silverrain ha scritto:Ciao NoTrail
Non sono tanto convinto della tua spiegazione

Io ho un paio di vecchie adidas (non mi ricordo assolutamente il nome) strausate con suola continental ben consumata e tomaia impeccabile.
Idem con le lasportiva quantum che manifestavano problemi di rottura sulla (magnifica) suola ma nessun cedimento di tomaia.
Ed esano tutte molto confortevoli.
E lo sono anche le scarpe da strada che dopo 1000km sono spiattellate come ammortizzazione ma tomaie impeccabili dopo una bella lavata.
Invece se vado a vedere su quelle recenti, due paia di cascadia hanno ceduto al secondo centinaio, una salomon sense pro stessi km e stessi problemi, non ti dico le peregrine saucony (non ricordo se 6 o 7), ora mi sto sgrattando per le speedgoat, mentre le bushido sembra reggano bene.
E dato che non sono gratis...

Ciao Silverrain,
provo a spiegarmi meglio, magari riesco ad essere un po' più chiaro

La questione relativa alla tomaia riguarda la tecnica costruttiva con cui si realizza la scarpa: si posso usare dei pannelli di mesh e tessuto sovrapposti, a creare una sorta di sandwich molto confortevole, morbido al tatto, oppure si può optare per una tomaia a strato singolo (o comunque a spessore ridotto) nella quale non si sovrappone nulla. Nel primo caso, quello che in inglese viene indicato come "whelded overlays" (espressione non traducibile alla lettera senza perderci qualcosa), l'effetto è di una scarpa a mo' di pantofola, estremamente comoda e pacioccosa, ma molto soggetta al logorio da sfregamento: ad ogni passo, i vari strati di tessuto strisciano l'uno sull'altro, sovente intrisi di polvere, fango o sabbia, il che velocizza il processo d'invecchiamento della scarpa.
Oltre alla Speedgoat 2, alla prima versione della Speed Instinct e alla già citata Leadville V1, anche la Altra Lone Peak 3.0 è un'altra scarpa che presenta la stessa costruzione, con pro e contro del caso. Il risultato, per la Speedgoat 2, è che il tessuto esterno "knitted" si lacera facilmente, mentre quello sottostante rimane (per ora) intatto e permette di continuare ad utilizzare la scarpa senza problemi.
Se invece si struttura la tomaia con un singolo strato di laminati sintetici, come nel caso della Leadville V3 e anche della prima Speedgoat, la sensazione al tatto è un po' diversa, meno morbida e avvolgente, più plasticosa, ma se i materiali vengono scelti bene la durabilità migliora sensibilmente.
Resta poi vera la considerazione di fondo, ovvero che ognuno consuma le scarpe con modalità e tempistiche differenti in base al suo peso, allo stile di corsa e al tipo terreno su cui corre più frequentemente. Tuttavia, mi ha incuriosito notare che anche il reviewer di iRunFar o lo stesso Ginger Runner hanno individuato gli stessi punti di usura che ho trovato anche io, sebbene dopo più chilometri. A quanto pare mi sono cinghializzato troppo, ultimamente ...
