Ho sbagliato a scrivere al plurale, avrei dovuto farlo al singolare, per evitare di far sentire gli altri come mi sento io, ma cmq non cambio una virgola di quello detto...cianix ha scritto:Matteo, ma qui nessuno aveva la minima intenzione di andare a sfidare i mulini a vento; è arrivata una nuvola, c'è stato un veloce temporale con un unico fulmine; poi è tornato il sole, addirittura il tempo è stato migliore delle previsioni; si è trattato di un tragico evento, nessun atto di eroismo o di sfida agli eventi naturali, tutto si stava svolgendo se non nel migliore dei modi, in condizioni che abbiamo vissuto mille altre volte, anche peggiori anzi sicuramente peggiori di questa, almeno dal punto di vista del meteo.matteo.m ha scritto:Quello che dici è senza dubbio vero, anche se sinceramente trovo i discorsi sui bambini dell'Africa un po' troppo benaltristi.Alan ha scritto:Partiamo perchè noi siamo corridori del cielo, questo è quello che facciamo, questa è la nostra vita, questo è quello che il mio cuore mi dice di fare.
Alan indossa quelle scarpe e vai a correre, perchè ti fa stare bene, perchè torni a casa con più energie di quante ne avevi prima di partire, perchè conosci gente nuova, perchè un sorriso sverzato dalla fatica vale più di un falso sorriso di circostanza, perchè siamo nati per morire e la causa non la possiamo decidere noi, perchè la fatalità si chiama fatalità proprio per questo motivo, puoi avere i bastoncini in carbonio, in legno, in cartone, ma se il destino arriva, arriva e basta....
Non ci sono responsabili, sarebbe da tagliarli la lingua e le dita a chi oggi specula o scrive articoli sul proprio blog solo per dare adito a questa storia, perchè questo è un'incidente, perchè probabilmente nello stesso momento quando il nostro collega moriva, un bambino moriva di fame in qualche parte remota del terzo mondo, perchè di lui non se ne parla? La responsabilità in questo caso c'è, e non si tratta di fatalità, ma noi siamo fatti così, cerchiamo sempre il pelo nell'uovo, cerchiamo sempre di addossare le colpe a qualcosa o a qualcuno, cerchiamo sempre di mettere i punti sulle i.
Per una buona volta, per la quiete di quel povero runner, proviamo a fare 1mese di silenzio in merito a questo... Un minuto penso non basti.
Scusate lo sfogo
Non mi ritengo un corridore del cielo e non vedo nessuna epica in quello che faccio (facciamo); trovo che fermarsi a riflettere su quello che sia successo possa essere una buona occasione per guardarsi attorno e "ritrovare la rotta", chiedersi veramente quali sono le cose che contano e cosa sacrifichiamo quando siamo in giro per i monti.
Farsi domande, soprattutto di fronte alla fatalità e all'imprevisto, penso sia normale.
Poi le cose che contano cambiano da persona a persona, dal mio punto di vista una corsa in montagna è una necessità che mi fa vivere più serenamente il resto della settimana (tanto per citare una delle tante motivazioni); il "ritrovare la rotta" invece non mi sembra una terminologia giusta perchè implica che questa rotta si sia persa, mi sembra un atteggiamento negativo nei confronti di questa attività.
Per quanto mi riguarda questo avvenimento non cambia di una virgola quello che è e sarà il mio atteggiamento a riguardo del trail; altrimenti dovremmo rovinarci la vita per TUTTO quello che ci succede attorno, non solo in questo campo, e in proporzioni molto più importanti; certo, va bene porsi delle domande, ma le risposte che ne scaturiscono possono anche essere positive.
Poi se per te il trail non è sufficientemente importante nella tua scala di valori da decidere di dedicargli del tempo, a favore di altre cose più importanti, nessuno ti obbligherà a farlo.
L'esempio forse banale?? Beh, era il primo che mi veniva in mente, scusate!!!