Dove andrà il Trail?

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Moderatore: leosorry

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Gaggio
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Dove andrà il Trail?

Messaggio da Gaggio »

pollo ha scritto: e qui potremmo perderci in infinite considerazioni su "cos'è trail" e su "dove andrà il trail"... speed or tech?
Si chiede Pollo in "The North Face® Endurance Challenge 03/12/2011" http://www.spiritotrail.it/forum/viewto ... =50#p70200

Ed io getto il sasso nello stagno...

Il 2012 è alle porte, e il calendario del prossimo anno è già pieno di impegni.
Il 2011 ci ha regalato una stagione di importanti novità, di tante conferme, in cui il mondo del trail è cresciuto in numero e qualità degli eventi, ed è anche cresciuto il livello di competitività degli atleti.
Riguardo al "dove andrà il trail", mi sembra che da noi si stia andando troppo verso il senso della difficoltà tecnica, nella tendenza ad aumentare il dislivello, il cercare di fare le cose più difficili, dure... a scapito del piacere della corsa.

Può sembrare strano quanto affermo, se si pensa che a dire queste cose è uno che fa parte dell'organizzazione di un ultra-trail, che quest'anno presenta anche una variante, un po più lunga e dura... e che tra l'altro sta rilanciando un progetto di un altra ultra, il Trail Valle Bisenzio, un percorso di un ottantina di km.. al quale però sono riuscito a togliere qualche centinaio di metri dislivello, proprio per renderla meno dura, e più godibile, coerentemente alla visione del trail, e degli sport outdoor in generale, come momento di esplorazione, che non di sfida. In altri post, in passato, ho criticato anche il Tor , perchè concepisco queste avventure assurde, se svolte nella forma "ad oltranza", e non a tappe, per tutti i rischi fisici e soprattutto mentali che comportano queste forme di gare.
Insomma, mi va bene "Ai confini del mondo" , ma non come ricerca e superamento del limite, una forma di "superomismo" che spesso diventa una forma autodistruzione (vedi la pratica dell'uso di farmaci antidolorifici, etc.. )
murasaki
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Re: Dove andrà il Trail?

Messaggio da murasaki »

Gaggio ha scritto:Riguardo al "dove andrà il trail", mi sembra che da noi si stia andando troppo verso il senso della difficoltà tecnica, nella tendenza ad aumentare il dislivello, il cercare di fare le cose più difficili, dure... a scapito del piacere della corsa.
Personalmente sto entrando nel terzo anno di corse, ed è stato subito "Trail", amore a prima vista!
Il fenomeno è cresciuto mentre ancora dovevo raccapezzarmi di dove mi trovavo e cosa potevo fare, quali fossero le mie possibilità fisiche, mentali, di stile. Ed è stato un bel sperimentare e un piacere, sempre, anche nei momenti più duri.
Uno prova, ma a un certo punto ha anche (consciamente o inconsciamente) il senso di poter o non poter fare una certa distanza. In fondo non mi sentivo totalmente incosciente quando mi sono iscritto all'Adamello super-trail, o al Tor des Geants, sentendoli istintivamente alla mia portata (anche se all'Adamello mi sono dovuto ritirare!).
Perciò non mi spaventa in sé l'aumento della difficoltà tecnica, della distanza, del dislivello, ne sono attratto sapendo che ce la posso fare e che posso viverla come un piacere, fondamentalmente, e non come un martirio (ma forse i miei piedi la penserebbero diversamente!).
Quindi credo che l'importante sia porsi in ascolto di se stessi, ed essere onesti rispetto alle proprie possibilità. Che poi ci sia l'imponderabile, come delle inclementi condizioni atmosferiche, bisogna anche metterlo in lista, e rispettare la lista dei materiali obbligatori!
Gaggio ha scritto:come momento di esplorazione, che non di sfida. In altri post, in passato, ho criticato anche il Tor , perchè concepisco queste avventure assurde, se svolte nella forma "ad oltranza", e non a tappe, per tutti i rischi fisici e soprattutto mentali che comportano queste forme di gare.
Insomma, mi va bene "Ai confini del mondo" , ma non come ricerca e superamento del limite, una forma di "superomismo" che spesso diventa una forma autodistruzione (vedi la pratica dell'uso di farmaci antidolorifici, etc.. )
Per questo il senso del limite va attentamente meditato; il Tor des Geants rappresenta un limite? Forse sì, per le mie ferie!!!! A parte gli scherzi, uno lo fa e capisce che si può fare. Può dormire poco senza impazzire. Può rinascere dopo essersi inabissato. Può entrare in un equilibrio con il proprio corpo nonostante tutto farebbe pensare che lo stai portando a distruzione. E può godere della bellissima estetica del Col di Malatrà. Può!
E potrebbe pensare di alzare l'asticella, e verrà fatto sicuramente in futuro.
C'è un limite alla sperimentazione?
Non lo credo.
Ma poi come si atteggia uno dopo aver concluso queste prove?
Ecco, mi piacerebbe più modestia, sia nella modalità con cui viviamo e raccontiamo le nostre imprese, che nel modo in cui vengono concepite e pubblicizzate determinate gare "la gara più dura...", "la gara più lunga...", "ai limiti della sopportazione...", "ai limiti dell'umano".
Giustamente tu rilevi una dose di superomismo che è profondamente da criticare, e non perchè porti all'autodistruzione fisica (possibile sicuramente), ma perchè porta alla distruzione della modestia e all'esaltazione.
In fondo il limite sta da tutt'altra parte, ironicamente (ma di un'ironia parziale) ho scritto che per prepararmi al Tor ho riletto il "Sergente nella neve" di Rigoni Stern, quelli hanno fatto un migliaio di chilometri nel gelo, a piedi, con poco cibo, poco riposo, combattendo, tirandosi dietro i feriti e i congelati dove possibile. Se uno vuole le esperienze limite se lo legga, che uno non sa come qualcuno ne sia uscito vivo, e verrà sicuramente curato dall'inconsistente superomismo da trail.

Uso degli antidolorifici: anche questo fa parte dell'onestà, e non tanto dell'onestà verso l'avversario (che cambia in fondo se uno arriva prima e uno dopo!), ma della fondamentale onestà che uno deve al proprio corpo.
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blackmagic
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Re: Dove andrà il Trail?

Messaggio da blackmagic »

Mah, penso sia innegabile che in Italia il trail venga solitamente associato a gare "dure" con parecchio dislivello e tratti molto tecnici. Spesso si sente decantare la bellezza di un percorso portando ad esempio la durezza. Un po' è un peccato perchè, personalmente, trovo altrettanto affascinante la gestione di un percorso filante, dove le capacità di corsa diventano essenziali: per me che sono un discreto dislivellista ma corridore lumaco, c'è molta più sfida in una gara quasi tutta corribile.

E difatti quest'anno cercherò di inserire qualche ultra meno "pesante" dal punto di vista dislivello, ma anche materiali, obblighi, razzi e mazzi: come dice Gaggio cercherò di esplorare e trovare il piacere della corsa. Ma allo stesso tempo sarà comunque una ricerca del mio limite, specie in un campo in cui non mi sento così preparato... A questo tipo di ragionamento faccio fatica a non accostarmi, perchè è comunque presente in tutte le attività che faccio: credo diventi "superominismo" se questa ricerca del limite è una sfida con gli altri, finchè resta con me stesso, e quindi regolata dalla mia coscienza, non la vedo come una cosa negativa.

In generale, ma è un'interpretazione personale, arriviamo forse al trail più da "muntagnin" che da "runners".
Conte Ugolino
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Re: Dove andrà il Trail?

Messaggio da Conte Ugolino »

Mi riconosco nelle ultime due righe di Black, ma al contempo credo che li ci sia ( in parte) anche una chiave di lettura.
da corsa in montagna su lunga distanza, quale forse, dico forse, era in origine, sta diventando super escursionismo su lunga distanza.
Due i punti
L'aumento del dislivello e l'aumento della tipologia "tecnica", sono sotto gli occhi di tutti

Per ora la conseguenza è che in attesa della new generation che pare si stia formando, se osserviamo una media di partecipanti ad una gara trail di questo tipo, a parte un ridotto numero che vanno veramente forte, gli altri tapascionano su da bricchi e sentieri.
pur da escursionista convinto mi sto pian piano riconvertendo alla corribilità sentieristica, che poi è molto ma molto più dura che una rampa fatta camminando.
Chissa se fossi partito come runner, ma è come la vecchia storia se mia nonna avesse le ruote :)
muntagnin

Re: Dove andrà il Trail?

Messaggio da muntagnin »

Come la maggior parte di noi che scriviamo qui anch'io arrivo dalla montagna, anzi rimango in montagna perché la montagna l'ho sempre vissuta senza interruzioni fin da quando ho dei ricordi...Negli anni è cambiato il modo di approcciarla, ho camminato, scalato, fatto scialpinismo, cascate...
Quello che qui viene chiamato 'trail' per me è solo un modo per affrontare la montagna in modo 'veloce'.
Ormai sono 12 anni che corro in montagna, ho iniziato a farlo perché per 2 anni ho lavorato in una località alpina e con un mio amico, forse perché avevamo solo 2,5 ore di pausa pranzo, ho iniziato a correre d'estate e risalire le piste d'inverno!
Poi da subito le prime gare sia nello skialp che nella corsa.
12 anni fa non si chiamavano trail ma skirace e di gare lunghe ne esistevano ancora poche. Quando poi mi iscrivevo ad una gare la norma erano 80-100 iscritti, se si arrivava a 200 pensavo: "caspita! quanti siamo!"!!!
Oggi mi trovo ad iscrivermi a gare che si chiamano trail ma spesso non riesco a capire la differenza (es. tra Bettelmatt Skyrace e Valsessera Trail...) sono cose diverse o semplicemente modi diversi di chiamare la stessa cosa? E' chiaro che Trail è un termine più estensivo, sinonimo di corsa nella natura più che in montagna mentre nessuno si sognerebbe di chiamare skyrace una corsa in collina.
Il concetto è che non siamo più qualche centinaio di iscritti che partecipano a queste manifestazioni per passione o per mescolarsi ad atleti veri ma siamo migliaia che corrono affollando gare che in pochissimi anni hanno saputo affermarsi.
In questa grande crescita è normale che cambi il modo di organizzare le gare e anche il modo di affrontarle, è perfettamente normale che inizi ad esserci anche un'interesse economico ed è ancora normale che molti cerchino di organizzare gare sempre più impegnative e tecniche.
Sempre 10 anni fa quando decidevo di fare qualche gara d'estate dovevo prendere il calendario e... muovermi, fare km perché l'offerta era scarsa! Oggi devo scegliere che gara fare perché se ne sovrappongono tantissime! Adesso si può correre sempre (inverno compreso) mentre pochi anni fa c'era una pausa da ottobre a maggio!
Nonostante tutto le gare chiudono spesso le iscrizioni in anticipo, non c'è penuria di iscrizioni!
Non condivido l'opinione di chi dice che le gare stanno diventando più tecniche o impegnative, mi sembra solo che aumentando di molto l'offerta di conseguenza aumentino anche quelle dure, aumentando gli iscritti si spostano anche i limiti, si riducono i tempi di percorrenza e di conseguenza si cerca di offrire delle competizioni più dure e selettive.
Però ci sono sempre anche più gare meno tecniche e più scorrevoli (ad esempio il bel Trail di Orta, l'ultra del pund del diau) e molti più ecotrail e gare in collina (es monteregio, trail delle terre di mezzo, etc..) e soprattutto molte gare con la possibilità di scelta della percorrenza (es il valdigne, Orta, Brescia, etc.) che danno la possibilità a tutti di confrontarsi con i propri limiti.
Io sono molto contento di questo perché significa che sempre più gente si appassiona al mio stesso sport e anche perché ora ho una notevole scelta di gare, posso provarne ogni anno qualcuna nuova o fare la stessa ma con una percorrenza maggiore!
L'uico neo? Una volta mi iscrivevo al mattino... Ora devo iscrivermi con notevole anticipo! Dovere iscrivermi ora per fare Il trail di Annecy a fine Maggio l'ho considerata una vera scocciatura!
Il vero successo delle gare non lo fanno i top runner ma noi con le nostre iscrizioni, se aumentano le gare dure ma nel contempo riescono ad avere anche il giusto riconoscimento tramite le iscrizioni ben venga!
Ho notato pure che spesso ci sono più iscrizioni nelle gare lunghe che nelle versioni ridotte (Casto, Brescia, Maxitrail Annecy...) il che vuol dire che è quello che vogliamo noi...
Scusate la lunghezza.
Alberto
flavio
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Re: Dove andrà il Trail?

Messaggio da flavio »

Quoto Muntagnin in tutto. Aggiungo solo una previsione: tra un qualche anno, quando la moda finirà (come è stato per il fenomeno MTB), resteranno solo i veri appassionati e solo i trail in luoghi più appetibili o con la formula più affascinante. Ed infatti che senso ha correre per 5 km tra tangenziali e raccordi anulari, sbuffando tra lo smog con una frontale sulla capa?
Mi sembra il "metadone" del vero Trail o lo specchietto per le allodole.
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emilio marco
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Re: Dove andrà il Trail?

Messaggio da emilio marco »

...Senza dover "aggiungere"altro :!:
Pienamente d'accordo con l'esposizione in "parole & concetti" di Muntagnin,...nonchè l'ultima "aggiunta" di Flavio. :)
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blackmagic
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Re: Dove andrà il Trail?

Messaggio da blackmagic »

flavio ha scritto: Mi sembra il "metadone" del vero Trail o lo specchietto per le allodole.
Rimane da capire dov'è codificato il "vero" trail...
muntagnin

Re: Dove andrà il Trail?

Messaggio da muntagnin »

blackmagic ha scritto:
flavio ha scritto: Mi sembra il "metadone" del vero Trail o lo specchietto per le allodole.
Rimane da capire dov'è codificato il "vero" trail...
Penso il vero trail non sia e non possa essere codificato.
Tutto quello che è corsa al di fuori dai classici canoni della strada è trail, è trail correre in montagna, in collina, su sentiero, su una sterrata in pianura... in sostanza è trail la corsa nella natura.
Trail è un termine generico che racchiude tutto ciò, un po' come con motociclo si intende un harley, un' enduro, una stradale, quella di Rossi e... uno scooter!
Di conseguenza è corretto usare il termine trail per tutte le gare in natura, il problema è che ormai è diventato un termine di moda e se non si leggono le caratteristiche del percorso non si capisce che gara sia!
Una volta usavono i termini skyrace, skymarathon, skyraid, etc. ora sono in disuso, ogni volta che nasce una gara nuova la chiamano trail!
Non so se sia necessario porre delle regole, alla fine non penso che nessuno si iscriva ad una gara solo perché è un trail e non vada a leggersi le caratteristiche del percorso!
Anche il trail di Milano organizzato da Salomon, non vedo perché sia stato sbagliato chiamarlo così, alla fine era una corsa in un parco dove si saliva diverse volte una "montagnola", rispettava la definizione e magari ha stimolato l'interesse di gente che fino ad allora era sedentaria o si limitava a correre tra i marciapiedi... questo è un bene, sia per il trail in generale che per la salute!
Anche questo è il trail: la possibilità che ha ognuno di noi di correre nella natura, al di fuori dello smog ed il caos nell'ambiente che più ci piace! In fondo mica a tutti piace correre in montagna o possono fare 200km ogni fine settimana per farlo!
Alberto
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Alex Geronazzo
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Re: Dove andrà il Trail?

Messaggio da Alex Geronazzo »

Dove andrà il trail?

Ermeticamente dico la mia:

...dove porta la strada, inevitabilmente. Maggiore sarà la visibilità che otterrà, piu' ampio potrà essere l'accostamento e la similitudine. Percorsi a parte.
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