Non sono finisher : mi sono fermato a 274 km in 121 ore,ho dormito meno di 5 ore nelle basi vita e circa un ora a pezzetti nei rifugi. Ho perso sicuramente 3/4 ore per errori di strategia. Ho camminato quasi la totalità del percorso, penso che se avessi finito gli ultimi 60 km mi sarebbero servite altre 25/26 ore e quindi sarei arrivato tra mezzogiorno e le 2 pm. L'amico Giorgio ( Giotizzi qui nel forum) era dietro di me di un'ora e mezza ma con molta determinazione è arrivato a Courmayeur super festeggiato come ultimo finisher.
Non credo che sia possibile finire il Tor camminando solo 14 ore al giorno.
Se ne hai voglia puoi leggere i nostri racconti qui nel forum.
Spero di esserti stato utile.
Tor des Géants (Ao) 11-18.09.2016
Moderatore: maudellevette
Regole del forum
Questa sezione è dedicata alle anteprime e ai racconti delle gare.
Nel titolo scrivete il nome della gara, la provincia e la data di svolgimento.
Questa sezione è dedicata alle anteprime e ai racconti delle gare.
Nel titolo scrivete il nome della gara, la provincia e la data di svolgimento.
Re: Tor des Géants (Ao) 11-18.09.2016
Magari Luciano, sono abituato a stare sulle gambe, sono anche dell'idea che ai ristori più ti fermi e più vengono fuori i dolori ma... le pendenze della gara che ho citato (l'Estremamente Parco) sono micidiali. Moltiplicate per tre... aiutoooocianix ha scritto:Curiosità personale: ritieni sostenibile lo stesso ritmo di gara se avessi dovuto farlo 3 volte di seguito?fifty ha scritto:Riporto la mia esperienza in un trail dalle mie parti: in 28 ore di gara ho totalizzato una media di quasi 4km/ora, fermandomi ai ristori 2 ore in tutto; per raggiungere questa media ho dovuto correre circa 4-5 ore, così almeno riporta il mio Garmin.
Il trail era di impegno paragonabile al Tor: 105 km per 7500m D+.
Re: Tor des Géants (Ao) 11-18.09.2016
Guarda che se riuscissi a tenere queste medie per 330 km il Tor lo rischieresti di vincere ma sarebbe come dire che io corro la mezza in 80 minuti quindi a farne 60 ne impiegherei 90x3.....fifty ha scritto:Riporto la mia esperienza in un trail dalle mie parti: in 28 ore di gara ho totalizzato una media di quasi 4km/ora, fermandomi ai ristori 2 ore in tutto; per raggiungere questa media ho dovuto correre circa 4-5 ore, così almeno riporta il mio Garmin.
Il trail era di impegno paragonabile al Tor: 105 km per 7500m D+.
Re: Tor des Géants (Ao) 11-18.09.2016
Ah ecco infatti...grazie Martin X la conferma, non avevo ancora letto....martin ha scritto:Bosatelli che ha vinto il Tor in 75 ore ha fatto una media di 4,4km/h e ha dichiarato di avere dormito poco o nulla. I suoi tempi non correndo saranno stati solo quelli di mangiare, fare una doccia (se l'ha fatto) e cambiarsi.
Gli ultimi hanno una media dimezzato, cioè 2,2km/h. Ma avranno anche dormito o riposato molto di più.
Re: Tor des Géants (Ao) 11-18.09.2016
Ah okfifty ha scritto:Magari Luciano, sono abituato a stare sulle gambe, sono anche dell'idea che ai ristori più ti fermi e più vengono fuori i dolori ma... le pendenze della gara che ho citato (l'Estremamente Parco) sono micidiali. Moltiplicate per tre... aiutoooocianix ha scritto:Curiosità personale: ritieni sostenibile lo stesso ritmo di gara se avessi dovuto farlo 3 volte di seguito?fifty ha scritto:Riporto la mia esperienza in un trail dalle mie parti: in 28 ore di gara ho totalizzato una media di quasi 4km/ora, fermandomi ai ristori 2 ore in tutto; per raggiungere questa media ho dovuto correre circa 4-5 ore, così almeno riporta il mio Garmin.
Il trail era di impegno paragonabile al Tor: 105 km per 7500m D+.![]()
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Re: Tor des Géants (Ao) 11-18.09.2016
Buongiorno a tutti!
Vorrei ringraziarvi per le vostre risposte e le vostre testimonianze, sicuramente competenti!
Leggerò i racconti presenti nel forum che mi aiuteranno ancora a farmi un'idea del Tor, anche se, come spesso dite voi stessi, l'unico modo per capire cos'è il Tor è viverlo!
E di questo sono sicuro, quindi....che dire, magari tra un paio d'anni, cominciando ad allenarsi e a farci "la testa" fin d'ora....si potrebbe tentare!
Buona giornata,
Michele
Vorrei ringraziarvi per le vostre risposte e le vostre testimonianze, sicuramente competenti!
Leggerò i racconti presenti nel forum che mi aiuteranno ancora a farmi un'idea del Tor, anche se, come spesso dite voi stessi, l'unico modo per capire cos'è il Tor è viverlo!
E di questo sono sicuro, quindi....che dire, magari tra un paio d'anni, cominciando ad allenarsi e a farci "la testa" fin d'ora....si potrebbe tentare!
Buona giornata,
Michele
Re: Tor des Géants (Ao) 11-18.09.2016
Certamente, se ho lasciato intendere questo sono da ricovero immediatoCorry ha scritto:Guarda che se riuscissi a tenere queste medie per 330 km il Tor lo rischieresti di vincere ma sarebbe come dire che io corro la mezza in 80 minuti quindi a farne 60 ne impiegherei 90x3.....fifty ha scritto:Riporto la mia esperienza in un trail dalle mie parti: in 28 ore di gara ho totalizzato una media di quasi 4km/ora, fermandomi ai ristori 2 ore in tutto; per raggiungere questa media ho dovuto correre circa 4-5 ore, così almeno riporta il mio Garmin.
Il trail era di impegno paragonabile al Tor: 105 km per 7500m D+.
Il tor in versione trekking....
Dico anche io la mia in materia di trekking e Tor in quanto l'argomento mi affascina parecchio...
A mio parere l'idea di fare il tor nel tempo massimo come "trekkiing veloce" è sostenibile a patto che si entri nell'ottica di camminare nette almeno 15/16 ore giorno, tenendo le restanti 8/9 ore per le attività fisiologiche quali nutrirsi, dormire, lavarsi, ecc.
La sensazione che ho avuto, da partecipante, è che dormire eccessivamente possa peraltro avere un effetto "controproducente", penso che al massimo si debbano dormire 4 ore notte....
Io dopo aver fatto il TOR ho consigliato a tutti i miei conoscenti di prendere il coraggio a due mani ed iscriversi, l'emozione del viaggio...e quella dell'arrivo a courma sono indescrivibili!
Credo che un TOR sotto le 100 ore sia per pochi, fortunati e particolarmente predisposti per questo tipo di attività, ma che il TOR in 150 ore possa essere, con tanta voglia ed una condizione fisica normale, davvero un avventura per tutti.
Ciao Stefano.
A mio parere l'idea di fare il tor nel tempo massimo come "trekkiing veloce" è sostenibile a patto che si entri nell'ottica di camminare nette almeno 15/16 ore giorno, tenendo le restanti 8/9 ore per le attività fisiologiche quali nutrirsi, dormire, lavarsi, ecc.
La sensazione che ho avuto, da partecipante, è che dormire eccessivamente possa peraltro avere un effetto "controproducente", penso che al massimo si debbano dormire 4 ore notte....
Io dopo aver fatto il TOR ho consigliato a tutti i miei conoscenti di prendere il coraggio a due mani ed iscriversi, l'emozione del viaggio...e quella dell'arrivo a courma sono indescrivibili!
Credo che un TOR sotto le 100 ore sia per pochi, fortunati e particolarmente predisposti per questo tipo di attività, ma che il TOR in 150 ore possa essere, con tanta voglia ed una condizione fisica normale, davvero un avventura per tutti.
Ciao Stefano.
Re: Tor des Géants (Ao) 11-18.09.2016
Grande intervento Stefano!
Tor des Géants (Ao) 11-18.09.2016
Riporto qui il testo di un breve articolo che ho scritto per il giornalino della mia sezione del CAI, spero possa essere da stimolo a qualcuno per parteciparvi il prossimo anno! Ciao
Sono passati quasi 2 mesi dall'esperienza TDG ed è forse l'ora, a mente fredda, di tracciare una riga e tirare somme di quella che è stata davvero una stupenda esperienza di vita in montagna.
Per i non "addetti ai lavori", il Tor de Geants è la più famosa tra le gare di Ultratrail, con un tracciato che si sviluppa per circa 340 km e 31.000 mt di dislivello positivo lungo le alte vie n.1 e n.2 della Valle D'Aosta, in un periplo completo della regione con partenza ed arrivo da Courmayeur.
La gara, vede al via circa 800 atleti provenienti da tutti gli angoli del mondo (oltre 70 nazioni rappresentate) e prevede un meccanismo di iscrizione mediante estrazione visto l'alto numero di richieste di partecipazione.
La mia esperienza è iniziata dopo che, senza troppa convinzione, un giorno di Febbraio, decido di preiscrivermi al TOR. Alla data del sorteggio, scopro con un misto di stupore e timore di far parte di quella fetta di "fortunati" estratti per essere al via nella mattina del 11 settembre a Courmayeur.
Ci si ritrova, il 10 settembre, la sera prima della partenza, con altri amici del VCO a mangiare una pizza a 2 passi dal via e discutere sulle "tattiche di gara" e su altri dubbi dell'ultima ora.
La gara è strutturata in sette tappe di lunghezza media di circa 50 km, alla conclusione di ogni tappa, si hanno a disposizione delle strutture (basi vita) dov'è possibile fermarsi, ristorarsi e riposare. Ciascuno può scegliere se fermarsi e riposare oppure se procedere senza soluzione di continuità lungo tutto il tracciato.
Mi trovo a percorrere i primi kilometri dopo la partenza con l’amico Luca e concordiamo di impostare la gara con un ritmo tale da non portarci mai in affanno e di continuare senza fermarci per la prima notte in modo tale da arrivare direttamente fino alla base vita di Cogne (Km108 – 9.850 D+). Iin realtà, poco prima della base vita, in crisi di sonno, decido di fermarmi a dormire circa un ora presso il rifugio Sella. Luca non dorme e va avanti, nel successivo tratto proseguo in compagnia di due ragazzi Genovesi con i quali percorrerò tutta la 3° tappa fino ad arrivare, nella tarda serata di Lunedì, a Donnas (Km 152 – 12.500 D+). Il bello del TOR è proprio questo, camminare giorno e notte, su e giù per le montagne lungo valli e colli incantevoli, a volte soli e spesso in compagnia di altri amici che condividono, oltre alla fatica, la grande passione per questo sport. A Donnas approfitto della base vita per rifocillarmi, farmi una bella doccia, cambiarmi e riposare un paio d’ore. Riparto, insieme a Luca, alla volta della tappa che, non senza motivo, viene ritenuta la più dura del TDG con i suoi 54km e 6.090 mt di dislivello positivo necessari per raggiungere la successiva base vita di Gressoney. A Gressoney, trovo ad aspettarmi, oltre a Luisa e Alberto, che mi seguono passo passo dalla partenza, anche altri amici venuti apposta per incoraggiarmi, sostenermi e accompagnarmi per un breve tratto della tappa successiva. Anche qui si ripete routine delle basi vita, breve ristoro, doccia, qualche ora di sonno e via.
Nonostante ai più possano sembrare poche le circa 10 ore che ho dormito complessivamente nelle 4 notti di gara, vi posso assicurare che la maggior parte dei concorrenti (in particolare quelli delle prime posizioni in classifica) riposano molto meno, addirittura c’è chi riesce a percorrere tutta la gara solamente con brevi micro sonni da pochi minuti.
Nella terza giornata (mercoledì) percorro insieme a Luca e Stefano le due successive tappe per complessivi 81 Km e 8.090 D+, senza fermarci alla base vita intermedia di Valtournenche, e se affrontare 50 km in una giornata da riposato è un cosa fattibile senza grossi problemi, farli con alle spalle oltre 240 km diventa impegnativo: si cominciano a sentire dolorini alle articolazioni ed ogni piccolo sintomo ti fa allarmare pensando ai km ancora da percorrere. Il tempo, come da previsioni, inizia a peggiorare e ci troviamo, nella serata di mercoledì, a dover affrontare nella nebbia e sotto una fitta pioggia il Col Brison (2492 mt.) che ci conduce, attraverso una lunga discesa, all’ultima base vita: Ollomont. È l’una del mattino, le previsioni per la notte non sembrano indicare miglioramenti, la caviglia, da un po’ dolorante, comincia a gonfiarsi, decidiamo di riposare fino alle prime luci dell’alba per poi valutare il da farsi, mangio un pastasciutta e mi sdraio, all’interno di un tendone, su una brandina messa a disposizione dall’organizzazione. Alle 5:30, Luisa mi sveglia, o meglio, ci prova…è durissima alzarsi per l’ultima fatica sentendo la pioggia battere sul tendone, ma guardo Luca e lo vedo smanioso di ripartire, appena il tempo di farmi medicare la caviglia e sistemare lo zaino che si riparte di corsa per gli ultimi 50 km e 4.210 D+ che ci dividono dall’arrivo. Non c’è più tempo per fare calcoli o previsioni, in questa giornata c’è solo la voglia di andare avanti, il più velocemente possibile. Saranno state le ore di sonno “extra” che ci siamo concessi (quasi 4 ore) oppure l’adrenalina data dalla consapevolezza di essere prossimi all’arrivo, fatto sta che ci sentiamo (io e Luca) davvero in grande condizione, corriamo molto più forte di quanto pensassimo e facciamo una grande rimonta superando nelle ultime 9 ore oltre 15 concorrenti che ci precedevano. Scolliniamo l’ultimo colle, (colle Malatrà – 2936 mt) sotto un leggero nevischio che però non ci disturba nemmeno più. Ormai è fatta, una lunga discesa ci conduce all’arrivo a Courmayeur nel tempo complessivo di 102h33’28” in 26° posizione assoluta.
La gioia all’arrivo è indescrivibile, tutte le emozioni vissute in quattro giorni di intensa competizione si condensano sul traguardo, gli abbracci con chi mi è stato vicino resteranno un ricordo indelebile nel mio cuore…
Concludo questo mio racconto riportando qui di seguito, il testo delle prime emozioni messe su carta il giorno dopo della gara: "E poi ti risvegli così, il giorno dopo, con le caviglie gonfie e le gambe doloranti a ripensare a cosa è stato il viaggio di questi quattro giorni; all'incoscienza con la quale hai "accettato" la sfida di un sorteggio che ha scelto per te. Incredibile, è l'aggettivo che più di tutti si addice alla gara che abbiamo completato, incredibili i paesaggi, le notti, i compagni di viaggio sfiniti e i sentieri infiniti; ancor più incredibile l'affetto di chi ti accompagna e ti assiste, della famiglia, degli amici, di chi da casa ti segue su un monitor, dei compagni di allenamento, dei volontari, dei fisioterapisti, dei valdostani, di tutto quel mondo di persone che gira attorno a questa gara unica. L'aspetto agonistico, in questo marasma di emozioni, si perde ed è assolutamente secondario. Volevo finirlo e l'ho finito. Volevo tentare di godermelo al meglio e credo di esserci riuscito. Ho scoperto capacità di adattamento che non sapevo d'avere, ho pianto, ho riso, mi sono "devastato", ma non ho mai pensato, nemmeno per un secondo: sono stufo, basta!.
In questi giorni ho ricevuto centinaia di messaggi di incoraggiamento, di complimenti, di affetto, rispondo qui una volta sola per tutti senza il rischio di dimenticare qualcuno...GRAZIEEE!!!
Un paio di ringraziamenti particolari vanno poi a Luisa, che mi ha assistito e guidato con amore in questi giorni di gara, mi ha coccolato come un professionista al punto che ieri mattina ho affidato a lei la scelta di quando ripartire da Ollomont dicendole: "parla con Luca, decidi cosa devo fare poi vieni a dirmelo e io lo faccio", senza di lei, con me, il Tor non avrebbe avuto senso, ad Alberto, mio socio fidato e futuro suocero che le è, e mi è, stato vicino in questi giorni, la sua emozione a tutti i passaggi, ed in particolare all'arrivo, è stata una gioia stupenda; a Luca, compagno di tanti chilometri con il quale ci siamo spronati e sostenuti a vicenda, sicuramente la sua esperienza passata ci ha aiutato a "sopravvivere" brillantemente a questo lungo viaggio permettendoci di correre una fantastica ultima tappa tutta in rimonta in un tempo stratosferico, alla mia famiglia, non solo per questi giorni di corsa, ma per tutto quello che è il percorso di vita che mi ha portato fino a qui, senza di loro non sarei quello che sono, e visto che mi piace come sono è loro che devo ringraziare...
Ora basta, ho scritto già fin troppo, non so se dopo averlo fatto e conosciuto di persona avrò mai più il coraggio di sfidare il TOR, ma auguro a tutti voi che leggete questo post...si proprio tutti tutti, di "essere folli" e trovare un giorno il coraggio di iscrivervi e partire, al ritorno, comunque vada, sarete persone migliori..."
Stefano
Sono passati quasi 2 mesi dall'esperienza TDG ed è forse l'ora, a mente fredda, di tracciare una riga e tirare somme di quella che è stata davvero una stupenda esperienza di vita in montagna.
Per i non "addetti ai lavori", il Tor de Geants è la più famosa tra le gare di Ultratrail, con un tracciato che si sviluppa per circa 340 km e 31.000 mt di dislivello positivo lungo le alte vie n.1 e n.2 della Valle D'Aosta, in un periplo completo della regione con partenza ed arrivo da Courmayeur.
La gara, vede al via circa 800 atleti provenienti da tutti gli angoli del mondo (oltre 70 nazioni rappresentate) e prevede un meccanismo di iscrizione mediante estrazione visto l'alto numero di richieste di partecipazione.
La mia esperienza è iniziata dopo che, senza troppa convinzione, un giorno di Febbraio, decido di preiscrivermi al TOR. Alla data del sorteggio, scopro con un misto di stupore e timore di far parte di quella fetta di "fortunati" estratti per essere al via nella mattina del 11 settembre a Courmayeur.
Ci si ritrova, il 10 settembre, la sera prima della partenza, con altri amici del VCO a mangiare una pizza a 2 passi dal via e discutere sulle "tattiche di gara" e su altri dubbi dell'ultima ora.
La gara è strutturata in sette tappe di lunghezza media di circa 50 km, alla conclusione di ogni tappa, si hanno a disposizione delle strutture (basi vita) dov'è possibile fermarsi, ristorarsi e riposare. Ciascuno può scegliere se fermarsi e riposare oppure se procedere senza soluzione di continuità lungo tutto il tracciato.
Mi trovo a percorrere i primi kilometri dopo la partenza con l’amico Luca e concordiamo di impostare la gara con un ritmo tale da non portarci mai in affanno e di continuare senza fermarci per la prima notte in modo tale da arrivare direttamente fino alla base vita di Cogne (Km108 – 9.850 D+). Iin realtà, poco prima della base vita, in crisi di sonno, decido di fermarmi a dormire circa un ora presso il rifugio Sella. Luca non dorme e va avanti, nel successivo tratto proseguo in compagnia di due ragazzi Genovesi con i quali percorrerò tutta la 3° tappa fino ad arrivare, nella tarda serata di Lunedì, a Donnas (Km 152 – 12.500 D+). Il bello del TOR è proprio questo, camminare giorno e notte, su e giù per le montagne lungo valli e colli incantevoli, a volte soli e spesso in compagnia di altri amici che condividono, oltre alla fatica, la grande passione per questo sport. A Donnas approfitto della base vita per rifocillarmi, farmi una bella doccia, cambiarmi e riposare un paio d’ore. Riparto, insieme a Luca, alla volta della tappa che, non senza motivo, viene ritenuta la più dura del TDG con i suoi 54km e 6.090 mt di dislivello positivo necessari per raggiungere la successiva base vita di Gressoney. A Gressoney, trovo ad aspettarmi, oltre a Luisa e Alberto, che mi seguono passo passo dalla partenza, anche altri amici venuti apposta per incoraggiarmi, sostenermi e accompagnarmi per un breve tratto della tappa successiva. Anche qui si ripete routine delle basi vita, breve ristoro, doccia, qualche ora di sonno e via.
Nonostante ai più possano sembrare poche le circa 10 ore che ho dormito complessivamente nelle 4 notti di gara, vi posso assicurare che la maggior parte dei concorrenti (in particolare quelli delle prime posizioni in classifica) riposano molto meno, addirittura c’è chi riesce a percorrere tutta la gara solamente con brevi micro sonni da pochi minuti.
Nella terza giornata (mercoledì) percorro insieme a Luca e Stefano le due successive tappe per complessivi 81 Km e 8.090 D+, senza fermarci alla base vita intermedia di Valtournenche, e se affrontare 50 km in una giornata da riposato è un cosa fattibile senza grossi problemi, farli con alle spalle oltre 240 km diventa impegnativo: si cominciano a sentire dolorini alle articolazioni ed ogni piccolo sintomo ti fa allarmare pensando ai km ancora da percorrere. Il tempo, come da previsioni, inizia a peggiorare e ci troviamo, nella serata di mercoledì, a dover affrontare nella nebbia e sotto una fitta pioggia il Col Brison (2492 mt.) che ci conduce, attraverso una lunga discesa, all’ultima base vita: Ollomont. È l’una del mattino, le previsioni per la notte non sembrano indicare miglioramenti, la caviglia, da un po’ dolorante, comincia a gonfiarsi, decidiamo di riposare fino alle prime luci dell’alba per poi valutare il da farsi, mangio un pastasciutta e mi sdraio, all’interno di un tendone, su una brandina messa a disposizione dall’organizzazione. Alle 5:30, Luisa mi sveglia, o meglio, ci prova…è durissima alzarsi per l’ultima fatica sentendo la pioggia battere sul tendone, ma guardo Luca e lo vedo smanioso di ripartire, appena il tempo di farmi medicare la caviglia e sistemare lo zaino che si riparte di corsa per gli ultimi 50 km e 4.210 D+ che ci dividono dall’arrivo. Non c’è più tempo per fare calcoli o previsioni, in questa giornata c’è solo la voglia di andare avanti, il più velocemente possibile. Saranno state le ore di sonno “extra” che ci siamo concessi (quasi 4 ore) oppure l’adrenalina data dalla consapevolezza di essere prossimi all’arrivo, fatto sta che ci sentiamo (io e Luca) davvero in grande condizione, corriamo molto più forte di quanto pensassimo e facciamo una grande rimonta superando nelle ultime 9 ore oltre 15 concorrenti che ci precedevano. Scolliniamo l’ultimo colle, (colle Malatrà – 2936 mt) sotto un leggero nevischio che però non ci disturba nemmeno più. Ormai è fatta, una lunga discesa ci conduce all’arrivo a Courmayeur nel tempo complessivo di 102h33’28” in 26° posizione assoluta.
La gioia all’arrivo è indescrivibile, tutte le emozioni vissute in quattro giorni di intensa competizione si condensano sul traguardo, gli abbracci con chi mi è stato vicino resteranno un ricordo indelebile nel mio cuore…
Concludo questo mio racconto riportando qui di seguito, il testo delle prime emozioni messe su carta il giorno dopo della gara: "E poi ti risvegli così, il giorno dopo, con le caviglie gonfie e le gambe doloranti a ripensare a cosa è stato il viaggio di questi quattro giorni; all'incoscienza con la quale hai "accettato" la sfida di un sorteggio che ha scelto per te. Incredibile, è l'aggettivo che più di tutti si addice alla gara che abbiamo completato, incredibili i paesaggi, le notti, i compagni di viaggio sfiniti e i sentieri infiniti; ancor più incredibile l'affetto di chi ti accompagna e ti assiste, della famiglia, degli amici, di chi da casa ti segue su un monitor, dei compagni di allenamento, dei volontari, dei fisioterapisti, dei valdostani, di tutto quel mondo di persone che gira attorno a questa gara unica. L'aspetto agonistico, in questo marasma di emozioni, si perde ed è assolutamente secondario. Volevo finirlo e l'ho finito. Volevo tentare di godermelo al meglio e credo di esserci riuscito. Ho scoperto capacità di adattamento che non sapevo d'avere, ho pianto, ho riso, mi sono "devastato", ma non ho mai pensato, nemmeno per un secondo: sono stufo, basta!.
In questi giorni ho ricevuto centinaia di messaggi di incoraggiamento, di complimenti, di affetto, rispondo qui una volta sola per tutti senza il rischio di dimenticare qualcuno...GRAZIEEE!!!
Un paio di ringraziamenti particolari vanno poi a Luisa, che mi ha assistito e guidato con amore in questi giorni di gara, mi ha coccolato come un professionista al punto che ieri mattina ho affidato a lei la scelta di quando ripartire da Ollomont dicendole: "parla con Luca, decidi cosa devo fare poi vieni a dirmelo e io lo faccio", senza di lei, con me, il Tor non avrebbe avuto senso, ad Alberto, mio socio fidato e futuro suocero che le è, e mi è, stato vicino in questi giorni, la sua emozione a tutti i passaggi, ed in particolare all'arrivo, è stata una gioia stupenda; a Luca, compagno di tanti chilometri con il quale ci siamo spronati e sostenuti a vicenda, sicuramente la sua esperienza passata ci ha aiutato a "sopravvivere" brillantemente a questo lungo viaggio permettendoci di correre una fantastica ultima tappa tutta in rimonta in un tempo stratosferico, alla mia famiglia, non solo per questi giorni di corsa, ma per tutto quello che è il percorso di vita che mi ha portato fino a qui, senza di loro non sarei quello che sono, e visto che mi piace come sono è loro che devo ringraziare...
Ora basta, ho scritto già fin troppo, non so se dopo averlo fatto e conosciuto di persona avrò mai più il coraggio di sfidare il TOR, ma auguro a tutti voi che leggete questo post...si proprio tutti tutti, di "essere folli" e trovare un giorno il coraggio di iscrivervi e partire, al ritorno, comunque vada, sarete persone migliori..."
Stefano