Tragedia Maremontana

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portnoy
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Re: Tragedia Maremontana

Messaggio da portnoy »

Silverrain/Rennino

Da quando essere soccorritore Cnsas autorizza a sentenziare che quello che penso è irrispettoso ed inadeguato?Tra l'altro guardandovi bene dall'argomentare sensatamente sulle motivazioni di quello che dite, al di là dei proclami roboanti e alle frasi ad effetto.
Abbiate pazienza, amici, ma cascate male.Ho 20 anni di esperienza professionale in materia di sicurezza, a livelli un poco elevati, ma, diversamente da voi, ho abbastanza stile da non spiattellare il mio cv in questa sede.Mi dispiace di averne dovuto far cenno ora.

BeppeGM

Ti invito a riformulare il tutto in tono meno molesto, allora, forse, se ne ho voglia, ti rispondo punto su punto
silverrain
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Re: Tragedia Maremontana

Messaggio da silverrain »

portnoy ha scritto:Da quando essere soccorritore Cnsas autorizza a sentenziare che quello che penso è irrispettoso ed inadeguato?
è una mia opinione. posso averla o ti devo chiedere il permesso? posso ritenere che le tue parole siano irrispettose e inadeguate nei confronti di chi si è prodigato nel tentativo di salvare quella persona in quelle condizioni?
oppure si viene accusati del reato di lesa maestà perché solo tu hai la verità in tasca?
portnoy ha scritto:Ho 20 anni di esperienza professionale in materia di sicurezza, a livelli un poco elevati, ma, diversamente da voi, ho abbastanza stile da non spiattellare il mio cv in questa sede.Mi dispiace di averne dovuto far cenno ora.
e qui ci sta un bel sticazzi che stile.
BeppeGM
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Re: Tragedia Maremontana

Messaggio da BeppeGM »

alessandrots:

Se io mi impegno e "...dichiaro sul mio onore..." qualche cosa, per me, e nella mia coscienza questo un valore ce l'ha. Eccome.
E il fatto che per la legge, o di fronte a richieste di "danni" o presunte attribuzioni di responsabilità la mia dichiarazione abbio o meno valore, lo decideranno i giuduci e i tribunali... almeno in questo caso.
Concordo con te che sarebbe molto meglio avere un intero impianto "legislativo" fondato sulla libertà e sulla responsabilità individuale... ma questo è.


portnoy:

mi dispiace molto se sono stato "molesto" e me ne scuso.
La mia misera giustificazione è che dopo essermi impegnato (nel mio piccolo) per anni a farmi "ambasciatore" del mondo trail, cercando (convintamente) di trasmettere l'amore per questo sport e la sua accessibilità per tutti, ora incomincio a capire di aver sprecato tempo...
...e ancora di più mi costa sbugiardare me stesso e dare ragione a chi (evidentemente più esperto e lungimirante di me) già allora sosteneva che l'arrivo della "massa" avrebbe infine distrutto il nostro bel piccolo mondo.
"Ma no", sostenevo io ingenuo, con tono sorridente ed entusiasta, "c'è spazio per tutti. Tutti lo possono fare. Dobbiamo trasmettere a chi ancora non conosce questo mondo...". Cretino!
Ora sto invecchiando. E quando invecchi diventi sclerotico. E non hai più voglia di "limare gli spigoli". Giù, dritto al punto. E a volte, a qualcuno, questo può fare male. Me ne scuso nuovamente.

Sempre a mia parziale giustificazione, quasi sempre quando parlo o quando scrivo specifico bene ogni tanto un bel "secondo me", "io penso", "a mio parere"....
Forse questa volta non l'ho fatto, ma ogni singola parola che esce dalla mia bocca o frase scritta, è solo una dannatissima "mia opinione". Non ho la pretesa di scrivere "verità assolute" ne tantomeno di imporre il mio parere al di sopra di quello degli altri. Quindi, anche quando non c'è esplicitamente scritto, fai finta di leggere continuamente tra le mie parole un "secondo me" sottinteso. (e ritornando alla frase più infelice del mio precedente post la riformulo e la correggo con "...Questa frase che scrivi a rinforzo della tua tesi sulla presunta "prevedibilità" non è falsa ma *LA TROVO* semplicemente ridicola:..." e anzi a ripensarci bene adesso, togli anche il ridicola e metti un "assurda")

Ora torniamo al punto.
Dici che al breefing non hai sentito bene quello che veniva detto. Ti aggiorno io: le parole (quasi) esatte sono state "ora su non piove, ma fra poche ore è prevista neve". Neppure io sono ligure, ma come Davide o altri ti potranno confermare, da quelle parti il meteo è molto speciale. Però, scusami di nuovo, non credo serva un metereologo o un genovese per capirlo. Lo ascolti mai il telegiornale? Mai sentito parlare di alluvioni, nevicate, autostrade paralizzate dal ghiaccio. Ascolti mai isoradio? "vento forte tra savona e spotorno" "neve tra ceva e altare" "ognicristodidisgraziapossibile tra ovada e masone"...

Io quella mattina, prima ancora di assistere al breefing, uscendo dalla macchina e valutando la situazione, ho "ritoccato" il contenuto del mio zaino. (tanto per essere chiaro, sono uno di quelli a cui piace correre il più leggero possibile)
Ho tolto l'antivento leggero (quello "generico" che metti tanto per essere in regola col materiale obbligatorio) e ho messo il guscio da montagna. Ho aggiunto i pantavento impermeabili lunghi. Ho aggiunto i copriguanti dello stesso materiale leggero-traspirante-impermeabile. Ho aggiunto una maglia strato due a maniche lunghe. In pratica ho (quasi) fatto lo zaino per l'UTMB.

Le gambe hanno una massa enorme in rapporto al nostro corpo e una superficie radiante importante. Sotto sforzo sono piene zeppe di sangue caldo che il cuore provvede a far circolare molto velocemente per ossigenare i muscoli. Aggiungi la bassissima velocità (e quindi il tanto tempo) che tenevamo quel giorno durante il lungo tratto innevato che precedeva il "tendone giallo".
Quando ho incominciato ad avere freddo, mi sono fermato e ho indossato i pantavento. Fine dei problemi.

Quando scrivi "mettere in sicurezza", "esperienza professionale in materia di sicurezza", continui a mettere il dito su quella parola: "sicurezza".
E lo stesso (secondo me) errore fanno anche altri. Anzi, sono portato a pensare (e da qui si spiega il mio sfogo iniziale da "demenza senile") che questo accento sulla "sicurezza garantita" sia ormai (purtroppo) il mantra di tanti che fanno questo sport. E la mia paura è che continuando di questo passo presto o tardi arriverà qualcuno che la sicurezza la vorrà imporre per davvero.

Hai provato a chiederti quali sarebbero le con seguenze?
Basta fare un giro al parco giochi per sentire le urla di nonne, mamme zie che ammoniscono i loro bambini "NON CORRERE CHE E' PERICOLOSO".
Per poi non parlare delle urla che si prendono quei bambini un po scemi che si attentano a trotterellare per il sentiero mentre fanno la passeggiata...
"NON CORRERE CHE CADI E TI FAI MALE".
Hanno ragione. Cazzo se hanno ragione.
Correre in montagna *NON E' SICURO*. OGGETTIVAMENTE
Non saranno le premure di un organizzatore, le "messe in sicurezza", gli obblighi a portare con se quattro cose a cambiare questo fatto.
Resterà pericoloso.

Se dovesse malauguratamente passare il messaggio (o peggio qualche legge regola o sentenza) che la sicurezza debba essere in qualche misura "garantita da chi organizza", o che sia "responsabilità di chi organizza", qualsiasi persona un minimo intelligente capirebbe che:
A: correre in montagna è intrinsecamente insicuro
B: la sicurezza E' responsabilità di chi organizza un'attività a prescindere dalla volontà dei partecipanti
A+B = C: è vietato organizzare corse in montagna (o più in generale è vietato organizzare attività non sicure)

Io mi oppongo fortemente a questo concetto.
Non tanto per la conseguenza immediata (sparirebbero le gare trail) di cui potrei anche farmi una ragione, ma soprattutto per le conseguenze nel medio periodo, quando a qualcuno verrà la brillante idea di impedirmi con qualche regoletta di andare a correre in montagna per i cazzi miei quando vengano a mancare le presunte "condizioni di sicurezza" (cosa peraltro paventata da molti tutte le estati per colpa della solita bastarda "montagna killer" che tutti gli anni si diverte a "mietere vittime")

Io sono per la libertà e responsabilità individuale. Di chi partecipa e di chi organizza.
Secondo me chi organizza decide liberamente e scrive le regole della sua gara.
E in quelle regole traccia chiaramente i confini alle proprie responsabilità.
E inoltre specifica anche chiaramente quali sono le responsabilità che restano in capo al partecipante e gli indica a che cosa andrà incontro partecipando.
Chi vuole partecipare decide liberamente se accettare o meno.

Le responsabilità di chi organizza sono quelle previste dal contratto.
Le responsabilità di chi partecipa sono quelle previste dal contratto.

Semplice, chiaro, ineccepibile.

Esattamente quello che è successo alla maremontana.
Pedro
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Re: Tragedia Maremontana

Messaggio da Pedro »

BeppeGM ha scritto: Ora torniamo al punto.
[cut]
beh... 92 minuti di applausi ci stanno tutti

gg
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Paso
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Re: Tragedia Maremontana

Messaggio da Paso »

BeppeGM , chiaro ed ineccepibile , ti stimo ;)
silverrain
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Re: Tragedia Maremontana

Messaggio da silverrain »

BeppeGM mi inchino alla tua saggezza!
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Silanas
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Re: Tragedia Maremontana

Messaggio da Silanas »

Due premesse.
La prima...non c'ero.
La seconda...quoto in pieno l'intervento di Beppe di cui sopra.
Tuttavia questo numeri:
Ma mi pare onesto un discorso sui numeri, vado un pò a memoria:
-più di 300 partiti
-meno di 70 arrivati
-una ventina di ricoveri, anche di qualche nome noto
-un morto
mi fanno semplicemente venire in mente la TdH di un paio di anni fa...e quella saggia...saggissima...(da alcuni criticata) decisione di fermare la gara.
Ecco...ripeto...pur essendo fermamente convinto che la responsabilità dell'organizzazione sia pari a zero...probabilmente quella gara andava semplicemente fermata e credo che gli interventi di Portnoy siano utili per una riflessione in questo senso.
portnoy
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Re: Tragedia Maremontana

Messaggio da portnoy »

BeppeGM
Ti ho letto con attenzione e forse ti sorprenderai se ti dico che condivido molto di quello che hai scritto.Il discorso sulle opinioni, sui "penso che" etc lo davo per scontato, è giusto farsi delle opinioni e scriverle.Ancora più giusto è anche motivarle, altrimenti diventano parole al vento.Ho massimo rispetto per chi la pensa anche molto diversamente da me, se mi motiva seriamente le sue affermazioni, anzi, spesso sono persone da cui imparo.Ma se mi trovo davanti a discorsi del tipo "si fa così perchè si fa così", oppure "ho ragione io perchè ho la qualifica xyz", ecco, persone così non le prendo in considerazione, è solo tautologia e arroganza.Sono fondamentalmente pigro.I discorsi sul nulla mi stancano, mi annoiano, non val la pena perderci tempo.
Bene, fine del preambolo, e focalizziamo il discorso:
Personalmente se mi iscrivo a una gara spero che il meteo sia buono.Non cerco condizioni ostili, poi se le trovo mi dico, amen, smazziamoci queste ore di pioggia, neve etc e cerchiamo di divertirci.Anche io non sono un ragazzino da un bel pò, e non uso lo sport per dimostrare a me stesso o a chicchessia quello che sono.Se per te o altri è diverso la cosa non mi crea minimamente problemi, constato solo il fatto che siamo diversi, e meno male che non siamo tutti uguali!
No, i telegiornali non li guardo da anni (come la tv).
Ti ripeto che la frase sulla neve non l'ho sentita, nè altro, e qui o ti fidi o non so cos'altro dire.
Sul discorso "clima peculiare" hai ragione.Potevo arrivarci io?Si.Ho sbagliato.Ed anche pagato.Avevo con me un quarto del tuo zaino, e arrivare a Loano non è stata una passeggiata spensierata.Amo la leggerezza pure io.Tendenzialmente do più importanza alla forma fisica che a una maglia in più.Quest'anno ero iscritto alla 60 km, non sono neppure partito, sai perchè?Perchè ho dovuto saltare alcuni allenamenti che reputavo fondamentali, tanto mi è bastato per pensare che partire non sarebbe stato per me sicuro.Questa è la mia declinazione del concetto di sicurezza, criticabilissima, però con me funziona da anni.Lo dico sottovoce e con umiltà:a Loano ci sono arrivato col cazzo di niente che avevo con me.Considera questo per un attimo, poi dimenticatelo.Mi serviva scriverlo solo per dire che un allenamento serio mette al riparo da molti (non tutti i) rischi.
Faccio molte gare, ma quelle dove cerco la classifica, il tempo etc sono poche.Mi regolo così perchè comprando un pettorale compro, o mi illudo di comprare, tra le altre cose, anche un pò di sicurezza.
Siamo daccordo che correre in montagna presenti dei rischi ineliminabili, ma in fondo anche vivere è ontologicamente pericoloso.
Ho vissuto per anni in una città per molti aspetti demenziale come Milano, e ho ben presente i bambini, zie, nonni di cui parli, e quando li vedo nei parchi giochi mi dico "poveretti".E poveretti anche i cani, si rincoglioniscono pure loro.Diventano fragili, insicuri, isterici.Mi intristiscono pure i platani, con la base del tronco prigioniera del cemento.
Vivo in tutt'altro contesto ora, e i bambini sono bellissimi, con la pelle scura di chi sta tanto al sole, con le ginocchia perennemente sbucciate, gli sguardi semplici.
Il contratto Trailer/Organizzatore, gli scarichi di responsabilità e simili sono più che altro una dichiarazione di intenti, carta sprecata, giuridicamente valgono poco o nulla.Li potrebbe firmare chiunque, non viene chiesto neppure un documento di riconoscimento, tranne rari casi.
Quando succede qualche cosa di grave sono altre le norme di riferimento.
I regolamenti a volte sfociano nel ridicolo, si impongono "pantaloni che coprano il ginocchio", ma basta una "bandana" per la testa (ottimo "scambiatore di calore").Devo dire che a UTMB sono più seri.
Ma siamo in Italia, e come dice brillantemente un autore che amo, l'Italia è all'avanguardia del peggio.

In fondo all'inizio della discussione mi ero limitato a scrivere della non confrontabilità di due drammi, una banalità, non mi torna come questo abbia potuto scatenare reazioni a volte così sopra le righe, prese di posizione, schieramenti, attestazioni di stima, come se muovere delle critiche a un organizzatore fosse qualcosa di inaudito.
La "deriva responsabilista" per me si chiama civiltà, che piaccia o meno, il concetto (filosofico prima che giuridico) di responsabilità individuale è una delle basi delle società occidentali da almeno duemila anni.
Non mi ritengo affatto un giustizialista forcaiolo, come, tra le righe di alcuni interventi vengo più o meno definito, non detesto gli organizzatori di Trail, anzi, mi capita spesso di ammirarli.Cito, tanto per non rimanere nel vago, ValleVaraitaTrail, 2014:meteo incerto in quota, decisione di variare percorso, già pronto e balisato, spostamento dei volontari, il tutto a 45' dalla partenza, avvenuta in perfetto orario.Roba da operazione militare.Gente che sapeva cosa fare, quando farlo, come farlo.E che sapeva decidere.
E potrei fare decine di altri esempi.

Grazie della rettifica Beppe, ho apprezzato.
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NoTrail
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Re: Tragedia Maremontana

Messaggio da NoTrail »

Chiedo scusa a tutti per l'intromissione, non ho avuto tempo di leggere riga per riga tutte le argomentazioni di Beppe (che, da sempre, eleggerei a presidente incontrastato dell'universo del trail running senza pensarci un secondo) e di Portnoy, ma faccio solo una nota.

Quell'anno c'ero, impreparato come un novellino che si presenta alla sua prima gara sopra i 25km, con materiale di recupero, zero esperienza e, non lo nascondo affatto, una buona dose di preoccupazione e di paura per quello che l'istinto di anni di montagna mi faceva presagire: condizioni pessime, per affrontare una gara qualunque, figuriamoci quella gara lì.

Quando è stata ora, quando mi sono trovato al bivio con la corta, dopo aver sentito un paio di medici e di volontari del Soccorso Alpino parlare tra di loro, ho deciso di ritirarmi e di rientrare sul percorso breve. Col morale sotto le scarpe, sono rientrato a Toirano sulle mie gambe in fondo a tutte le classifiche possibili. Io, che sono uno di quelli che non si ritirerebbero mai durante una gara, sia quell'anno sia quello successivo ho dovuto abdicare di fronte ai sentieri sopra Loano: erano più cattivi e più cazzuti di me, non ho la benché minima remora ad ammetterlo.

Di sfide nella vita ne ho viste tante, molte ne vedrò ancora, ma non ho mai rimpianto, neanche per un momento, quelle due decisioni di ritirarmi: mi sono riconosciuto debole, stanco, impaurito, esposto, decisamente poco macho e ancor meno figo, mi sono riconosciuto uomo sconfitto e sapete che c'è? Che non è stata una tragedia.
Chissà per quale dannato motivo dobbiamo sempre temere di sentirci deboli. A ben pensarci, tutto il superomismo che c'è nel trail ruota intorno a questo: se mi ritiro sono debole, e io non voglio esserlo, quindi non mi ritiro neanche quando invece sarebbe l'unica cosa furba da fare.

Più che "I never DNF", io direi "I DNF only when it's mandatory or terribly stupid not to do so".
Non posso credere che dopo anni e anni si sia ancora qui a provare a dire che l'organizzazione della MM sia colpevole di qualcosa, lo trovo aberrante e dannatamente triste.
BeppeGM
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Re: Tragedia Maremontana

Messaggio da BeppeGM »

Silanas ha scritto:Due premesse.
La prima...non c'ero.
La seconda...quoto in pieno l'intervento di Beppe di cui sopra.
Tuttavia questo numeri:
Ma mi pare onesto un discorso sui numeri, vado un pò a memoria:
-più di 300 partiti
-meno di 70 arrivati
-una ventina di ricoveri, anche di qualche nome noto
-un morto
mi fanno semplicemente venire in mente la TdH di un paio di anni fa...e quella saggia...saggissima...(da alcuni criticata) decisione di fermare la gara.
Ecco...ripeto...pur essendo fermamente convinto che la responsabilità dell'organizzazione sia pari a zero...probabilmente quella gara andava semplicemente fermata e credo che gli interventi di Portnoy siano utili per una riflessione in questo senso.
Premetto che come mia regola etica, non metto mai in discussione le decisioni che gli organizzatori prendono riguardo la sicurezza.
Nè in un verso (criticare un organizzatore perché ha fermato una gara che secondo me non andava fermata), nè nell'altro.
Quindi non lo farò neppure ora.

Vorrei solo fare notare un paio di cose per mettere in luce quanta differenza possano fare anche piccole differenti sfumature...

1 - alla TdH a cui ti riferisci, se non ricordo male (Pollo se vuole può intervenire e specificare meglio) c'erano alcuni elementi particolari che hanno portato alla (sofferta) decisione di fermare la gara. E parlo dei fulmini e degli smottamenti.
alla MM, per contro, c'erano semplicemente condizioni meteo di merda, che da quelle parti non sono neppure poi tanto eccezionali, che si andavano a sommare ad un terreno di gara molto difficile (20 cm di neve con crosta su tutto il versante a nord) anch'esso ampiamente preannunciato. Nulla di eccezionale nè improvviso.
D'altra parte lo slogan della gara è "dalla sabbia alla neve". Un motivo ci sarà....

2 - ma soprattutto attenti a non cadere nella troppo semplicistica (e fortemente errata) (sempre secondo me) equazione fermare gara = sicurezza.
Nulla di più falso.
Fermare una gara vuol dire in tanti casi esporre ancora di più le persone al freddo. Anche quelli che avrebbero tranquillamente potuto continuare. Anche quelli che avevano con se l'equipaggiamento necessario ad affrontare la situazione.
Per inciso, se alla MM mi avessero fermato sotto al tendone giallo, al suo arrivo Portnoy oltre alle decine di atleti infreddoliti ed impauriti, ne avrebbe trovati altre decine (tra cui me), non impauriti, ma sicuramente infreddoliti (per colpa dello stop forzato) e forse anche un tantinino incazzati...


Ora torniamo per un attimo alla questione responsabilità. Vorrei far capire quanto è sottile edelicato l'equilibrio su cui si regge tutto.
Parto dal motivo per cui sostengo che sia *sempre e comunque* sbagliato criticare un organizzatore che prende decisioni anche gravi sul tema della sicurezza (come quella di fermare o non fermare la gara). (A meno ché non si metta in discussione la buona fede ma questo è un'altro tema)
Io sostengo che non esista una decisione intrinsecamente *giusta* o *sbagliata*. Esistono migliaia di variabili, tra cui il meteo, le condizioni del percorso, i vincoli esterni, lo stato psicofisico di ciascuna persona coinvolta dai volontari, agli atleti stessi.
Migliaia di variabili che devono essere ponderate, soppesate, e "sommate" in una sorta di "modello logico" complesso a cui viene chiesto di dare una risposta binaria. SI o NO. FERMARE o PROSEGUIRE. A parte i casi banali, è praticamente impossibile che una risposta binaria "accontenti" contemporaneamente tutte le variabili. La scelta che prende l'organizzatore non è *giusta* o *sbagliata*, ma è *LA* scelta che lui ha preso cercando il miglior compromesso tra tutte le variabili. E come tale va rispettata. Se volete la si può analizzare, la si può sviscerare per comprenderne le criticità e magari tentare in futuro di produrre un "modello decisionale" migliore o meno critico sotto certi aspetti. Ma è del tutto inutile oltre che sbagliato metterla in discussione con degli "io avrei fatto"...

Viceversa un "modello decisionale" in scala ridotta dovrebbe (retorico) essere in funzione dentro al cervello di ciascuna persona coinvolta nella gara ed in particolare nei concorrenti.
Quì le cose si fanno decisamente più semplici perché invece che le migliaia di variabili io ne devo gestire solo due o tre. Una manciata al massimo.
Qual'è il mio stato psicofisico? Come sono le condizioni intorno a me? Ho l'equipaggiamento che mi serve (vedi sotto sull'equipaggiamento)?
Dal punto di viste della *sicurezza* il buon funzionamento di questo micro-modello decisionale che è sotto la MIA DIRETTA RESPONSABILITA' è determinante. Infinitamente di più delle decisioni che prende l'organizzatore. Fatto 100 il risultato peserei con almeno un 95 l'importanza delle dicisioni che il singolo prende su se stesso e meno di 5 a quelle imposte dall'organizzatore.

NoTrail:
DNF non è un disonore. Anzi.
Tante volte è l'esatta applicazione del concetto che esprimevo poche righe sopra.
Fa parte dei "diritti e dei doveri" che accompagano la responsabilità del concorrente.
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