Salve,
purtroppo durante la CCC il forum era già bloccato e non si sono sentiti i commenti a caldo, io ho seguito la corsa dei conoscenti dal sito ufficiale, penso al dispiacere di essere fermati con il traguardo a portata ed alla gioia di concludere un’avventura così importante, bravi ai finisher ed un bravo particolarmente meritato al mio vicino di casa Ivan Geronazzo 27° assoluto e terzo degli italiani che ha dimostrato ancora la sua forza anche in questa circostanza.
Notte.
CCC 27.8.10
Moderatore: maudellevette
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Questa sezione è dedicata alle anteprime e ai racconti delle gare.
Nel titolo scrivete il nome della gara, la provincia e la data di svolgimento.
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- Lamonato Carlo
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Re: CCC 27.8.10
Non posso fare alcun paragone con la LUT, non avendola corsa (anche se molte foto parlano da sole...) però a me la CCC è sembrata comunque una gara con un percorso logico e in un ambiente suggestivo.
La parte italiana, personalmente, la trovo stupenda, purtroppo non l'abbiamo visto, ma il pesaggio su tutta la catena del Bianco è qualcosa di sensazionale come dicevano Allie e Andbas.
Concordo anche sulla salita a Tete aux Vent ed il lungo traverso fino a La Flegere, a me regalano grandi emozioni, ma sarà che sono innamorato del Bianco anche alpinisticamente.
Della parte svizzera, che non conoscevo, non mi è piaciuta la seconda parte della discesa, da La Peule fino a Praz de Fort o come diavolo si chiama. Poi carina la salita a Champex nel bosco, e superba la salita a Bovine, veramente un sentiero di montagna con i fiocchi. Un po' più ordinario il tratto Trient-Catogne e relativa discesa, comunque è stato l'unico momento in cui si è aperto il cielo e la vista sulla pianura illuminata una volta scollinato meritava davvero.
Ma i gusti sono gusti
La parte italiana, personalmente, la trovo stupenda, purtroppo non l'abbiamo visto, ma il pesaggio su tutta la catena del Bianco è qualcosa di sensazionale come dicevano Allie e Andbas.
Concordo anche sulla salita a Tete aux Vent ed il lungo traverso fino a La Flegere, a me regalano grandi emozioni, ma sarà che sono innamorato del Bianco anche alpinisticamente.
Della parte svizzera, che non conoscevo, non mi è piaciuta la seconda parte della discesa, da La Peule fino a Praz de Fort o come diavolo si chiama. Poi carina la salita a Champex nel bosco, e superba la salita a Bovine, veramente un sentiero di montagna con i fiocchi. Un po' più ordinario il tratto Trient-Catogne e relativa discesa, comunque è stato l'unico momento in cui si è aperto il cielo e la vista sulla pianura illuminata una volta scollinato meritava davvero.
Ma i gusti sono gusti
Re: CCC 27.8.10
sono felice x chi ha terminato!!!! purtroppo mi sono storto 1 ginocchio nel scendere dal gran col ferret e mi sono ritirato al 41km.....che sfiga!!!
oltre al fatto di aver "sprecato" gli ultimi 5-6 mesi mi rode il fatto che potevo stare sotto le 20 ore!!! uffa!! spero nel prossimo anno e in maggior fortuna!!
Re: CCC 27.8.10
Ritorno a scrivere sul sito dopo quanto successo proprio in concomitanza con l'UTMB:
Descrivere una prova e una manifestazione come l’UTMB e nello specifico un ultra trail come la CCC non è facile visto il condensato di emozioni che si provano durante la gara e ancor prima nei mesi di preparazione,
Le mie potrebbero essere tutte concentrate negli sguardi pieni di lacrime per l’emozione di mio figlio Edoardo di 11 anni durante le fasi della partenza da Courmayeur; sguardi e immagini che mi hanno accompagnato come in un film per tutta la gara.
Come tutti sanno la gara è stata purtroppo martellata dal maltempo che ha concesso veramente poco.
Io sono riuscito ad arrivare a Chamonix dopo 20 ore e da Champex sotto un diluvio continuo che da Vallorcine in poi è diventato nubifragio con a tratti grandine, vento e nebbia tra la fine della salita vera (prima del traverso) alla Tete aux vent e la Flegere con sentieri che erano torrenti e pendii che erano cascate.
Probabilmente le condizioni di sicurezza già quando sono passato io non c’erano più per cui immagino dopo: per cui concordo con la sospensione della gara (forse anche in ritardo) anche se capisco il disappunto di chi è stato fermato forse con informazioni poco chiare e puntuali.
La mia gara è stata purtroppo compromessa da un colpo di freddo allo stomaco a 2/3 della salita del col du Gran Ferret. Risultato: discesa in Svizzera con stomaco a pezzi con tutte le conseguenze del caso ma più che altro l’impossibilità di mangiare qualsiasi cosa di solido sino a Trient.
Partito con andatura controllata stavo salendo regolare e senza forzare visto che ero alla mia prima gara sopra i 70. Le sensazioni erano buone e con facilità stavo risalendo il lungo serpentone. Poi purtroppo…
Già a Champex arrivo sfinito: nel tendone mi assiste Edoardo che con i suoi occhi mi dà la forza di continuare sino alla Bovine dove arrivo provato e privo di energie. Solo un tè riesce a darmi un po’ di vigore che mi permette di affrontare la lunga discesa fatta stranamente tutta in solitaria. Arrivato a Trient non ho alternative: o provo a mangiare qualcosa di solido oppure il mio destino è segnato.
Così riesco in qualche modo a spingermi giù 3 scodelle di minestrina con pastina. Miracolo; uscito dal tendone le gambe ripartono come se nulla fosse successo.
La Catogne e la Tete aux vent le divoro con tempi in linea con quelli dei primi cento-centocinquanta in classifica. Purtroppo recuperare è ormai praticamente impossibile. Il buon senso dei trailer fa si inoltre che in discesa la corsa venga spontaneamente neutralizzata aspettandosi e segnalando il percorso con le frontali a chi è più indietro.
Così si va avanti sino alla Flegere dove si arriva in gruppo (saremo stati almeno una settantina).
La discesa su Chamonix non concede sconti. la nebbia annulla tutto.
Per venti minuti non si vede da una balise all’altra e dopo ancora il diluvio mi accompagnerà sino al traguardo con la soddisfazione di arrivare ancora in perfetto stato psico fisico e di corsa con la consapevolezza di aver gestito la gara anche nei momenti difficili adattandomi alle difficoltà incontrate e sopperendo anche alla mancanza di allenamento degli ultimi due mesi a causa dell’infortunio al ginocchio che mi fece saltare il Valdigne con un ritiro al 47° km.
Dopo 15 giorni l’emozioni di quelle venti ore non si sono ancora assopite ma mi permettono comunque di affermare a mente fredda che nonostante tutti i problemi e le critiche lette sui vari forum l’organizzazione anche se con delle pecche abbia fatto del suo meglio. Ricordiamoci che la situazione era veramente critica da gestire.
Piuttosto siamo noi trailers che continuiamo ad avere alle volte brutte abitudini: avevo davanti a me alle 3 di notte in quelle condizioni concorrenti con i pantaloncini corti come si usano in pista o come al ristoro a Champex dove invece di entrare nella zona concorrenti un solo “assistente” si vedevano famiglie intere non solo sedute ai tavoli ma anche in coda per prendere da mangiare.
Ma tutto questo non mi ha privato di una delle più profonde e significative esperienze in montagna della mia vita; un grazie per questo all’organizzazione e ai volontari ma prima di tutto a mia moglie e ai miei figli che mi hanno sopportato in questi mesi e assistito durante tutta questa lunga gara-avventura
Rinnovo infine i complimenti a tutti i Finisher e non che si sono messi in gioco su questo splendido percorso sperando di essere di nuovo al via il prossimo anno.
Un saluto a tutti gli Spiriti
Marco C.
Descrivere una prova e una manifestazione come l’UTMB e nello specifico un ultra trail come la CCC non è facile visto il condensato di emozioni che si provano durante la gara e ancor prima nei mesi di preparazione,
Le mie potrebbero essere tutte concentrate negli sguardi pieni di lacrime per l’emozione di mio figlio Edoardo di 11 anni durante le fasi della partenza da Courmayeur; sguardi e immagini che mi hanno accompagnato come in un film per tutta la gara.
Come tutti sanno la gara è stata purtroppo martellata dal maltempo che ha concesso veramente poco.
Io sono riuscito ad arrivare a Chamonix dopo 20 ore e da Champex sotto un diluvio continuo che da Vallorcine in poi è diventato nubifragio con a tratti grandine, vento e nebbia tra la fine della salita vera (prima del traverso) alla Tete aux vent e la Flegere con sentieri che erano torrenti e pendii che erano cascate.
Probabilmente le condizioni di sicurezza già quando sono passato io non c’erano più per cui immagino dopo: per cui concordo con la sospensione della gara (forse anche in ritardo) anche se capisco il disappunto di chi è stato fermato forse con informazioni poco chiare e puntuali.
La mia gara è stata purtroppo compromessa da un colpo di freddo allo stomaco a 2/3 della salita del col du Gran Ferret. Risultato: discesa in Svizzera con stomaco a pezzi con tutte le conseguenze del caso ma più che altro l’impossibilità di mangiare qualsiasi cosa di solido sino a Trient.
Partito con andatura controllata stavo salendo regolare e senza forzare visto che ero alla mia prima gara sopra i 70. Le sensazioni erano buone e con facilità stavo risalendo il lungo serpentone. Poi purtroppo…
Già a Champex arrivo sfinito: nel tendone mi assiste Edoardo che con i suoi occhi mi dà la forza di continuare sino alla Bovine dove arrivo provato e privo di energie. Solo un tè riesce a darmi un po’ di vigore che mi permette di affrontare la lunga discesa fatta stranamente tutta in solitaria. Arrivato a Trient non ho alternative: o provo a mangiare qualcosa di solido oppure il mio destino è segnato.
Così riesco in qualche modo a spingermi giù 3 scodelle di minestrina con pastina. Miracolo; uscito dal tendone le gambe ripartono come se nulla fosse successo.
La Catogne e la Tete aux vent le divoro con tempi in linea con quelli dei primi cento-centocinquanta in classifica. Purtroppo recuperare è ormai praticamente impossibile. Il buon senso dei trailer fa si inoltre che in discesa la corsa venga spontaneamente neutralizzata aspettandosi e segnalando il percorso con le frontali a chi è più indietro.
Così si va avanti sino alla Flegere dove si arriva in gruppo (saremo stati almeno una settantina).
La discesa su Chamonix non concede sconti. la nebbia annulla tutto.
Per venti minuti non si vede da una balise all’altra e dopo ancora il diluvio mi accompagnerà sino al traguardo con la soddisfazione di arrivare ancora in perfetto stato psico fisico e di corsa con la consapevolezza di aver gestito la gara anche nei momenti difficili adattandomi alle difficoltà incontrate e sopperendo anche alla mancanza di allenamento degli ultimi due mesi a causa dell’infortunio al ginocchio che mi fece saltare il Valdigne con un ritiro al 47° km.
Dopo 15 giorni l’emozioni di quelle venti ore non si sono ancora assopite ma mi permettono comunque di affermare a mente fredda che nonostante tutti i problemi e le critiche lette sui vari forum l’organizzazione anche se con delle pecche abbia fatto del suo meglio. Ricordiamoci che la situazione era veramente critica da gestire.
Piuttosto siamo noi trailers che continuiamo ad avere alle volte brutte abitudini: avevo davanti a me alle 3 di notte in quelle condizioni concorrenti con i pantaloncini corti come si usano in pista o come al ristoro a Champex dove invece di entrare nella zona concorrenti un solo “assistente” si vedevano famiglie intere non solo sedute ai tavoli ma anche in coda per prendere da mangiare.
Ma tutto questo non mi ha privato di una delle più profonde e significative esperienze in montagna della mia vita; un grazie per questo all’organizzazione e ai volontari ma prima di tutto a mia moglie e ai miei figli che mi hanno sopportato in questi mesi e assistito durante tutta questa lunga gara-avventura
Rinnovo infine i complimenti a tutti i Finisher e non che si sono messi in gioco su questo splendido percorso sperando di essere di nuovo al via il prossimo anno.
Un saluto a tutti gli Spiriti
Marco C.