LAVAREDO ULTRA TRAIL (BL) 26-27.06.15

Anteprime e cronache

Moderatore: maudellevette

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Questa sezione è dedicata alle anteprime e ai racconti delle gare.
Nel titolo scrivete il nome della gara, la provincia e la data di svolgimento.
gabrielea
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Re: LAVAREDO ULTRA TRAIL (BL) 26-27.06.15

Messaggio da gabrielea »

Fra bellissima telecronaca sembra di esserci la tua prima oltre cento la mia prima oltre 30! Cortina Trail chiusa in ben 11 ore ( :mrgreen: ) con due unghie finite già alla prima discesa all'inizio della valle disperata che porta al col de bos una salita lunga dura che non finisce mai. Leggendo la tua avventura ho ripianto come già al Passo Giau e all'arrivo dopo la bufera che mi ha preso sulla discesa dalla Croda.
Dopo 10 anni da un tremendo incidente e dopo appena (per me) 16 mesi dal mio nuovo inizio arrivare in fondo è stato troppo emozionante. E' uno sport bellissimo e ringrazio tutti gli amici del forum che con le loro discussioni tra allenamenti materiali e resoconti mi hanno permesso di capirci abbastanza per riuscire a realizzare questo sogno tra montagne che conoscevo solo per le pareti e rocce. Grazie a tutti.
pietro1115
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Re: LAVAREDO ULTRA TRAIL (BL) 26-27.06.15

Messaggio da pietro1115 »

LaFra83 ha scritto:Io...ho scritto un resoconto lungo lungo. :oops:

Letto tutto d'un finta.....bellissimo e complimenti.

Pietro
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gogo
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Re: LAVAREDO ULTRA TRAIL (BL) 26-27.06.15

Messaggio da gogo »

Brava Fra, seppur seduto davanti a un pc durante un'altra giornata lavorativa da tregenda mi hai fatto venire gli occhi lucidi, mi hai fatto emozionare, mi hai fatto venire la voglia di provarci...ma forse è meglio che quei posti li veda per la prima volta da turista perchè ad una gara così lunga penso di non aver il coraggio nemmeno di iscrivermi :(
Grazie comunque a te e agli altri perchè coi vostri racconti mi fate sognare, mi rapite la mente e mi aprite il cuore!!!
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Canesciolto
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Re: LAVAREDO ULTRA TRAIL (BL) 26-27.06.15

Messaggio da Canesciolto »

Il tuo è un racconto lungo lungo ma emozionante.
Complimenti Fraaaaaaaaa !
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motosega
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Re: LAVAREDO ULTRA TRAIL (BL) 26-27.06.15

Messaggio da motosega »

Mi prendo uno spazio perché sabato, durante la Cortina trail ho voluto tenere in mente il più possibile i vari accadimenti occorsi durante la gara e devo dire che …. certo ne succedono di cose !!
Succede che parti e ti sembra di essere alle olimpiadi, con ali di folla che ti incitano e la gente fuori dalle abitazioni e dagli hotel a incoraggiarti. Così parlando col tuo vicino di corsa lui, cortinese doc, ti spiega che la LUT e la Cortina sono gli eventi che gli ampezzani amano di più e per i quali escono di casa a fare il tifo.
Succede che mentre stai faticosamente salendo la Val Travenanzes senti dietro a te arrivare qualcuno che va come un treno e quando ti sposti ti accorgi che è la Linetta che spinge e sbuffa. Ti trovi a guardare ammirato pensando che ha già fatto 90 km e viaggia ancora a mille. Poi, qualche chilometro dopo la risuperi in discesa e capisci che ha qualcosa che non va. Le chiedi se sta bene e ti risponde che sta malissimo, nausea e vomito. Sicuramente sa di non essere sul podio ma non molla e arriva in fondo. Che grande che sei Lisa, come sarebbe stato facile ritirarsi al Col Gallina e porre fine alla sofferenza !!
E poi succede che arrivi tu al Col Gallina, e senti da lontano il suono di chi fa il tifo e ti sembra impossibile che stiano ad incoraggiare te che sei 400°, anche se pioviggina e i top se ne sono già andati da un po’. Che emozione !!
E succede anche che vai in crisi salendo all’Averau, sapendo che una volta al rifugio c’è ancora da penare un po’ prima del punto sosta del Giau, per poi scoprire che quelli del Rifugio hanno organizzato un ristoro “abusivo” e che il loro succo di mele ha proprietà miracolose. Che fantastiche persone !!
Succede inoltre che salendo in diagonale al Giau, giusto prima di incontrare quattro ragazzi americani sciroccati con le casse che sparano a tutta musica degli AC/DC (grandi ragazzi !!), mentre sei in salita al massimo ritmo che il tuo cuore, i tuoi polmoni e le tue gambe ti permettono, alla testa di un plotoncino che si è naturalmente formato……squilla un telefono e senti alle tue spalle una voce femminile rilassata che risponde tranquillamente. Sbirci indietro e vedi una ragazzuola che sembra appena uscita dalla copertina di Vogue che parla tranquilla e sorridente mentre tu puzzolente stai centellinando ogni battito di ciglia perché non ti costi la dispersione una singola caloria.
Succede anche che salendo alla forcella Giau, proprio nel punto in cui finisce la diagonale e partono le ripide volte che portano sopra, nel momento preciso in cui alzando il capo vedi chi è davanti a te sulla tua verticale 300 m sopra…, succede appunto che la persona dietro a te dica la precisa identica parolaccia che hai pensato tu !! Ma proprio la stessa !! Ah, come unisce e rende empatici il trail !!
E ti succede che arrivi al Palmieri (la cui vista da sopra ai margini del bosco e col laghetto vicino riempirebbe il cuore anche del più efferato pluriomicida) e sai che incomincia il tuo pezzo preferito, la discesa ripida e tecnica che tanti odiano e che a te piace tanto, e godi, godi per la gioia di sapere che sei in fondo, per l’amico con cui hai fatto allenamenti e rinunce che ride dietro di te, per la simpatica (e gnocca) francesina che 50 m davanti a te, senza alcun problema si sposta di un metro dal sentiero e sorridendo si mette a fare i propri bisogni (per poi scoprire che è arrivata 8a e quindi intuire la ragione di tanta premura) e godi per la bontà di un gruppo di stagionati tifosi locali che in contrada Mortisa hanno allestito un piccolo ristoro con tanto di doccia e che col sorriso ti offrono acqua e una scorzetta di limone che ha il gusto del miglior Ribolla Gialla.
E stavolta proprio infine ti succede di commuoverti quando correndo sul rettilineo finale ripensi alla fatica, arrivi col tuo amico e trovi l’organizzatore che ti aspetta per complimentarsi (e sei 300 e qualcosa in classifica, mica il primo) e pensi che sei proprio una persona fortunata ad avere il privilegio di vivere giornate così!
E scusate se è successo che sia stato prolisso :lol: :lol:
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El_Gae
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Re: LAVAREDO ULTRA TRAIL (BL) 26-27.06.15

Messaggio da El_Gae »

LaFra83 ha scritto:Io...ho scritto un resoconto lungo lungo. :oops:
.
Lasciatelo dire LaFra, questo racconto va fatto girare. L'ho finito con la pelle d'oca, mi sono visto sul Giau (ho corso la "Cortina") che mentre salivo pensavo proprio a voi... Bravissima, per come l'hai vissuta e per come sei riuscita a conservare i ricordi dei momenti più difficili anche dopo l'ubriacante emozione dell'arrivo.
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El_Gae
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Re: LAVAREDO ULTRA TRAIL (BL) 26-27.06.15

Messaggio da El_Gae »

Che poi, dopo che ho letto LaFra mi sento una sega a raccontare della mia piccola ed inutile fatica sul tragitto corto. Ma se vi accontentate, l'ho fatto qui
https://lafolgorante.wordpress.com/2015 ... un-cavolo/
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LaFra83
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Re: LAVAREDO ULTRA TRAIL (BL) 26-27.06.15

Messaggio da LaFra83 »

El_Gae ha scritto:Che poi, dopo che ho letto LaFra mi sento una sega a raccontare della mia piccola ed inutile fatica sul tragitto corto. Ma se vi accontentate, l'ho fatto qui
https://lafolgorante.wordpress.com/2015 ... un-cavolo/
...Ma come fai a definirla "piccola e inutile", è un racconto bellissimo di una magnifica impresa!!! :D
Complimenti davvero...e grazie per averlo condiviso con noi!

(L'americano "Schiusa Oltra Oltra" mi ha fatto morire!!! :lol: )
Denisl
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Re: LAVAREDO ULTRA TRAIL (BL) 26-27.06.15

Messaggio da Denisl »

Bellissimi racconti che ti fanno venire la pelle d'oca io ho fatto la corta e l'emozioni sono state tante grazie a tutti i volontari a simo e cris per avere creato un percorso bellissimo al prossimo anno per fare la lunga :D
montemuggio
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Re: LAVAREDO ULTRA TRAIL (BL) 26-27.06.15

Messaggio da montemuggio »

Domenica mattina. Sono sul treno che da San Candido porta a Lienz e poi ancora verso casa e ho addosso un senso d’insoddisfazione. La sera prima ho completato la Lavaredo Ultra Trail in ottimo stato, eppure… Non ne vengo a capo subito, ho otto ore di treno davanti a me per investigare e mi rilasso.

La mia Lavaredo Ultra Trail 2015 è cominciata quasi un anno fa, in una mattina di settembre in mezzo ai Carpazi, a Cheia in Romania. Con Adrian e Cristian, due amici di Bucharest, stavamo facendo colazione su una terrazza baciata dal sole tiepido di fine estate riguardando le montagne che fino a poche ore prima avevamo percorso per oltre cento kilometri durante la Ciucaş X3 Ultramarathon.
“My dream is the Lavaredo next year, we now have the required points”, la voce di Adrian mi distoglie dalla contemplazione dei selvaggi Monti Grohotiş che avevamo attraversato il pomeriggio precedente: Lavaredo è per me un nome evocativo per molte ragioni e mi suscita un brivido prolungato, alimentato dalla miscela di adrenalina e stanchezza del dopo-gara. M’immagino alla partenza in Cortina con mia moglie, che è nativa di Auronzo di Cadore, e i nostri figli. La banale risposta, “why not?”, nasconde però tante cose, dubbi e determinazione allo stesso tempo.

Poi, come sempre nella vita, i sogni si smontano e si ricombinano, ma questa volta la realtà non è molto differente: alla partenza siamo io e Adrian. Cristian non si è iscritto e la mia famiglia è rimasta a casa poiché in Austria le scuole non sono ancora terminate.

Due settimane prima della gara ho avuto l’occasione di tornare a Bucharest, così abbiamo pianificato la strategia di gara dopo un paio di birre Ursus. Nonostante l’euforia del momento, non siamo stati troppo ambiziosi: partiremo piano, non correremo in salita e sui falsopiani, ma non faremo sconti in discesa, bisognerà menar ben bene le gambe.

Ci ripetiamo la strategia quando ci incontriamo in Cortina poche ore prima della partenza. Tutto è pronto, vado a consegnare la sacca per il rifugio Auronzo. “Servus!” che strano, mi salutano come in Austria…poi l’addetto indica il mio sacco ancora aperto “Geschlossen, bitte!”…Ehi! che succede? Il suo sguardo punta al mio pettorale. Lo guardo anch’io e capisco: sotto il mio nome c’è scritto AUT. Ma io sono italiano, vivo a Vienna, ma voglio correre da italiano. Vado al banco dei pettorali e chiedo un pennarello, ma non voglio rinnegare la mia seconda patria che tanto mi piace. Non tiro una riga sopra la scritta AUT, ma semplicemente aggiungo ITA. Interessante gemellaggio nell’anno dell’anniversario della Prima Guerra Mondiale, illudiamoci che sia un messaggio di fratellanza.

E arriva il momento della partenza, da brividi (lo so, è un’espressione banale, ma questo è l’effetto delle prime centinaia di metri corsi nel centro di Cortina tra le urla del pubblico). Come scolaretti secchioni seguiamo scrupolosamente il nostro piano, salendo lenti ma inesorabili abbiamo tempo per chiacchierare. Provo ad illustrare ad Adrian quello che vedremo poi nel corso della gara. La notte passa veloce, l’alba arriva sulla salita al Rifugio Auronzo. Invito Adrian a cercare i floare de colt, come si chiamano le stelle alpine in rumeno. E gli racconto della Grande Guerra, indicandogli le tricee di Monte Piana. Ripartiti dal rifugio, provo ad illustrare al mio “ospite” quel poco che so sulla storia dell’alpinismo alle Tre Cime di Lavaredo (e mi rendo conto di avere poche idee ben confuse, con tutto il rispetto per Buhl, Comici e Cassin). Come da accordi, camminiamo nel tratto tra Landro e Cimabanche. Poco prima del ristoro, mi viene incontro mio cognato, ci sono anche i miei genitori venuti da Milano in mattinata: bisogna sfoderare i sorrisi per non far preoccupare nessuno! Tra Forcella Lerosa e Malga Ra Stua la stanchezza comincia a farsi sentire, ma tutto normale, avanti tranquilli e regolari. Al ristoro qualcuno mi saluta con un “Servus!”. Ah, già: oggi sono mezzo austriaco. Una concorrente tedesca mi chiede di leggerle gli SMS di sa figlia che lei non riesce senza occhiali. La Val Travenanzes l’avevo percorsa più di vent’anni fa, durante l’Alta Via delle Dolomiti, per cui nella mia mente è ora solo un nome. Non ho guardato molto la mappa, lascio alle mie gambe la scoperta di quanto è lunga la valle. Mi monta un po’ di sonno, la mente si annebbia, perdo contatto col mondo circostante. Da piccoli, un mio amico chiamava questa sensazione “effetto trasferello” riferendosi a quelle specie di adesivi che si trasferivano a piacere, calcandoli con una matita, sulle pagine di libretti con vari sfondi, ma erano in rilievo, non parte del paesaggio stesso ma parte di un micromondo limitato dai propri contorni. I più giovani (io ho quarant’anni) non possono cogliere il senso, ma per me è una bella definizione, oltre che un piacevole ricordo. Mi riprendo presto, gli occhi e la mente sono attratti dalle pareti delle Tofane con le loro fortificazioni scavate nella roccia. Cerco il Castelletto, memore della lettura del libro “Alpinismo e Storia d’Italia” (di A. Pastore, ed. Il Mulino).
In discesa verso il Col Gallina scoppia il temporale. Siamo veramente fortunati, possiamo ripararci sotto il tendone e poi nel rifugio dove qualcuno considera di ritirarsi. L’Organizzazione dice che non fermerà la gara, dovrebbe trattarsi di uno scroscio di un’ora. Fuori piove forte, ma soprattutto tuona, tuttavia non vorremmo perdere tempo. Adrian mi chiede cosa fare, “I’ve got a family…” gli dico, “Me too…”, mi risponde. Aspettiamo bevendo un the caldo, in quel momento il rischio sembra alto. Intanto rifletto su come la mia percezione del rischio, soprattutto in montagna, sia aumentata con la nascita dei figli. Mi chiedo se si tratti di vera saggezza o solo di assecondare la pigrizia con un’ottima scusa. Appettiamo ancora, minuti interminabili di indecisione e tensione. La pioggia si riduce, non tuona più, scattiamo fuori dal rifugio come bambini in ricreazione. Ci raggiunge un ragazzo polacco che chiede se può proseguire con noi. Racconta che non vuole mollare ad ogni costo, che ha investito dei risparmi per partecipare alla corsa. Vorrei sapere di più di lui, della sua storia e dei suoi sacrifici, ma incontra alcuni connazionali più lenti e prosegue con loro. Senza fermarci all’Averau proseguiamo veloci verso il Passo Giau, dove rivedo i miei genitori, una piacevole sorpresa. Superiamo tanti concorrenti, altri ancora nella salita a Forcella Giau. Credo che siano stati più veloci di noi prima, ma quindi più sfortunati nel prendersi il temporale in pieno.
Non ho più molti argomenti per intrattenere Adrian e i silenzi a cavallo della Forcella Ambrizzola all’imbrunire sono di un piacere adolescenziale.
Tutto si quieta fino all’ingresso in Cortina. Adrian si ferma a prendere una bandiera della Romania da sua moglie, poi voliamo letteralmente al traguardo.
Il ragazzo che mi consegna il gilet da Finisher mi chiede “Welche Große?”….e ci risiamo! Mi arrendo: “Medium, Gerne! Möche Ich probiere an?”

Sul treno verso Vienna realizzo il senso della mia insoddisfazione: banalmente, avrei voluto fare di meglio. Però avevamo pronosticato 24 ore e tante sono state. Volevamo partire piano, proseguire regolari e poi in progressione e così abbiamo fatto: la classifica finale dice che abbiamo superato tra i 50 e i 100 concorrenti ad ogni tratto tra i cancelli orari. Siamo arrivati bene, nessuna crisi, nessun crampo, nessuna sosta sulle salite nonostante il raffreddore e la febbre a 38,5 di pochi giorni prima. Forse tutto troppo perfetto, quasi asettico? Questa è una bella domanda. Eppure convintamente rispondo no! Temevo di sentirmi un turista e non più un montanaro, invece mi sono sentito nel mio mondo come sempre.
Forse è solo che la gara è finita…al ritorno a Vienna per cena è grande festa con Mirella, Martino e Marianna. E per tenere fede alla doppia nazionalità sul pettorale decidiamo di uscire a mangiare una pizza e bere una birra locale.
Prost!

Michele
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