai vecchi copertoni delle auto.

Le loro gonne lunghe colorate stonano completamente in mezzo ai completi tecnici ed attillati degli altri concorrenti. Niente occhiali avvolgenti, niente smartwatch gps, niente scarpe con piastre in carbonio, niente gel o barrette: mentre tutti si facevano selfie o facevano dirette Instagram, loro se ne stanno in silenzio, stringendosi l’un l’altra per darsi forza e sentirsi meno sperdute a 2.000 chilometri da casa.

“Son las mujeres más chingonas del mundo” - Beba Guzmán
Quando la gara è iniziata, però, tutto è cambiato: all’improvviso non erano più fuori posto, perché stavano facendo quello che sono abituate a fare da quando sono nate. La corsa, un gesto antico quanto il mondo, per loro non è uno sport, ma la normale quotidianità e vederle correre leggere era uno spettacolo favoloso. “Son las mujeres más chingonas del mundo” "Sono le donne più cazzute del mondo" ha detto Beba Guzmán, che per un anno ha lavorato per raccogliere i fondi per trasformare questo sogno in realtà.

Sono arrivate a Las Vegas 52 ore dopo, nonostante la pioggia che ha inzuppato i loro vestiti rendendoli ancora più pesanti, nonostante l’arsura della Valle della Morte, nonostante un percorso così diverso dai sentieri della Sierra cui sono abituate. In quasi tutti i video che sono stati girati le vedi uscire dall’asfalto e correre a bordo strada, lungo la striscia di sabbia e sassolini, come a cercare un contatto più diretto con la Terra. Non hanno vinto, sono arrivate terze nella loro categoria, ma sono state la stella di questa edizione con la loro storia fatta di forza, orgoglio, capacità di adattamento, spirito di fratellanza.

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| Isidora Rodríguez, 47 anni | Argelia Orpinel, 39 anni |
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| Yulisa Fuentes, 25 anni | Lucy Nava, 28 anni |
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| Rosa Ángela Parra, 29 anni | Verónica Palma, 34 anni |





