ho letto le vs riflessioni, ho letto qui su ST dei report gara in cui l'autore ha fatto un temponissimo alla recente UD del gruppo LUT.
ma soprattuto ieri ho fatto un allenamento con il caldo folle. dopo il riscaldamento sono stato male di stomaco, mi sono fermato nei boschi del parco, e poi ripartito arrancando ma finito le ripetizioni etc
quindi, beh, mi sono un pò ricreduto sullo stile dell'editoriale. continua a non essere il mio stile preferito, ma sicuramente fui troppo strong nel giudizio.
togliendo gli eccessi americanofoni può essere non male
però 'sto viziaccio brutto di dire "miles" e non chilometri
Spezzo una lancia a favore del racconto. A mio giudizio l'epica era mixata in misura sufficiente con l'ironia. Certo non manca un po' di compiacimento postumo per le sventure ma chi di noi non lo avrebbe ? Io di certo se finissi una Javelina e tornassi con la fibbia la userei pure per andare dal droghiere
a me il racconto di Paco, che leggo sempre volentieri, mi è piaciuto un sacco, potrebbe essere reale o totalmente inventato, non importa, so solo che mentre lo leggevo sentivo l'odore di sudore, del sangue....forse anche io ero li con lui....
il fatto è che ho una simpatia "a pelle" per i matti...
Ammetto che lo stile di Paco mi crea dipendenza; non dico che mi piaccia sempre, a volte mi fa venire il nervoso e mi verrebbe da scrivergli un "Ma va, va...." poi però la volta dopo lo leggo ancora e magari mi fa innamorare di qualche corsa o di qualche pagina. Credo che sia uno che sa mostrare l'anima a chi legge e questo è un esercizio scomodo, talvolta, ma indubbiamente fa parte della cifra di quelli che sanno scrivere bene.
Poi quelli che non sono top runner alla Jurek o alla Killian, anche inconsapevolemente, puntano su due fattori principali: il primo è il racconto di una magia depurata dalle sofferenze (che a quel punto vengono descritte ma molto edulcorate). Di solito sono quelli che scrivono qualche giorno dopo, quando è rimasta solo l'esaltazione da finisher. Sono "pericolosi" perché ti fanno venire voglia di provare gare assurde che non ti saresti sognato di fare mai nella vita.
Il secondo fattore è invece la narrazione step by step, quelli che riescono a ricordare il dolore, la fatica, il burnout durante la corsa. Non mi stupirei se Paco dicesse che finché corre "prende appunti" (anche solo mentalmente) in vista di un pezzo che sa che dovrà scrivere. Questi invogliano meno e si prendono sovente del matto. Però va molto come "auto mutuo aiuto". Sapere che succede anche ad uno forte di trovarsi in difficoltà, di meditare il ritiro, di provare anche dolore fisico, a me, scarsone da fondo classifica, mi fa sentire "più normale" e mi fa tornare la voglia di iscrivermi a cazzate del genere.
Poi, immagino, ci sia molta enfasi narrativa, ma ci sta. Anzi, a volte ci vuole.