Quella di Roma non lo sò (l'immagine sopra fa riferimento a tale evento), ma posso postare due video fatti durante il meeting effettuato presso lo studio Santucci Running, pochi giorni prima:
Durante l'incontro VivoBarefoot Clinic, pressolo studio Santucci Running, Giorgio Aprà ha analizzato i risultati degli atleti americani alla maratona di Ny negli ultimi 30 anni. Lasciando stare fatti contingenti, come la presenza di altre importanti maratone, impegni competitivi più intensi e ravvicinati, si evinceva che mediamente, il livello di performance degli atleti americani nella maratona è diminuito.
Nonostante l'organizzazione scolastica con i suoi campus di atletica avanzati, nonostante nuove ed evolute metodologie di allenamento e dietetica, nonostante la tecnologia delle scarpe abbia aumentato la capacità di permettere agli atleti di infortunarsi di meno e ottenere migliori performance, il livello prestazionale degli atleti sviluppati in questo ambiente è peggiorato.
Che cosa avevano di più quegli atleti che correvano forte a ridosso degli anni 70/80, rispetto a quelli nati in quel periodo e successivamente? Avevano maggiori motivazioni? droghe migliori?
Forse che quegli atleti erano nati negli anni 50, quando non esistevano scarpe ammortizzate, e l'infanzia era più "semplice", e i ragazzi crescevano in maniera più "rude", potremmo definire meno "civilizzata", più selvaggia, e meno sprecata sui divani nelle stanze difronte alla tv o a giocare con le playstation? (beh, quello di allora era un modo di crescere come mi immagino sia oggi l'infanzia di tutti quegli atleti africani che adesso padroneggiano nella corsa)
Piero Sisti, di ritorno dalla UTMF, mi ha raccontato, tra le tante cose, di essere rimasto impressionato dallo stile di corsa dei Giapponesi, non riferendosi solamente ai toprunner, ma a tutti quelli che praticano la corsa: ottima postura, giusta ampiezza della falcata, appoggio corretto mediale-avampiede. Al che gli ho detto: "Beh, è un popolo che usa camminare scalzo!", riferendomi alla loro usanza di togliersi le scarpe entrando nei luoghi chiusi. Concordemente, abbiamo concluso che proprio questa loro abitudine alla "scalzitudine" migliora le loro capacità propriocettive, un efficenza migliore del sistema motorio, un migliore equilibrio neuro-fisico.