biglux ha scritto:Gaggio ha scritto:?..E' stato dimostrato che più una scarpa è costosa (quindi ricca di sistemi ammortizzanti/controllo) maggiore è l'incidenza di infortuni. (studi effettuati dal dottor Bernard Marti)..."CERTO! SE SOSTENETE UN'AREA, QUELLA SI INDEBOLISCE. SE LA USATE INTENSIVAMENTE, DIVETA PIU' FORTE. CORRETE SCALZI E VEDRETE CHE NON AVRETE PIU' DI QUESTI PROBLEMI" e poi "Le scarpe che lasciano muovere il piede come se fosse scalzo: ecco le migliori scarpe"...E così poi fecero la storia Barefoot Ted, che ispirò a Tony Post, di Vibram, la creazione delle Fivefingers, e poi Ted iniziò a produrre i LunaSandal, sandali chiamati così in onore dal suo amico Tarahumara Manuel Luna, che gli insegnò a costruire i Huaraches, i sandali dei mitici corridori messicani.....
Non voglio di certo mettere in dubbio tutte queste teorie illuminanti ma nella mia esperienza posso solo dire che 2 anni fa mi è venuta la sindrome della bendelletta ileotibiale dopo che da alcuni mesi avevo iniziato a usare scarpe a drop ridotto (Brooks PureFlow) e da questo inverno ho iniziato ad avere problemi al tallone (fascite?) dopo utilizzo abbastanza frequente di Nike Free (!!!) e Inov-8 Road-X 233 su asfalto e Montrail FluidFlex su sterrato. Coincidenze?
Bellissime scarpe, che io adoro tutte, ma in se non risolvono il problema, se alla base non c'è un gesto biomeccanico corretto.
E così, quando cammino, rullando, si ripresenta quel mio difetto di supinazione che mi porta a consumare le sneeaker sulla parte esterna della suola, e a squarciarne la tomaia dopo poche centinaia di km, quando invece le scarpe da corsa mi restano integre dopo un migiaio!
Questo perchè nel correre, correttamente, “stresso” in maniera minore la calzatura, come anche il fisico!
Occorre partire dal correre scalzi (o almeno on Fivefinger o simili)
Fascite, tendinite... anni fa uno specialista ortopedico mi disse che se avessi continuato a correre, tempo un mese massimo un anno, m'avrebbero tolto i menischi... e addio corsa... ma io non mi volevo arrendere, da li a sei mesi volevo fare l'Abbots Way... ero da poco più di un anno che avevo iniziato a correre, non avendo mai fatto nessuno sport nella mia vita, obeso e con un passato di eccessi.. correre era la cosa più semplice per cercare di tornare in salute; pensavo che per correre non servisse talento o qualche tecnica speciale che ti insegnano in qualche scuola, si prende un paio di scarpe da corsa e via.. nemmeno sapevo di termini come pronazione, differenziale, eva, wave... poverò me! Ma per quanto fossi una schiappa, mi ero innamorato del correre, di correre sui sentieri... scoprire che si chiamava trailrunning... La prospettiva di smettere di correre e di tornare ad una vita sedentaria e a superare i 100kg non mi attraeva proprio, e quindi non mi arresi alle parole dello “specialista”, iniziai a informarmi, a scoprire appunto i fenomeni della pronazione, i sistemi di controllo e ammortizzazione. Già correvo con le Nimbus 10, ma pensavo mi avrebbe fatto comodo qualcosa di più ammortizzante, e scoprii le Hoka Mafate, e quindi trovai chi le vendeva in Italia, un certo Vedilei (non sapevo niente della sua biografia sportiva) che di li a qualche giorno sarebbe passato proprio dalla mia città, per partecipare ad una cena che si sarebbe fatta nella sede della società podistica proprio a cento metri da casa mia, alla quale fui invitato ad andare, e dove conobbi alcuni ultramaratoneti come il Mammoli, il Papi, Accorsi, un certo Cudin, e un tipo americano, alto e riccioluto, che mi fu presentato dal presidente della società podistica come Giurecche (pronuncia nostra dialettale del cognome Jurek... )
Ma in quei giorni di attesa che mi separavano da quelle super-ammortizzate che sembravano poter essere la soluzione al mio problema, mi capitò che le mie Nimbus ormai rifinite, sfregandomi sull'alluce (già correvo senza calzini) mi procurò una vescica che mi rese impossibile continuare a correre, e persino a camminare, tanto sfregava sul piede. Così mi tolsi le scarpe, e cominciai a camminare a piedi nudi. Ero su un tratto di pista ciclabile, e faceva male battere il tallone. Decisi quindi di “abbreviare” la sofferenza correndo. E mi resi conto che più correvo veloce, meno soffrivo. E così corsi veloce come non avevo mai corso prima! Ma naturalmente durò poco, non avevo il fisico per reggere tanto... e quindi dovetti rallentare.. e nel rallentare ecco che, per evitare il dolore del battere il tallone, il corpo – per la grande capacità di adattabilità tipica umana, spinta dalla volontà di non soffrire, la PAURA della sofferenza – iniziò a cambiare postura e tipo di passo. E fu così che mi resi conto che si poteva correre altrimenti. E da li mi attaccai su internet per cercare se esisteva una calzatura che permettesse di correre come a piede nudo, ma che permettesse di non bruciarsi la pianta del piede o farsi male sui senteri.... e fu così che conobbi le Fivefingers, che comprai immediatamente. Scoprii anche dei Tarahumara (e anche di Scott Jurek.. ), ma mi sembravano dei superuomini.
E fu così che in quel periodo mi ritrovai con un paio di Hoka Mafate e con un paio di Vibram Fivefingers. E non mi ci volle molto per capire quale era la soluzione al mio problema... Una volta acquisita una certa forma, successivamente si può poi passare all'uso di un certo tipo di scarpe , anche protettive, anche ammortizzanti , purchè con un differenziale basso, come giusto compromesso di fronte a certi tipi di percorsi e distanze. E ogni tanto fa bene anche fare qualcosa di poco “naturale”, correre persino col gel o col wave sotto il piede, per stimolare diversamente il piede, perchè l'abitudine è un brutto vizio!
Passò un mese ed anche un anno, due,tre, quattro... non mi ricordo quanto tempo è passato! Ho ancora i miei menischi, continuo a correre e a non soffrire alle ginocchia..
Questo grazie alla “paura”, all'istinto di sopravvivenza.
Che bello poi ritrovare questo concetto in Born To Run:
“Gli esseri umani sono progettati per correre senza scarpe” Alan Webb, matricola del college coi piedi piatti, che grazie ad un allenamento a piedi nudi, riusci a ri-formare l'arco del piede, a rafforzare il piede, che da taglia 48 diventò una 46, e diventare quindi recordman sui 1500 metri nel 2007, allenato da Gerard Hartman, ricercatore e fisioterapista irlandese, per il quale:
“La corsa a piedi nudi è stata una delle mie filosofia di allenamento per anni” “Il fatto di mettere la muscolatura del piede fuori condizione è la causa fondamentale degli infortuni “ “la parola “Pronazione” è diventata una parolaccia, mentre in realtà è semplicemente il movimento naturale del piede. Il piede deve pronare.” “Guardate il progetto dettagliato del vostro piede e scoprirete che esso è una meraviglia ingegneristica. La colonna portante del piede è l'arco, la più grandiosa struttura per sostenere il peso che sia mai stata creata. Il bello dell'arco è il modo in cui la pressione lo rende più forte; più voi lo premete da sopra, e più le sue parti si stringono tra loro e lo rendono solido. Nessun muratore degno della sua cazzuola metterebbe mai un supporto sotto il suo arco, dato che è perfettamente in grado di reggere la pressione che gli arriva dall'alto; ma se invece fate pressione da sotto, tutta la struttura di indebolisce. A sostenere l'arco del piede da ogni parte è una rete altamente elastica composta da ventisei ossa, trentatré articolazioni, dodici tendini e diciotto muscoli che si allungano e si accorciano come ponti antisismici sospesi” “i piedi sono sempre pronti a combattere e sono più rigogliosi quando devono lavorare; lasciate che si impigriscano e collasseranno. Teneteli in esercizio, e si inarcheranno come arcobaleni” “Coloro che camminano a piedi scalzi ricevono un costante flusso di informazioni riguardo al terreno e alla propria posizione rispetto ad esso, mentre un piede nella scarpa si trova all'interno di un ambiente che non cambia mai”
Anni fa ebbi modo di provare scarpe della Golite, uno dei primi marchi a produrre scarpe con drop zero. Una di queste si chiamava Tara, e riproduceva la struttura delle huaraches in una scarpa occidentale, ma non come ha fatto la Nike in un suo modello, le Huaraches, in modo superficiale.
Le Tara, oltre alla tomaia con allacciatura a sandalo, presentava una struttura particolare, che non avevo mai incontrato prima, se non nei sandali, appunto: la base di appoggio del piede, oltre che essere priva di soletta, era priva di alcuna morbidezza, proprio dura, piatta. Sotto questo strato di gomma rigida, l'intersuola era fatta di gomma molto più morbida, che ammortizzava gli impatti smorzati da una suola spessa e molto rigida. Questo struttura permetteva quindi la stabilità di appoggio del piede, e allo stesso tempo una buona ammortizzazione e protezione degli impatti e delle asperità. Era l'ibrido tra il sandalo e la scarpa da corsa moderna.
All'interno di tutto questo discorso di biomeccanica, le solette possono inserirsi come un mezzo stabilizzante, che attutendo le vibrazioni degli impatti, fornendo una basa stabile sotto il piede, fornendo una compensazione alle risposte della scarpa, diminuisce lo stress.
Quindi la soletta non dovrebbe tener conto solamente delle reazioni del piede, ma anche dell'azione-reazione della scarpa! Per è proprio er questo qualcuno sente benefici dall'uso delle solette, mentre altri no!
Per questo chiedo, a chi usa solette, se ne traggono lo stesso beneficio usandole con questa o quella scarpa.