VI CONSIGLIO DI LEGGERLO ATTENTAMENTE...
E POI MI GUARDEREI BENE IN FUTURO DI CRITICARE GLI ORGANIZZATORI...
Ci viene segnalato questo interessante appunto di un avvocato appassionato di trail; molte delle considerazioni che vengono fatte possono essere estese tranquillamente a tutte le organizzazioni di corse; ne consigliamo vivamente la lettura tanto agli organizzatori che agli atleti..
La responsabilità degli organizzatori di trail e di consimili competizioni deve essere considerata non già dal punto di vista della nostra “comunità”, ma da quello di soggetti estranei ad essa. Potrà non piacere, ma ad oggi è un dato di fatto. L’autorevolezza che si sono guadagnati fra noi, sul campo, alcuni organizzatori di manifestazioni non è riconosciuta a questi fini negli ambienti giudiziari, nei quali prendono corpo, “in nome del popolo italiano” e non del movimento trail, le decisioni sulla responsabilità.
Il problema principale sta nell’assenza di regole dettagliate, il rispetto delle quali possa senz’altro tenere al riparo da conseguenze, anche in caso di eventi dannosi.
Purtroppo, ad oggi, le decisioni sono rimesse essenzialmente ai singoli giudici, sulla base di concetti estremamente generali (negligenza, imprudenza, imperizia, precauzione, attività pericolosa, adozione di tutte le possibili misure idonee ad evitare il fatto), suscettibili di interpretazioni più o meno rigorose, secondo la sensibilità del singolo giudicante, estraneo al settore di attività sportiva che viene in rilievo.
Nel caso di lesioni o di morte di un concorrente si apre la strada a due diversi ordini di responsabilità: quella penale e quella civile.
La prima riguarda le singole persone fisiche. Se anche la gara è organizzata da un’associazione, la responsabilità penale colpisce il suo presidente o comunque coloro che nel suo ordinamento sarebbero stati tenuti ad adottare le cautele omesse.
L’accertamento della responsabilità penale – e quindi di un reato (ad esempio omicidio colposo o lesioni colpose) – a carico di una persona obbliga la medesima a risarcire i danni conseguenti. Con ciò si crea un legame diretto fra responsabilità penale e responsabilità civile.
Quest’ultima può inoltre riguardare l’associazione come tale e, se non si tratta di associazione riconosciuta, si estende a chi per essa ha agito, che risponde con il proprio patrimonio personale.
Un buon contratto di assicurazione (non uno qualunque … e questo è un aspetto che meriterebbe molto spazio) può essere di grande aiuto sul piano del risarcimento dei danni in moneta, ma non tiene al riparo dalla responsabilità penale (casomai l’avvenuto risarcimento può indurre il danneggiato alla remissione della querela o determinare un’attenuazione della pena).
Quando si determina la responsabilità di cui parliamo, in caso di danno alla persona?
In ambito sportivo la giurisprudenza è solita affermare la sussistenza di una “alea normale”, cioè di un rischio accettato dai concorrenti con la partecipazione alla gara. Oltre tale sfera si apre quella del danno ingiusto subito dal concorrente e comportante responsabilità.
Viene in proposito precisato che non può comunque ritenersi accettato, dai partecipanti a gare amatoriali, il rischio di subire lesioni gravi con effetti permanenti.
In pratica, il rischio può considerarsi accettato solo per gli infortuni ed i danni rispetto ai quali nel nostro settore non vengono mai chiesti risarcimenti (distorsioni, escoriazioni, piccole fratture).
Non negli altri casi, neppure a fronte della sottoscrizione di liberatorie che, per quanto formulate in modo accorto, non producono di per sé alcun effetto scriminante (e tutt’al più possono costituire prova del fatto che gli organizzatori abbiano fornito determinate informazioni, eventualmente insite nel testo, ai concorrenti).
In presenza di un danno che esorbita dall’area del rischio accettato dai concorrenti per il fatto di partecipare ad una gara, la responsabilità con le sue conseguenze risarcitorie viene in essere quando c’è colpa, cioè quando l’organizzatore ha agito con negligenza, imprudenza o imperizia (rapportate allo specifico settore di attività), ovvero omettendo di adottare misure che avrebbero consentito di evitare l’evento.
Quest’ultimo profilo riguarda, per vero, la responsabilità derivante dallo svolgimento di attività pericolose, ma anche le gare sportive vengono considerate tali quando ne derivano danni maggiori e più gravi di quelli prevedibili e dei quali può dirsi accettato il rischio con la partecipazione.
Come detto, spetta al giudice nel singolo caso concretizzare gli indicati concetti generali.
Ad esempio, riguardo ai danni gravi alla persona occorsi in una gara di trail, ai fini della valutazione della colpa degli organizzatori (consistente, come già accennato, in negligenza, imprudenza, imperizia, violazione del dovere di precauzione, omessa adozione delle misure che avrebbero consentito di evitare il danno) possono venire in rilievo profili come quelli seguenti: precisione del balisaggio; utilizzo di “apripista” per garantire che i segnali non siano stati rimossi o manomessi; valutazione delle condizioni meteo e dell’eventualità di cancellare l’evento o modificare il percorso in rapporto ad esse; predisposizione di un adeguato piano per la messa in sicurezza dei concorrenti sul tracciato ed eventualmente per il recupero dei medesimi, in caso di sopravvenuti eventi meteo pericolosi; ammissione solo di concorrenti dei quali sia certificata l’idoneità fisica ed eventualmente solo di concorrenti già in possesso di esperienze su altre gare; imposizione dell’utilizzo di determinati materiali obbligatori adeguati alle condizioni di gara; verifica dei medesimi; adeguata informazione ai concorrenti circa le caratteristiche, le difficoltà ed i pericoli della gara; presidio del percorso, specialmente in punti esposti; predisposizione di un organico team di assistenza e soccorso, in grado di intervenire prontamente ed efficacemente in caso di infortuni in qualunque parte del percorso, per limitarne il più possibile le conseguenze, ecc..
Per ognuno di questi aspetti sono immaginabili misure organizzative senz’altro sufficienti ed idonee, da un lato, e senz’altro inadeguate, dall’altro. Ma a parte gli estremi esiste tutta un’ampia area di mezzo, nella quale le opinioni possono divergere anche di molto.
Si pensi, ad esempio, alla verifica del materiale obbligatorio.
Che cosa è realmente imprescindibile e deve essere imposto ai concorrenti di avere con sé sul percorso ?
Quando i concorrenti sanno di dover avere con sé il materiale obbligatorio, per la propria sicurezza, se uno di essi deliberatamente non se ne cura, l’organizzazione lo ha comunque sufficientemente tutelato con l’informativa ? E’ indispensabile la verifica e l’eventuale esclusione dalla gara ?
Già rispetto a questi interrogativi le opinioni in dettaglio possono legittimamente divergere.
Ma non è tutto. Se molti concorrenti prendono parte alla gara manifestamente sprovvisti del materiale obbligatorio, è possibile che altri, magari non molto esperti, siano indotti a sottovalutarne l’importanza, assumendo su di sé rischi maggiori di quelli che percepiscono o che sono disposti ad accettare ? In tal caso, si avrebbe una specifica colpa dell’organizzazione ?
E ancora: come giudicare il caso in cui un concorrente privo di materiale obbligatorio si trovi in difficoltà ed assorba l’apparato dei soccorsi, impedendo o ritardando l’intervento eventualmente necessario per l’infortunio ad un altro concorrente ? C’è colpa dell’organizzazione, per aver permesso al primo di essere sul tracciato di gara ?
Da altro punto di vista, si può fare riferimento al caso di un concorrente che inciampa su un comune sentiero escursionistico sul quale si svolge la gara e, cadendo in un dirupo latistante, si procura lesioni gravi o addirittura letali. Sono immaginabili cautele specifiche per impedire un tale evento, che a ben vedere può riguardare anche un gitante al di fuori di qualsivoglia competizione e dei connessi sforzi fisici ed emotivi ? In caso contrario, si può fare una colpa all’organizzazione per la scelta del percorso ?
Gli esempi e le argomentazioni potrebbero proseguire per la maggior parte degli aspetti indicati.
Dal punto di vista di un giudice, non appassionato alla nostra disciplina e non esperto di essa, che valuta ex post, magari in un processo avviato da una moglie di un concorrente deceduto e con figli piccoli, è forte il rischio che il “senno di poi” induca a ritenere che si sarebbe potuto fare qualcosa di più per evitare l’evento o mitigarne le conseguenze e quindi ad affermare una responsabilità, anche in presenza di un buon apparato organizzativo.
Talvolta si ha l’impressione che, in materia di danni, i giudici si orientino in tal senso, all’apparenza mossi più che da un rigoroso intento di applicazione della legge, dall’umana volontà di far comunque conseguire alla vittima un risarcimento, specie se in presenza di una copertura assicurativa a tal fine attivabile.
Se ciò si dovesse verificare nel nostro settore, la posizione dell’organizzatore verrebbe in qualche misura “sacrificata” a vantaggio della vittima, con uno squilibrio non confacente al ruolo del giudice che invece è chiamato ad essere equidistante dalle parti e del tutto imparziale. Inoltre non sarebbe adeguatamente considerato il valore di eventi come quelli di cui trattasi per la promozione della persona, delle relazioni sociali e, non di rado, di territori scarsamente noti e sviluppati.
In sintesi: negli aspetti legati alla discrezionalità applicativa di concetti generali ed elastici da parte dei giudici sta, oggi, il vero rischio per gli organizzatori di trail, anche per quelli più competenti e scrupolosi.
Non esistono antidoti sicuri. Infatti non è agevole immaginare rimedi, visto che si tratta di un problema (di iper-tutela del danneggiato) che è assolutamente generale – culturale, a ben vedere – e trova riscontri non dissimili a proposito di altre fattispecie di responsabilità conseguenti, ad esempio, allo svolgimento dell’attività medica, di quella scolastica, o di altre ancora.
Si potrebbe immaginare di giungere alla formazione di un protocollo ufficiale, con il contributo delle associazioni e delle istituzioni, indicativo delle regole e cautele da seguire nell’organizzazione delle gare.
Tuttavia, a parte le difficoltà che si incontrerebbero nel tentativo di porre d’accordo tutti gli attori coinvolti, vi sarebbe il rischio che la giurisprudenza consideri il protocollo essenzialmente come uno standard minimo, ferme restando comunque le regole generali di cui sopra.
In questa ipotesi, la mancata osservanza del protocollo determinerebbe senz’altro responsabilità, mentre la sua osservanza non la escluderebbe in modo altrettanto certo, sicché i problemi veri non sarebbero comunque risolti.
Una conclusione appare chiara.
Sul piano giuridico è certamente più confortevole la posizione del concorrente, rispetto a quella dell’organizzatore. Sarebbe corretto tenerlo a mente quando si critica.
La responsabilità degli organizzatori di trailrunning
Moderatore: leosorry
Re: La responsabilità degli organizzatori di trailrunning
Azz.. prescindendo dal fatto che personalmente penso che se un adulto firmi una liberatoria si prende in carico tutte le sue responsabilità, a legger questo post passa la voglia di organizzare anche solo un uscita tra amici (regola del più esperto docet)..figurati una gara!!
Sempre grazie a chi organizza
Sempre grazie a chi organizza
Re: La responsabilità degli organizzatori di trailrunning
Tutto questo per affermare che in caso di incidente gli organizzatori di un trail vanno incontro ad un sacco di rogne? Credo sia risaputo, e del resto è così anche in altri ambiti, vedi il lavoro, la scuola, la sanità ecc...
Le critiche in ogni caso dovrebbero servire proprio a migliorare eventuali problemi, se uno ha cortesia e intelligenza nel farle e nel riceverle...
Le critiche in ogni caso dovrebbero servire proprio a migliorare eventuali problemi, se uno ha cortesia e intelligenza nel farle e nel riceverle...
Re: La responsabilità degli organizzatori di trailrunning
Micetto, questo per dire che se uno organizza un trail da culo e ci spilla soldi senza motivo dobbiamo pure ringraziarlo ?
Io sono presidente di una sottosezione del Cai ma se organizzo attività senza senso o in malafede ti garantisco che non me le mandano a dire. Cosa devo rispondere, sì sono un pessimo presidente ma ho un sacco di responsabilità ?
Io sono presidente di una sottosezione del Cai ma se organizzo attività senza senso o in malafede ti garantisco che non me le mandano a dire. Cosa devo rispondere, sì sono un pessimo presidente ma ho un sacco di responsabilità ?
Re: La responsabilità degli organizzatori di trailrunning
scusa ma dove sta scritto che è per le gare male organizzate e di non lamentarsi per questomotosega ha scritto:Micetto, questo per dire che se uno organizza un trail da culo e ci spilla soldi senza motivo dobbiamo pure ringraziarlo ?
Io sono presidente di una sottosezione del Cai ma se organizzo attività senza senso o in malafede ti garantisco che non me le mandano a dire. Cosa devo rispondere, sì sono un pessimo presidente ma ho un sacco di responsabilità ?
in teoria era solo per informare tutti di quello che dice la legge.
perchè sentivo spesso dire: io sono responsabile di me stesso e non vedo perchè devo portarmi un telo una maglia un fischietto ecc... ecc... INVECE NOOO... non siete responsabili, se un organizzatore dice che devi avere certi oggetti li porti punto e basta altrimenti ti vai a fare un allenamento per i fatti tuoi, perchè se succede qualcosa chi va in grane e solo chi organizza.
e per quelli che si lamentano quando una corsa viene sospesa o accorciata per il maltempo, ho letto spesso molti lamentarsi anche in questo caso con la solita dichiarazione : io sono adulto e abbastanza consapevole di sapere e decidere se posso continuare anche con certe condizioni di tempo. INVECE NOOO... anche in questo caso chi ci rimette, e in certi casi rischia la galera è sempre chi organizza.
perciò leggiamo quello che cè scritto e non quello che non cè scritto
P.S. tanto per risponderti fuori dal argomento a un appunto da te scritto, primo ti dico prova ad organizzare un trail di 40/60 km vedrai quante cose dovrai fare pagare e tempo da dedicargli, e poi a secondo della zone dei comuni dei permessi dei posti da passare, una gara per esempio di 50 km potrebbe costare 15 euro come 40 perchè cambiano le richieste.
ti faccio un esempio, se io organizzo una gara e il tutto tra permessi assicurazione pacchi gara ristori benzina materiali di uso, tende archi bandierine ecc... 7.000 euro (cifra bassa solo per farti un esempio) ( noi ne abbiamo spesi 5.000 per organizare una 12 km competitiva su asfalto.... ) andando in pari e patta (senza pagarmi tutte le ore gioni e settimane perse a organizzare) se calcolo 500 partecipanti, dovrei fare pagare 14 euro ...
il giorno della gara piove e si presentano solo 200 concorrenti, per 14 euro racimolo 2.800 euro cosi ci rimetto di tasca mia per fare divertire altri 4.200 euro. e come è sucesso ad alcune gare magari per il maltempo devo anullarla cosi ci rimetto 7.000 euro dopo essermi fatto un culo cosi.
è cosi brutto, se per pararmi il culo, invece di 14 euro faccio pagare 25/30 per compensare gli anni che ci rimettero con quelli che riesco a guadagnarci qualcosa ?
IN OGNI CASO Cè UN METODO MOLTO DEMOCRATICO...
SE PER UNA PERSONA UNA GARA E TROPPO CARA,
BASTA ANDARE A CORRERE DA UN'ALTRA PARTE DOVE COSTA MENO.
POI CI SONO MARATONE SU STRADA DOVE HANNO NEMMENO UN DECIMO DEI PROBLEMI COSTI DI UN TRAIL, E SI PAGA DA 480 EURO 300 - 150 - 100 - 50 - MA NON SENTO NESSUNO LAMENTARSI, ANZI L'ANNO DOPO FANNO ANCORA PIù PRESENZE DELL'ANNO PRIMA. A QUESTE SI CI SI DOVREBBE LAMENTARE E DISERTARLEEEEEE...
Re: La responsabilità degli organizzatori di trailrunning
Scusami micetto ma messa così a me è sembrato che tu volessi dire che le critiche sono comunque da non fare in virtù del fatto che chi organizza si prende in corpo un sacco di rischi. E resto non d'accordo, perchè significherebbe mettere sullo stesso piano chi si sbatte per organizzare bene una gara con chi si improvvisa e lo fa solo per lucrare.micetto ha scritto:VI CONSIGLIO DI LEGGERLO ATTENTAMENTE...
E POI MI GUARDEREI BENE IN FUTURO DI CRITICARE GLI ORGANIZZATORI...
Sul fatto che se c'è brutto tempo e il giorno della gara si presenta poca gente e non prendi soldi vuol dire che organizzi podistiche della domenica (in quanto negli altri casi i soldi li hai già presi da tempo e non vai a comperare cibo per 1000 concorrenti ai ristori quando hai 50 iscritti) , attività nobile ma non credo fosse l'argomento trattato.
Il fatto di non correre una gara se è troppo cara (ma anche se è troppo brutta) è l'unica cosa su cui ti do ragione al 100% ( e che tendo a fare)
Re: La responsabilità degli organizzatori di trailrunning
non tutte le gare richiedono per forza l'iscrizione anticipata, solo le più grosse e importanti, e queste dificilmente hanno un'organizzazione pessima, e la cifra la fanno su presunti iscritti, ma non sai se li avrei, non puoi mica aumentare la quota dopo perchè si sono iscritti in meno.motosega ha scritto: Sul fatto che se c'è brutto tempo e il giorno della gara si presenta poca gente e non prendi soldi vuol dire che organizzi podistiche della domenica (in quanto negli altri casi i soldi li hai già presi da tempo e non vai a comperare cibo per 1000 concorrenti ai ristori quando hai 50 iscritti)
io degli ultimi 10 trail che ho fatto, solo di 3 ho dovuto per forza iscrivermi prima gli altri mi sono iscritto all'ultimo momento.
Re: La responsabilità degli organizzatori di trailrunning
Mica glielo ha prescritto il dottore di fare l'organizzatore di gare trail. Voglio ben sperare che un organizzatore sappia bene a cosa può andare incontro se si trovasse il rompi... che vuole far valere a suon di carte bollate i suoi diritti (siamo nel paese del garantismo estremo no?). Sono dell'idea che ci siano davvero troppe gare, a scapito della qualità (sia agonistica che organizzativa) delle stesse. Ben vengano le critiche costruttive. Sarà brutto da dire, ma quando vedo gare anche facili, in posti bellissimi, con una cinquantina di iscritti, un po' mi viene da riflettere
Re: La responsabilità degli organizzatori di trailrunning
Quoto in pieno Zoidberg!
Francamente non capisco perché impostare una discussione a difesa degli organizzartori di gare bacchettando i concorrenti che sollevano lamentele. Sembra un riferimento a qualcosa che però non è specificato. Ti riferivi alle recenti polemiche sul Tor e Trail degli eroi? Sicuramente le discussioni sono un po' degenerate, ma ci sono molti "critici" che hanno ben presente le difficoltà a cui va incontro un organizzatore. Qua sembra appunto che si voglia negare il diritto di critica!
Se invece vogliamo usare questa discussione per spostare qui le lamentele e lasciare dall'altra parte i racconti delle gare, allora bene!
Francamente non capisco perché impostare una discussione a difesa degli organizzartori di gare bacchettando i concorrenti che sollevano lamentele. Sembra un riferimento a qualcosa che però non è specificato. Ti riferivi alle recenti polemiche sul Tor e Trail degli eroi? Sicuramente le discussioni sono un po' degenerate, ma ci sono molti "critici" che hanno ben presente le difficoltà a cui va incontro un organizzatore. Qua sembra appunto che si voglia negare il diritto di critica!
Se invece vogliamo usare questa discussione per spostare qui le lamentele e lasciare dall'altra parte i racconti delle gare, allora bene!
Re: La responsabilità degli organizzatori di trailrunning
Ciao a tutti. Io sono l'autore dell'articolo, chiestomi da una rivista on-line.
Quello che intendevo dire in chiusura è di non lamentarsi troppo se ti fanno mettere una cosa in più nello zaino o se tagliano un pezzo di un percorso di gara o se addirittura ne annullano una.
Non mi riferivo alle critiche eventualmente rivolte nei confronti di carenze organizzative o di un cattivo trattamento dei concorrenti, meno che mai a casi specifici. Nessun intento polemico.
Quello che intendevo dire in chiusura è di non lamentarsi troppo se ti fanno mettere una cosa in più nello zaino o se tagliano un pezzo di un percorso di gara o se addirittura ne annullano una.
Non mi riferivo alle critiche eventualmente rivolte nei confronti di carenze organizzative o di un cattivo trattamento dei concorrenti, meno che mai a casi specifici. Nessun intento polemico.