Intanto un saluto a tutti.
Probabilmente parlerò di un argomento già iniziato da qualcuno da qualche altra parte, se è così vi chiedo di scusarmi.
Stamattina ho letto un articolo che mi ha scosso. Questo fine settimana dalle condizioni climatiche ballerine mi ha fatto prendere un temporale sulla testa durante una gara, niente di che, capita, lo sappiamo tutti.
E' successa la stessa cosa ad un'altra gara, non troppo lontana, ed uno di noi lascia moglie e figlia di 6 anni.
Per i dettagli vi riporto un link:
http://messaggeroveneto.gelocal.it/udin ... refresh_ce
Ammetto di essere confuso, abbastanza confuso.
Fatti di questo tipo ci sembrano sempre lontani, magari ci viene in mente quel film di Fantozzi dove lui viene colpito da un fulmine e questo magari ci ha fatto anche ridere. E pensiamo che certe cose non capitano proprio a noi. Noi che magari partiamo con due bei bastoncini di carbonio per un pendio con un temporale che probabilmente non ci prenderà..
Scusate. Mi sento un nodo alla gola.
Ma responsabilità di chi? se non nostra che decidiamo di partire..
E perchè allora decidiamo di partire? Abbiamo paura di apparire vigliacchi davanti agli altri? Partiamo perchè la nostra gara non ha pendii o tratti esposti? ...spesso partiamo forse per consensum gentium?
Chiedo scusa se ho turbato l'umore di qualcuno. Ma cose di questo tipo, si voglia per il numero di gare in aumento, o per eventi climatici sempre più particolari.. mi chiedo e vi chiedo se il gioco vale o meno la candela in certi giorni..
Non lo so.. penso a quella famiglia e a quanto non saprei cosa dirgli.. davanti una mancanza incolmabile.
Il gioco (non) vale la candela. Ne parliamo?
- augusto losio
- Messaggi: 1661
- Iscritto il: 06/09/2010, 7:59
Re: Il gioco (non) vale la candela. Ne parliamo?
innanzi tutto: il gioco VALE la candela.
la notizia gira già nel forum in altra sezione, e lascia tutti allibiti.
può capitare a me, ma non in un trail, magari in una passeggiata con la famiglia in montagna.
non per questo però smetto di andarci in vacanza.
posso anche cadere in aereo, ma non per questo non ne prenderò più.
ci sono mille esempi di fatalità che possono capitare e su cui non abbiamo il minimo controllo.
altre eventualità sono prevedibili, ma alcune proprio no.
chiaro, qui siamo tutti uomini (cioè: esserei umani) e il pensiero di una moglie e una figlia lasciati soli è tragica.
indipendentemente dalle cause che l'ahhno provocato.
questo quel che penso.
la notizia gira già nel forum in altra sezione, e lascia tutti allibiti.
può capitare a me, ma non in un trail, magari in una passeggiata con la famiglia in montagna.
non per questo però smetto di andarci in vacanza.
posso anche cadere in aereo, ma non per questo non ne prenderò più.
ci sono mille esempi di fatalità che possono capitare e su cui non abbiamo il minimo controllo.
altre eventualità sono prevedibili, ma alcune proprio no.
chiaro, qui siamo tutti uomini (cioè: esserei umani) e il pensiero di una moglie e una figlia lasciati soli è tragica.
indipendentemente dalle cause che l'ahhno provocato.
questo quel che penso.
Re: Il gioco (non) vale la candela. Ne parliamo?
...non ha senso chiudersi in casa...dove tral'altro potresti pure scivolare e spaccarti la testa;
bisogna osare. Sempre
saluti
Piero e famiglia
bisogna osare. Sempre
saluti
Piero e famiglia
Re: Il gioco (non) vale la candela. Ne parliamo?
sono domande che mi sono fatto quando era morto il Giangi all'Avatrail del 2013... lo avevo sentito tramite il forum al venerdi e alla Domenica vedevo la sua vedova straziarsi. e noi (c'era anche mia moglie e mio figlio, all'epoca neonato) con lei.
La ragione avrebbe detto che avrei dovuto appendere le scarpe al chiodo e limitarmi alle 10km fidal locali... ma forse l'egoismo, forse la passione per la montagna... fatto sta che non le ho appese.
Non lo so perchè...
La ragione avrebbe detto che avrei dovuto appendere le scarpe al chiodo e limitarmi alle 10km fidal locali... ma forse l'egoismo, forse la passione per la montagna... fatto sta che non le ho appese.
Non lo so perchè...
Re: Il gioco (non) vale la candela. Ne parliamo?
La morte improvvisa è un evento che lascia sempre sgomenti, soprattutto se a subirla è una persona giovane, che lascia una moglie e una figlia in tenera età, e tutto cio avviene durante un momento festoso, anche se faticoso.
Abitandoci quasi sotto, vedo ogni giorno quella splendida cresta che Mario stava risalendo faticosamente; probabilmente stava già assaporando quella vetta ormai prossima, che poi gli avrebbe riservato solo una lunghissima discesa, invece stava solo andando incontro al suo destino.
È dura da digerire oltre che inconcepibile, ma da questa parte del mondo capita anche di lasciare la vita nell'esercitare le nostre passioni più profonde.
Tornerò ancora molte volte su quella cresta, e tutte quelle volte non potrò fare a meno di rivolgere un pensiero alla famiglia di Mario.
Guai se il gioco non valesse la candela.
Abitandoci quasi sotto, vedo ogni giorno quella splendida cresta che Mario stava risalendo faticosamente; probabilmente stava già assaporando quella vetta ormai prossima, che poi gli avrebbe riservato solo una lunghissima discesa, invece stava solo andando incontro al suo destino.
È dura da digerire oltre che inconcepibile, ma da questa parte del mondo capita anche di lasciare la vita nell'esercitare le nostre passioni più profonde.
Tornerò ancora molte volte su quella cresta, e tutte quelle volte non potrò fare a meno di rivolgere un pensiero alla famiglia di Mario.
Guai se il gioco non valesse la candela.
Re: Il gioco (non) vale la candela. Ne parliamo?
Partiamo perchè noi siamo corridori del cielo, questo è quello che facciamo, questa è la nostra vita, questo è quello che il mio cuore mi dice di fare.
Alan indossa quelle scarpe e vai a correre, perchè ti fa stare bene, perchè torni a casa con più energie di quante ne avevi prima di partire, perchè conosci gente nuova, perchè un sorriso sverzato dalla fatica vale più di un falso sorriso di circostanza, perchè siamo nati per morire e la causa non la possiamo decidere noi, perchè la fatalità si chiama fatalità proprio per questo motivo, puoi avere i bastoncini in carbonio, in legno, in cartone, ma se il destino arriva, arriva e basta....
Non ci sono responsabili, sarebbe da tagliarli la lingua e le dita a chi oggi specula o scrive articoli sul proprio blog solo per dare adito a questa storia, perchè questo è un'incidente, perchè probabilmente nello stesso momento quando il nostro collega moriva, un bambino moriva di fame in qualche parte remota del terzo mondo, perchè di lui non se ne parla? La responsabilità in questo caso c'è, e non si tratta di fatalità, ma noi siamo fatti così, cerchiamo sempre il pelo nell'uovo, cerchiamo sempre di addossare le colpe a qualcosa o a qualcuno, cerchiamo sempre di mettere i punti sulle i.
Per una buona volta, per la quiete di quel povero runner, proviamo a fare 1mese di silenzio in merito a questo... Un minuto penso non basti.
Scusate lo sfogo
Alan indossa quelle scarpe e vai a correre, perchè ti fa stare bene, perchè torni a casa con più energie di quante ne avevi prima di partire, perchè conosci gente nuova, perchè un sorriso sverzato dalla fatica vale più di un falso sorriso di circostanza, perchè siamo nati per morire e la causa non la possiamo decidere noi, perchè la fatalità si chiama fatalità proprio per questo motivo, puoi avere i bastoncini in carbonio, in legno, in cartone, ma se il destino arriva, arriva e basta....
Non ci sono responsabili, sarebbe da tagliarli la lingua e le dita a chi oggi specula o scrive articoli sul proprio blog solo per dare adito a questa storia, perchè questo è un'incidente, perchè probabilmente nello stesso momento quando il nostro collega moriva, un bambino moriva di fame in qualche parte remota del terzo mondo, perchè di lui non se ne parla? La responsabilità in questo caso c'è, e non si tratta di fatalità, ma noi siamo fatti così, cerchiamo sempre il pelo nell'uovo, cerchiamo sempre di addossare le colpe a qualcosa o a qualcuno, cerchiamo sempre di mettere i punti sulle i.
Per una buona volta, per la quiete di quel povero runner, proviamo a fare 1mese di silenzio in merito a questo... Un minuto penso non basti.
Scusate lo sfogo
Re: Il gioco (non) vale la candela. Ne parliamo?
Quello che dici è senza dubbio vero, anche se sinceramente trovo i discorsi sui bambini dell'Africa un po' troppo benaltristi.Alan ha scritto:Partiamo perchè noi siamo corridori del cielo, questo è quello che facciamo, questa è la nostra vita, questo è quello che il mio cuore mi dice di fare.
Alan indossa quelle scarpe e vai a correre, perchè ti fa stare bene, perchè torni a casa con più energie di quante ne avevi prima di partire, perchè conosci gente nuova, perchè un sorriso sverzato dalla fatica vale più di un falso sorriso di circostanza, perchè siamo nati per morire e la causa non la possiamo decidere noi, perchè la fatalità si chiama fatalità proprio per questo motivo, puoi avere i bastoncini in carbonio, in legno, in cartone, ma se il destino arriva, arriva e basta....
Non ci sono responsabili, sarebbe da tagliarli la lingua e le dita a chi oggi specula o scrive articoli sul proprio blog solo per dare adito a questa storia, perchè questo è un'incidente, perchè probabilmente nello stesso momento quando il nostro collega moriva, un bambino moriva di fame in qualche parte remota del terzo mondo, perchè di lui non se ne parla? La responsabilità in questo caso c'è, e non si tratta di fatalità, ma noi siamo fatti così, cerchiamo sempre il pelo nell'uovo, cerchiamo sempre di addossare le colpe a qualcosa o a qualcuno, cerchiamo sempre di mettere i punti sulle i.
Per una buona volta, per la quiete di quel povero runner, proviamo a fare 1mese di silenzio in merito a questo... Un minuto penso non basti.
Scusate lo sfogo
Non mi ritengo un corridore del cielo e non vedo nessuna epica in quello che faccio (facciamo); trovo che fermarsi a riflettere su quello che sia successo possa essere una buona occasione per guardarsi attorno e "ritrovare la rotta", chiedersi veramente quali sono le cose che contano e cosa sacrifichiamo quando siamo in giro per i monti.
Farsi domande, soprattutto di fronta alla fatalità e all'imprevisto, penso sia normale.
Re: Il gioco (non) vale la candela. Ne parliamo?
Vorrei fare una precisazione, non è in alcun modo e per nessun motivo mia intenzione esprimere giudizi su quanto accaduto. Nel modo più assoluto.
Ritengo comunque che quanto accaduto dovrebbe servirci per riflettere, per cercare di capire qualcosa di più dentro di noi. Ammesso che se ne abbia voglia e coraggio.
Non è attaccando le scarpe al chiodo o rimanendo in casa che si risolve una questione così. Ne tanto meno non andando più in montagna.
Parlando di me. Posso dire che andrò ancora in montagna, che continuerò a fare quello ho sempre fatto in montagna, sia con la famiglia, che con gli amici che da solo. Ma sempre con il buon senso (volendo da chiarire).
Credo però ci siano dei rischi che sono completamente fuori controllo, dire che si ha la stessa probabilità di prendere un fulmine in montagna sia con il sole o con un temporale.. mi pare quanto meno discutibile, penso che con un temporale le probabilità dei fulmini aumenti in proporzione di determinati elementi, che per onesta magari non conosciamo.
Quello su cui rifletto è questo: c'è una gara, il percorso magari ha una certa esposizione, le condizioni meteo danno elevate probabilità di precipitazioni a carattere temporalesco, quindi una sommatoria di aumento di probabilità di fulmini. La direzione gara da il via (e non voglio nel modo più assoluto discutere sulla decisione. Non mi interessa.). Noi siamo li e partiamo.. vi sto parlando di un rischio che ha una certa concretezza (parlo di una scialpinistica impegnativa con grado 4, come andare con un amico a fare una via in montagna a friend e non ne ha mai messo giù uno in vita sua). Noto il percorso, noto il bollettino meteo.
C'è qualcuno che si chiede: perché parto? Parto perché non ci penso? Perché tanto partono anche gli altri? Parto perché non ho paura? Parto perché ho paura di dire di no? ...si va bene, generalmente va sempre bene.
Io in discussione mi ci metto. Spesso non ho dato il giusto peso che forse meriterebbe, vero è anche che non ho mai fatto gare con rischio "oggettivamente" elevato e così lunghe da rendere la possibilità concreta.
E forse, d'ora in avanti si, tirerei indietro il sedere, a costo di sembrare codardo.
In questo senso chiedevo se il gioco vale sempre la candela, in certi giorni.
Nel massimo rispetto nei confronti di tutti. Non c'è il "giusto", non il "sbagliato", la mia è una volontà di confrontarsi. La semplice volontà di portare un po di consapevolezza in questo argomento.
Saluti
Ritengo comunque che quanto accaduto dovrebbe servirci per riflettere, per cercare di capire qualcosa di più dentro di noi. Ammesso che se ne abbia voglia e coraggio.
Non è attaccando le scarpe al chiodo o rimanendo in casa che si risolve una questione così. Ne tanto meno non andando più in montagna.
Parlando di me. Posso dire che andrò ancora in montagna, che continuerò a fare quello ho sempre fatto in montagna, sia con la famiglia, che con gli amici che da solo. Ma sempre con il buon senso (volendo da chiarire).
Credo però ci siano dei rischi che sono completamente fuori controllo, dire che si ha la stessa probabilità di prendere un fulmine in montagna sia con il sole o con un temporale.. mi pare quanto meno discutibile, penso che con un temporale le probabilità dei fulmini aumenti in proporzione di determinati elementi, che per onesta magari non conosciamo.
Quello su cui rifletto è questo: c'è una gara, il percorso magari ha una certa esposizione, le condizioni meteo danno elevate probabilità di precipitazioni a carattere temporalesco, quindi una sommatoria di aumento di probabilità di fulmini. La direzione gara da il via (e non voglio nel modo più assoluto discutere sulla decisione. Non mi interessa.). Noi siamo li e partiamo.. vi sto parlando di un rischio che ha una certa concretezza (parlo di una scialpinistica impegnativa con grado 4, come andare con un amico a fare una via in montagna a friend e non ne ha mai messo giù uno in vita sua). Noto il percorso, noto il bollettino meteo.
C'è qualcuno che si chiede: perché parto? Parto perché non ci penso? Perché tanto partono anche gli altri? Parto perché non ho paura? Parto perché ho paura di dire di no? ...si va bene, generalmente va sempre bene.
Io in discussione mi ci metto. Spesso non ho dato il giusto peso che forse meriterebbe, vero è anche che non ho mai fatto gare con rischio "oggettivamente" elevato e così lunghe da rendere la possibilità concreta.
E forse, d'ora in avanti si, tirerei indietro il sedere, a costo di sembrare codardo.
In questo senso chiedevo se il gioco vale sempre la candela, in certi giorni.
Nel massimo rispetto nei confronti di tutti. Non c'è il "giusto", non il "sbagliato", la mia è una volontà di confrontarsi. La semplice volontà di portare un po di consapevolezza in questo argomento.
Saluti
Re: Il gioco (non) vale la candela. Ne parliamo?
Matteo, ma qui nessuno aveva la minima intenzione di andare a sfidare i mulini a vento; è arrivata una nuvola, c'è stato un veloce temporale con un unico fulmine; poi è tornato il sole, addirittura il tempo è stato migliore delle previsioni; si è trattato di un tragico evento, nessun atto di eroismo o di sfida agli eventi naturali, tutto si stava svolgendo se non nel migliore dei modi, in condizioni che abbiamo vissuto mille altre volte, anche peggiori anzi sicuramente peggiori di questa, almeno dal punto di vista del meteo.matteo.m ha scritto:Quello che dici è senza dubbio vero, anche se sinceramente trovo i discorsi sui bambini dell'Africa un po' troppo benaltristi.Alan ha scritto:Partiamo perchè noi siamo corridori del cielo, questo è quello che facciamo, questa è la nostra vita, questo è quello che il mio cuore mi dice di fare.
Alan indossa quelle scarpe e vai a correre, perchè ti fa stare bene, perchè torni a casa con più energie di quante ne avevi prima di partire, perchè conosci gente nuova, perchè un sorriso sverzato dalla fatica vale più di un falso sorriso di circostanza, perchè siamo nati per morire e la causa non la possiamo decidere noi, perchè la fatalità si chiama fatalità proprio per questo motivo, puoi avere i bastoncini in carbonio, in legno, in cartone, ma se il destino arriva, arriva e basta....
Non ci sono responsabili, sarebbe da tagliarli la lingua e le dita a chi oggi specula o scrive articoli sul proprio blog solo per dare adito a questa storia, perchè questo è un'incidente, perchè probabilmente nello stesso momento quando il nostro collega moriva, un bambino moriva di fame in qualche parte remota del terzo mondo, perchè di lui non se ne parla? La responsabilità in questo caso c'è, e non si tratta di fatalità, ma noi siamo fatti così, cerchiamo sempre il pelo nell'uovo, cerchiamo sempre di addossare le colpe a qualcosa o a qualcuno, cerchiamo sempre di mettere i punti sulle i.
Per una buona volta, per la quiete di quel povero runner, proviamo a fare 1mese di silenzio in merito a questo... Un minuto penso non basti.
Scusate lo sfogo
Non mi ritengo un corridore del cielo e non vedo nessuna epica in quello che faccio (facciamo); trovo che fermarsi a riflettere su quello che sia successo possa essere una buona occasione per guardarsi attorno e "ritrovare la rotta", chiedersi veramente quali sono le cose che contano e cosa sacrifichiamo quando siamo in giro per i monti.
Farsi domande, soprattutto di fronte alla fatalità e all'imprevisto, penso sia normale.
Poi le cose che contano cambiano da persona a persona, dal mio punto di vista una corsa in montagna è una necessità che mi fa vivere più serenamente il resto della settimana (tanto per citare una delle tante motivazioni); il "ritrovare la rotta" invece non mi sembra una terminologia giusta perchè implica che questa rotta si sia persa, mi sembra un atteggiamento negativo nei confronti di questa attività.
Per quanto mi riguarda questo avvenimento non cambia di una virgola quello che è e sarà il mio atteggiamento a riguardo del trail; altrimenti dovremmo rovinarci la vita per TUTTO quello che ci succede attorno, non solo in questo campo, e in proporzioni molto più importanti; certo, va bene porsi delle domande, ma le risposte che ne scaturiscono possono anche essere positive.
Poi se per te il trail non è sufficientemente importante nella tua scala di valori da decidere di dedicargli del tempo, a favore di altre cose più importanti, nessuno ti obbligherà a farlo.
Re: Il gioco (non) vale la candela. Ne parliamo?
Lo scorso anno alla Trans d'Havet, alla fine della prima salita, è iniziato un temporalone; gli organizzatori hanno deviato il percorso per quelli che sono arrivati in cima subito dopo di noi. Ho visto con i miei occhi (confermato da un paio di compari che erano con me, perché lì per lì non ci volevo credere) il filo di ferro di una recinzione brillare di elettricità e spezzare in due il paletto che lo sosteneva. Subito dopo è caduto il fulmine. Non vicinissimo, di sicuro (sennò ci avrebbe perlomeno storditi), ma comunque impressionante. Siamo scesi il più velocemente possibile spegnendo i cellulari, alzando i bastoncini da terra, insomma tutte quelle cose che dici magari sono solo leggende metropolitane però male non fanno.
Ieri, leggendo la storia di PantaX ho pensato che davvero siamo come d'autunno sugli alberi le foglie.
Che a volte basta un inciampo o una scivolata. Un ragazzo che era a scuola con me è morto facendo motocross: solo che quando è caduto era fermo, ha battuto la testa in malo modo nel tentativo di reggere la moto.
Mia nonna avrebbe detto che vai quando è la tua ora. In ogni caso il rischio zero non esiste, nemmeno andando a lavorare in macchina.
Ieri, leggendo la storia di PantaX ho pensato che davvero siamo come d'autunno sugli alberi le foglie.
Che a volte basta un inciampo o una scivolata. Un ragazzo che era a scuola con me è morto facendo motocross: solo che quando è caduto era fermo, ha battuto la testa in malo modo nel tentativo di reggere la moto.
Mia nonna avrebbe detto che vai quando è la tua ora. In ogni caso il rischio zero non esiste, nemmeno andando a lavorare in macchina.