Caro NoTrail , io non ho ne' la Tua competenza (penso) ne' l'intenzione di giudicare.
Sostengo solo che ogni effetto ha una causa ( almeno nella ns logica).
L'effetto e' stata la morte di un ragazzo , la causa piu' "comoda" da individuare e' la fatalita' , una motivazione che ci permette di continuare a fare tutto come ora.
Se Vi sta bene Ok ammetto di essere andato fuori argomento , MA SICCOME NON E' IL PRIMO RAGAZZO CHE MUORE (se non erro) ed i discorsi sono sempre gli stessi, ricercavo cause in modo un po' piu' ampio ( preparazione , motivazioni , business)
Gli organizzatori hanno fatto bene a non "fermare tutto" (in realta' certe situazioni non vanno fermate , non devono proprio essere create) mi rendo conto anche dai post sul forum che avrebbero scontentato il 95% dei partecipanti a qualsiasi titolo, apprezzo comunque molto quel 5% di "pentiti".
Poi .... contro la fatalita'..........
MUORE CONCORRENTE AL TOR DES GEANTS
Moderatore: leosorry
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Re: MUORE CONCORRENTE AL TOR DES GEANTS
sono due giorni che sto pensando se scrivere o no, ora ho deciso di esprimere il mio parere sul fatto che la gara non sia stata fermata a causa della morte di un concorrente.
Io ho approcciato il trail solo da poco, ho più di 40 anni e per quasi venti ho corso in moto ( enduro e motorally), mi sento di dire che me la sono andata a cercare in tutte le gare in moto che ho fatto, ma non se ho un sogno nel cassetto che è quello di forse un giorno correre il TOR.
Le gara non va fermata come non sarebbe stata fermata la NYCM se il concorrente fosse morto a central park per un infarto e non per una caduta.
Concordo con Mau sul fatto che se capitasse a me vorrei che la gara continuasse.
Porto ad esempio una gara in moto che per certi versi è paragonabile al TOR, la Parigi-Dakar dove nel 1986 a causa di una tempesta di sabbia è precipitato l'elicottero su cui viaggiava Sabine, ideatore e organizzatore della gara, la gara non si è fermata, 19 anni dopo e svariati morti dopo è deceduto per un incidente Meoni vincitore di 2 delle precedenti edizioni, la gara è continuata.
Se una gara con i rischi di un Tor o di una Dakar di dovessero fermare per una fatalità, non varrebbe nemmeno la pena di farla partire.
questo è solo il mio pensiero.
Io ho approcciato il trail solo da poco, ho più di 40 anni e per quasi venti ho corso in moto ( enduro e motorally), mi sento di dire che me la sono andata a cercare in tutte le gare in moto che ho fatto, ma non se ho un sogno nel cassetto che è quello di forse un giorno correre il TOR.
Le gara non va fermata come non sarebbe stata fermata la NYCM se il concorrente fosse morto a central park per un infarto e non per una caduta.
Concordo con Mau sul fatto che se capitasse a me vorrei che la gara continuasse.
Porto ad esempio una gara in moto che per certi versi è paragonabile al TOR, la Parigi-Dakar dove nel 1986 a causa di una tempesta di sabbia è precipitato l'elicottero su cui viaggiava Sabine, ideatore e organizzatore della gara, la gara non si è fermata, 19 anni dopo e svariati morti dopo è deceduto per un incidente Meoni vincitore di 2 delle precedenti edizioni, la gara è continuata.
Se una gara con i rischi di un Tor o di una Dakar di dovessero fermare per una fatalità, non varrebbe nemmeno la pena di farla partire.
questo è solo il mio pensiero.
Re: MUORE CONCORRENTE AL TOR DES GEANTS
Beh dai, lo "spirito trail" dovrebbe essere un pò la Bibbia....altrimenti tanto vale paragonare il trail (e sport simili) al calcio (che di sportivo, a mio modo di vedere, non ha niente): tutti contro tutti, vince chi ha più soldi e più imbrogliaaugusto losio ha scritto: orzowei, sono d'accordo con le tue considerazioni, diciamo che la piega della faccenda è inevitabile.
restano (su questo forum non si smette mai di ripeterlo) i TA, che mantengono quel che promettono.
per inciso, anche a me la foto con infradito ha dato parecchissimo fastidio, ma proprio tanto.
però non insisterei su 'sto benedetto spirito trail, pare sia diventata una moda citarlo a ogni piè sospinto; che ci sia o non ci sia, chiamiamolo così o in altro modo, ma c'entra poco e nulla con queste gare e con certi accadimenti.
ciascuno faccia i conti con la propria coscienza, tutto qui.
Il titolo del topic non è proprio da "su col morale"vallese66 ha scritto:Beh non butterei tutto via, anche perchè abbiamo la possibilità di scegliere. Ci sono anche organizzatori responsabili e gare che non sono business. E in fin dei conti si può anche andare a farsi una corsa con gli amici, scegliendo dei percorsi anche più belli di tante gare. Ci sono un mucchio di bei tour e tanti se ne possono inventare divertendosi a studiare nuovi percorsi. Su col morale Orzowei!
Oltre a tutto anche quest'anno ho perso un amico in montagna
No, non ho mai condiviso le motivazioni di chi intraprende quella strada, ma ho condiviso la paura, il freddo, i rischi, gli sforzi, la fatica ed il cameratismo di altri che come me stavano per dieci ore appesi ad uno spit con 200 metri di pozzo sotto al culo a tirar su una barella, a zero gradi di temperatura, sotto l'acqua che ti bagnava fino al buco del suddetto culo; anzi, forse lasciando asciutto solo quello.NoTrail ha scritto: Orzowei, il vil denaro? Ma tu ci hai parlato con chi il Tor sceglie di correrlo? Hai condiviso le motivazioni, il percorso, le paure di chi decide d'intraprendere quella strada? Dare la colpa ai soldi mi sembra un po' semplicistico. Che abbia senso o meno fare gare di ultra-distanza è un discorso che esula dal topic: si parla della morte di un concorrente, delle reazioni di trailer e organizzazione rispetto all'accaduto. Cerchiamo di non finire a parlare della lana caprina altrimenti Deeago ci mette in riga
A.
E quando lo facevo non pensavo ai soldi, così come non lo hanno senz'altro fatto i miei ex-colleghi che hanno recuperato lo sfortunato del quale stiamo indegnamente discorrendo.
All'ombra di quelli che invece ne fanno un businness.
P.S.: comunque con uno che ha scelto di correre il Tor ci ho parlato.
Re: MUORE CONCORRENTE AL TOR DES GEANTS
Ezio, ho riletto il mio post e mi sono stato antipatico da solo
chiedo scusa, perché il tono è risultato fastidioso quando non voleva esserlo. Non ho alcuna competenza da millantare, ci mancherebbe, sono solo un appassionato principiante.
Quello che trovo interessante è l'argomento di fondo: siamo qui a disquisire, anche animatamente, di quella che non è né più né meno di una fatalità, e delle reazioni a questa fatalità. Perché possiamo parlare finché vogliamo di quale sia un codice deontologico accettabile da parte di chi organizza una gara, ma non c'è molto su cui dissentire riguardo al semplice fatto che cadere mentre si percorre un sentiero è già fin troppo facile quando c'è il sole e il sentiero è asciutto, figuriamoci al buio e mentre piove. E' qualcosa di più una possibilità remotà, è un evento anzi molto probabile: gli esiti di quella caduta sono potenzialmente molteplici e qui ci troviamo davanti a uno dei casi peggiori (ma me ne vengono in mente altri, giusto un filino meno tragici).
Se vogliamo parlare di cosa avremmo fatto noi come trailer e come organizzatori ok, mi sembra che ci sia molto da dire e qui vale il principio "tante teste, tante idee", ma non mischierei questo argomento con il discorso "in montagna ci si può fare male". Lo troverei un approccio poco proficuo ai fini della discussione: perché ci mettiamo in pericolo sui monti, ma non solo? Perché non ci accontentiamo della calma rassicurante del nostro salotto? O ancora meglio, dove sta l'equilibrio tra il desiderio di evadere dalle nostre culle dorate quando ci stanno strette e quello di tornarci prima possibile sani e salvi mentre siamo in giro per sentierie e magari qualcosa va storto?
Questo era, male argomentato lo ammetto, il senso del mio post
Peace
A.
Quello che trovo interessante è l'argomento di fondo: siamo qui a disquisire, anche animatamente, di quella che non è né più né meno di una fatalità, e delle reazioni a questa fatalità. Perché possiamo parlare finché vogliamo di quale sia un codice deontologico accettabile da parte di chi organizza una gara, ma non c'è molto su cui dissentire riguardo al semplice fatto che cadere mentre si percorre un sentiero è già fin troppo facile quando c'è il sole e il sentiero è asciutto, figuriamoci al buio e mentre piove. E' qualcosa di più una possibilità remotà, è un evento anzi molto probabile: gli esiti di quella caduta sono potenzialmente molteplici e qui ci troviamo davanti a uno dei casi peggiori (ma me ne vengono in mente altri, giusto un filino meno tragici).
Se vogliamo parlare di cosa avremmo fatto noi come trailer e come organizzatori ok, mi sembra che ci sia molto da dire e qui vale il principio "tante teste, tante idee", ma non mischierei questo argomento con il discorso "in montagna ci si può fare male". Lo troverei un approccio poco proficuo ai fini della discussione: perché ci mettiamo in pericolo sui monti, ma non solo? Perché non ci accontentiamo della calma rassicurante del nostro salotto? O ancora meglio, dove sta l'equilibrio tra il desiderio di evadere dalle nostre culle dorate quando ci stanno strette e quello di tornarci prima possibile sani e salvi mentre siamo in giro per sentierie e magari qualcosa va storto?
Questo era, male argomentato lo ammetto, il senso del mio post
Peace
A.
Re: MUORE CONCORRENTE AL TOR DES GEANTS
Peace , ovviamente.
Dissento solo sul concetto di fatalita' , sono un determinista materialista anche un po' ateo ( le ho tutte) hehehehehehe.
Per me NON e' fatalita' , ma questo non significa che si debba stare reclusi in salotto ( proprio io che le "vaccate" nonostante i miei 52 anni continuo a farle tutte) significa pero' che , sebbene oggettivamente i pericoli ci siano , alcune situazioni li amplificano ( e con cio' si puo' benissimo esserne consapevoli ed accettarli).
La gara di Trail di per se' e' una di queste ( se e' gia' pericoloso andare in montagna normalmente come puo' non esserlo andarci il piu' veloce possibile ?)
Cio' detto quello che NON condivido e' l'ipocrisia di chi lascia trasparire il concetto che questi rischi in piu' li accetta perche' gli piace andar per monti. E' diverso , li accetta perche' gli piace gareggiare con altri in termini di cronometro su un terreno che sente congeniale piu' di una pista in tartan o una strada asfaltata.
Su una pista in tartan in assoluto c'e' il minor numero di rischi oggettivi e ci si puo' comunque misurare (e' li' apposta)
normalmente non si piangono morti (anzi si festeggiano arzilli vecchietti) e non ci sono scuse ( l'anello e' uguale in tutte le parti del mondo , un tempo e' un tempo punto). Poi c'e' la strada (qualche rischio oggettivo in piu' , ma azzerabili in artificiale per dirla alla alpinista) poi c'e' la Montagna.
Che e' diventata a livello sportivo un grande business, ecco perche' secondo il mio parere e' necessario analizzare il rapporto morte per incidente ( lasciamo perdere l'infarto quello puo' beccare quasi chiunque in qualunque momento nonostante le visite mediche ed i certificati richiesti)/ gara trail in modo diverso dall'incidente in montagna di chi va a cercare funghi , fa escursionismo , fa arrampicata o alpinismo. Attenzione , ho detto diverso , non esclusivo , anche perche' certe morti di alpinisti , quest'anno hanno indotto in me la stessa riflessione del trail soprattutto quando questi si sono verificati sebbene le cordate fossero composte da clienti e guide ( ancora il business)
Dissento solo sul concetto di fatalita' , sono un determinista materialista anche un po' ateo ( le ho tutte) hehehehehehe.
Per me NON e' fatalita' , ma questo non significa che si debba stare reclusi in salotto ( proprio io che le "vaccate" nonostante i miei 52 anni continuo a farle tutte) significa pero' che , sebbene oggettivamente i pericoli ci siano , alcune situazioni li amplificano ( e con cio' si puo' benissimo esserne consapevoli ed accettarli).
La gara di Trail di per se' e' una di queste ( se e' gia' pericoloso andare in montagna normalmente come puo' non esserlo andarci il piu' veloce possibile ?)
Cio' detto quello che NON condivido e' l'ipocrisia di chi lascia trasparire il concetto che questi rischi in piu' li accetta perche' gli piace andar per monti. E' diverso , li accetta perche' gli piace gareggiare con altri in termini di cronometro su un terreno che sente congeniale piu' di una pista in tartan o una strada asfaltata.
Su una pista in tartan in assoluto c'e' il minor numero di rischi oggettivi e ci si puo' comunque misurare (e' li' apposta)
normalmente non si piangono morti (anzi si festeggiano arzilli vecchietti) e non ci sono scuse ( l'anello e' uguale in tutte le parti del mondo , un tempo e' un tempo punto). Poi c'e' la strada (qualche rischio oggettivo in piu' , ma azzerabili in artificiale per dirla alla alpinista) poi c'e' la Montagna.
Che e' diventata a livello sportivo un grande business, ecco perche' secondo il mio parere e' necessario analizzare il rapporto morte per incidente ( lasciamo perdere l'infarto quello puo' beccare quasi chiunque in qualunque momento nonostante le visite mediche ed i certificati richiesti)/ gara trail in modo diverso dall'incidente in montagna di chi va a cercare funghi , fa escursionismo , fa arrampicata o alpinismo. Attenzione , ho detto diverso , non esclusivo , anche perche' certe morti di alpinisti , quest'anno hanno indotto in me la stessa riflessione del trail soprattutto quando questi si sono verificati sebbene le cordate fossero composte da clienti e guide ( ancora il business)
Re: MUORE CONCORRENTE AL TOR DES GEANTS
Ezio 1961 ha scritto :
Anch'io credo che non sia solo fatalità : se vai in giro di notte sopra i 3000m e col brutto tempo un po' te la vai a cercare . Ma la domanda e' : il gioco vale la candela ? A parer mio comunque sì e non per questo mi sento ipocrita .. magari un po' cinico !
Forse può suonare retorico ma per me e per tanti altri che conosco, la competizione non e' con il cronometro e gli altri concorrenti ma con se stessi . A me gusta così .
Che poi qualcuno possa pensare che io sia comunque un superuomo .. problemi suoi .. a me basta sentirmi Uomo perchè mettermi in gioco mi fa stare bene ma di certo non gioco ai dadi la mia vita
est modus in rebus
Bonne chances .
Scusate , vorrei dare il mio piccolo contributo alla discussione .La gara di Trail di per se' e' una di queste ( se e' gia' pericoloso andare in montagna normalmente come puo' non esserlo andarci il piu' veloce possibile ?)
Cio' detto quello che NON condivido e' l'ipocrisia di chi lascia trasparire il concetto che questi rischi in piu' li accetta perche' gli piace andar per monti. E' diverso , li accetta perche' gli piace gareggiare con altri in termini di cronometro su un terreno che sente congeniale piu' di una pista in tartan o una strada asfaltata.
Anch'io credo che non sia solo fatalità : se vai in giro di notte sopra i 3000m e col brutto tempo un po' te la vai a cercare . Ma la domanda e' : il gioco vale la candela ? A parer mio comunque sì e non per questo mi sento ipocrita .. magari un po' cinico !
Forse può suonare retorico ma per me e per tanti altri che conosco, la competizione non e' con il cronometro e gli altri concorrenti ma con se stessi . A me gusta così .
Che poi qualcuno possa pensare che io sia comunque un superuomo .. problemi suoi .. a me basta sentirmi Uomo perchè mettermi in gioco mi fa stare bene ma di certo non gioco ai dadi la mia vita
est modus in rebus
Bonne chances .
Re: MUORE CONCORRENTE AL TOR DES GEANTS
Non capisco la tua argomentazione, sorryezio1961 ha scritto: Cio' detto quello che NON condivido e' l'ipocrisia di chi lascia trasparire il concetto che questi rischi in piu' li accetta perche' gli piace andar per monti. E' diverso , li accetta perche' gli piace gareggiare con altri in termini di cronometro su un terreno che sente congeniale piu' di una pista in tartan o una strada asfaltata.
Cadere, farsi male, magari molto male in montagna è una possibilità indipendemente dal fatto che tu corra, che tu gareggi, che tu sia bravo o che tu sia una pippa. Che c'entra l'ipocrisia? In cosa la riscontri? Chi ti dice che certi rischi li accetta perché gli piace andar per monti più che ipocrita mi sembra drammaticamente sincero, al punto da ammettere quella che è una scelta più che contestabile, ovvero mettere la passione per qualcosa al di sopra della propria incolumità.
Davvero, non capisco tanta indignazione: il trail che conosco io è fatto di appassionati, che magari a volte sono un po' troppo testosteronici o, al contrario, più interessati all'aspetto sociale delle gare che non a quello atletico, ma di gente che si prende in giro sui sentieri ne ho vista proprio poca.
Se non si può o non si vuole accettare il rischio di farsi male, scelta più che assennata e legittima, basta non partecipare alle gare o, ancora meglio, non andare proprio a correre in montagna (o fare alpinismo, scialpinismo, arrampicata trad, ciaspole, mtb e via dicendo...ma queste sono altre storie). Perché ci si incazza tanto con chi le gare le organizza? Nessuno obbliga nessuno a partecipare al TOR, dopo tutto. O no?
Re: MUORE CONCORRENTE AL TOR DES GEANTS
Non capisco che differenza ci sia tra il morire durante una gara superorganizzata con volontari e soccorritori sul percorso, ristori ogni 10 km e basi-vita ogni 50 km, scivolando accidentalmente di notte su un sentiero oppure durante un'escursione di giorno su un ghiacciaio con una guida alpina al seguito, cadendo accidentalmente in un crepaccio. Non se le è andata a cercare anche l'escursionista come il trailer? Cosa facciamo, stiamo tutti a casa sul divano o in spiaggia sotto l'ombrellone, lontani da ogni "rischio alpino"? De gustibus...
Re: MUORE CONCORRENTE AL TOR DES GEANTS
yè lái fēng yǔ shēng
夜 来 风 雨 声,
huā luò zhī duō shǎo
花 落 知 多 少。
Bufera di vento e pioggia stanotte
chissà quanti fiori saranno caduti
夜 来 风 雨 声,
huā luò zhī duō shǎo
花 落 知 多 少。
Bufera di vento e pioggia stanotte
chissà quanti fiori saranno caduti
Re: MUORE CONCORRENTE AL TOR DES GEANTS
Ecco, il quid è questo:
E questi se la vanno a cercare.
Ed in questo caso qua ci entrano da un lato gli organizzatori, che non controllano chi si iscrive, e dall'altro quelli che si presentano in infradito; e se un anno non succede qualcosa è per culo, perchè, giusto per raccontarne un'altra, il simpatico giapponese (guarda caso) dell'anno scorso, con un armadio al posto dello zaino, ha rischiato fuori misura.
Il mio intervento
Almeno nei confronti di questi, che mettono a repentaglio (GRATIS) la propria vita bisognerebbe avere rispetto (e quindi non andare a cercarsele), se proprio non vogliamo, con una forma super aulica, "rispettare la Montagna".
mentre invece è più che acclarato il fatto che l'ottanta per cento della "gente" (leggi: la media mondiale delle persone) fa il passo più lungo della gamba e/o improvvisa.Ezio 1961 ha scritto: [....] ma di certo non gioco ai dadi la mia vita
est modus in rebus
E questi se la vanno a cercare.
Ed in questo caso qua ci entrano da un lato gli organizzatori, che non controllano chi si iscrive, e dall'altro quelli che si presentano in infradito; e se un anno non succede qualcosa è per culo, perchè, giusto per raccontarne un'altra, il simpatico giapponese (guarda caso) dell'anno scorso, con un armadio al posto dello zaino, ha rischiato fuori misura.
Il mio intervento
non era autocelebrativo, ma voleva solo significare che alle spalle di tutto c'è comunque chi rischia la propria vita per parare (almeno un pò) il culo a chi si mette nelle condizioni di essere maggiormente a rischio, in un ambiente che già per sua natura è ostile, facendo osservare che le statistiche CNSA riferiscono cifre del 95% per soccorso a gente "vestita da città".orzowei ha scritto: No, non ho mai condiviso le motivazioni di chi intraprende quella strada, ma ho condiviso la paura, il freddo, i rischi, gli sforzi, la fatica ed il cameratismo di altri che come me stavano per dieci ore appesi ad uno spit con 200 metri di pozzo sotto al culo a tirar su una barella, a zero gradi di temperatura, sotto l'acqua che ti bagnava fino al buco del suddetto culo; anzi, forse lasciando asciutto solo quello.
E quando lo facevo non pensavo ai soldi, così come non lo hanno senz'altro fatto i miei ex-colleghi che hanno recuperato lo sfortunato del quale stiamo indegnamente discorrendo.
All'ombra di quelli che invece ne fanno un businness.
Almeno nei confronti di questi, che mettono a repentaglio (GRATIS) la propria vita bisognerebbe avere rispetto (e quindi non andare a cercarsele), se proprio non vogliamo, con una forma super aulica, "rispettare la Montagna".