Progetto Tarvisio-Gemona

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Boborosso
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Progetto Tarvisio-Gemona

Messaggio da Boborosso »

Pubblico qui il racconto di un trail autogestito fatto, presumendo sia il posto giusto.


L’anno scorso ho cominciato a pensare ad un viaggio da fare in solitaria, portando la macchina a Gemona, viaggio in treno fino a Tarvisio e poi un bel trail tra i monti delle Prealpi Giulie.

Ho provato a studiare vari percorsi, il più logico passa tra il Massiccio del Montasio e il Canin. Metà del percorso lo conoscevo già. Nell’estate del 2024 ho provato alcuni tratti:

Salita al passo del Lavinâl dal Ors da val Saisera, termina con un ghiaione con pendenza dell’82%. La traccia GPS è sbagliata, perché segue le discese fatte dai vari pazzi che fanno questo passo d’inverno con gli sci da alpinismo (folli). Ho trovato neve negli ultimi 80 metri D+ rendendomi impossibile la salita, tanto che a 20 metri dalla sella mi sono fermato e sono sceso. Ho deciso di non fare questo passo, troppo difficile.

Salita a Malga Cunfin da San Giorgio di Resia, passando per Casera Rio Nero, ho trovato un cartello a inizio sentiero indicando “sentiero chiuso”, ho proseguito lo stesso e ho trovato una zona con alberi caduti per vento che copriva circa 500 metri di percorso, prevalentemente in piano. Visto che ero bello fresco, l’ho attraversato. Nessun burrone o crepa, ma non un sentiero da fare se si è stanchi o se si ha la testa sulle spalle. Camminata in equilibrio su tronchi caduti, salti, sali, scendi, passa sotto. Allenamento Core: fatto. Tratto seguente molto bello che merita.

Nel 2025 provo la vallata di Resia, individuo qualche punto acqua che potrà tornarmi utile.

Inizio 2025, parlo con un mio amico, mi dice che la salita al Lavinâl dal Ors lui l’ha fatta, difficile sì, ma non impossibile. Magari ero solo stanco io? Magari era colpa della neve e il sentiero era bello facile sotto il cumulo di neve? Bho.

Definisco il percorso ufficiale: 85 km e 5500 D+. Passerò per Lavinâl dal Ors, passerò di lato a Casera Rio Nero evitando la zona con gli alberi caduti (magari dopo un anno li hanno rimossi, ma meglio non rischiare).

Definisco l’orario di partenza: 20:30 da Tarvisio, così arriverò a Stolvizza (dove c’è un bar per fare colazione) alle 9:00.
Definisco la data, ma poi la data salta per brutto tempo.
2 settimane dopo ho la botta di culo che ho una festa a pranzo del sabato e una festa a cena della domenica… non vuoi metterci nel mezzo 85 km??? Anticiperò di 2 ore la partenza, perderò la possibilità di fare colazione a Stolvizza, pace.

Sul treno è una figata, ci sono solo persone sportive col casco e la bici, molte persone fanno l’AlpeAdria, una ciclabile che parte da Klagenfurt e arriva a Gemona, tutta discesa, e poi si torna in Austria in treno.

Scendo a Tarvisio e senza nessuno che mi dia lo start o un arco che determini la partenza, faccio il primo passo e gli 85 km sono iniziati. Chissà come andrà! Il meteo è bello e mettono pioggerellina per il pomeriggio di domenica, quando sarò quasi arrivato.

Pubblico sullo stato whatsapp il progetto, per quei 4 amici che mi avevano chiesto di tenerli aggiornati.

I primi due km sono sulla ciclabile, è pieno di bici perché è appena terminato il concerto di Jovanotti, a cui per partecipare bisognava arrivarci in bicicletta. E sbaglio subito strada… Devo concentrarmi un po’ più sulla traccia…
Attraverso Tarvisio e dopo 4 km di civiltà mi tuffo nel bosco in un sentiero ben poco tracciato. Pendenza del 30-40%, ci si diverte e si tiene un occhio sul GPS, perché si sta un attimo a sbagliare strada. Ritorno sui miei passi più volte, trovo funghi enormi che non posso raccogliere perché non ho il cestino con me. Il sentiero attraversa più volte una pista da sci, per poi concludere gli ultimi 300 D+ proprio sulla pista. Arrivo in cima che sono immerso nel grigio di una nuvola.
Il sole sta tramontando, la luce tra le nuvole è arancionissima, poi il sole riesce a bucare le nuvole e si intravvede una palla arancione che si infila tra gli alberi della cresta, ormai neri allo sguardo. Trotterello felice su un saliscendi poco impegnativo. Ultimo strappetto e sono in cima: avevo capito che la traccia passava per il paesino di Lussari, ma sono 500 metri dietro al paese e non ho balle di allungare. Sono le 20.45, saluto 2 persone (le uniche che vedrò) e mi tuffo in discesa su una strada in cemento. Ho una fame da lupi… ovviamente l’ora di cena è passata, mangio panino+snack e mi fiondo in discesa, 7 km a 6 min/km, magari sto correndo troppo ma il percorso è troppo facile.
Finisco il tratto in cemento, un bel cartello per quelli che salgono con indicato gli orari in cui possono salire le bici, quelli delle macchine e quelli dei pedoni. Dalle 20:00 alle 6:00 la strada è chiusa. Sono un criminale… 8-)

15 km, sono in anticipo di 45 minuti sulla tabella di marcia, inizio della Val Saisera, alterno corsa a camminata, ci sono 5 km in piano su strada di sassi infimi, grossi e tondi. E poi si inizia a salire. Me lo ricordo proprio così, questo pezzo. Per fortuna che il pezzo dopo sarà diverso da quello che ho stampato in memoria (forse?). Incontro vari animaletti notturni, sul sentiero ci sono piccole salamandre nere, una ogni 3 metri, ognuna che attende il proprio amato sotto un lampione immaginario, ognuna che “scatta” quando mi nota: tempo che alza la prima zampetta sono già passato e scappato via. Un serpente Carbone, decisamente fuori orario. Attraverso vari torrenti, ho la brutta idea di fare un piccolo video e postarlo su whatsapp, varie persone che a mezzanotte mi commentano il video preoccupate… se l’attraversamento fosse stato difficile, non avrei tenuto il cellulare in mano… dai…

Supero un rifugio invernale, che mi ero segnato in fase di programmazione qualora potesse servire se avessi problemi.
Esco dal bosco e inizia la salita al Lavinâl, il sentiero da subito è difficile da interpretare, i segnali sono pochi e c’è una bella nebbia che limita la visibilità a 10-15 metri. Seguo il GPS, interpreto, taglio, quando trovo il “sentiero” lo seguo concentrato, per poi perderlo di nuovo. La visibilità cala ulteriormente. Ghiaia a momenti, a momenti piccoli arbusti di rododendri, poi solo ghiaia. La traccia gira ma i segnali del sentiero sono chiari, si prosegue dritti. Seguo i segnalini, dopo 3 segnalini e 100 metri fatti il sentiero scompare. Sono fuori traccia. Torno indietro all’ultimo segnalino, riprovo a salire… uhmm… qui il sentiero non c’è. Potrei scendere, oppure tagliare la montagna in orizzontale (sulla ghiaia? Ma si fa???). Dai, taglio.
Taglio in orizzontale, dopo un po’ capisco che se salgo ci starei meno e salgo sul ghiaione infimo, mi creo una traccia, cercando di non scivolare, la situazione si fa pericolosa ma sono determinato e ormai manca poco per tornare sul sentiero.
E… comincia a piovere.
Piove bene. Piego la testa in avanti, tolgo lo zaino, metto il cappello sopra la frontale e mi avvolgo nel mio 20K-impermeabile, mi sento protetto. Salgo/taglio il ghiaione. Non sto mantenendo un “bel gesto atletico di corsa” su questo terreno, per usare un eufemismo. Inciampo, cado in ginocchio e batto il gomito su una pietra. Vedo le stelle. Non nel senso che il cielo si apre e diventa sereno, mannaggiaalui…, nel senso che mi fa un male cane. Mi sposto su uno sperone che sembra stabile, mi mangio uno snack stando in piedi e valuto: potrei tornare a Tarvisio per Valbruna e… ma no, dai… adesso torno sul sentiero e sarà tutto più facile.
Dopo qualche scivolone evitato, arrivo al sentiero. Sentiero difficile da vedere nel buio della notte, ma almeno c’è, la vista sotto la pioggia è di nuovo di almeno 10 metri e scorgo la traccia e i segnalini per un po’. Fino a quando non torno fuori sentiero, ma rientro subito, più volte.
Negli ultimi 300 metri D+ la pendenza aumenta e la traccia ogni tanto è coperta di ghiaia franata che la copre, ogni tanto proprio non c’è una traccia. Non sono saldo sui piedi ma sono determinato a salire. Ormai manca poco, ricordo che la traccia è da inventare, quindi ogni tanto salgo dritto per dritto, ogni tanto taglio a destra o a sinistra guardando il GPS per tornare sul sentiero. In fondo il sentiero segue il canalone di ghiaino tra due montagne di pietra stabile, al limite arrivo sulla parete di destra o di sinistra e poi raddrizzo il tiro. Ma nella realtà non è così semplice, cerco di capire che tipo di ghiaia scivola meno sotto i miei piedi, quella grossa ammassata o quella piccola che sembra schiacciata, ogni volta che trovo una pietra grossa affossata nella ghiaia ci metto il piede sopra, ma ogni tanto si sposta pure quella.
Il terreno sotto di me sparisce all’improvviso e di impulso mi getto a terra come quando si apre il ghiaccio su un lago ghiacciato: la frana si interrompe e io mi riesco a fermarmi perché ho aumentato l’attrito a terra. Ma sono tutto graffiato. Guardo l’orologio… mancano 54 metri D+… scendere è più pericoloso che salire. Salgo… porca puttana…
Arrivo davanti ad una roccia, giro a Sx, pendenza assurda, roccia semi-liscia su cui scende un ruscello largo 2 metri generato dalla pioggia, di là un cumulo di neve che termina 5 metri più in su. Scelgo la roccia semi-liscia, almeno vedo cosa c’è sotto… salgo, passo attraversando in piano tra la neve e una roccia verso sinistra e torno sul ghiaione, giro di nuovo salendo e alzo la testa. A voce alta: “un coul de sac!” La roccia chiude a mò di caverna dopo 10 metri di salita. Mi giro verso il basso, sotto di me un ghiaione impossibile, torno da dove sono venuto, neve, ruscello, pietra. Guardo verso il basso: no… da qui no… qui non si scende.
Penso:
- Potrei mettermi a piangere
- Ecco quando la gente è bene che chiami un elicottero a farla venire a prendere
Ma proseguo, fino a quando la situazione non è risolta sono io l’unico responsabile di questa situazione.
Situazione di merda.
Guardo l’orologio, la traccia mi dice che sono sul sentiero, ho fatto vari ghirigori. Non posso essere sul sentiero. Il GPS rimbalza sulle pareti, probabilmente.
Cellulare: niente internet.
Vabbè, volevo solo vedere gli orari dei treni da Tarvisio… continuerò in su, allora.
Mi sposto tagliando verso sinistra (scendendo). Ma trovo un altro coul de sac (maledetti i francesi…) e poi un altro. E poi un burrone. Scendo un po’ tagliando verso destra e il GPS torna a funzionare: il sentiero dovrebbe essere poco più in sotto e a destra. E lo trovo! Finalmente…
Respiro e cerco di tranquillizzarmi, ovviamente l’unica è salire. 30 metri e il sentiero non c’è più. Seguo il GPS e lo ritrovo, è poco più in giù… scendo uno scalino e perdo l’equilibrio, cado 2 metri e riesco a fermarmi… Signor, judimi… (Signore, aiutami)
Niente… anche adesso, scrivendolo, ho difficoltà a pensarci…
Il terreno sotto di me frana continuamente, ignoro i rumori sotto di me concentrandomi sul passo successivo, che se mi fermo scendo assieme a lui. Ogni tanto sento il rumore di pietre grosse che continuano la caduta anche dopo 10 secondi che sono fermo. Se fossi in compagnia, uno dei due avrebbe ammazzato l’altro…
Continuo imperterrito in salita, il GPS continua a segnare che mancano 54 metri D+… continuo a seguire questa specie di sentiero che “non è impossibile”. Ma effettivamente adesso il sentiero è più individuabile, ho la montagna di roccia sulla sx e sulla dx e sono sicuramente nell’insenatura giusta. La pendenza rallenta, la ghiaia ogni tanto è pressata al punto che posso rilassare un po’ la tensione delle gambe.

“Porche putane, ja l’ai fate” (porca puttana, ce l’ho fatta), così termina questa salita impossibile, non ci posso credere… sono uscito da questo inferno. Sta ancora piovendo ma me ne riaccorgo solo ora. Sono fradicio, ho le mani lesse. Ho le gambe piene di graffi e pantano bianco. Prendo il cellulare per un selfie… ma le dita ghiacciate non lavorano bene con lo schermo bagnato. Infilo il cellulare nei pantaloni e la mano sotto l’impermeabile, perché si scaldino e si “asciughino”. Faccio un selfie del trionfo, decisamente più come inno alla vita che per essere contento di essere qui.
Spero che la discesa sia facile…

E per fortuna, sul versante sud, il sentiero è pieno di vegetazione e stabile. Scendo sentendomi fortunato, ringraziando Dio e mia mamma, che sicuramente ha pregato tutto il tempo anche se non sa dov’ero finito (prega comunque per me, anche se vado in piazza a bere aperitivo…).
Non riesco a rilassarmi: sono le 2 di notte, comunque nessuno verrà a prendermi qui in quota a quest’ora e dipendo solo da me stesso.
Trovo una carcassa di un capriolo… sembra mangiato da piccoli animali… ma l’ansia di un lupo in zona rimane…
Scendo fino ad arrivare in zona bosco e lì mi siedo per la prima volta: ho le scarpe piene di ghiaino. Le gambe però sono troppo rigide e mi partono dei crampi allucinanti mentre tolgo, svuoto e rimetto le scarpe.
Si vedono le luci di Sella Nevea, a fondo valle. Ha smesso di piovere.
Incontro un cartello (per quelli che salgono) che dice che il tratto che ho appena fatto era esposto. Grazie dell’informazione.
Arrivo a Sella Nevea addirittura corrucchiando, lo spavento è passato e ormai devo guardare avanti. Però sarebbe bello fermarsi. Però cosa? Sono comunque le 3:30 di mattina… nessuno verrà a prendermi, tanto vale continuare. Che bello, in gara, con i punti di ritiro e le navette…
Riparto dopo aver mangiato bene, ho difficoltà a trovare il sentiero giusto ma poi lo trovo e salgo per la terza salita lunga delle 4 previste. La gamba destra ha difficoltà a fare gradini troppo alti, il piede sinistro ha preso un colpo sul lato interno del piede. Ma salgo. Penso che forse è bene che mi fermi arrivato in val Resia… ma non voglio…
Dopo quegli 800 D+ esco dal bosco e sento un rumore strano che mi accompagna sulla destra. Dopo 5 minuti capisco che sono a fianco di una parete di roccia simil-dolomitica, che sporge fino a lato sentiero e che gocciola l’umidità residua della pioggia, facendo quel brusio che mi sta accompagnando da un po’. Ormai sono quasi in cima, vedo sulla dx in lontananza l’arrivo della seggiovia del Canin (sta schiarendo un po’, l’alba non è lontana).

Sono le 4:30, sul sentiero ci sono ancora tantissime salamandre nere, ma adesso la loro attività è cambiata, sono tutte in coppia che ci danno dentro! Hanno una vita sociale meglio della mia…
Sarà la distrazione delle salamandre o la vista della seggiovia, ma sbaglio nuovamente strada. Per l’ennesima volta. Torno indietro e salgo l’ultimo pezzettino fino ad arrivare a Bila Peç. Sta decisamente schiarendo. Sto pensando sempre più che potrei fermarmi in val Resia, ma adesso sono le 5:15, c’è la discesa e rimando la decisione a quando saranno le 8:00.
E invece della discesa c’è un lungo mangia&bevi. Il posto è decisamente lunare, molto affascinante, intravvedo l’alba tra le nuvole ma i colori sono ancora carichi delle nuvole di pioggia che si stanno diradando. In fondo alla conca di fronte a me ci sono residui di neve, anche se è il 27 luglio. Effettivamente fa freschetto. Siamo a 2000 msml. Dopo 3 km di sentiero militare parzialmente scavato nella roccia arrivo al passo di Sella Grubia, sono le 6:00 e sono lento. In parte a me un rifugio in lamiera, vado a curiosare: dopo 3 secondi che ho aperto la porta sono già disteso su uno dei letti disponibili per mezz’ora di sonno.
6:30 sono fresco, 41 km e 3800 D+ fatti.

Mando un messaggio a mia moglie senza spiegazioni: “scendo a val Resia, se non ti pesa, ti farei venire a prendermi là”. E stranamente è già sveglia (avrà dormito?) e mi risponde subito “va ben”.
Tutta la tensione della notte viene liberata, travolgendomi con un “va ben” e comincio a piangere a dirotto. Ripasso mentalmente quello che ho passato sul ghiaione e piango singhiozzando. Ho tenuto duro fino a quando dovevo, adesso libero le cataratte. Che cazzo…
Per l’incontro con mia moglie dichiaro un luogo (Stolvizza) ed un orario difficile da rispettare e scendo cercando di tenere un ritmo sostenuto su una discesa ricca di saliscendi. Il cielo sulla valle comincia a svuotarsi dalle nuvole mostrando un azzurro terso, prostituendosi per sposarsi con un lieto fine in modo troppo scontato. Ma arrido alla situazione e alla prossima conclusione di questa pazza notte.
Lotto con il GPS, voglio scendere veloce ma seguo la traccia e allungo il tragitto che mi portava ad un punto acqua, che fastidio… Sono quasi imbarazzato dal non riuscire a concentrarmi sul mio nuovo obiettivo (arrivare in orario) senza rispettare il percorso previsto e senza fermarmi a controllare i dati del GPS.
51km fatti, ad 1 km da Stolvizza incontro 2 persone ed inizialmente prendo paura, poi capisco che “sono solo persone” e saluto. Mi guardano un po’ curiose, ma probabilmente solo come normalmente si fa quando vedi qualcuno che incontri nei sentieri. Non hanno visto cosa ho fatto stanotte o che emozioni ho vissuto.
Mia moglie mi scrive che è arrivata, accelero, mancano 700 metri. E corro gli ultimi 50 metri in salita, come in una gara, come se lì in fondo ci fosse quel cazzo di arco dell’arrivo. Piango, scaccio le lacrime. Giro l’angolo e lei è lì, che mi scruta. “Ciao” dice, e mi guarda inclinando la testa. Io sono fermo, degluttisco, inspiro a fondo e dico faticosamente “ciao”.
Sono a casa.
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biglux
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Re: Progetto Tarvisio-Gemona

Messaggio da biglux »

Aaaah, se non ci fossero (le mogli) :D ! Bravo, bellissima avventura e racconto scritto, come sempre, meravigliosamente bene!
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augusto losio
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Re: Progetto Tarvisio-Gemona

Messaggio da augusto losio »

ci siamo sentiti appena a valle della CUT sospesa per meteo impietoso (per noi, poi, spingere le carrozzine era impossibile). non avevo capito la tragicità sfiorata della cosa.
sei un coglione, e non vedo l'ora di dirtelo in faccia al tor.
tanto se reagisci ti faccio picchiare da pietro (sul suo profilo telegram c'è una sua foto mentre viene "spostato" dalla digos, presumo).
vedo di uscire vivo dalle tue corbellerie, leggerti resta sempre un enorme piacere.
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Corry
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Re: Progetto Tarvisio-Gemona

Messaggio da Corry »

Bobo che avventura! Però la prossima volta anche no ;-)
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AndreaPD
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Re: Progetto Tarvisio-Gemona

Messaggio da AndreaPD »

Bellissimo racconto...ma hai rischiato non poco o sbaglio...?!
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Boborosso
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Re: Progetto Tarvisio-Gemona

Messaggio da Boborosso »

Grazie dei vostri commenti.

Sono conscio del fatto che non sia una cosa da ripetere e sconsiglierò quel tratto di sentiero a chiunque.

E' sempre difficile capire quando fermarsi. All'inizio ho avuto i miei dubbi ma mi sembrava di essere una fighetta. Quando mi sono convinto che stavo facendo una cagata pazzesca era ormai troppo pericoloso tornare sui miei passi.

Condivido la descrizione fattami da Augusto... :oops:
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Corry
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Re: Progetto Tarvisio-Gemona

Messaggio da Corry »

Ma credo che l’errore sia stato quello di partire di notte e con meteo incerta. Magari se la rifai di giorno e con il sole diventa fattibile in sicurezza.
Io nei miei giri in solitaria cerco sempre di evitare il buio se non su percorsi già sperimentati.
Come hai scritto anche tu in gara con le balise, l’assistenza e le luci degli altri concorrenti è tutta un’altra cosa.
Per quello che insisto a dire che un giro come il tor non sia fattibile in solitaria sé non con moltissime tappe. Altro che “ma perché devo pagare me lo faccio da solo”…
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AndreaPD
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Re: Progetto Tarvisio-Gemona

Messaggio da AndreaPD »

Corry ha scritto: 01/08/2025, 11:19 Ma credo che l’errore sia stato quello di partire di notte e con meteo incerta. Magari se la rifai di giorno e con il sole diventa fattibile in sicurezza.
Io nei miei giri in solitaria cerco sempre di evitare il buio se non su percorsi già sperimentati.
Come hai scritto anche tu in gara con le balise, l’assistenza e le luci degli altri concorrenti è tutta un’altra cosa.
Per quello che insisto a dire che un giro come il tor non sia fattibile in solitaria sé non con moltissime tappe. Altro che “ma perché devo pagare me lo faccio da solo”…
Concordo al 100% Corry, sia sulla notte sia sul fatto che non solo il TOR ma a mio parere molti trail e sky diventano difficili se non rischiosi da soli e senza l'assistenza e le garanzie che hai in gara.
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motosega
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Re: Progetto Tarvisio-Gemona

Messaggio da motosega »

Io vado controcorrente
Se sei riuscito a uscirne vuol dire che le valutazioni erano giuste, e che la tua esperienza e capacità hanno fatto in modo che riuscissi a portarla fuori
Certo ti si è stretto il culo, ma è tutto fieno da mettere in cascina per ogni cosa farai in futuro

Ora devi solo trovare il coraggio di portarci tua moglie. Lì è da capire se ne verrai fuori intero......
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biglux
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Re: Progetto Tarvisio-Gemona

Messaggio da biglux »

motosega ha scritto: 06/08/2025, 16:41 Io vado controcorrente
Se sei riuscito a uscirne vuol dire che le valutazioni erano giuste, e che la tua esperienza e capacità hanno fatto in modo che riuscissi a portarla fuori
Certo ti si è stretto il culo, ma è tutto fieno da mettere in cascina per ogni cosa farai in futuro

Ora devi solo trovare il coraggio di portarci tua moglie. Lì è da capire se ne verrai fuori intero......
Assolutamente d’accordo: tutto fieno in cascina!
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