Salve,
presente come spettatore/accompagnatore,sempre una bella manifestazione, ho rivisto con piacere tanti amici.
Qui: http://youtu.be/CNUmw9-tMEs il video delle premiazioni maschili, nei primi otto due valdobbiadenesi, vincitore un orientista per me grande soddisfazione. Contento anche del risultato della mi allieva, ormai ha superato il maestro.
Notte Carlo.
Camignada poi siè refuge (BL) 03.08.2014
Moderatore: maudellevette
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Questa sezione è dedicata alle anteprime e ai racconti delle gare.
Nel titolo scrivete il nome della gara, la provincia e la data di svolgimento.
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- Lamonato Carlo
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- Iscritto il: 05/09/2010, 20:40
- Località: Valdobbiadene
Re: Camignada poi siè refuge (BL) 03.08.2014
Concordo con Carlo sul fatto che la Camignada rimanga sempre una bella manifestazione. E aggiungo: i 6 km di pista ciclabile rimangono sempre un calvario!
Scherzi a parte, bella festa anche quest'anno. Ecco, magari il numero dei partecipanti non consente di "dialogare" con i propri pensieri lungo il percorso. Ma il panorama ripaga comunque queste piccole scocciature integraliste.
Scherzi a parte, bella festa anche quest'anno. Ecco, magari il numero dei partecipanti non consente di "dialogare" con i propri pensieri lungo il percorso. Ma il panorama ripaga comunque queste piccole scocciature integraliste.
- Emilio Vellandi
- Messaggi: 22
- Iscritto il: 19/09/2013, 15:49
Re: Camignada poi siè refuge (BL) 03.08.2014
La mia Camignada 2014 parte da lontano.
Un viaggio iniziato sulla cima del Tudaio il primo maggio del 2011, quando dopo qualche anno di pigrizia ho ripreso ad andare per montagne, e che in un paio di stagioni mi ha portato in cima alla Croda del Becco, alla Marmolada in Punta Penia, al Picco di Vallandro, alle tre Tofane, a sfiorare la cima dell'Antelao respinto dal vetrato sull'anticima, al Piz Boè e in altre cime delle dolomiti e poi, da li, la ricerca di nuovi stimoli mi ha fatto scegliere di correre.
Detto fatto, alla Camignada 2013 ci siamo presentati al via in tre, senza nemmeno sapere di cosa si trattasse e con solo un paio di corsette in pianura lungo il fiume sulle gambe; niente abbbigliamento tecnico da corsa, solo un paio di fiammanti UltraRaptor a testa, con la paura che le caviglie scoperte in montagna fossero un azzardo. Poi, dall'arrivo dentro lo stadio nel ghiaccio non mi son più fermato - il demone del trail si era già inesorabilmente impossessato della mia anima di scalatore dilettante - e quest'anno ero pronto per provare a strabattere le misere 7 ore e venti dell'anno scorso, forte di 12 mesi di allenamento e 4 punti UTMB in saccoccia.
Ma, come si sa, l'inconveniente è sempre li dietro l'angolo, non ci si può distrarre nemmeno un attimo, e negli ultimi cento metri della Transcivetta la mia caviglia ha deciso di trasformarsi in un melone. Una settimana di passione, con l'ortopedico che mi consiglia di camminare piano per almeno tre settimane e guai a fare corse, men che meno in montagna. Che fare? Al venerdì sera prima della Camignada 2014 acquisto una bella cavigliera tecnica ed al sabato sera son già ad Auronzo, impaziente di rimettermi alla prova attraverso i sei rifugi, ignorando consigli medici e raccomandazioni della mamma. L'obiettivo del miglioramento cronometrico è alle spalle: adesso si tratta di provare a finirla senza far danno ulteriori che comprometterebbero il seguito della stagione.
Alla partenza, noto già laprima diffferenza rispetto all'anno prima: un anno di gare ininterrotte mi ha regalato un sacco di amici e facce conosciute e quindi non siamo più spaesati e alla ricerca di visi meno spaventati, ma felici di esserci e di passare una mezzora in saluti e pacche sulle spalle.
Partenza corricchiando con Raffaella e Jhonnie che mi lasciano andare, ma mi sorvegliano pronti a bloccarmi al minimo segno di cedimento della caviglia. Al casello via su a destra per il bosco e si va. Il primo step era fissato all'Auronzo, dove mi ero ripromesso un ritiro onorevole se l'articolazione infiammata avesse prevalso sulla forza di volontà. Ma va tutto quasi bene, e decido di continuare aumentando un po' il ritmo e Jhonnie ci abbandona invoalndosi verso il suo tempone di 5:50 senza aver mai visto nemmeno da lontano il percorso.
Dall'Auronzo al Lavaredo e fin su in forcella una stupenda cavalcata e poi lassù sosta obbligatoria per foto di rito con il violinista trailer Marco che incarna il vero spirito trail: correre, divertirsi, guardare in giro, sempre con abbastanza fiato per ridere e scherzare in compagnia.
Dalla forcella al Locatelli e al Pian di Cengia di corsa schivando mucche e concorrenti, consapevoli di partecipare ad una grande festa della montagna; in discesa verso il Comici provo a spingere, ma una piccola scavigliata mi ricorda che sono in convalescenza e che dovrei essere sul divano secondo l'ortopedico (mi spavento un po' ma il dolore passa in due minuti e si riparte). Al comici un pezzetto di cioccolata e poi lo sguardo su, verso la temuta forcella giralba che l'anno scorso mi aveva fatto penare e maledire il mio scarso allenamento: ma quest'anno si va, sembra quasi più corta e i passaggi sui nevai ci fanno guadagnare posizioni riprendendo gruppetti di concorrenti più prudenti e poi giù in picchiata fino al Carducci.
La gara per me al Carducci quasi si ferma: imbocco la val giralba con la paura di scavigliare di nuovo e compromettere la partecipazione alla OCC di fine agosto a Chamonix; Raffaella un po' mi controlla e poi inizia volare giù per la discesa che io affronto con gran calma e prudenza.
Ultimo ristoro alla fine della discesa, bevo un sorso d'acqua e mi sparo tutti gli ultimi 6 chilometri di piano di corsa recuperando un sacco di posizioni, perchè a quell'ora sulla ciclabile si incontra solo gente che cammina, ma io ho risparmiato in Val Giralba e devo dimostrare a me stesso di averne ancora, nonostante lo stop forzato di due settimane.
Negli ultimi chilometri sto talmente bene che mi permetto anche di alzare lo sguardo e vedo le antenne sopra la cima del Tudaio, che mi fanno ricordare, appunto, da dove è iniziato questo viaggio e con quel pensiero in mente giro l'angolo e rientro allo stadio del ghiaccio in 7 ore e due minuti.
Dopotutto il tempo dell'anno scorso l'ho migliorato: non di molto, ma con una caviglia in meno non è male.
Un'ora e mezza di villaggio post gara, le premiazioni, i complimenti ad Angela e Davide per il podio e son già rinato e pronto per pensare alla prossima gara.
Ciao Camignada 2014, ci rivediamo nel 2015 per domare finalmente la Val Giralba con tutte e due le caviglie!
Un viaggio iniziato sulla cima del Tudaio il primo maggio del 2011, quando dopo qualche anno di pigrizia ho ripreso ad andare per montagne, e che in un paio di stagioni mi ha portato in cima alla Croda del Becco, alla Marmolada in Punta Penia, al Picco di Vallandro, alle tre Tofane, a sfiorare la cima dell'Antelao respinto dal vetrato sull'anticima, al Piz Boè e in altre cime delle dolomiti e poi, da li, la ricerca di nuovi stimoli mi ha fatto scegliere di correre.
Detto fatto, alla Camignada 2013 ci siamo presentati al via in tre, senza nemmeno sapere di cosa si trattasse e con solo un paio di corsette in pianura lungo il fiume sulle gambe; niente abbbigliamento tecnico da corsa, solo un paio di fiammanti UltraRaptor a testa, con la paura che le caviglie scoperte in montagna fossero un azzardo. Poi, dall'arrivo dentro lo stadio nel ghiaccio non mi son più fermato - il demone del trail si era già inesorabilmente impossessato della mia anima di scalatore dilettante - e quest'anno ero pronto per provare a strabattere le misere 7 ore e venti dell'anno scorso, forte di 12 mesi di allenamento e 4 punti UTMB in saccoccia.
Ma, come si sa, l'inconveniente è sempre li dietro l'angolo, non ci si può distrarre nemmeno un attimo, e negli ultimi cento metri della Transcivetta la mia caviglia ha deciso di trasformarsi in un melone. Una settimana di passione, con l'ortopedico che mi consiglia di camminare piano per almeno tre settimane e guai a fare corse, men che meno in montagna. Che fare? Al venerdì sera prima della Camignada 2014 acquisto una bella cavigliera tecnica ed al sabato sera son già ad Auronzo, impaziente di rimettermi alla prova attraverso i sei rifugi, ignorando consigli medici e raccomandazioni della mamma. L'obiettivo del miglioramento cronometrico è alle spalle: adesso si tratta di provare a finirla senza far danno ulteriori che comprometterebbero il seguito della stagione.
Alla partenza, noto già laprima diffferenza rispetto all'anno prima: un anno di gare ininterrotte mi ha regalato un sacco di amici e facce conosciute e quindi non siamo più spaesati e alla ricerca di visi meno spaventati, ma felici di esserci e di passare una mezzora in saluti e pacche sulle spalle.
Partenza corricchiando con Raffaella e Jhonnie che mi lasciano andare, ma mi sorvegliano pronti a bloccarmi al minimo segno di cedimento della caviglia. Al casello via su a destra per il bosco e si va. Il primo step era fissato all'Auronzo, dove mi ero ripromesso un ritiro onorevole se l'articolazione infiammata avesse prevalso sulla forza di volontà. Ma va tutto quasi bene, e decido di continuare aumentando un po' il ritmo e Jhonnie ci abbandona invoalndosi verso il suo tempone di 5:50 senza aver mai visto nemmeno da lontano il percorso.
Dall'Auronzo al Lavaredo e fin su in forcella una stupenda cavalcata e poi lassù sosta obbligatoria per foto di rito con il violinista trailer Marco che incarna il vero spirito trail: correre, divertirsi, guardare in giro, sempre con abbastanza fiato per ridere e scherzare in compagnia.
Dalla forcella al Locatelli e al Pian di Cengia di corsa schivando mucche e concorrenti, consapevoli di partecipare ad una grande festa della montagna; in discesa verso il Comici provo a spingere, ma una piccola scavigliata mi ricorda che sono in convalescenza e che dovrei essere sul divano secondo l'ortopedico (mi spavento un po' ma il dolore passa in due minuti e si riparte). Al comici un pezzetto di cioccolata e poi lo sguardo su, verso la temuta forcella giralba che l'anno scorso mi aveva fatto penare e maledire il mio scarso allenamento: ma quest'anno si va, sembra quasi più corta e i passaggi sui nevai ci fanno guadagnare posizioni riprendendo gruppetti di concorrenti più prudenti e poi giù in picchiata fino al Carducci.
La gara per me al Carducci quasi si ferma: imbocco la val giralba con la paura di scavigliare di nuovo e compromettere la partecipazione alla OCC di fine agosto a Chamonix; Raffaella un po' mi controlla e poi inizia volare giù per la discesa che io affronto con gran calma e prudenza.
Ultimo ristoro alla fine della discesa, bevo un sorso d'acqua e mi sparo tutti gli ultimi 6 chilometri di piano di corsa recuperando un sacco di posizioni, perchè a quell'ora sulla ciclabile si incontra solo gente che cammina, ma io ho risparmiato in Val Giralba e devo dimostrare a me stesso di averne ancora, nonostante lo stop forzato di due settimane.
Negli ultimi chilometri sto talmente bene che mi permetto anche di alzare lo sguardo e vedo le antenne sopra la cima del Tudaio, che mi fanno ricordare, appunto, da dove è iniziato questo viaggio e con quel pensiero in mente giro l'angolo e rientro allo stadio del ghiaccio in 7 ore e due minuti.
Dopotutto il tempo dell'anno scorso l'ho migliorato: non di molto, ma con una caviglia in meno non è male.
Un'ora e mezza di villaggio post gara, le premiazioni, i complimenti ad Angela e Davide per il podio e son già rinato e pronto per pensare alla prossima gara.
Ciao Camignada 2014, ci rivediamo nel 2015 per domare finalmente la Val Giralba con tutte e due le caviglie!