Non si scherza con suocera
TOR 2021
Moderatore: maudellevette
Regole del forum
Questa sezione è dedicata alle anteprime e ai racconti delle gare.
Nel titolo scrivete il nome della gara, la provincia e la data di svolgimento.
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Re: TOR 2021
Ma il bacio alla suocera lo dovevi dare! Non si fa così. Te la farà pagare.
Non si scherza con suocera
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Re: TOR 2021
Aspetta, sei mia suocera?Krapotkin ha scritto:Ma il bacio alla suocera lo dovevi dare! Non si fa così. Te la farà pagare.
Non si scherza con suocera
Volete dirmi che LEI ha un account su ST? Help!
Re: TOR 2021
Boborosso...è da un pò che non scrivo qui...probabilmente proprio da quel settembre 2019 in cui provai a fermare "su carta" il mio TOR. Mi hai fatto rivenire voglia di tornare qua, su queste righe, mi hai fatto rivenire voglia, attraverso la tue eccellente penna, di rifare il Tor. Grazie mille Bobo, continua a raccontarci il tuo di Tor, con la tua ironia, con la tua profondità celata tra e righe. Gran bel racconto...mi hai lasciato senza parole...complimenti!
Re: TOR 2021
Una delle mie paure più grandi terminato il TOR era proprio quella di dimenticarmi qualche pezzo di questa fantastica "cosa". La chiamo "cosa" perchè è stata viaggio, avventura, dolore, pazzia e anche gara (con i cancelli soprattutto). Da una parte sono molto geloso del mio TOR, ma dall'altra devo "restituire" al forum quello che io ho attinto dai racconti e dalle esperienze in generale sul TOR. Quindi, non sono un gran scrittore, beccatevi qui sotto un luuuuuuuungo racconto se vi va di leggerlo. E' ancora un po' acerbo, ma se aspettate che lo riveda magari poi c'è già un altro TOR in arrivo.
RACE DAY
Alla fine sono riuscito a dormire ancora abbastanza bene nonostante i mille pensieri. Infatti mi sono svegliato solo una volta ma girandomi dall’altra mi sono addormentato subito. Mi alzo alle 5.30 poco prima della sveglia. Nel dormiveglia mille idee, pensieri ansie e paure; come in ogni gara d’altronde, ma questa è la GARA. Doccia con calma e poi si va di preparativi finali. La borsa gialla è già pronta da ieri sera così come lo zaino. Colazione e aerosol visto che non sono proprio in formissima. Gli occhi bruciano un po’ ma potrebbe anche essere un po’ di emozione. E’ il momento di partire.
Arrivati a Courmayeur andiamo subito a consegnare la borsa gialla al palazzetto e andiamo a cercare un parcheggio in centro possibilmente non a pagamento e vicino alla partenza. Girando un po’ ne troviamo uno molto comodo. In Viale Monte Bianco stanno finendo di allestire la zona di partenza. Siamo ovviamente in anticipo e decidiamo, dopo qualche foto, di rifugiarci in un bar. Non ho proprio caldo anche se sono tutti molto svestiti. Io decido di rimanere coperto fino all’ultimo. Alle 9.30 ci invitano ad entrare in griglia. Mi siedo su una panchina a bordo strada e aspetto che passino tutti. Tanto partirò dal fondo come mio solito. Sono bravo in queste cose. Monica mi aspetta davanti ad un bar sulla sinistra poco dopo la partenza.
Siamo dentro. E ora? Che ansia. Lacrimoni a pensarci. Mangio una barretta giusto così per far passare il tempo. Si alza la musica, passano le canzoni degli anni precedenti e fanno interviste agli elite. Tolgo i pantaloni lunghi che il sole sta facendo capolino. Tolgo anche la giacchetta leggera che avevo tenuto per sicurezza. “1 minute to go” e parte Pirati dei Caraibi a tutto volume. “30 seconds to go” , lacrimoni e mi metto gli occhiali. “3,2,1 gooooo”. Mi dico di fare un piccolo video fin sotto l’arco di partenza e poi godermi il momento. Peccato che non farò partire il GPS alla partenza ma 1 km dopo. Poco importa. La cavalcata in Courmayeur è qualcosa di fantastico. Tantissime persone ai lati del percorso. Si corre con calma per godersi ogni momento. Sono negli ultimi 5 o 6 ma almeno sono comodo. Passo da Monica e le stringo la mano. Troppa commozione. E via giù dalla discesa verso Dolonne e poi direzione col d’Arp.
COURMAYEUR – VALGRISANCHE
Corricchio nelle retrovie. Quanto vanno quei pazzi la davanti? Non so se sia stato un bene o un male partire con la prima ondata. Fatto sta che sono proprio in fondo alla strada asfaltata in corrispondenza dell’imbocco del sentiero, famoso per intasamenti e traffico, non trovo nessuno. Mi accodo a chi sta davanti. Passo lento ma non troppo e si sale. C’è già gente in affanno e gente, come un texano, che non fa altro che parlare e urlare. Prova a parlare con chiunque mastichi un po’ di inglese. Io continuo dietro ad un gruppetto in cui c’è un altro Giorgio, Alfia e Carlo che ha già concluso 2 o 3 TOR ed è esperto di VDA. Non esagero e arrivo in cima tra gli ultimi. C’è ancora gente a fare il tifo. Foto e giù in picchiata. Corricchio un pezzo e poi decido di camminare. Il Tor è lungo. Mi risorpassa Carlo che mi dice che devo avere una bella esperienza per camminare alla prima discesa. Tra me e me penso che ho una bella paura. Primo ristoro volante e prendo due biscotti e un’arancia. E poi giù sull’asfalto fino a riincontrare il sentiero con la Thuile sullo sfondo. Al ristoro Monica mi aspetta con una bella fetta di melone fresca. Sto bene, solo un po’ di mal di testa e senso di spossatezza. Ho anche la voce un po’ bassa. Vabbè, non è il momento di pensare a quello. Al ristoro prendo un piatto di fontina e bresaola e una crostatina. Riparto subito con Monica che era rimasta fuori con i bastoni. Facciamo 100 m insieme e poi mi lascia sulla strada che sale pochino. Si sta bene. E’ pomeriggio e non fa troppo caldo, anche se è piuttosto umido. All’imbocco del sentiero del Deffeyes mi iniziano a sorpassare quelli della seconda ondata. Sarà un continuo sorpassare per i giorni seguenti. So che non me ne devo preoccupare ma è una cosa davvero snervante. Io procedo del mio passo, il sentiero è abbastanza impegnativo e bagnato. Incontro per puro caso Roberto Negri, uno dei motivi per cui sono qui al TOR. Finisher nel 2017, ha fatto un video stupendo riguardo il suo viaggio al TOR nelle “retrovie”. 2 parole e si continua a salire su questo sentiero piuttosto gradinato. C’è un sacco di gente che scende e che ti incita; a metà salita incontro un ragazzo con problemi di fascite al piede. Vorrebbe ritirarsi e non sa come fare (Sarà finisher a courmayeur). Chiedo se ha bisogno ma mi dice che ha appena preso un oki e aspetta che faccia effetto. Al rifugio la vista è fantastica. I ghiacciai sullo sfondo sono davvero imponenti e la luce che inizia ad esser quella del tramonto rende tutto più delicato. Una bella merenda, metto il guscio e si parte. L’aria è freddina e il sole va e viene. Quando esce e molla l’aria nel vallone del Passo Alto fa quasi caldo. I primi della seconda ondata viaggiano in maglietta e pantaloncini. In breve, in uno dei posti più belli del TOR, si arriva al colle. Discesa davvero brutta su pietroni. Ogni passo uno scalino. Vado lento anche perché inizio a sentire le gambe doloranti e non voglio fare cavolate. Ho anche uno strano dolorino in zona bandelletta. Nella discesa incontro e scambio due parole anche con l’unico sudafricano della gara che aveva le stesse mie scarpe. Si procede e si arriva a Proumod che il sole è un lontano ricordo. Metto i sovrapantaloni e mi mangio un po’ di minestrina in brodo. Biscotti e te caldo. Preparo anche la frontale. Non è buio ma almeno non devo poi fermarmi per cercarla più tardi. Si scendono ancora 200m, si attraversa un ruscello su degli assi di fortuna e si imbocca il Crosatie in mezzo ai rododendri. La salita non è dura e quasi piacevole. Man mano che si sale i tornantini si fanno più stretti e la pendenza aumenta. Siamo in un vallone davvero selvaggio. Ad un certo punto bisogna accendere la frontale. Continuano a sorpassarmi anche se non mi sembra di andare così piano. Faccio finta di niente. Mi giro e vedo un fiume di lucine scendere dal Passo Alto, passare al ristoro e risalire dietro di me. Fantastico. Ad un certo punto catene e roccette. Niente di impossibile, ma comunque viene richiesta una buona dose di energia fisica e mentale dato che la salita non sarà lunga ma è parecchio ripida. Per fortuna che si vede il lampeggiante da cantiere che indica il colle e in un attimo siamo al bivacco di emergenza posizionato poco dietro il colle che fortunamente ha dell’ottimo the caldo. Breve sosta e si riparte con gambe dure e dolore in zona bandelletta che non mi piace per niente. Ci aspetta ancora una discesa di 1400 m più un bel tratto in piano prima di raggiungere la base vita di Valgrisanche. Scendo lento e per la prima volta inizio ad avere strani pensieri riguardo un possibile ritiro. Non posso già mollare qui. Di tempo dovrei averne per poter scendere con calma e provare a vedere più tardi come va. Si accoda a me un francese che ha problemi respiratori e vuole solo arrivare a Valgrisanche. Nei pezzi in piano io sto bene e provo ad allungare il passo ma non voglio lasciarlo indietro. Allora lo aspetto e lui con un bel “merci” mi ringrazia per aspettarlo. Discesa eterna ma per fortuna si arriva a Planaval. Sia io che lui in piano adiamo meglio. Breve sosta al ristoro per qualcosa da stuzzicare a poi si parte. Andiamo spediti. Abbiamo voglia di arrivare in base vita anche se lui mi ha confidato di volersi ritirare. Io con il mio francese un po’ delle balle provo a dirgli di riposarsi e riprovare ma sembra avere molto male alle schiena e fa fatica a respirare. Dopo parecchi giri da qui e da la del torrente siamo a Valgrisa. Il giorno prima ero andato con Monica a fare un giro per capire come e dove fosse il punto assistenza. Ovviamente non lo avevamo visto. Prendo la borsa gialla e la borsa che mi lascia Monica. Entro dentro e prendo un bel piattone di pasta con formaggio più altra roba salata. Metto a caricare cellulare e orologio e inizio a pensare al da farsi. Doccia o non doccia? Dormire o non dormire? Vorrei solo cambiarmi dopo mangiato e ripartire. Vorrei anche farmi dare un’occhiata al ginocchio. Per sicurezza prendo un brufen e dopo mangiato mi dirigo verso la tenda dove ci si può cambiare. Fa un bel calduccio e vorrei quasi coricarmi un attimo. Mentre decido come fare sono completamente svestito e vado a farmi una doccia. A me la doccia rigenera solitamente e sarà cosi anche questa volta. Maglietta e manicotti puliti e sono pronto anche se un po’ lento. Esco e vado da Monica a dirgli che provo ad andare a farmi massaggiare. Entro nello stanzino e un Fisioterapista mi fa distendere sul lettino. Non avevo ancora spiegato il problema che mi ritrovo un tape sulla gamba sinistra. Sembra già andare bene. Bastasse quello. Ringrazio e torno a mangiare un secondo piatto di pasta. Bevo un po’ di caffè del ristoro ma quando torno da Monica chiedo se me ne prende un in un bar che si affaccia proprio sul piazzale. Caffè e due parole con Monica e si riparte.
RACE DAY
Alla fine sono riuscito a dormire ancora abbastanza bene nonostante i mille pensieri. Infatti mi sono svegliato solo una volta ma girandomi dall’altra mi sono addormentato subito. Mi alzo alle 5.30 poco prima della sveglia. Nel dormiveglia mille idee, pensieri ansie e paure; come in ogni gara d’altronde, ma questa è la GARA. Doccia con calma e poi si va di preparativi finali. La borsa gialla è già pronta da ieri sera così come lo zaino. Colazione e aerosol visto che non sono proprio in formissima. Gli occhi bruciano un po’ ma potrebbe anche essere un po’ di emozione. E’ il momento di partire.
Arrivati a Courmayeur andiamo subito a consegnare la borsa gialla al palazzetto e andiamo a cercare un parcheggio in centro possibilmente non a pagamento e vicino alla partenza. Girando un po’ ne troviamo uno molto comodo. In Viale Monte Bianco stanno finendo di allestire la zona di partenza. Siamo ovviamente in anticipo e decidiamo, dopo qualche foto, di rifugiarci in un bar. Non ho proprio caldo anche se sono tutti molto svestiti. Io decido di rimanere coperto fino all’ultimo. Alle 9.30 ci invitano ad entrare in griglia. Mi siedo su una panchina a bordo strada e aspetto che passino tutti. Tanto partirò dal fondo come mio solito. Sono bravo in queste cose. Monica mi aspetta davanti ad un bar sulla sinistra poco dopo la partenza.
Siamo dentro. E ora? Che ansia. Lacrimoni a pensarci. Mangio una barretta giusto così per far passare il tempo. Si alza la musica, passano le canzoni degli anni precedenti e fanno interviste agli elite. Tolgo i pantaloni lunghi che il sole sta facendo capolino. Tolgo anche la giacchetta leggera che avevo tenuto per sicurezza. “1 minute to go” e parte Pirati dei Caraibi a tutto volume. “30 seconds to go” , lacrimoni e mi metto gli occhiali. “3,2,1 gooooo”. Mi dico di fare un piccolo video fin sotto l’arco di partenza e poi godermi il momento. Peccato che non farò partire il GPS alla partenza ma 1 km dopo. Poco importa. La cavalcata in Courmayeur è qualcosa di fantastico. Tantissime persone ai lati del percorso. Si corre con calma per godersi ogni momento. Sono negli ultimi 5 o 6 ma almeno sono comodo. Passo da Monica e le stringo la mano. Troppa commozione. E via giù dalla discesa verso Dolonne e poi direzione col d’Arp.
COURMAYEUR – VALGRISANCHE
Corricchio nelle retrovie. Quanto vanno quei pazzi la davanti? Non so se sia stato un bene o un male partire con la prima ondata. Fatto sta che sono proprio in fondo alla strada asfaltata in corrispondenza dell’imbocco del sentiero, famoso per intasamenti e traffico, non trovo nessuno. Mi accodo a chi sta davanti. Passo lento ma non troppo e si sale. C’è già gente in affanno e gente, come un texano, che non fa altro che parlare e urlare. Prova a parlare con chiunque mastichi un po’ di inglese. Io continuo dietro ad un gruppetto in cui c’è un altro Giorgio, Alfia e Carlo che ha già concluso 2 o 3 TOR ed è esperto di VDA. Non esagero e arrivo in cima tra gli ultimi. C’è ancora gente a fare il tifo. Foto e giù in picchiata. Corricchio un pezzo e poi decido di camminare. Il Tor è lungo. Mi risorpassa Carlo che mi dice che devo avere una bella esperienza per camminare alla prima discesa. Tra me e me penso che ho una bella paura. Primo ristoro volante e prendo due biscotti e un’arancia. E poi giù sull’asfalto fino a riincontrare il sentiero con la Thuile sullo sfondo. Al ristoro Monica mi aspetta con una bella fetta di melone fresca. Sto bene, solo un po’ di mal di testa e senso di spossatezza. Ho anche la voce un po’ bassa. Vabbè, non è il momento di pensare a quello. Al ristoro prendo un piatto di fontina e bresaola e una crostatina. Riparto subito con Monica che era rimasta fuori con i bastoni. Facciamo 100 m insieme e poi mi lascia sulla strada che sale pochino. Si sta bene. E’ pomeriggio e non fa troppo caldo, anche se è piuttosto umido. All’imbocco del sentiero del Deffeyes mi iniziano a sorpassare quelli della seconda ondata. Sarà un continuo sorpassare per i giorni seguenti. So che non me ne devo preoccupare ma è una cosa davvero snervante. Io procedo del mio passo, il sentiero è abbastanza impegnativo e bagnato. Incontro per puro caso Roberto Negri, uno dei motivi per cui sono qui al TOR. Finisher nel 2017, ha fatto un video stupendo riguardo il suo viaggio al TOR nelle “retrovie”. 2 parole e si continua a salire su questo sentiero piuttosto gradinato. C’è un sacco di gente che scende e che ti incita; a metà salita incontro un ragazzo con problemi di fascite al piede. Vorrebbe ritirarsi e non sa come fare (Sarà finisher a courmayeur). Chiedo se ha bisogno ma mi dice che ha appena preso un oki e aspetta che faccia effetto. Al rifugio la vista è fantastica. I ghiacciai sullo sfondo sono davvero imponenti e la luce che inizia ad esser quella del tramonto rende tutto più delicato. Una bella merenda, metto il guscio e si parte. L’aria è freddina e il sole va e viene. Quando esce e molla l’aria nel vallone del Passo Alto fa quasi caldo. I primi della seconda ondata viaggiano in maglietta e pantaloncini. In breve, in uno dei posti più belli del TOR, si arriva al colle. Discesa davvero brutta su pietroni. Ogni passo uno scalino. Vado lento anche perché inizio a sentire le gambe doloranti e non voglio fare cavolate. Ho anche uno strano dolorino in zona bandelletta. Nella discesa incontro e scambio due parole anche con l’unico sudafricano della gara che aveva le stesse mie scarpe. Si procede e si arriva a Proumod che il sole è un lontano ricordo. Metto i sovrapantaloni e mi mangio un po’ di minestrina in brodo. Biscotti e te caldo. Preparo anche la frontale. Non è buio ma almeno non devo poi fermarmi per cercarla più tardi. Si scendono ancora 200m, si attraversa un ruscello su degli assi di fortuna e si imbocca il Crosatie in mezzo ai rododendri. La salita non è dura e quasi piacevole. Man mano che si sale i tornantini si fanno più stretti e la pendenza aumenta. Siamo in un vallone davvero selvaggio. Ad un certo punto bisogna accendere la frontale. Continuano a sorpassarmi anche se non mi sembra di andare così piano. Faccio finta di niente. Mi giro e vedo un fiume di lucine scendere dal Passo Alto, passare al ristoro e risalire dietro di me. Fantastico. Ad un certo punto catene e roccette. Niente di impossibile, ma comunque viene richiesta una buona dose di energia fisica e mentale dato che la salita non sarà lunga ma è parecchio ripida. Per fortuna che si vede il lampeggiante da cantiere che indica il colle e in un attimo siamo al bivacco di emergenza posizionato poco dietro il colle che fortunamente ha dell’ottimo the caldo. Breve sosta e si riparte con gambe dure e dolore in zona bandelletta che non mi piace per niente. Ci aspetta ancora una discesa di 1400 m più un bel tratto in piano prima di raggiungere la base vita di Valgrisanche. Scendo lento e per la prima volta inizio ad avere strani pensieri riguardo un possibile ritiro. Non posso già mollare qui. Di tempo dovrei averne per poter scendere con calma e provare a vedere più tardi come va. Si accoda a me un francese che ha problemi respiratori e vuole solo arrivare a Valgrisanche. Nei pezzi in piano io sto bene e provo ad allungare il passo ma non voglio lasciarlo indietro. Allora lo aspetto e lui con un bel “merci” mi ringrazia per aspettarlo. Discesa eterna ma per fortuna si arriva a Planaval. Sia io che lui in piano adiamo meglio. Breve sosta al ristoro per qualcosa da stuzzicare a poi si parte. Andiamo spediti. Abbiamo voglia di arrivare in base vita anche se lui mi ha confidato di volersi ritirare. Io con il mio francese un po’ delle balle provo a dirgli di riposarsi e riprovare ma sembra avere molto male alle schiena e fa fatica a respirare. Dopo parecchi giri da qui e da la del torrente siamo a Valgrisa. Il giorno prima ero andato con Monica a fare un giro per capire come e dove fosse il punto assistenza. Ovviamente non lo avevamo visto. Prendo la borsa gialla e la borsa che mi lascia Monica. Entro dentro e prendo un bel piattone di pasta con formaggio più altra roba salata. Metto a caricare cellulare e orologio e inizio a pensare al da farsi. Doccia o non doccia? Dormire o non dormire? Vorrei solo cambiarmi dopo mangiato e ripartire. Vorrei anche farmi dare un’occhiata al ginocchio. Per sicurezza prendo un brufen e dopo mangiato mi dirigo verso la tenda dove ci si può cambiare. Fa un bel calduccio e vorrei quasi coricarmi un attimo. Mentre decido come fare sono completamente svestito e vado a farmi una doccia. A me la doccia rigenera solitamente e sarà cosi anche questa volta. Maglietta e manicotti puliti e sono pronto anche se un po’ lento. Esco e vado da Monica a dirgli che provo ad andare a farmi massaggiare. Entro nello stanzino e un Fisioterapista mi fa distendere sul lettino. Non avevo ancora spiegato il problema che mi ritrovo un tape sulla gamba sinistra. Sembra già andare bene. Bastasse quello. Ringrazio e torno a mangiare un secondo piatto di pasta. Bevo un po’ di caffè del ristoro ma quando torno da Monica chiedo se me ne prende un in un bar che si affaccia proprio sul piazzale. Caffè e due parole con Monica e si riparte.
Re: TOR 2021
VALGRISANCHE - COGNE
Ci vedremo a Rheme, giusto un colle dopo. Riparto con una salita non troppo difficile e non troppo ripida. Quello che ci vuole dopo una base vita e 50km e 4000m di dislivello. Nonostante sia metà della prima notte vedo già gente con grossi problemi di sonno. Uno che era davanti a me di 100m ad un certo punto lo trovo fuori dal sentiero con la frontale spenta e appoggiato sui bastocini che faceva un sonnellino. Arriverà al ristoro dell’ Epee pochi minuti dopo di me. Fa fresco e prendo il solito te e poi caffe con biscotti e crostatine. Nei primi giorni tra un punto e l’altro mi mangiavo qualche barretta di quelle portate da casa. Avevo sempre fame nonostante ai ristori mi sembrava di mangiare parecchio.
Li incontro Alfia, quella della prima salita. Ha sonnissimo e cerca qualcuno che le faccia compagnia in salita e soprattutto nella prossima discesa. Io le dico di unirsi a me che invece sono bello sveglio e non ho problemi. Ci incamminiamo sulla salita che continua a essere facile. C’è una stellata bellissima sopra le nostre teste. Vicino al torrente l’umidità è alta ma muovendosi andiamo bene. Ad un certo punto Alfia mi dice che si vuole fermare per dormire su una pietra. Siamo intorno ai 2200m e le dico che forse non è proprio il massimo. Non avevo ancora finito di dirlo che lei è già su un masso. Mi saluta e mi dice che ci saremmo visti più avanti (ci incontreremo altre volte ma purtroppo la sua gara finirà a Niel). Altra gente le sconsiglia la stessa cosa, ma lei sa cosa fare e si riposa. In un attimo sono al colle e capisco perché Alfia fosse preoccupata della discesa dal Col Fenetre. Un muro tagliato da un ripidissimo sentiero per 1200 di dislivello negativo. Scendo cauto, ma qui la gente normale viaggia e non so come fa. Mi lascio sfilare e in alcuni punti il sentiero è addirittura franato ma ben attrezzato con corde fisse che agevolano la discesa. Non molla mai la pendenza se non quando si cambia versante e si inizia a scendere in un rado bosco. Sta iniziando ad uscire il sole e la mia frontale è quasi alla fine. Non ho voglia di cambiare le batterie e cerco di arrivare in fondo. Finalmente asfalto. Non c’è molto traffico in questo paesino alle 6 del mattino. Vedo però una persona, sembra proprio che aspetti me. E’ Luca! Che bello vederlo. E’ venuto apposta a trovarmi. Mi chiede come sto e come sta andando. Sono un po’ stanco ma tutto bene. Anche il male in zona bandelletta va decisamente meglio o forse non lo sento neanche più. Saluto Monica e le dico che sto bene, poi entro nel ristoro di Rheme. Sembra un mortorio. Metà delle persone dorme sui tavoli mentre il restante è in uno stato di semicoscenza. Io sto davvero bene e non ho sonno, Mangio un bel piattone di pasta e poi fontina e bresaola. Mi faccio portare da Monica una maglia corta dato che farà caldo nel proseguo della giornata. Dopo un paio di bicchieri di te e caffe riparto verso uno dei temibili colli: l’Entrelor. Chiedo a Luca 2 o 3 consigli e lui mi dice solo di andare su con calma. Che la salita è lunga. Io tanto non ho molte velocità da scegliere. Imbocco il sentiero nel bosco e saluto e miei “assistenti” personali. Si sale nel bosco in maniera decisa per poi giungere ad un altopiano intorno ai 2200m. Il paesaggio è grandioso ma il sole è dietro alle montagne e continua ad essere fresco. Ad un certo punto inizia a salire il sentiero e fino ai 3000 m del colle non farà una pausa. Sto bene e piano piano continuo con qualche pausa anche se sono pochi quelli che mi superano. Mangio qualcosa ogni tanto e con comunque parecchia fatica e qualche tratto davvero rognoso per pendenza e terreno arrivo al colle. Vista spaziale e ambiente di alta montagna davvero favoloso. Si intravede sul lato opposto la Valsaverenche. E’ 1300m di dislivello più in basso. Faccio i primi metri verso un bivacco di emergenze che regala biscotti e te caldo. Piccolo break per riposarmi un attimo e godere della vista e del sole caldo e voglio ripartire. La discesa sarebbe super corribile. Non una pietra e pendenze accettabili. Le mie gambe però me lo vietano. Dolore generalizzato a quadricipiti, polpacci, ginocchia. Ho un po’ male dappertutto e non mi sembra di andare avanti. A metà discesa mi fermo per svestirmi un po’ e con la scusa ne approfitto per riposarmi. La ripartenza sarà davvero tosta. Provo a non pensarci ed accelero un po’ inserendo anche qualche passo di corsa dove possibile. Fatico parecchio ma tengo duro. Ad un certo punto sbuca sul sentiero Luca. Che bello. Almeno facciamo due parole e non penso troppo a sta discesa infinita. Le gambe vanno ma fanno male. Dopo un km vedo uno fermo sul sentiero. Non ci credo. E’ Danilo Lantermino. Pure Lui qui. Facciamo un brevissimo pezzo insieme e mi sembra già di stare meglio. Li ringrazio tantissimo per essere passati a salutarmi. Sono due persone a cui sicuramente mi sono ispirato anche se dotati decisamente di altri motori e capacità. Finalmente arriva Eaux Rousses. Mi prendo un bel piattone di pasta e mi siedo su una panchina appena fuori da ristoro con Monica, Luca e Danilo. Gli racconto un po’ come sta andando. Controllo i piedi e le scarpe e decido di cambiare calze perché ho parecchio male nella zona dell’allacciatura delle scarpe. Decidiamo di mettere un compeed. Non è dolorosissimo ma da parecchio fastidio. Dopo una bella mangiata purtroppo è il momento di ripartire per il Loson. 1600m di salita e altrettanti di discesa per arrivare in base vita a Cogne. Come mi alzo sento una fitta dietro al ginocchio SX. Ma che palle. Capisco subito che non è proprio una cavolata ma tutti mi dicono che sarà un semplice dolorino e di non pensarci. Saluto e riparto lemme lemme sul sentiero al sole. Non ho comunque caldo e sto bene. Il fastidio in salita è minimo e procedo del mio passo fino alle baite a 2000. Faccio il pieno di acqua e come si presenta un pezzo in leggera discesa il fastidio diventa dolore forte. E ora come cavolo faccio? Avanzo per qualche metro in discesa ma non ci siamo. Sono anche 30 ore che non dormo. Ho 1300m ancora da fare e tanta discesa prima di arrivare da un fisioterapista. Mi ungo di Voltaren che avevo nello zaino (ogni tanto ne mettevo un po’ sul tibiale dx quando mi sembrava desse fastidio). Ne metto una quantità industriale. Bevo e mangio qualcosa e poi riparto deciso dicendomi che con la salita magari si sistema il problema. Fatico e non poco, nonostante il sentiero salga adagio e senza pendenze ardite fino ai 400 m dalla vetta. Una decina di persone ferme sul sentiero a dormire le ho incontrate e altre procedono ancora più lente di me. Io sono cotto. Mi siedo e vado in panico pensando che non arriverò mai in tempo a Cogne. Avevo previsto il passaggio sul colle alle 17 e ora sono le 16 e manca parecchio ancora. Riparto e mi dico di fare almeno 100m di dislivello prima di rifermarmi a prendere fiato. 100 m sono troppi; facciamo 50m. Che tortura fare così, ma almeno mi pongo dei piccoli obbiettivi raggiungibili. Il sentiero si impenna veramente negli ultimi metri e recupero tutte le voglie ed energie per arrivare in cima sto benedetto Loson, cima Coppi del TOR a 3299 m. Arriverò alle 17.30, poco di più di quanto preventivato e questa cosa mi darà un minimo di carica. Mi metto il guscio e inizio la discesa dopo gli improperi e le foto di rito. Poco sotto c’è un tratto con corde fisse dove il sentiero è leggermente franoso. Passo con calma e arrivo dal volontario che mi offre poca acqua perché è rimasto senza causa rottura di una tanica. Un po’ di biscotti e si inizia la discesa. Sarebbe bella ma il male dietro al ginocchio è davvero tanto. Cerchiamo di arrivare al rifugio Sella un passo alla volta. La vista è stupenda ed il tramonto, il secondo del TOR, sta arrivando. Il rifugio è piuttosto lontano. Non ci penso troppo e molto lentamente ci arrivo facendomi sorpassare da un sacco di gente. Al ristoro mangio e mi metto altro voltaren massaggiandomi il polpaccio. Saluto e ringrazio quel bello e accogliente rifugio per provare ad incamminarmi giù. Il male è atroce. Mi mancano 1000m di dislivello da scendere non credo di potercela fare. Chiamo Monica e le dico in lacrime che è finito tutto e che non so neanche se riesco ad arrivare a Cogne. Zoppicando in maniera molto evidente scendo con calma sulla mulattiera. Che fatica e che sconforto ad ogni passo. Mi passano per la testa tutti i pensieri possibili e immaginabili ma non vedo soluzione. Con qualche messaggio qualcuno prova a confortarmi dicendomi che a Cogne mi avrebbero messo a posto. Il male è troppo e sono con il morale a terra. Ad un certo punto inizia un sentiero di pietre davvero odioso con scalini e salti che si infila nel bosco sopra Valnontay. Viene buio e accendo la frontale. Non vado avanti e sono sempre fermo. Ho un male atroce. Chiamo più volte Monica per chiederle se mi viene incontro. Le dico che voglio farmi venire a prendere dall’elicottero. La discesa prosegue. Eterna. Si ferma un ragazzo che mi vede seduto su una pietra e mi chiede cosa ho. Mi chiede anche se ho mangiato e mi dice di mangiare un gel e una barretta. Forse era già anche un po’ che non mangiavo. La situazione migliora leggermente e riesco ad arrivare in fondo al sentiero dove Monica mi aspetta per accompagnarmi a Cogne. Pensavo che sarebbe finita e volevo che mi venisse a prendere con la macchina, peccato che facesse troppo freddo per aspettarla li. Cogne è ancora a 4 km di strada asfaltata. Zoppicando arrivo al paese dove ci sono anche i miei suoceri e Luca. Sono stanco per il sonno, stanco per il male e stanco per poter pensare. Entro in base vita e mi fiondo a mangiare. A seguire doccia e nanna per 1h e 50 minuti che passano alla velocità della luce. Al risveglio mi fiondo su un lettino del fisio. Il ragazzo non sa bene come fare. Si consulta con un altro e decidono di fare un bendaggio che blocchi l’iper estensione del ginocchio sx dato che avevo male a distendere la gamba. Mi fanno un mega bendaggio che neanche avessi uno squarcio alla gamba e ritorno a mangiare per la ripartenza. Provo a fare lo zaino ed esco. Monica mi aspetta, iniziamo a parlare di cosa ho messo nello zaino e mi rendo conto di aver lasciato mezze cose nella sacca. Che svampito. Piccolo aggiornamento del materiale dello zaino e poi riparto, solo, nella seconda notte del TOR.
Ci vedremo a Rheme, giusto un colle dopo. Riparto con una salita non troppo difficile e non troppo ripida. Quello che ci vuole dopo una base vita e 50km e 4000m di dislivello. Nonostante sia metà della prima notte vedo già gente con grossi problemi di sonno. Uno che era davanti a me di 100m ad un certo punto lo trovo fuori dal sentiero con la frontale spenta e appoggiato sui bastocini che faceva un sonnellino. Arriverà al ristoro dell’ Epee pochi minuti dopo di me. Fa fresco e prendo il solito te e poi caffe con biscotti e crostatine. Nei primi giorni tra un punto e l’altro mi mangiavo qualche barretta di quelle portate da casa. Avevo sempre fame nonostante ai ristori mi sembrava di mangiare parecchio.
Li incontro Alfia, quella della prima salita. Ha sonnissimo e cerca qualcuno che le faccia compagnia in salita e soprattutto nella prossima discesa. Io le dico di unirsi a me che invece sono bello sveglio e non ho problemi. Ci incamminiamo sulla salita che continua a essere facile. C’è una stellata bellissima sopra le nostre teste. Vicino al torrente l’umidità è alta ma muovendosi andiamo bene. Ad un certo punto Alfia mi dice che si vuole fermare per dormire su una pietra. Siamo intorno ai 2200m e le dico che forse non è proprio il massimo. Non avevo ancora finito di dirlo che lei è già su un masso. Mi saluta e mi dice che ci saremmo visti più avanti (ci incontreremo altre volte ma purtroppo la sua gara finirà a Niel). Altra gente le sconsiglia la stessa cosa, ma lei sa cosa fare e si riposa. In un attimo sono al colle e capisco perché Alfia fosse preoccupata della discesa dal Col Fenetre. Un muro tagliato da un ripidissimo sentiero per 1200 di dislivello negativo. Scendo cauto, ma qui la gente normale viaggia e non so come fa. Mi lascio sfilare e in alcuni punti il sentiero è addirittura franato ma ben attrezzato con corde fisse che agevolano la discesa. Non molla mai la pendenza se non quando si cambia versante e si inizia a scendere in un rado bosco. Sta iniziando ad uscire il sole e la mia frontale è quasi alla fine. Non ho voglia di cambiare le batterie e cerco di arrivare in fondo. Finalmente asfalto. Non c’è molto traffico in questo paesino alle 6 del mattino. Vedo però una persona, sembra proprio che aspetti me. E’ Luca! Che bello vederlo. E’ venuto apposta a trovarmi. Mi chiede come sto e come sta andando. Sono un po’ stanco ma tutto bene. Anche il male in zona bandelletta va decisamente meglio o forse non lo sento neanche più. Saluto Monica e le dico che sto bene, poi entro nel ristoro di Rheme. Sembra un mortorio. Metà delle persone dorme sui tavoli mentre il restante è in uno stato di semicoscenza. Io sto davvero bene e non ho sonno, Mangio un bel piattone di pasta e poi fontina e bresaola. Mi faccio portare da Monica una maglia corta dato che farà caldo nel proseguo della giornata. Dopo un paio di bicchieri di te e caffe riparto verso uno dei temibili colli: l’Entrelor. Chiedo a Luca 2 o 3 consigli e lui mi dice solo di andare su con calma. Che la salita è lunga. Io tanto non ho molte velocità da scegliere. Imbocco il sentiero nel bosco e saluto e miei “assistenti” personali. Si sale nel bosco in maniera decisa per poi giungere ad un altopiano intorno ai 2200m. Il paesaggio è grandioso ma il sole è dietro alle montagne e continua ad essere fresco. Ad un certo punto inizia a salire il sentiero e fino ai 3000 m del colle non farà una pausa. Sto bene e piano piano continuo con qualche pausa anche se sono pochi quelli che mi superano. Mangio qualcosa ogni tanto e con comunque parecchia fatica e qualche tratto davvero rognoso per pendenza e terreno arrivo al colle. Vista spaziale e ambiente di alta montagna davvero favoloso. Si intravede sul lato opposto la Valsaverenche. E’ 1300m di dislivello più in basso. Faccio i primi metri verso un bivacco di emergenze che regala biscotti e te caldo. Piccolo break per riposarmi un attimo e godere della vista e del sole caldo e voglio ripartire. La discesa sarebbe super corribile. Non una pietra e pendenze accettabili. Le mie gambe però me lo vietano. Dolore generalizzato a quadricipiti, polpacci, ginocchia. Ho un po’ male dappertutto e non mi sembra di andare avanti. A metà discesa mi fermo per svestirmi un po’ e con la scusa ne approfitto per riposarmi. La ripartenza sarà davvero tosta. Provo a non pensarci ed accelero un po’ inserendo anche qualche passo di corsa dove possibile. Fatico parecchio ma tengo duro. Ad un certo punto sbuca sul sentiero Luca. Che bello. Almeno facciamo due parole e non penso troppo a sta discesa infinita. Le gambe vanno ma fanno male. Dopo un km vedo uno fermo sul sentiero. Non ci credo. E’ Danilo Lantermino. Pure Lui qui. Facciamo un brevissimo pezzo insieme e mi sembra già di stare meglio. Li ringrazio tantissimo per essere passati a salutarmi. Sono due persone a cui sicuramente mi sono ispirato anche se dotati decisamente di altri motori e capacità. Finalmente arriva Eaux Rousses. Mi prendo un bel piattone di pasta e mi siedo su una panchina appena fuori da ristoro con Monica, Luca e Danilo. Gli racconto un po’ come sta andando. Controllo i piedi e le scarpe e decido di cambiare calze perché ho parecchio male nella zona dell’allacciatura delle scarpe. Decidiamo di mettere un compeed. Non è dolorosissimo ma da parecchio fastidio. Dopo una bella mangiata purtroppo è il momento di ripartire per il Loson. 1600m di salita e altrettanti di discesa per arrivare in base vita a Cogne. Come mi alzo sento una fitta dietro al ginocchio SX. Ma che palle. Capisco subito che non è proprio una cavolata ma tutti mi dicono che sarà un semplice dolorino e di non pensarci. Saluto e riparto lemme lemme sul sentiero al sole. Non ho comunque caldo e sto bene. Il fastidio in salita è minimo e procedo del mio passo fino alle baite a 2000. Faccio il pieno di acqua e come si presenta un pezzo in leggera discesa il fastidio diventa dolore forte. E ora come cavolo faccio? Avanzo per qualche metro in discesa ma non ci siamo. Sono anche 30 ore che non dormo. Ho 1300m ancora da fare e tanta discesa prima di arrivare da un fisioterapista. Mi ungo di Voltaren che avevo nello zaino (ogni tanto ne mettevo un po’ sul tibiale dx quando mi sembrava desse fastidio). Ne metto una quantità industriale. Bevo e mangio qualcosa e poi riparto deciso dicendomi che con la salita magari si sistema il problema. Fatico e non poco, nonostante il sentiero salga adagio e senza pendenze ardite fino ai 400 m dalla vetta. Una decina di persone ferme sul sentiero a dormire le ho incontrate e altre procedono ancora più lente di me. Io sono cotto. Mi siedo e vado in panico pensando che non arriverò mai in tempo a Cogne. Avevo previsto il passaggio sul colle alle 17 e ora sono le 16 e manca parecchio ancora. Riparto e mi dico di fare almeno 100m di dislivello prima di rifermarmi a prendere fiato. 100 m sono troppi; facciamo 50m. Che tortura fare così, ma almeno mi pongo dei piccoli obbiettivi raggiungibili. Il sentiero si impenna veramente negli ultimi metri e recupero tutte le voglie ed energie per arrivare in cima sto benedetto Loson, cima Coppi del TOR a 3299 m. Arriverò alle 17.30, poco di più di quanto preventivato e questa cosa mi darà un minimo di carica. Mi metto il guscio e inizio la discesa dopo gli improperi e le foto di rito. Poco sotto c’è un tratto con corde fisse dove il sentiero è leggermente franoso. Passo con calma e arrivo dal volontario che mi offre poca acqua perché è rimasto senza causa rottura di una tanica. Un po’ di biscotti e si inizia la discesa. Sarebbe bella ma il male dietro al ginocchio è davvero tanto. Cerchiamo di arrivare al rifugio Sella un passo alla volta. La vista è stupenda ed il tramonto, il secondo del TOR, sta arrivando. Il rifugio è piuttosto lontano. Non ci penso troppo e molto lentamente ci arrivo facendomi sorpassare da un sacco di gente. Al ristoro mangio e mi metto altro voltaren massaggiandomi il polpaccio. Saluto e ringrazio quel bello e accogliente rifugio per provare ad incamminarmi giù. Il male è atroce. Mi mancano 1000m di dislivello da scendere non credo di potercela fare. Chiamo Monica e le dico in lacrime che è finito tutto e che non so neanche se riesco ad arrivare a Cogne. Zoppicando in maniera molto evidente scendo con calma sulla mulattiera. Che fatica e che sconforto ad ogni passo. Mi passano per la testa tutti i pensieri possibili e immaginabili ma non vedo soluzione. Con qualche messaggio qualcuno prova a confortarmi dicendomi che a Cogne mi avrebbero messo a posto. Il male è troppo e sono con il morale a terra. Ad un certo punto inizia un sentiero di pietre davvero odioso con scalini e salti che si infila nel bosco sopra Valnontay. Viene buio e accendo la frontale. Non vado avanti e sono sempre fermo. Ho un male atroce. Chiamo più volte Monica per chiederle se mi viene incontro. Le dico che voglio farmi venire a prendere dall’elicottero. La discesa prosegue. Eterna. Si ferma un ragazzo che mi vede seduto su una pietra e mi chiede cosa ho. Mi chiede anche se ho mangiato e mi dice di mangiare un gel e una barretta. Forse era già anche un po’ che non mangiavo. La situazione migliora leggermente e riesco ad arrivare in fondo al sentiero dove Monica mi aspetta per accompagnarmi a Cogne. Pensavo che sarebbe finita e volevo che mi venisse a prendere con la macchina, peccato che facesse troppo freddo per aspettarla li. Cogne è ancora a 4 km di strada asfaltata. Zoppicando arrivo al paese dove ci sono anche i miei suoceri e Luca. Sono stanco per il sonno, stanco per il male e stanco per poter pensare. Entro in base vita e mi fiondo a mangiare. A seguire doccia e nanna per 1h e 50 minuti che passano alla velocità della luce. Al risveglio mi fiondo su un lettino del fisio. Il ragazzo non sa bene come fare. Si consulta con un altro e decidono di fare un bendaggio che blocchi l’iper estensione del ginocchio sx dato che avevo male a distendere la gamba. Mi fanno un mega bendaggio che neanche avessi uno squarcio alla gamba e ritorno a mangiare per la ripartenza. Provo a fare lo zaino ed esco. Monica mi aspetta, iniziamo a parlare di cosa ho messo nello zaino e mi rendo conto di aver lasciato mezze cose nella sacca. Che svampito. Piccolo aggiornamento del materiale dello zaino e poi riparto, solo, nella seconda notte del TOR.
Re: TOR 2021
COGNE – DONNAS
C’è un lungo tratto in falsopiano lungo il fiume che porta a Lillaz. Cammino non benissimo ma procedo senza farmi troppe domande. Non sono in forma ma ci voglio provare. Ad un certo punto mi si affianca un ragazzo con il 666. Ovviamente gli tiro la battuta del numero della bestia e iniziamo a chiacchierare. Si chiama Lucio e anche lui scrive su spirito trail. Imbocchiamo la salita verso Goilles, il famigerato ristoro della Canepa, e arrivati ci offrono dell’ ottimo caffè della moka e del te non liofilizzato. Che bontà! Si parla anche di legalizzazione della mariuana e dei semi di papavero della nonna della volontaria del ristoro, ma non ricordo da cosa sia partito quel discorso. Continuiamo insieme su una strada non troppo pendente. Io vado molto piano per via del ginocchio e a Lucio va bene quel passo. Ci parliamo di gare e preparazione, forum e tutto un po’, e quando viene giorno e fa davvero freddo fortunatamente arriviamo al Rifugio Sogno. Ci voleva una bella tappa al caldo del rifugio. Mangio un po’ di tutto e ci scaldiamo un attimo. Dopo 20 minuti decidiamo di ripartire. Manca poco all’ultimo strappo di giornata che è la Fenetre di Champorcher che vediamo la davanti ai nostri occhi a “soli” 300m di dislivello. Lucio viaggia spedito e io arranco alle sue spalle. Quasi in cima vedo due loschi individui di cui riconosco la voce. Sono Flavio e Albi. Che bella sorpresa. Sapevo che sarebbero venuti a fare un giro ma li aspettavo più tardi. Foto di rito in cima al colle e poi giù verso Donnas. Ovviamente mancano tantissimi km di discesa e sono piuttosto scoraggiato per via del male al ginocchio che non passa, anzi peggiora in discesa. Tengo duro e tra una parola e l’altra arriviamo al rifugio Dondena. Piattone di pasta e qualche dolcino e in più un buon caffè pagato da Albi. Ripartiamo ma il male è sempre presente nella mia testa e nel ginocchio. Sto per mollare di colpo quando inizio a pensare che il male è solo nella mia testa e che posso andare aventi anche con il male. Sembra funzionare. Sono concentrato come non mai e inizio a scendere leggermente più veloce, soprattutto in un tratto di pietre e discesa ripida. Ricompare anche Luca che voleva vedere questa parte di percorso dato che lui l’ha fatto di notte. Chardoney non è lontana ma manca ancora un po’. Sto quasi per spegnermi quando finalmente intravedo il paese. Al ristoro c’è un sacco di gente che mi aspetta, i miei suoceri e i miei amici. Ovviamente pasta e fontina e altro ancora. Primo pit stop tecnico in bagno e sono pronto a ripartire. Rimarrei li ancora un bel po’ ma i cancelli iniziano a essere giustini a quanto pare, specialmente per la tappa dopo. Riparto con Lucio, e per qualche metro anche Flavio, Albi e Luca che andranno al bar a mangiarsi qualcosa di pranzo. La discesa continua nel bosco. E’ abbastanza noiosa ma per fortuna si parla un po’ di tutto con Lucio. Poco prima di Pontbosset sorpresa per lui: la moglie si presenta per fargli una sorpresa e portagli qualche cambio da mettere in borsa in base vita. Sono davvero contento per lui perché sono cose che aiutano davvero tanto e fanno bene! Al ristoro verifico lo stato dei piedi che non è proprio il massimo. A Cogne avevo cambiato scarpe ma non era stata forse una buonissima idea. Do una pulita ai piedi e mangio il più possibile per poi ripartire. Ci aspetta ancora da qualche parte una risalita: i cartelli parlano di 600m ma io spero che ci sia qualche errore. L’errore c’è perché saranno solo 450 i metri di dislivello positivo che mi daranno un’altra grossa mazzata alla testa e alle gambe. Lascio andare Lucio e io mi fermo a metà salita, sconsolato e senza forze. Mangio qualcosa e provo a ripartire ma dai conti (sbagliati) che mi faccio in testa sembra palese che io non ce la faccia ad arrivare non tanto a Donnas, quanto più che altro a ripartire per avere un po’ di margine sulla tappa successiva che è sempre molto difficile. Termino finalmente la salita e provo a scendere. Il male dietro al ginocchio sembra migliorato. Continuo e mi viene anche da correre. Sto andando benone. Nel giro di 10 minuti passo da crisi più totale a corsetta nel bosco. Era proprio l’iniezione di fiducia che serviva per poter continuare questa pazza avventura. A Bard chiamo Monica e dico che sto abbastanza bene; siamo nei tempi e possiamo farcela. Corricchio ancora qualche tratto di asfalto e poco prima di arrivare a Donnas vedo sbucare Pejio, un mio collega, che era salito al Coda a vedere passare i concorrenti. Faccio due parole con lui ed un suo amico raccontadogli questa strana situazione. Finalmente arrivo ad una base vita di giorno che non fa troppo freddo, anzi, fa quasi caldo e ci mettiamo fuori con Monica. Vado a fare il pieno di cibo mentre lei mi sistema zaino e sacca e gialla. D’ora in avanti troveremo un bel feeling per quanto riguarda le gestione nelle basi vita. Io dopo mangiato voglio comunque dormire un’ora dato che poi avrò la tappa più dura del TOR. Salgo nel dormitorio dopo la doccia e trovo 1 solo letto disponibile. Che fortuna. Mi butto sopra e crollo per 1 ora. Al risveglio sono bello rintronato e fatico a scendere sotto. Voglio ancora farmi massaggiare per verificare lo stato del ginocchio. C’è di nuovo il ragazzo che mi risistema il bendaggio mentre una infermiera gentilissima mi guarda le vesciche che mi sono uscite con queste scarpe, sul lato del tallone. “perderò” un po’ di tempo ma sicuramente mi ha aiutato tanto. Dopo un altro piatto di pasta e una ciotola di banane e nutella sono pronto a ripartire. Lo zaino è pronto e non devo fare altro che camminare. Saluto Monica ed è di nuovo il momento di ripartire. Non c’è tempo da perdere se voglio arrivare a Gressoney in tempo. Sono solo 58 km e quasi 4000m.
C’è un lungo tratto in falsopiano lungo il fiume che porta a Lillaz. Cammino non benissimo ma procedo senza farmi troppe domande. Non sono in forma ma ci voglio provare. Ad un certo punto mi si affianca un ragazzo con il 666. Ovviamente gli tiro la battuta del numero della bestia e iniziamo a chiacchierare. Si chiama Lucio e anche lui scrive su spirito trail. Imbocchiamo la salita verso Goilles, il famigerato ristoro della Canepa, e arrivati ci offrono dell’ ottimo caffè della moka e del te non liofilizzato. Che bontà! Si parla anche di legalizzazione della mariuana e dei semi di papavero della nonna della volontaria del ristoro, ma non ricordo da cosa sia partito quel discorso. Continuiamo insieme su una strada non troppo pendente. Io vado molto piano per via del ginocchio e a Lucio va bene quel passo. Ci parliamo di gare e preparazione, forum e tutto un po’, e quando viene giorno e fa davvero freddo fortunatamente arriviamo al Rifugio Sogno. Ci voleva una bella tappa al caldo del rifugio. Mangio un po’ di tutto e ci scaldiamo un attimo. Dopo 20 minuti decidiamo di ripartire. Manca poco all’ultimo strappo di giornata che è la Fenetre di Champorcher che vediamo la davanti ai nostri occhi a “soli” 300m di dislivello. Lucio viaggia spedito e io arranco alle sue spalle. Quasi in cima vedo due loschi individui di cui riconosco la voce. Sono Flavio e Albi. Che bella sorpresa. Sapevo che sarebbero venuti a fare un giro ma li aspettavo più tardi. Foto di rito in cima al colle e poi giù verso Donnas. Ovviamente mancano tantissimi km di discesa e sono piuttosto scoraggiato per via del male al ginocchio che non passa, anzi peggiora in discesa. Tengo duro e tra una parola e l’altra arriviamo al rifugio Dondena. Piattone di pasta e qualche dolcino e in più un buon caffè pagato da Albi. Ripartiamo ma il male è sempre presente nella mia testa e nel ginocchio. Sto per mollare di colpo quando inizio a pensare che il male è solo nella mia testa e che posso andare aventi anche con il male. Sembra funzionare. Sono concentrato come non mai e inizio a scendere leggermente più veloce, soprattutto in un tratto di pietre e discesa ripida. Ricompare anche Luca che voleva vedere questa parte di percorso dato che lui l’ha fatto di notte. Chardoney non è lontana ma manca ancora un po’. Sto quasi per spegnermi quando finalmente intravedo il paese. Al ristoro c’è un sacco di gente che mi aspetta, i miei suoceri e i miei amici. Ovviamente pasta e fontina e altro ancora. Primo pit stop tecnico in bagno e sono pronto a ripartire. Rimarrei li ancora un bel po’ ma i cancelli iniziano a essere giustini a quanto pare, specialmente per la tappa dopo. Riparto con Lucio, e per qualche metro anche Flavio, Albi e Luca che andranno al bar a mangiarsi qualcosa di pranzo. La discesa continua nel bosco. E’ abbastanza noiosa ma per fortuna si parla un po’ di tutto con Lucio. Poco prima di Pontbosset sorpresa per lui: la moglie si presenta per fargli una sorpresa e portagli qualche cambio da mettere in borsa in base vita. Sono davvero contento per lui perché sono cose che aiutano davvero tanto e fanno bene! Al ristoro verifico lo stato dei piedi che non è proprio il massimo. A Cogne avevo cambiato scarpe ma non era stata forse una buonissima idea. Do una pulita ai piedi e mangio il più possibile per poi ripartire. Ci aspetta ancora da qualche parte una risalita: i cartelli parlano di 600m ma io spero che ci sia qualche errore. L’errore c’è perché saranno solo 450 i metri di dislivello positivo che mi daranno un’altra grossa mazzata alla testa e alle gambe. Lascio andare Lucio e io mi fermo a metà salita, sconsolato e senza forze. Mangio qualcosa e provo a ripartire ma dai conti (sbagliati) che mi faccio in testa sembra palese che io non ce la faccia ad arrivare non tanto a Donnas, quanto più che altro a ripartire per avere un po’ di margine sulla tappa successiva che è sempre molto difficile. Termino finalmente la salita e provo a scendere. Il male dietro al ginocchio sembra migliorato. Continuo e mi viene anche da correre. Sto andando benone. Nel giro di 10 minuti passo da crisi più totale a corsetta nel bosco. Era proprio l’iniezione di fiducia che serviva per poter continuare questa pazza avventura. A Bard chiamo Monica e dico che sto abbastanza bene; siamo nei tempi e possiamo farcela. Corricchio ancora qualche tratto di asfalto e poco prima di arrivare a Donnas vedo sbucare Pejio, un mio collega, che era salito al Coda a vedere passare i concorrenti. Faccio due parole con lui ed un suo amico raccontadogli questa strana situazione. Finalmente arrivo ad una base vita di giorno che non fa troppo freddo, anzi, fa quasi caldo e ci mettiamo fuori con Monica. Vado a fare il pieno di cibo mentre lei mi sistema zaino e sacca e gialla. D’ora in avanti troveremo un bel feeling per quanto riguarda le gestione nelle basi vita. Io dopo mangiato voglio comunque dormire un’ora dato che poi avrò la tappa più dura del TOR. Salgo nel dormitorio dopo la doccia e trovo 1 solo letto disponibile. Che fortuna. Mi butto sopra e crollo per 1 ora. Al risveglio sono bello rintronato e fatico a scendere sotto. Voglio ancora farmi massaggiare per verificare lo stato del ginocchio. C’è di nuovo il ragazzo che mi risistema il bendaggio mentre una infermiera gentilissima mi guarda le vesciche che mi sono uscite con queste scarpe, sul lato del tallone. “perderò” un po’ di tempo ma sicuramente mi ha aiutato tanto. Dopo un altro piatto di pasta e una ciotola di banane e nutella sono pronto a ripartire. Lo zaino è pronto e non devo fare altro che camminare. Saluto Monica ed è di nuovo il momento di ripartire. Non c’è tempo da perdere se voglio arrivare a Gressoney in tempo. Sono solo 58 km e quasi 4000m.
Re: TOR 2021
DONNAS – GRESSONEY
Monica mi accompagna un pezzo verso Pont saint Martin. La strada prima di riiniziare a salire è piuttosto lunga, ma va molto bene per iniziare di nuovo a muovere le gambe senza troppi strappi. A Pont Saint Martin c’è un piccolo ma famoso ristoro prima del ponte al piano stradale. Poi si sale sul ponte vecchio leggermente più in alto. E’ buio ma le luci della città illuminano le strade. Man mano che si sale l’aria si fa fresca e la salita ripida. Molto ripida e a gradoni. Saranno 400 m di odio verso questo sentiero. Ma per fortuna sto abbastanza bene e procedo del mio passo. Dolori non presenti. In salita vado bene per fortuna. Dopo una breve discesa si arriva Perloz. Uno dei più famosi ristori del TOR. Ci sono solo io e mi siedo con la panca di fronte al tavolo col cibo. Faccio due parole con i volontari. E si riparte. Monica è anche venuta a vedere questo ristoro famoso e sempre presente nei video del TOR. Giù in discesa fino al ponte che attraversa il Lys, credo. E via verso il Coda. Salita nella prima parte bellissima. Erbetta e strada senza troppi strappi nella notte profonda. Lunghissimo traverso quasi in piano per portarci sotto la strada che sale a Sassa. Quando incrociamo il primo tornante inizia la tortura. Salita ripidissima su sentiero pietrato. Non molla un secondo. Non so quanti metri di dislivello saranno ma non passa un cavolo. Dritto per dritto. Odioso. Si sale in mezzo a qualche borgata e poi nel bosco. Quasi alla fine trovo due donne che parlano in inglese e mi accodo a loro. Ad un certo punto mi chiedono di andare avanti visto che sono l’unico uomo. Rifiuto cortesemente e iniziamo a chiacchierare con il mio bell’inglese da terza notte del TOR. Una è una italiana che vive in Germania e ha sonno, l’altra è una Americana dalla California. Finalmente arriviamo al Ristoro a Sassa. Sono in anticipo e il cellulare non prende. Monica starà giustamente dormendo da qualche parte. Dopo 2 piatti di minestrina provo a spostarmi e a chiamarla. Lei arriva e io continuo a mangiare e bere tè caldo senza troppa voglia di ripartire. Manca ancora parecchio (900 m) anche se ci dicono che il sentiero non è più ripido come nel tratto precedente. E meno male che cavolo. Non fa caldo e preferisco ripartire. Ripartono anche altre persone ma per il momento sono davanti. Breve passaggio da Monica per uno scambio di parole e poi su. Il sentiero non è male ma lo trovo comunque ripido. Pian pianino si sale nei prati misti a qualche albero sporadico. Mi raggiungono l’Americana e una ragazza Rumena. Gli altri non tengono il passo e formiamo un gruppetto da 3. Ritmo perfetto dell’americana che ci trascina letteralmente. In questo tratto parliamo tantissimo delle nostre gare e della nostra storia e di perché siamo li a fare il TOR. Breve pausa con caramelle gommose ed M&Ms e si riparte. Inizia gocciolare e soffiare il vento. Io sono già attrezzato con pantaloni e guscio perché avevo freddo già sotto. Si sale fino in cresta su un sentiero non bellissimo con pietre e salti. Da li manca poco. Abbiamo superato 5-6 persone e procediamo spediti. Faccio il ritmo nel tratto in cresta e arriviamo finalmente al Coda. Il ristoro è all’esterno. Molta gente stanca e nervosa vorrebbe entrare a i gestori non possono e non vogliono e c’è un po’ di tensione. Noi mangiamo e ci rifocilliamo per bene senza fare troppe polemiche con quello che ci danno. Mentre siamo li alla radio arriva un messaggio dicendo che il primo, Franco Collè, ha tagliato il traguardo con il record del percorso. Bene, noi siamo appena a metà.
Cenno d’intesa e ripartiamo noi 3. Si continua a cianciare, ridere e scherzare (faremo addirittura una English Lesson at the TOR dato che sono scarsissimo). Le due ragazze si chiamano Georgiana, rumena, 38 anni che ha completato già UTMB quest’anno. L’altra è Maureen, 41 anni, dalla California. Mamma di 2 bambini e sposata con Mat che ha fatto UTMB quest’anno. Lei è di origini francesi, di Chamonix. E quindi conosce abbastanza bene la VDA. Inizia la discesa, un po’ bagnata, io vado piano e mi chiedono di accelerare. Le lascio passare perché non riesco a tenere il loro passo e rimango solo mentre nel frattempo inizia a uscire un po’ di sole. Sono piuttosto stanco e ho sonno. Sono da solo in un posto che non è granchè e il rifugio Barma sembrerebbe ancora lontano senza grosse salite o discese. Ad un certo punto una Baita. Mi dico di fermarmi 10 minuti a riposare e provare a dormire. Mi siedo e chiudo gli occhi. Non ci riesco. Ho paura di non svegliarmi. Sto un po’ meglio, mangio e riparto. Strada, sentiero, Sali scendi, strada sentiero, strappo in salita, strappo in discesa. Un po’ noiosino come sentiero. Iniziano ad esserci i cartelli per il Barma ma nessuna indicazione del tempo. Non so proprio dove sia. Ad un certo punto il sentiero inizia a scendere con tratti di catene e passaggi con scalini di ferro e pietre bagnatissime. Non il massimo. Sono abbastanza stanco e vado pianissimo. Il pezzo non è lungo ma a me sembra eterno. Non incontro nessuno. Quando si inizia di nuovo a salire, incontro di nuovo la Tailandese che non parla e mi chiede qualcosa riguardo Courmayer ma non capisco e continuo. Poco dopo Maurenn sbuca dal sentiero. Le chiedo come sta ma è in uno stato un po’ di trance. Forse non mi ha riconosciuto. Io non insisto e continuo in salita. Mancano 2-300 m. Inizia a piovere ma per fortuna io sono sempre coperto. Sono freddoloso e il guscio lo tolgo a malapena se c’è il sole a palla. Dopo infinite piccole balze si arriva al Barba. Bellissimo e moderno rifugio. Grande ed accogliente. Si può dormire ma non voglio fermarmi troppo. Mangio 2 piatti di pasta e provo a dormire 10 minuti sul tavolo. I primi 3 sono di vera difficoltà in quanto non riesco a liberare la mente da pensieri legati al TOR. Poi però mi rilasso e i 10 minuti volano. Mi sveglio che sono in coma profondo. Caffe e biscotti e te. Un classico. Prendo anche una crostatina e cerco di mangiare. Vado in bagno con qualche difficoltà perché aspettavo davanti ad una porta che non si sarebbe mai aperta. Avevo sbagliato bagno. Con non troppa voglia si parte. Da solo. Sta smettendo di piovere ma non mi importa. Lungo pezzo di saliscendi dolce e poi colle di Marmontana. Non lungo ma neanche poco ripido. Oramai tutto è ripido. Nella nebbia e nel vento non si vede niente. Fa fresco sui colli anche se non son altissimi. Prima di Marmontata un margaro con musica a palla in un posto desolato ci saluta da lontano bevendosi una birra.
Discesa ovviamente ripida ma che porta al ristoro, famoso, del lago chiaro. La brace è viva e i volontari sono belli carichi. Mi offrono ogni sorta di ben di dio. Io chiedo un piatto di pasta e mi rifilano anche un po’ di prosciutto alla griglia e due patate. Buonissimo tutto. Dico che sono di Cuneo e tirano fuori l’arma segreta: il bagnet vert. C’è puro con il pane, con la lingua, con il tumin o con le acciughe. Purtroppo devo rifiutare se no mi “arviene” per 10 giorni. Prendo una fetta di torta salata con prosciutto e fontina, un caffe e una crostatina o plumcake da mettere nello zaino e riparto. Non so fortunatamente cosa mi aspetta. Breve tratto in discesa e poi parete verticale. Zig Zag drittissimo nei pratoni. Saranno 400m circa veramente durissimi. Mi sorpassano 7-8 persone. Non voglio fare un fuori giri per cui continuo del mio lentissimo passo. Finalmente, nella nebbia umida e fredda, il colle, Crenna du Luei. Discesina ripida e poi lungo saliscendi nelle pietre. Mi fermo e mi prendo un brufen per il male al ginocchio. In discesa mi fa penare abbastanza. Ma con un brufen ogni tanto sembra migliorare. Sono un po’ stufo in sto frangente non proprio bellissimo. Il tempo vola e a me non sembra di andare avanti. Dopo un bel po’, convinto che arrivi Niel, giungo al ristoro colle delle Vecchia dove mi dicono che mancano ancora 6-8 km a Niel. Sono parecchio scoraggiato allora mi sparo 2 bei piattoni di polenta concia che mi rinfrancano lo spirito e il corpo. Breve strappo e dopo il colle, nel pezzo in piano, mi leggo un po’ di messaggi che mi fanno anche piangere ma mi fanno altrettanto piacere. La tappa è veramente dura e manca molto. Mi accodo a due ragazzi. Scendiamo pian pianino. Uno vola via e l’altro rallenta per fare una chiamata. Io sto benino e vado spedito immaginando che ci sia solo più discesa fino a Niel. Il tratto invece risulta uno dei più merdosi del tor. Saliscendi ripidissimi ed inutili in mezzo al bosco. Ad un certo punto sbuca dal Bosco mio papà. Che emozione. Sono arrivati prima del previsto. Che piacere per davvero. Mi dice che mancano ancora 2 km. Che cosa??????? Io pensavo di essere arrivato e continua invece il saliscendi. Mio papà mi passa un gel. Mi dice che ha scoperto che funzionano. Come se non ne avessi mai presi. Sicuramente mi aiuta perché saranno 2 ore che non mangio niente e mi da una bella botta di energia. Sono un po’ tutti preoccupati per il cancello di Gressoney. Ho ancora da fare una salita e una bella discesa. Sono cottissimo e vorrei godermi il ristoro, famoso, di Niel. All’arrivo nello stupendo Paesino trovo mia mamma che urla di gioia che dice di suonare le campane. Che ridere. Arrivo e mi cambio completamente mentre nel frattempo mi sparo una polenta concia con la carne. Super. C’è anche Lucio che sta per partire. Io non penso molto e decido di ripartire. C’è anche Luca al ristoro che mi incoraggia e mi incita per cercare di fare veloce a ripartire per arrivare con un po’ di margine a Gressoney. Io vado a rilento ma sono deciso a partire. Saluto e mi incammino con un bel passo. Mio padre mi riempe di gel le tasche e mi dice di prenderne uno ogni mezz’ora. Se facessi così per tutto il TOR potrei morire o cagarmi addosso credo. Sto veramente bene comunque e metto una bella marcia in salita. Ho un po’ freddo ma cerco di resistere. Supero Lucio e gli dico che provo a tirare per il discorso cancello. Mi incoraggia e mi lascia andare. Salgo come un treno. Per un pezzo con mio papà che sento soffiare dietro e poi da solo. Fa freddo e devo mettere subito il guscio sulla maglietta. Quasi in cima ho ancora più freddo e metto i pantaloni antipioggia puliti di Albi. Sono leggermente stretti ma fa niente. Non basta ancora. In cima, arrivato veramente bene superando 3-4 persone, di cui uno che dormiva in maglietta nel prato nella nebbia umida e fredda, metto il pile sopra al guscio perché non ho voglia di svestirmi. Inizio il lungo pezzo in falsopiano dopo il colle nei pratoni. Vuoi che non inizi a piovere? Mi fermo tolgo pile tolgo guscio e inverto i due capi. Ora va meglio. Dopo una 20ina di minuti si arriva al ristoro di Loo. Breve sosta caffe e biscotti e si inizia la discesa. I quadricipiti fanno abbastanza male ma tengo duro. Per il resto sono solo stanco. Dietro al ginocchio non sento più niente e il tibiale è ok. A metà discesa inizio a sanguinare dal naso. Una fontana. Non ho un fazzoletto cavolo, è nell’altro guscio. Passano 3 o 4 persone e nessuno mi dice niente. Poi una ragazza frencese mi da della carta igienica. Butto come una fontana e non vuole smettere. Alla fine mi decido di farmi un “tampone” e per fortuna funziona. Discesa infida su pietre bagnate dal temporale precedente. Vado piano piano. Quasi in fondo sbuca di nuovo mio papà. Fa più fatica lui a scendere che io. Mi dice di andare che lui scende piano perché le scarpe non tengono, o non è molto pratico.
All’asfalto mancano 3-4 km di falsopiano a salire. Un po’ noioso ma non troppo faticoso. Gressoney è li. Non avrò molto tempo ma potrò comunque dormire. Arrivato in base vita lascio lo zaino a Monica che mi da una borsa per la doccia. Entro, mi chippano, e vado diretto a mangiare. Sono lentissimo credo. Ma sono cotto. Dopo mangiato doccia e punto verso i massaggiatori dove vedo che c’è una bella coda. Non mi resta che andare a dormire nella palestrina. Si sta bene. Nella branda. Dormo 1h e mi rialzo. Torno nella sala principale e vado diretto a farmi massaggiare. E’ circa mezzanotte e dico che devo ripartire all’una così passa davanti a tutti. Massaggio ai polpacci e quadricipiti, mi rifanno il tape al tibiale (fisio troppo simaptico e altrettanto scoppiato) e mi sistemano le bolle dei piedi che erano ricomparse (maledette hoka). Al ginocchio sx non mi farebbe niente perché c’è già il tape per la bandelletta che dovrebbe aiutare. Mi tolgono anche tutto il mega bendaggio per il male dietro al ginocchio destro: è praticamente passato completamente. Non mi faccio molte domande al riguardo ma sono felice. In realtà ora ho male all’interno del ginocchio destro, ma mi dice di non lamentarmi che non è niente e di ripartire. Scendo, prendo qualche brioches, mi vesto ed esco. 00.49. No ho avanzato molto. Meno male che Monica mi aveva già preparato lo zaino con tutto a posto.
Monica mi accompagna un pezzo verso Pont saint Martin. La strada prima di riiniziare a salire è piuttosto lunga, ma va molto bene per iniziare di nuovo a muovere le gambe senza troppi strappi. A Pont Saint Martin c’è un piccolo ma famoso ristoro prima del ponte al piano stradale. Poi si sale sul ponte vecchio leggermente più in alto. E’ buio ma le luci della città illuminano le strade. Man mano che si sale l’aria si fa fresca e la salita ripida. Molto ripida e a gradoni. Saranno 400 m di odio verso questo sentiero. Ma per fortuna sto abbastanza bene e procedo del mio passo. Dolori non presenti. In salita vado bene per fortuna. Dopo una breve discesa si arriva Perloz. Uno dei più famosi ristori del TOR. Ci sono solo io e mi siedo con la panca di fronte al tavolo col cibo. Faccio due parole con i volontari. E si riparte. Monica è anche venuta a vedere questo ristoro famoso e sempre presente nei video del TOR. Giù in discesa fino al ponte che attraversa il Lys, credo. E via verso il Coda. Salita nella prima parte bellissima. Erbetta e strada senza troppi strappi nella notte profonda. Lunghissimo traverso quasi in piano per portarci sotto la strada che sale a Sassa. Quando incrociamo il primo tornante inizia la tortura. Salita ripidissima su sentiero pietrato. Non molla un secondo. Non so quanti metri di dislivello saranno ma non passa un cavolo. Dritto per dritto. Odioso. Si sale in mezzo a qualche borgata e poi nel bosco. Quasi alla fine trovo due donne che parlano in inglese e mi accodo a loro. Ad un certo punto mi chiedono di andare avanti visto che sono l’unico uomo. Rifiuto cortesemente e iniziamo a chiacchierare con il mio bell’inglese da terza notte del TOR. Una è una italiana che vive in Germania e ha sonno, l’altra è una Americana dalla California. Finalmente arriviamo al Ristoro a Sassa. Sono in anticipo e il cellulare non prende. Monica starà giustamente dormendo da qualche parte. Dopo 2 piatti di minestrina provo a spostarmi e a chiamarla. Lei arriva e io continuo a mangiare e bere tè caldo senza troppa voglia di ripartire. Manca ancora parecchio (900 m) anche se ci dicono che il sentiero non è più ripido come nel tratto precedente. E meno male che cavolo. Non fa caldo e preferisco ripartire. Ripartono anche altre persone ma per il momento sono davanti. Breve passaggio da Monica per uno scambio di parole e poi su. Il sentiero non è male ma lo trovo comunque ripido. Pian pianino si sale nei prati misti a qualche albero sporadico. Mi raggiungono l’Americana e una ragazza Rumena. Gli altri non tengono il passo e formiamo un gruppetto da 3. Ritmo perfetto dell’americana che ci trascina letteralmente. In questo tratto parliamo tantissimo delle nostre gare e della nostra storia e di perché siamo li a fare il TOR. Breve pausa con caramelle gommose ed M&Ms e si riparte. Inizia gocciolare e soffiare il vento. Io sono già attrezzato con pantaloni e guscio perché avevo freddo già sotto. Si sale fino in cresta su un sentiero non bellissimo con pietre e salti. Da li manca poco. Abbiamo superato 5-6 persone e procediamo spediti. Faccio il ritmo nel tratto in cresta e arriviamo finalmente al Coda. Il ristoro è all’esterno. Molta gente stanca e nervosa vorrebbe entrare a i gestori non possono e non vogliono e c’è un po’ di tensione. Noi mangiamo e ci rifocilliamo per bene senza fare troppe polemiche con quello che ci danno. Mentre siamo li alla radio arriva un messaggio dicendo che il primo, Franco Collè, ha tagliato il traguardo con il record del percorso. Bene, noi siamo appena a metà.
Cenno d’intesa e ripartiamo noi 3. Si continua a cianciare, ridere e scherzare (faremo addirittura una English Lesson at the TOR dato che sono scarsissimo). Le due ragazze si chiamano Georgiana, rumena, 38 anni che ha completato già UTMB quest’anno. L’altra è Maureen, 41 anni, dalla California. Mamma di 2 bambini e sposata con Mat che ha fatto UTMB quest’anno. Lei è di origini francesi, di Chamonix. E quindi conosce abbastanza bene la VDA. Inizia la discesa, un po’ bagnata, io vado piano e mi chiedono di accelerare. Le lascio passare perché non riesco a tenere il loro passo e rimango solo mentre nel frattempo inizia a uscire un po’ di sole. Sono piuttosto stanco e ho sonno. Sono da solo in un posto che non è granchè e il rifugio Barma sembrerebbe ancora lontano senza grosse salite o discese. Ad un certo punto una Baita. Mi dico di fermarmi 10 minuti a riposare e provare a dormire. Mi siedo e chiudo gli occhi. Non ci riesco. Ho paura di non svegliarmi. Sto un po’ meglio, mangio e riparto. Strada, sentiero, Sali scendi, strada sentiero, strappo in salita, strappo in discesa. Un po’ noiosino come sentiero. Iniziano ad esserci i cartelli per il Barma ma nessuna indicazione del tempo. Non so proprio dove sia. Ad un certo punto il sentiero inizia a scendere con tratti di catene e passaggi con scalini di ferro e pietre bagnatissime. Non il massimo. Sono abbastanza stanco e vado pianissimo. Il pezzo non è lungo ma a me sembra eterno. Non incontro nessuno. Quando si inizia di nuovo a salire, incontro di nuovo la Tailandese che non parla e mi chiede qualcosa riguardo Courmayer ma non capisco e continuo. Poco dopo Maurenn sbuca dal sentiero. Le chiedo come sta ma è in uno stato un po’ di trance. Forse non mi ha riconosciuto. Io non insisto e continuo in salita. Mancano 2-300 m. Inizia a piovere ma per fortuna io sono sempre coperto. Sono freddoloso e il guscio lo tolgo a malapena se c’è il sole a palla. Dopo infinite piccole balze si arriva al Barba. Bellissimo e moderno rifugio. Grande ed accogliente. Si può dormire ma non voglio fermarmi troppo. Mangio 2 piatti di pasta e provo a dormire 10 minuti sul tavolo. I primi 3 sono di vera difficoltà in quanto non riesco a liberare la mente da pensieri legati al TOR. Poi però mi rilasso e i 10 minuti volano. Mi sveglio che sono in coma profondo. Caffe e biscotti e te. Un classico. Prendo anche una crostatina e cerco di mangiare. Vado in bagno con qualche difficoltà perché aspettavo davanti ad una porta che non si sarebbe mai aperta. Avevo sbagliato bagno. Con non troppa voglia si parte. Da solo. Sta smettendo di piovere ma non mi importa. Lungo pezzo di saliscendi dolce e poi colle di Marmontana. Non lungo ma neanche poco ripido. Oramai tutto è ripido. Nella nebbia e nel vento non si vede niente. Fa fresco sui colli anche se non son altissimi. Prima di Marmontata un margaro con musica a palla in un posto desolato ci saluta da lontano bevendosi una birra.
Discesa ovviamente ripida ma che porta al ristoro, famoso, del lago chiaro. La brace è viva e i volontari sono belli carichi. Mi offrono ogni sorta di ben di dio. Io chiedo un piatto di pasta e mi rifilano anche un po’ di prosciutto alla griglia e due patate. Buonissimo tutto. Dico che sono di Cuneo e tirano fuori l’arma segreta: il bagnet vert. C’è puro con il pane, con la lingua, con il tumin o con le acciughe. Purtroppo devo rifiutare se no mi “arviene” per 10 giorni. Prendo una fetta di torta salata con prosciutto e fontina, un caffe e una crostatina o plumcake da mettere nello zaino e riparto. Non so fortunatamente cosa mi aspetta. Breve tratto in discesa e poi parete verticale. Zig Zag drittissimo nei pratoni. Saranno 400m circa veramente durissimi. Mi sorpassano 7-8 persone. Non voglio fare un fuori giri per cui continuo del mio lentissimo passo. Finalmente, nella nebbia umida e fredda, il colle, Crenna du Luei. Discesina ripida e poi lungo saliscendi nelle pietre. Mi fermo e mi prendo un brufen per il male al ginocchio. In discesa mi fa penare abbastanza. Ma con un brufen ogni tanto sembra migliorare. Sono un po’ stufo in sto frangente non proprio bellissimo. Il tempo vola e a me non sembra di andare avanti. Dopo un bel po’, convinto che arrivi Niel, giungo al ristoro colle delle Vecchia dove mi dicono che mancano ancora 6-8 km a Niel. Sono parecchio scoraggiato allora mi sparo 2 bei piattoni di polenta concia che mi rinfrancano lo spirito e il corpo. Breve strappo e dopo il colle, nel pezzo in piano, mi leggo un po’ di messaggi che mi fanno anche piangere ma mi fanno altrettanto piacere. La tappa è veramente dura e manca molto. Mi accodo a due ragazzi. Scendiamo pian pianino. Uno vola via e l’altro rallenta per fare una chiamata. Io sto benino e vado spedito immaginando che ci sia solo più discesa fino a Niel. Il tratto invece risulta uno dei più merdosi del tor. Saliscendi ripidissimi ed inutili in mezzo al bosco. Ad un certo punto sbuca dal Bosco mio papà. Che emozione. Sono arrivati prima del previsto. Che piacere per davvero. Mi dice che mancano ancora 2 km. Che cosa??????? Io pensavo di essere arrivato e continua invece il saliscendi. Mio papà mi passa un gel. Mi dice che ha scoperto che funzionano. Come se non ne avessi mai presi. Sicuramente mi aiuta perché saranno 2 ore che non mangio niente e mi da una bella botta di energia. Sono un po’ tutti preoccupati per il cancello di Gressoney. Ho ancora da fare una salita e una bella discesa. Sono cottissimo e vorrei godermi il ristoro, famoso, di Niel. All’arrivo nello stupendo Paesino trovo mia mamma che urla di gioia che dice di suonare le campane. Che ridere. Arrivo e mi cambio completamente mentre nel frattempo mi sparo una polenta concia con la carne. Super. C’è anche Lucio che sta per partire. Io non penso molto e decido di ripartire. C’è anche Luca al ristoro che mi incoraggia e mi incita per cercare di fare veloce a ripartire per arrivare con un po’ di margine a Gressoney. Io vado a rilento ma sono deciso a partire. Saluto e mi incammino con un bel passo. Mio padre mi riempe di gel le tasche e mi dice di prenderne uno ogni mezz’ora. Se facessi così per tutto il TOR potrei morire o cagarmi addosso credo. Sto veramente bene comunque e metto una bella marcia in salita. Ho un po’ freddo ma cerco di resistere. Supero Lucio e gli dico che provo a tirare per il discorso cancello. Mi incoraggia e mi lascia andare. Salgo come un treno. Per un pezzo con mio papà che sento soffiare dietro e poi da solo. Fa freddo e devo mettere subito il guscio sulla maglietta. Quasi in cima ho ancora più freddo e metto i pantaloni antipioggia puliti di Albi. Sono leggermente stretti ma fa niente. Non basta ancora. In cima, arrivato veramente bene superando 3-4 persone, di cui uno che dormiva in maglietta nel prato nella nebbia umida e fredda, metto il pile sopra al guscio perché non ho voglia di svestirmi. Inizio il lungo pezzo in falsopiano dopo il colle nei pratoni. Vuoi che non inizi a piovere? Mi fermo tolgo pile tolgo guscio e inverto i due capi. Ora va meglio. Dopo una 20ina di minuti si arriva al ristoro di Loo. Breve sosta caffe e biscotti e si inizia la discesa. I quadricipiti fanno abbastanza male ma tengo duro. Per il resto sono solo stanco. Dietro al ginocchio non sento più niente e il tibiale è ok. A metà discesa inizio a sanguinare dal naso. Una fontana. Non ho un fazzoletto cavolo, è nell’altro guscio. Passano 3 o 4 persone e nessuno mi dice niente. Poi una ragazza frencese mi da della carta igienica. Butto come una fontana e non vuole smettere. Alla fine mi decido di farmi un “tampone” e per fortuna funziona. Discesa infida su pietre bagnate dal temporale precedente. Vado piano piano. Quasi in fondo sbuca di nuovo mio papà. Fa più fatica lui a scendere che io. Mi dice di andare che lui scende piano perché le scarpe non tengono, o non è molto pratico.
All’asfalto mancano 3-4 km di falsopiano a salire. Un po’ noioso ma non troppo faticoso. Gressoney è li. Non avrò molto tempo ma potrò comunque dormire. Arrivato in base vita lascio lo zaino a Monica che mi da una borsa per la doccia. Entro, mi chippano, e vado diretto a mangiare. Sono lentissimo credo. Ma sono cotto. Dopo mangiato doccia e punto verso i massaggiatori dove vedo che c’è una bella coda. Non mi resta che andare a dormire nella palestrina. Si sta bene. Nella branda. Dormo 1h e mi rialzo. Torno nella sala principale e vado diretto a farmi massaggiare. E’ circa mezzanotte e dico che devo ripartire all’una così passa davanti a tutti. Massaggio ai polpacci e quadricipiti, mi rifanno il tape al tibiale (fisio troppo simaptico e altrettanto scoppiato) e mi sistemano le bolle dei piedi che erano ricomparse (maledette hoka). Al ginocchio sx non mi farebbe niente perché c’è già il tape per la bandelletta che dovrebbe aiutare. Mi tolgono anche tutto il mega bendaggio per il male dietro al ginocchio destro: è praticamente passato completamente. Non mi faccio molte domande al riguardo ma sono felice. In realtà ora ho male all’interno del ginocchio destro, ma mi dice di non lamentarmi che non è niente e di ripartire. Scendo, prendo qualche brioches, mi vesto ed esco. 00.49. No ho avanzato molto. Meno male che Monica mi aveva già preparato lo zaino con tutto a posto.
Re: TOR 2021
GRESSONEY – VALTOROURNANCHE
Questa sembrerebbe una tappa intermedia con un bel tempo a disposizione e senza troppe difficoltà. Solo due salitoni e altrettante discese da più di 1200m. Siamo al TOR e il menù giornaliero è più o meno questo. Mi incammino lungo la strada asfaltata con mio Papà per un pezzo. Ci sono da fare altri 3-4 km lungo il fiume. Ho sempre freddo in questi posti. Comunque si procede fino ad un certo punto dove si prende per il rifugio Alpenzù. Stradina dritta dritta. Subito in affanno. Che fatica. Raggiungo 2 persone che seguirò praticamente fino in cima al Col Pinter. Al ristoro abbiamo già fatto 300 m ma ne mancano quasi 1000 o giù di li. Sembrerebbe che il sentiero salga meno poi; io non credo più a niente e nessuno, solo alle mie gambe. Triplo caffe caldo e biscotti con crostatine e plumcake. Il menù inizia ad essere un po’ monotono. Non voglio perdere i due colleghi con un buon passo. E si sale. Nei pratoni con pezzi ripidi alternati a pezzi in cui prendere fiato. Scende la nebbia pure. A metà salita ho veramente sonno. I due si fermano per dormire 10 minuti. Io vorrei fermarmi e dormire con loro ma non mi oso. Procedo ancora un po’ e poi mi fermo anche io. 10 minuti di break con la testa sulle gambe ma non riesco a dormire molto. E questa cosa mi costerà caro perché per tutto il resto della salita sarà un continuo ciondolare per cercare di rimanere sul sentiero agganciato ai due camminatori. Che fatica, vorrei fermarmi ad ogni pietra. Mi dico di continuare che la cima sembra vicina. Una tortura. Arrivati a 2800 non fa caldo e non c’è neanche un po’ di vista. Loro si fiondano in discesa. Io inizio lento lento nella discesa per niente bella. Mi raggiunge Lucio mentre inizia a farsi giorno e scambiamo qualche battuta. A metà discesa sono costretto a fermarmi perché nelle pietre vedo facce e forme di animali e persone. Tutte le pietre del sentiero e fuori. Mi fa andare fuori di testa sta cosa. Non riesco a procedere, ho un po’ male alle gambe e vedo ste cose. Ho pausa a fermarmi. Chiamo Monica che mi dice di mangiare qualcosa e prendere un gel con la caffeina. Tra l’altro ha iniziato a farmi male un dente e devo fare attenzione a cosa e come mangio. Anche per bere i Sali devo farlo tutto storto. Sembra che mi ripiglio un po’ e aumento il passo fino ad arrivare, un po’ accaldato, a Champoluc. In fondo alla discesa c’è Monica. Che nottata; le racconto e parte una bella lacrimata. Le dico che avrei voglia di focaccia. Sono le 7.30 ma i panettieri non hanno ancora sfornato niente. Dopo 2 km di piano raggiungo il ristoro. Bello caldo. Monica può entrare e praticamente mi serve come se fossi al ristorante. 2 bei piatti di pasta e sistemazione scarpe e materiale. 2 tappa solida in bagno. Ci voleva. E poi 20 minuti di nanna nel letto. Riincotro il ragazzo del tatuaggio. E’ il suo 4 tor e aveva male al Deffeyes ma non molla. Non è stanco e se la sta prendendo comoda. Lo incontro sempre mentre lui riparte quando io arrivo. Mi dice che oramai è fatta e non bisogna mollare.
Al risveglio doppio caffe e biscotti. E si riparte. Che coma, ma sto meglio dopo una notte piuttosto movimentata. Altro pezzo di 3 4 km di strada per andare ad imboccare il sentiero per il Grand Torurnalin. Inizia a fare caldo e poco prima dell’imbocco rimango in pantaloni lunghi e maglia termica. Tiro su le maniche perché il sole scalda. Mannaggia penso. Ho portato un sacco di roba pesante per paura piovesse. Sembra lo zaino di uno sherpa in confronto a quello degli altri. La salita è piacevole, senza pietre. Il sentiero è bellissimo così come il panorama. Aumenta decisamente l’umore e procedo bello spedito o comunque al ritmo degli altri. La salita di 1000m circa continua veloce fino al rifugio. Fuori, mosse da alcuni volontari, doppia fila di campane appese a due tronchi che movendosi fanno un casino assurdo. Suonano a tutti i concorrenti, e ne sono già passati parecchi. Il rifugio è bellissimo. Mi prendo un piatto di pasta e mi vado a sedere ad un tavolo con vista. Mangio parecchio e sto bene. Caffè e crostatina da asporto e si sale verso il colle di Nannaz. Ambiente fantastico anche se il cielo si sta chiudendo. Non importa perché sono davvero felice. In un attimo sono al colle. Foto e via verso col des Fontaines che è una rampetta dopo un bell’altopiano alpino in piena colorazione autunnale. Leggo qualche messaggio, piango e mi cola il naso e inizio di nuovo a sanguinare. Inizio a grondare. Ma che palle. Stavolta non si ferma molto facilmente. Riprovo con il tampone ma non dura niente e rimane tutto impiastrato di sangue. Mi fermo su una pietra e mi corico. Non è l’ideale ma almeno non mi cola il naso anche se il sangue mi va tutto in gola. Passano parecchie persone. Mi dicono che non si fa così e altre cose. Non li ascolto e mi godo il sole che mi scalda sdraiato su questa pietra. Dopo 15 min provo ad alzarmi e non sanguino più. Crostatina e si riparte. Dal colle mancano ovviamente 1300 m di dislivello. La discesa è bella, io sto bene, e il panorama è sublime. Si scende prima per prati e poi nel bosco di larici dove incontro un belga che vincerà poi la categoria V3 o V4. Molto simpatico. Quasi sul fondo sbuca mio papà e inizia piovere. Sembra che lui attiri la pioggia. Ma il guscio io l’ho sempre addosso quindi nessun problema. E inoltre la base vita è quasi li. Scendiamo e aumenta la pioggia. Non importa. Arrivo alla base vita piuttosto felice per avere un po’ di anticipo sui cancelli. Entro e lascio tutto a Monica e ai miei nella zona intermedia e poi entro del ristoro. Un ragazzo mi porta la borsa gialla e mi chiede cosa voglio da mangiare. Io faccio il solito giro di pasta con fontina e un po’ di bresaola e dell’uva. Mangio e poi doccia e nanna. Dai massaggiatori passerò anche dopo. Dormita di 1h e 20 e via verso i massaggi. Vesciche da sistemare e ginocchia da controllare. Mi dicono che non c’è granchè da fare. Un bel massaggio e si riparte con i piedi bendati. Fuori diluvia e io vorrei aspettare che smetta. Monica è preoccupata e vuole che parta dato che la penultima tappa è ancora ben lunga e impegnativa.
Questa sembrerebbe una tappa intermedia con un bel tempo a disposizione e senza troppe difficoltà. Solo due salitoni e altrettante discese da più di 1200m. Siamo al TOR e il menù giornaliero è più o meno questo. Mi incammino lungo la strada asfaltata con mio Papà per un pezzo. Ci sono da fare altri 3-4 km lungo il fiume. Ho sempre freddo in questi posti. Comunque si procede fino ad un certo punto dove si prende per il rifugio Alpenzù. Stradina dritta dritta. Subito in affanno. Che fatica. Raggiungo 2 persone che seguirò praticamente fino in cima al Col Pinter. Al ristoro abbiamo già fatto 300 m ma ne mancano quasi 1000 o giù di li. Sembrerebbe che il sentiero salga meno poi; io non credo più a niente e nessuno, solo alle mie gambe. Triplo caffe caldo e biscotti con crostatine e plumcake. Il menù inizia ad essere un po’ monotono. Non voglio perdere i due colleghi con un buon passo. E si sale. Nei pratoni con pezzi ripidi alternati a pezzi in cui prendere fiato. Scende la nebbia pure. A metà salita ho veramente sonno. I due si fermano per dormire 10 minuti. Io vorrei fermarmi e dormire con loro ma non mi oso. Procedo ancora un po’ e poi mi fermo anche io. 10 minuti di break con la testa sulle gambe ma non riesco a dormire molto. E questa cosa mi costerà caro perché per tutto il resto della salita sarà un continuo ciondolare per cercare di rimanere sul sentiero agganciato ai due camminatori. Che fatica, vorrei fermarmi ad ogni pietra. Mi dico di continuare che la cima sembra vicina. Una tortura. Arrivati a 2800 non fa caldo e non c’è neanche un po’ di vista. Loro si fiondano in discesa. Io inizio lento lento nella discesa per niente bella. Mi raggiunge Lucio mentre inizia a farsi giorno e scambiamo qualche battuta. A metà discesa sono costretto a fermarmi perché nelle pietre vedo facce e forme di animali e persone. Tutte le pietre del sentiero e fuori. Mi fa andare fuori di testa sta cosa. Non riesco a procedere, ho un po’ male alle gambe e vedo ste cose. Ho pausa a fermarmi. Chiamo Monica che mi dice di mangiare qualcosa e prendere un gel con la caffeina. Tra l’altro ha iniziato a farmi male un dente e devo fare attenzione a cosa e come mangio. Anche per bere i Sali devo farlo tutto storto. Sembra che mi ripiglio un po’ e aumento il passo fino ad arrivare, un po’ accaldato, a Champoluc. In fondo alla discesa c’è Monica. Che nottata; le racconto e parte una bella lacrimata. Le dico che avrei voglia di focaccia. Sono le 7.30 ma i panettieri non hanno ancora sfornato niente. Dopo 2 km di piano raggiungo il ristoro. Bello caldo. Monica può entrare e praticamente mi serve come se fossi al ristorante. 2 bei piatti di pasta e sistemazione scarpe e materiale. 2 tappa solida in bagno. Ci voleva. E poi 20 minuti di nanna nel letto. Riincotro il ragazzo del tatuaggio. E’ il suo 4 tor e aveva male al Deffeyes ma non molla. Non è stanco e se la sta prendendo comoda. Lo incontro sempre mentre lui riparte quando io arrivo. Mi dice che oramai è fatta e non bisogna mollare.
Al risveglio doppio caffe e biscotti. E si riparte. Che coma, ma sto meglio dopo una notte piuttosto movimentata. Altro pezzo di 3 4 km di strada per andare ad imboccare il sentiero per il Grand Torurnalin. Inizia a fare caldo e poco prima dell’imbocco rimango in pantaloni lunghi e maglia termica. Tiro su le maniche perché il sole scalda. Mannaggia penso. Ho portato un sacco di roba pesante per paura piovesse. Sembra lo zaino di uno sherpa in confronto a quello degli altri. La salita è piacevole, senza pietre. Il sentiero è bellissimo così come il panorama. Aumenta decisamente l’umore e procedo bello spedito o comunque al ritmo degli altri. La salita di 1000m circa continua veloce fino al rifugio. Fuori, mosse da alcuni volontari, doppia fila di campane appese a due tronchi che movendosi fanno un casino assurdo. Suonano a tutti i concorrenti, e ne sono già passati parecchi. Il rifugio è bellissimo. Mi prendo un piatto di pasta e mi vado a sedere ad un tavolo con vista. Mangio parecchio e sto bene. Caffè e crostatina da asporto e si sale verso il colle di Nannaz. Ambiente fantastico anche se il cielo si sta chiudendo. Non importa perché sono davvero felice. In un attimo sono al colle. Foto e via verso col des Fontaines che è una rampetta dopo un bell’altopiano alpino in piena colorazione autunnale. Leggo qualche messaggio, piango e mi cola il naso e inizio di nuovo a sanguinare. Inizio a grondare. Ma che palle. Stavolta non si ferma molto facilmente. Riprovo con il tampone ma non dura niente e rimane tutto impiastrato di sangue. Mi fermo su una pietra e mi corico. Non è l’ideale ma almeno non mi cola il naso anche se il sangue mi va tutto in gola. Passano parecchie persone. Mi dicono che non si fa così e altre cose. Non li ascolto e mi godo il sole che mi scalda sdraiato su questa pietra. Dopo 15 min provo ad alzarmi e non sanguino più. Crostatina e si riparte. Dal colle mancano ovviamente 1300 m di dislivello. La discesa è bella, io sto bene, e il panorama è sublime. Si scende prima per prati e poi nel bosco di larici dove incontro un belga che vincerà poi la categoria V3 o V4. Molto simpatico. Quasi sul fondo sbuca mio papà e inizia piovere. Sembra che lui attiri la pioggia. Ma il guscio io l’ho sempre addosso quindi nessun problema. E inoltre la base vita è quasi li. Scendiamo e aumenta la pioggia. Non importa. Arrivo alla base vita piuttosto felice per avere un po’ di anticipo sui cancelli. Entro e lascio tutto a Monica e ai miei nella zona intermedia e poi entro del ristoro. Un ragazzo mi porta la borsa gialla e mi chiede cosa voglio da mangiare. Io faccio il solito giro di pasta con fontina e un po’ di bresaola e dell’uva. Mangio e poi doccia e nanna. Dai massaggiatori passerò anche dopo. Dormita di 1h e 20 e via verso i massaggi. Vesciche da sistemare e ginocchia da controllare. Mi dicono che non c’è granchè da fare. Un bel massaggio e si riparte con i piedi bendati. Fuori diluvia e io vorrei aspettare che smetta. Monica è preoccupata e vuole che parta dato che la penultima tappa è ancora ben lunga e impegnativa.
Re: TOR 2021
VALTOURNANCHE – OLLOMONT
Alla fine mi vesto bene e parto sotto la pioggia verso il Barmasse. Mio papà mi accompagna un pezzo. Dopo poco smette di piovere e mi svesto completamente della roba da pioggia. Continua la salita nel bosco mentre si fa buio. Accendo la fontale poco prima di arrivare al rifugio situato poco dopo la gigante diga di Cignana. Il rifugio è piccolino e mangio un po’ di minestrina in brodo con qualche biscotto. Qualcuno si ferma appena 30 secondi. A me piace rimanere in rifugio e fare 2 parole con i gestori. E’ una parte del TOR che mi è piaciuta molto.
Si riparte nella notte in leggera discesa. Dall’altimetria sembra un pezzo facile senza troppi strappi. In realtà si scende parecchio, sempre con vista Valtournanche. In basso inizia la salita, ripidissima, nel bosco verso la finestra d’hersaz. La salita è lunga (solo una sensazione) e ripida e scivolosa per il fango. Io vado su del mio passo. Ad un certo punto si accoda uno che parla al telefono in una lingua che non conosco. Non mi sorpassa. Finita la chiamata gli chiedo se vuole passare e lui mi dice che è ok. La salita continua. Alla fine saranno solo 300 ma eterni. Al colle il ragazzo dietro di me inizia a parlarmi. Mi dice che è greco e iniziamo a raccontarci un po’ della nostra vita. Il sentiero e in falso piano e fa piacere un po’ di compagnia. Dopo un’oretta si arriva al ristoro. Fa veramente freddo. C’è una stanza con una stufa ma ci saranno 30°C. Entro ed esco immediatamente. Mi metto in una zona riparata e sto bene. Due piatti di minestra e un bel po’ di te caldo. Parlando del più e del meno con i volontari/pastori salta fuori che c’è anche Nadir Maguet a fare il volontario. E’ davvero gentile e scambiamo due battute sulle sue indiscusse capacità nel trail e nello scialpinismo. Yonass, il “ragazzo greco”, era entrato nella stanza forno. Esce e mi chiede cosa voglio fare. Io gli dico di voler partire il prima possibile. Mi chiede di aspettarlo. Dopo 5 minuti siamo in marcia nel pieno della notte negli alpeggi sopra Torgnon. Ci aspettano 2 belle rampe per raggiungere i 2800m della fenetre du tsan. Proprio mentre arriviamo in cima ci raggiunge una frontale. E’ Maureen, non ci posso credere. Ci salutiamo e tutti e 3 iniziamo la discesa. Maurenn e Yoannas parlano parecchio e io ascolto. Inizio a essere stanco e ad avere sonno. Fatico ad arrivare in fondo alla discesa. Da li mancano ancora 2-3-4 km di “piano” verso il rifugio Magià. Qualcuno ha detto che li si può dormire. Speriamo. Io non sto in piedi e i due colleghi mi aiutano ad arrivare al ristoro. Entro e chiedo per dormire. Mi dicono che appena voglio hanno un letto e mi possono svegliare dopo mezz’ora. Mangio due piatti di pasta e poi mi infilo sotto le coperte al secondo piano di un letto a castello. La dormita dura niente e il signore mi viene a svegliare. Scendo rintronato come una campana per andare a mangiare altra pasta. Nella zona ristoro c’è un sacco di gente e pure Lucio con Diego e il veneto che poi arriverà ultimo. Passo praticamente 1 quarto d’ora a ridere come un cretino e non assolutamente voglia di ripartire ma devo farlo. Anche perché il tempo è tiranno. Saluto tutti e mi incammino verso il Cuney da solo. Tutti parlavano di una salita impegnativa. Me la fumo agilmente superando anche un gruppo che a quanto pare dava fastidio farsi sorpassare. In un attimo sono al Cuney e mi ritrovo al tavolo Maureen, doveva essere partita mentre io ero a mangiare dopo dormito. Mangio e le spiego la mia situazione. Devo ripartire e accelerare per arrivare in tempo a Oyace e poi Ollomont. Io sono della prima ondata quindi i miei cancelli sono 2 ore prima di quasi tutti quelli che sono con me. Lei mi dice che mi accompagna. La ringrazio tanto. E’ davvero carina e gentile e andiamo abbastanza d’accordo.
Usciti dal freddo Cuney inizia un tratto di cresta verso il bivacco Clermont. Saliscendi e vento rallentano il nostro passo ma io testa bassa cerco di fare il ritmo. Superiamo diverse persone mentre inizia a fare giorno. Maureen è un po’ stanca ma tiene duro fino al bivacco. Li entro, mi faccio chippare, prendo 2 pezzi di formaggio e qualche crostatina. Sta albeggiando con una vista mozzafiato. Maureen mi dice che si vuole fermare un attimo e risposarsi godendo dell’alba. Io l’abbraccio e riparto accelerato. Yannis che era dentro al bivacco mi dice che mi avrebbe raggiunto e che saremmo scesi insieme. Io parto deciso verso il colle Vessonaz. Saranno 5 minuti. In cima il paesaggio è uno dei più belli di tutto il TOR. Forse il più bello che ricordi. Foto e Brufen di vetta. Mi guardano tutti un po’ straniti ma la discesa è di 1400m e ho abbastanza male alle ginocchia. Partiamo spediti. Yannis è un missile e lo lascio andare. Io scendo bene cercando di non pensare al male. Il vallone è magnifico. Veramente stupendo. Dopo la prima balza ripida c’è un altopiano in cui proviamo addirittura a correre. Riprendo Yannis e scendiamo insieme. Nel bosco riprende la discesa ripida e cerchiamo di non rallentare. Raggiungiamo Andrea,il ragazzo di Torino che ha anche lui un problema al ginocchio praticamente da martedì. Per lui ogni discesa è una tortura. Scambiamo due parole e lui riesce anche ad accelerare. Come me è della prima ondata. Siamo veramente giusti giusti con i tempi. Poco prima del ristoro arriva mio papà che mi racconta di aver preso verso Ollomont e non verso la discesa da dove stavo arrivando. Ha un pacchetto di patatine e me ne mangio alcune. Al ristoro Monica mi porta la pasta e mi sistemo un po’. Sono cotto e ho abbastanza male. I piedi iniziano a perdere un po’ di sensibilità da sotto ma nessun male. Ora ci aspetta ancora il Col Brison. Dall’assistenza stimavano 6 ore circa che vorrebbe dire arrivare giusti giusti in base vita. 20 minuti di sonno su una branda e sistemazione vesciche dall’infermiera. Doppio caffe e si riparte i modalità estiva. Yannis vuole ancora riposare un po’ e lo saluto. Il sole è caldo e la salita bella ripida. 1200 m in 6 km o poco meno. Si sale nel lariceto. Sono stanco e dopo un’ora circa vedo cose strane tipo un manifesto di un qualche fil su una pietra che cambia mentre mi avvicino (Saranno solo degli aghi di larice su una pietra) e pure un furgoncino dei gelati. In realtà sono solo in questo bosco del cavolo. Mi raggiunge Yannis che mi dice che vado piano e mi chiede se sto bene e se gli posso imprestare del Voltare. Io probabilmente sono 1h e 30 che non mangio e sto sudando parecchio. Mi sparo un gel e va decisamente meglio. Yannis va su deciso e io non mollo. Al ristoro lui avrà 2 3 minuti di vantaggio. Mi siedo e mangio 2 3 pezzi di formaggio e bevo due bei bicchieroni di cocacola fresca. Manca ancora l’ultima rampa, circa 400m ma sono motivato e sto bene. Si sale dritto per dritto tipo vertical. Dal colle si vede pure Gressan, il paese dove abbiamo affittato la casa per il TOR. Inizia la discesa. Aia. Dolore terribile. E’ super ripida, peggio che la salita. Non vado veramente avanti ma ho troppo male. Prendo un brufen anche se non voglio dover prendere un brufen ad ogni discesa. E’ ancora lunga. Continuo pian pianino. Devo essere andato su forte perché sono in super anticipo. Becco mio padre quasi sul fondo della discesa e dice che sono super in tempo, che ho recuperato parecchio. La discesa finalmente molla un po’ e manca 1 km alla base vita. Sulla strada asfaltata alla fine non fa neanche schifo. Ollomont, ultima base vita. Sembrerebbe fatta. La vista è fantastica verso il Grand Combin. Sono tutti euforici. Arrivo e Monica ha già tutto pronto per la doccia. Solita procedura collaudata: mangiare, doccia, dormire e o massaggi, mangiare, ripartire. Perderò forse parecchio tempo a fare le docce ma sono davvero un sollievo e mi ricaricano abbastanza. Dopo la doccia c’è un lettino libero per farmi vedere il ginocchio e le vesciche. Mentre mi sistemano i piedi mi abbiocco clamorosamente per 20 minuti. Al risveglio ho i piedi completamente bendati. Che panico. Speriamo che non mi dia poi fastidio tutta quella roba. Si libera una giovane fisioterapista che mi fa fare cambio lettino. Inizia a guardarmi e mi dice che non ho niente. Il brufen ha fatto effetto e in effetti non ho più niente male al ginocchio. Mannaggia. Così non mi fa niente e mi scioglie solo un po’ polpacci e quadricipiti. Mentre sono li altra super sorpresa. Arrivano Giulia con Matilde e Filippo. Che spettacolo. Un po’ di tifo fa sempre piacere. Riceverò anche una chiamata da Martin, il mio allenatore. Non ci eravamo ancora mai sentiti per telefono. Solamente con Whatsapp. Mi ha fatto veramente piacere sentirlo e ringraziarlo per tutto quello che ha fatto prima e durante la gara come supporto a Monica. Finito il massaggio vado ancora a dormire una mezz’oretta. Non mi ricordo bene quanto dormirò. Al risveglio via a mangiare e poi ripartire anche se nel fare le cose sono veramente lentissimo. Mi parlano pure tutti lentamente come se fossi ebete. Magari lo ero proprio.
Mangio ancora un boccone. Yannis sta mangiando. Lo saluto e riparto. Vedo anche arrivare Maureen che è un po’ fuori e quasi non mi riconosce.
Alla fine mi vesto bene e parto sotto la pioggia verso il Barmasse. Mio papà mi accompagna un pezzo. Dopo poco smette di piovere e mi svesto completamente della roba da pioggia. Continua la salita nel bosco mentre si fa buio. Accendo la fontale poco prima di arrivare al rifugio situato poco dopo la gigante diga di Cignana. Il rifugio è piccolino e mangio un po’ di minestrina in brodo con qualche biscotto. Qualcuno si ferma appena 30 secondi. A me piace rimanere in rifugio e fare 2 parole con i gestori. E’ una parte del TOR che mi è piaciuta molto.
Si riparte nella notte in leggera discesa. Dall’altimetria sembra un pezzo facile senza troppi strappi. In realtà si scende parecchio, sempre con vista Valtournanche. In basso inizia la salita, ripidissima, nel bosco verso la finestra d’hersaz. La salita è lunga (solo una sensazione) e ripida e scivolosa per il fango. Io vado su del mio passo. Ad un certo punto si accoda uno che parla al telefono in una lingua che non conosco. Non mi sorpassa. Finita la chiamata gli chiedo se vuole passare e lui mi dice che è ok. La salita continua. Alla fine saranno solo 300 ma eterni. Al colle il ragazzo dietro di me inizia a parlarmi. Mi dice che è greco e iniziamo a raccontarci un po’ della nostra vita. Il sentiero e in falso piano e fa piacere un po’ di compagnia. Dopo un’oretta si arriva al ristoro. Fa veramente freddo. C’è una stanza con una stufa ma ci saranno 30°C. Entro ed esco immediatamente. Mi metto in una zona riparata e sto bene. Due piatti di minestra e un bel po’ di te caldo. Parlando del più e del meno con i volontari/pastori salta fuori che c’è anche Nadir Maguet a fare il volontario. E’ davvero gentile e scambiamo due battute sulle sue indiscusse capacità nel trail e nello scialpinismo. Yonass, il “ragazzo greco”, era entrato nella stanza forno. Esce e mi chiede cosa voglio fare. Io gli dico di voler partire il prima possibile. Mi chiede di aspettarlo. Dopo 5 minuti siamo in marcia nel pieno della notte negli alpeggi sopra Torgnon. Ci aspettano 2 belle rampe per raggiungere i 2800m della fenetre du tsan. Proprio mentre arriviamo in cima ci raggiunge una frontale. E’ Maureen, non ci posso credere. Ci salutiamo e tutti e 3 iniziamo la discesa. Maurenn e Yoannas parlano parecchio e io ascolto. Inizio a essere stanco e ad avere sonno. Fatico ad arrivare in fondo alla discesa. Da li mancano ancora 2-3-4 km di “piano” verso il rifugio Magià. Qualcuno ha detto che li si può dormire. Speriamo. Io non sto in piedi e i due colleghi mi aiutano ad arrivare al ristoro. Entro e chiedo per dormire. Mi dicono che appena voglio hanno un letto e mi possono svegliare dopo mezz’ora. Mangio due piatti di pasta e poi mi infilo sotto le coperte al secondo piano di un letto a castello. La dormita dura niente e il signore mi viene a svegliare. Scendo rintronato come una campana per andare a mangiare altra pasta. Nella zona ristoro c’è un sacco di gente e pure Lucio con Diego e il veneto che poi arriverà ultimo. Passo praticamente 1 quarto d’ora a ridere come un cretino e non assolutamente voglia di ripartire ma devo farlo. Anche perché il tempo è tiranno. Saluto tutti e mi incammino verso il Cuney da solo. Tutti parlavano di una salita impegnativa. Me la fumo agilmente superando anche un gruppo che a quanto pare dava fastidio farsi sorpassare. In un attimo sono al Cuney e mi ritrovo al tavolo Maureen, doveva essere partita mentre io ero a mangiare dopo dormito. Mangio e le spiego la mia situazione. Devo ripartire e accelerare per arrivare in tempo a Oyace e poi Ollomont. Io sono della prima ondata quindi i miei cancelli sono 2 ore prima di quasi tutti quelli che sono con me. Lei mi dice che mi accompagna. La ringrazio tanto. E’ davvero carina e gentile e andiamo abbastanza d’accordo.
Usciti dal freddo Cuney inizia un tratto di cresta verso il bivacco Clermont. Saliscendi e vento rallentano il nostro passo ma io testa bassa cerco di fare il ritmo. Superiamo diverse persone mentre inizia a fare giorno. Maureen è un po’ stanca ma tiene duro fino al bivacco. Li entro, mi faccio chippare, prendo 2 pezzi di formaggio e qualche crostatina. Sta albeggiando con una vista mozzafiato. Maureen mi dice che si vuole fermare un attimo e risposarsi godendo dell’alba. Io l’abbraccio e riparto accelerato. Yannis che era dentro al bivacco mi dice che mi avrebbe raggiunto e che saremmo scesi insieme. Io parto deciso verso il colle Vessonaz. Saranno 5 minuti. In cima il paesaggio è uno dei più belli di tutto il TOR. Forse il più bello che ricordi. Foto e Brufen di vetta. Mi guardano tutti un po’ straniti ma la discesa è di 1400m e ho abbastanza male alle ginocchia. Partiamo spediti. Yannis è un missile e lo lascio andare. Io scendo bene cercando di non pensare al male. Il vallone è magnifico. Veramente stupendo. Dopo la prima balza ripida c’è un altopiano in cui proviamo addirittura a correre. Riprendo Yannis e scendiamo insieme. Nel bosco riprende la discesa ripida e cerchiamo di non rallentare. Raggiungiamo Andrea,il ragazzo di Torino che ha anche lui un problema al ginocchio praticamente da martedì. Per lui ogni discesa è una tortura. Scambiamo due parole e lui riesce anche ad accelerare. Come me è della prima ondata. Siamo veramente giusti giusti con i tempi. Poco prima del ristoro arriva mio papà che mi racconta di aver preso verso Ollomont e non verso la discesa da dove stavo arrivando. Ha un pacchetto di patatine e me ne mangio alcune. Al ristoro Monica mi porta la pasta e mi sistemo un po’. Sono cotto e ho abbastanza male. I piedi iniziano a perdere un po’ di sensibilità da sotto ma nessun male. Ora ci aspetta ancora il Col Brison. Dall’assistenza stimavano 6 ore circa che vorrebbe dire arrivare giusti giusti in base vita. 20 minuti di sonno su una branda e sistemazione vesciche dall’infermiera. Doppio caffe e si riparte i modalità estiva. Yannis vuole ancora riposare un po’ e lo saluto. Il sole è caldo e la salita bella ripida. 1200 m in 6 km o poco meno. Si sale nel lariceto. Sono stanco e dopo un’ora circa vedo cose strane tipo un manifesto di un qualche fil su una pietra che cambia mentre mi avvicino (Saranno solo degli aghi di larice su una pietra) e pure un furgoncino dei gelati. In realtà sono solo in questo bosco del cavolo. Mi raggiunge Yannis che mi dice che vado piano e mi chiede se sto bene e se gli posso imprestare del Voltare. Io probabilmente sono 1h e 30 che non mangio e sto sudando parecchio. Mi sparo un gel e va decisamente meglio. Yannis va su deciso e io non mollo. Al ristoro lui avrà 2 3 minuti di vantaggio. Mi siedo e mangio 2 3 pezzi di formaggio e bevo due bei bicchieroni di cocacola fresca. Manca ancora l’ultima rampa, circa 400m ma sono motivato e sto bene. Si sale dritto per dritto tipo vertical. Dal colle si vede pure Gressan, il paese dove abbiamo affittato la casa per il TOR. Inizia la discesa. Aia. Dolore terribile. E’ super ripida, peggio che la salita. Non vado veramente avanti ma ho troppo male. Prendo un brufen anche se non voglio dover prendere un brufen ad ogni discesa. E’ ancora lunga. Continuo pian pianino. Devo essere andato su forte perché sono in super anticipo. Becco mio padre quasi sul fondo della discesa e dice che sono super in tempo, che ho recuperato parecchio. La discesa finalmente molla un po’ e manca 1 km alla base vita. Sulla strada asfaltata alla fine non fa neanche schifo. Ollomont, ultima base vita. Sembrerebbe fatta. La vista è fantastica verso il Grand Combin. Sono tutti euforici. Arrivo e Monica ha già tutto pronto per la doccia. Solita procedura collaudata: mangiare, doccia, dormire e o massaggi, mangiare, ripartire. Perderò forse parecchio tempo a fare le docce ma sono davvero un sollievo e mi ricaricano abbastanza. Dopo la doccia c’è un lettino libero per farmi vedere il ginocchio e le vesciche. Mentre mi sistemano i piedi mi abbiocco clamorosamente per 20 minuti. Al risveglio ho i piedi completamente bendati. Che panico. Speriamo che non mi dia poi fastidio tutta quella roba. Si libera una giovane fisioterapista che mi fa fare cambio lettino. Inizia a guardarmi e mi dice che non ho niente. Il brufen ha fatto effetto e in effetti non ho più niente male al ginocchio. Mannaggia. Così non mi fa niente e mi scioglie solo un po’ polpacci e quadricipiti. Mentre sono li altra super sorpresa. Arrivano Giulia con Matilde e Filippo. Che spettacolo. Un po’ di tifo fa sempre piacere. Riceverò anche una chiamata da Martin, il mio allenatore. Non ci eravamo ancora mai sentiti per telefono. Solamente con Whatsapp. Mi ha fatto veramente piacere sentirlo e ringraziarlo per tutto quello che ha fatto prima e durante la gara come supporto a Monica. Finito il massaggio vado ancora a dormire una mezz’oretta. Non mi ricordo bene quanto dormirò. Al risveglio via a mangiare e poi ripartire anche se nel fare le cose sono veramente lentissimo. Mi parlano pure tutti lentamente come se fossi ebete. Magari lo ero proprio.
Mangio ancora un boccone. Yannis sta mangiando. Lo saluto e riparto. Vedo anche arrivare Maureen che è un po’ fuori e quasi non mi riconosce.
Re: TOR 2021
OLLOMONT - COURMAYEUR
Si riparte. La salita sembra ripida ma vado su davvero bene nel bosco al tramonto. Sentiero ottimo e non fatico troppo. Oramai si arriva a Courma. Solo più due colli e basta. Si inizia a fantasticare. Forse però è ancora troppo preso. Mi fermo a parlare con un margaro per 5 minuti. Gode di una vista assurda al tramonto. Che spettacolo. Riprendo verso il Rifugio Champillion dove arrivo praticamente senza dover accendere la frontale per un pelo. Il ristoro sembra un po’ una comune hippy con lampadine multicolor appese, stufa e divanetti. Mi piazzo su una sedia. E prendo la zuppa di lenticchie. Ottima anche se un po’ pepata. Bevo parecchio te e caffe e cerco di mangiare qualcos’altro. La notte è lunga. Non voglio lasciare il ristoro perché si sta davvero molto bene. Ma bisogna continuare. Manca poco al colle. Circa 2-300 m di dislivello. Vanno via molto bene complice la luna che rischiara il paesaggio e l’idea che manca solo più un colle non può che essere d’aiuto. Allo Champillion mi fermo 10 minuti a contemplare il panorama. Non fa freddo. Faccio anche 2 foto e mando due messaggi. Martin alla Base vita mi aveva detto che probabilmente Alberto sarebbe venuto a salutarmi nella discesa. Meno male penso, dato che in discesa non vado avanti. Ed’ è così. All’inizio la discesa è bella e si scende bene, poi è un po’ più “rotta” e ripida. Per fortuna arriva Albi, facciamo due parole e poi arrivo al ristoro in fondo alla discesa. Che fatica cavolo. Sono comunque abbastanza attivo. Al ristoro fa freddo. Mi propongono un piatto di carne e verdure grigliate. Non male. Bevo un po’ di te e prima di andare via mia sparo una fetta di pane e gorgonzola. Davvero buona. Leggera salita e poi i famosi 10 km in piano. Cammino. Dopo qualche minuto inizio a prendere sonno. Non voglio fermarmi. Vedo due dormire a bordo strada. Che sonno. Il sentiero è noioso e monotono. Non passa più. Sonno. Svarionamenti. Fatico a fare un passo dietro all’altro. Non posso fermarmi. Continuo un pezzo e poi dico ad Albi di voler dormire 5 minuiti. Mi metto su una pietra ma non riesco a dormire. Mi rialzo ma sto andando avanti come uno zombie. Inizio a vedere gente venire incontro ai propri cari che probabilmente saranno nelle mie stesse condizioni, se non peggio. Non capisco dove sono e quanto manca. Voglio solo dormire. Dopo 2 ore di agonia arrivo a Saint Remy en Bosses. Un po’ mi sono ripigliato. Ci sono mia sorella e Monica che mi dicono che stanno arrivando dei tipi in stati paurosi e che l’infermiera sta fermando a far dormire quelli più critici. Io mi sono ripreso un po’ e infatti passo il test dell’infermiera. Entro dentro con sacco a pelo e mi butto sotto a un tavolo. Pure Yannis vuole dormire. Che coma. In un attimo passa mezz’ora. La sveglia l’avevo messa dopo mezz’ora ma sono tutti agitati perché c’è il timore di non raggiungere il cancello di Le Merdeux. Io sono abbastanza rincoglionito. Mi alzo e porto fuori dal tendone il sacco a pelo. Dico che mangio e poi riparto. Loro mi dicono stare tranquillo che avrei avuto tempo, ma la mia poca lucidità mi fa pensare di dover partire. Mega piatto di pasta al sugo ultrapepata e sono di nuovo sulla strada verso il Frassati. Mi sembra di stare bene, ma come inizio il sentiero sento una stanchezza atomica e ho solo voglia di dormire. Le gambe vanno bene ma l’equilibrio è quello che è. Mi aggancio a due italiani che mi sorpassano; gli chiedo di poter rimanere agganciato a loro perché ho sonno. Loro mi dicono ok e vanno su belli spediti. La velocità non è un problema. In salita vado bene. Dopo una mezz’oretta incontro Yannis che nel frattempo era partito. Saluto i due che mi hanno tirato e dico che rimango con lui. Ha sonno ed è insieme ad un tedesco. Mangiamo una barretta e ripartiamo. Pure io mi addormento per la strada ma non voglio fermarmi almeno fino al cancello che è 3 400 m più in alto. Li convinco a non fermarsi anche se arrivare a le merdeux è lunga e dura. Arrivati li non c’è ristoro, non c’è cancello. C’è solo una ragazza che controlla le mucche nelle stalle. Le chiedo se sa di un cancello o un controllo dell’organizzazione ma lei dice che è al Frassati. Altri 300 m più in alto. Vediamo le luci e ci sembrano lontanissime. Gli occhi si chiudono e siamo stanchi e fa pure freddo. Loro vorrebbero dormire dietro alla stalla. Provo a convincerli a continuare. Ci riesco e ci incamminiamo. Faccio un bel ritmo per tenerli svegli. In un’ora siamo al Frassati senza mai fermarci una volta se non per bere e mettere il piumino e guanti pesanti (io) perché avevo troppo freddo. Finalmente Frassati mentre le prime luci dell’alba si vedono in lontananza. Entriamo e Yannis e il tedesco crollano su un tavolo. E’ pieno di gente che dorme. Sono stanco ma voglio partire. Voglio concludere sta cosa. Mangio e mi riscaldo. Mi rivesto e parto alla volta del Malatrà. Mancano comunque 400m di dislivello. La fatica è veramente tanta. Non vado avanti e poi ad un certo punto sbuca la, in fondo, l’ultimo colle. Il più famoso, il più desiderato. L’alba è rosso fuoco anche se il sole non è ancora uscito. Attacco il sentiero per il colle dopo aver mangiato una barretta. Sono davvero stanco e ho male un po’ ovunque. Do tutto quello che ho per non fermarmi troppo. Il tratto attrezzato lo immaginavo molto più esposto mentre invece è abbastanza comodo. Arrivo al colle e vedo il Bianco sbucare dall’altra. E’ di un rosso fuoco pure lui. Mi giro e scoppio a piangere. Ce l’ho fatta e non mi sembra possibile. Qualche foto. Carico subito sullo stato la foto del Malatrà. Chi sa di cosa si tratta sa che sono arrivato praticamente. Si tratta “solo” quasi più di scendere a Courma. Piango di gioia. Che soddisfazione. Che meraviglia. Che stanchezza. Vado al “ristoro” del colle e mi faccio un Brufen, l’ultimo. L’acqua è gelida e fatico a berlo. Poi giù. Super piano, piangendo come un bambino. Chiamo Monica per dirle che avevo passato il Malatrà. Lei è anche molto emozionata. Continuo piano piano. Sono stanco e ho sonno e male. Mi sorpassa Lucio che incoraggio e corre proprio bene. Mi passa Yannis che fa due parole, mi ringrazia per averlo tirato in salita e poi va via correndo. Io mi trascino pian piano con il male. Alla fine facciamo un piccolo gruppo di zoppi. Mancano ancora i 200m di dislivello del passo Entre-Deux-Sex. E’ uscito il sole, trovo una pietra dopo aver spiluccato qualcosa al ristoro e punto la sveglia 20 minuti dopo. Non riuscivo a tenere gli occhi aperti ma ormai è fatta. Inizio la discesa ma non va gran chè meglio. Quasi prima del tratto in piano arriva Piero di gran carriera. Si vede che lui va forte. Mi saluta e mi incita. Mi accompagnerà per un bel pezzo ricordandomi di bere e mangiare. Odioso il tratto fino al Bertone. Proverò comunque a correre per cercare di ridurre i tempi di sofferenza e arrivare prima del TOR30. Non volevo arrivare insieme a qualcuno che va al triplo di me. Al Bertone c’è anche Vale, morosa di Piero (lui tra l’altro 3° alla 100 miglia del Monviso). Mi incitano e trovo un po’ di energie per corricchiare qualche tratto di discesa. C’è un sacco di gente che sale e che fa i complimenti. Incrociamo pure Collè con cui scambiamo due parole. Lui era bello riposato e andava a prendere l’ultimo. Di nuovo giù, a me sembrava veloce, ma probabilmente ero stra lento. Finalmente l’asfalto. Mi cambio la maglietta (Ero ancora super vestito) e mi sistemo un po’ per l’arrivo. E poi ancora giù corricchiando e spingendo il più possibile per arrivare prima di quelli veloci. Corro bene e piango.. Sono veramente contento seppur distrutto. Supero ancora una francese in un parco e poi imbocco Viale Monte Bianco. Siamo partiti di li praticamente 6 giorni prima e sono di nuovo li dopo un giro di 350 km e 25000 m di dislivello. Corro felice e spensierato. Non ho male da nessuna parte. Vedo mia sorella e mio papà all’imbocco della via principale. Li abbraccio e pure lo piangono parecchio. Non mi fermo e continuo a correre. Courmayeur è piena di gente che applaude e incoraggia. Che spettacolo. Merita arrivare al sabato mattina. Sicuramente per la gente che fa il tifo. Prima di imboccare il tratto transennato c’è Monica. La abbraccio e le do un bacio. Piangiamo ovviamente. Pure lei si è fatta un bel mazzo e ha sofferto parecchio. Ma finalmente ci siamo. Davanti e dietro nessuno. L’arrivo tutto per me con Silvano Gadin che scandisce il mio nome. Che emozione. E poi è arrivo. Sono tra gli ultimi ma per me è come arrivare primo. Emozione assurda. Foto varie. Medaglia. Foto con pettorale per la Passeggiata per la Vita (fatto la foto alla partenza per paura di non riuscire a farla all’arrivo). Foto di rito e firma del foglio finisher. Consegna GPS e ritiro Maglietta finisher. Esco dalla zona riservata. Sono spaesato. Raggiungo i miei che abbraccio di nuovo fortissimo. Troviamo una panchina proprio dietro l’arrivo, al sole, mi piazzo li. Che figata. Non so quanto ci metterò a metabolizzare la cosa. Ho finito il TOR. Davvero davvero incredibile.
Subito una bella birra e poi pizza e focaccia. Che fame. Non voglio più alzarmi. Poco dopo arrivano i primi della 30 e altri della 330. E’ una grande festa. Lucio e Yannis sono arrivati un’ora prima di me. Maurenn manca ancora all’appello. La danno ferma a Saint Remy ma se non è ancora al Frassati difficilmente arriverà. Mi dispiace perché so che ci teneva tanto, come tutti noi d’altronde. E’ tempo di andare, di “salutare” l’arco di arrivo. Passare nella via principale ed incitare ancora qualche finisher. Qualcuno è veramente cotto. Ritiriamo la borsa e salutiamo i fisioterapisti al palazzetto. Vedo la borsa gialla di Maureen e Yannis ancora da ritirare. Decido di mettere un foglio con un messaggio con il numero di telefono. Mentre scrivo arriva Yannis. Ennesimo incontro fortuito e preciso. Non so come sia possibile. Sarà la magia del Tor. Ci diamo appuntamento per l’indomani alla premiazione.
Poi sarà un provare a ritornare alla vita normale.
Si riparte. La salita sembra ripida ma vado su davvero bene nel bosco al tramonto. Sentiero ottimo e non fatico troppo. Oramai si arriva a Courma. Solo più due colli e basta. Si inizia a fantasticare. Forse però è ancora troppo preso. Mi fermo a parlare con un margaro per 5 minuti. Gode di una vista assurda al tramonto. Che spettacolo. Riprendo verso il Rifugio Champillion dove arrivo praticamente senza dover accendere la frontale per un pelo. Il ristoro sembra un po’ una comune hippy con lampadine multicolor appese, stufa e divanetti. Mi piazzo su una sedia. E prendo la zuppa di lenticchie. Ottima anche se un po’ pepata. Bevo parecchio te e caffe e cerco di mangiare qualcos’altro. La notte è lunga. Non voglio lasciare il ristoro perché si sta davvero molto bene. Ma bisogna continuare. Manca poco al colle. Circa 2-300 m di dislivello. Vanno via molto bene complice la luna che rischiara il paesaggio e l’idea che manca solo più un colle non può che essere d’aiuto. Allo Champillion mi fermo 10 minuti a contemplare il panorama. Non fa freddo. Faccio anche 2 foto e mando due messaggi. Martin alla Base vita mi aveva detto che probabilmente Alberto sarebbe venuto a salutarmi nella discesa. Meno male penso, dato che in discesa non vado avanti. Ed’ è così. All’inizio la discesa è bella e si scende bene, poi è un po’ più “rotta” e ripida. Per fortuna arriva Albi, facciamo due parole e poi arrivo al ristoro in fondo alla discesa. Che fatica cavolo. Sono comunque abbastanza attivo. Al ristoro fa freddo. Mi propongono un piatto di carne e verdure grigliate. Non male. Bevo un po’ di te e prima di andare via mia sparo una fetta di pane e gorgonzola. Davvero buona. Leggera salita e poi i famosi 10 km in piano. Cammino. Dopo qualche minuto inizio a prendere sonno. Non voglio fermarmi. Vedo due dormire a bordo strada. Che sonno. Il sentiero è noioso e monotono. Non passa più. Sonno. Svarionamenti. Fatico a fare un passo dietro all’altro. Non posso fermarmi. Continuo un pezzo e poi dico ad Albi di voler dormire 5 minuiti. Mi metto su una pietra ma non riesco a dormire. Mi rialzo ma sto andando avanti come uno zombie. Inizio a vedere gente venire incontro ai propri cari che probabilmente saranno nelle mie stesse condizioni, se non peggio. Non capisco dove sono e quanto manca. Voglio solo dormire. Dopo 2 ore di agonia arrivo a Saint Remy en Bosses. Un po’ mi sono ripigliato. Ci sono mia sorella e Monica che mi dicono che stanno arrivando dei tipi in stati paurosi e che l’infermiera sta fermando a far dormire quelli più critici. Io mi sono ripreso un po’ e infatti passo il test dell’infermiera. Entro dentro con sacco a pelo e mi butto sotto a un tavolo. Pure Yannis vuole dormire. Che coma. In un attimo passa mezz’ora. La sveglia l’avevo messa dopo mezz’ora ma sono tutti agitati perché c’è il timore di non raggiungere il cancello di Le Merdeux. Io sono abbastanza rincoglionito. Mi alzo e porto fuori dal tendone il sacco a pelo. Dico che mangio e poi riparto. Loro mi dicono stare tranquillo che avrei avuto tempo, ma la mia poca lucidità mi fa pensare di dover partire. Mega piatto di pasta al sugo ultrapepata e sono di nuovo sulla strada verso il Frassati. Mi sembra di stare bene, ma come inizio il sentiero sento una stanchezza atomica e ho solo voglia di dormire. Le gambe vanno bene ma l’equilibrio è quello che è. Mi aggancio a due italiani che mi sorpassano; gli chiedo di poter rimanere agganciato a loro perché ho sonno. Loro mi dicono ok e vanno su belli spediti. La velocità non è un problema. In salita vado bene. Dopo una mezz’oretta incontro Yannis che nel frattempo era partito. Saluto i due che mi hanno tirato e dico che rimango con lui. Ha sonno ed è insieme ad un tedesco. Mangiamo una barretta e ripartiamo. Pure io mi addormento per la strada ma non voglio fermarmi almeno fino al cancello che è 3 400 m più in alto. Li convinco a non fermarsi anche se arrivare a le merdeux è lunga e dura. Arrivati li non c’è ristoro, non c’è cancello. C’è solo una ragazza che controlla le mucche nelle stalle. Le chiedo se sa di un cancello o un controllo dell’organizzazione ma lei dice che è al Frassati. Altri 300 m più in alto. Vediamo le luci e ci sembrano lontanissime. Gli occhi si chiudono e siamo stanchi e fa pure freddo. Loro vorrebbero dormire dietro alla stalla. Provo a convincerli a continuare. Ci riesco e ci incamminiamo. Faccio un bel ritmo per tenerli svegli. In un’ora siamo al Frassati senza mai fermarci una volta se non per bere e mettere il piumino e guanti pesanti (io) perché avevo troppo freddo. Finalmente Frassati mentre le prime luci dell’alba si vedono in lontananza. Entriamo e Yannis e il tedesco crollano su un tavolo. E’ pieno di gente che dorme. Sono stanco ma voglio partire. Voglio concludere sta cosa. Mangio e mi riscaldo. Mi rivesto e parto alla volta del Malatrà. Mancano comunque 400m di dislivello. La fatica è veramente tanta. Non vado avanti e poi ad un certo punto sbuca la, in fondo, l’ultimo colle. Il più famoso, il più desiderato. L’alba è rosso fuoco anche se il sole non è ancora uscito. Attacco il sentiero per il colle dopo aver mangiato una barretta. Sono davvero stanco e ho male un po’ ovunque. Do tutto quello che ho per non fermarmi troppo. Il tratto attrezzato lo immaginavo molto più esposto mentre invece è abbastanza comodo. Arrivo al colle e vedo il Bianco sbucare dall’altra. E’ di un rosso fuoco pure lui. Mi giro e scoppio a piangere. Ce l’ho fatta e non mi sembra possibile. Qualche foto. Carico subito sullo stato la foto del Malatrà. Chi sa di cosa si tratta sa che sono arrivato praticamente. Si tratta “solo” quasi più di scendere a Courma. Piango di gioia. Che soddisfazione. Che meraviglia. Che stanchezza. Vado al “ristoro” del colle e mi faccio un Brufen, l’ultimo. L’acqua è gelida e fatico a berlo. Poi giù. Super piano, piangendo come un bambino. Chiamo Monica per dirle che avevo passato il Malatrà. Lei è anche molto emozionata. Continuo piano piano. Sono stanco e ho sonno e male. Mi sorpassa Lucio che incoraggio e corre proprio bene. Mi passa Yannis che fa due parole, mi ringrazia per averlo tirato in salita e poi va via correndo. Io mi trascino pian piano con il male. Alla fine facciamo un piccolo gruppo di zoppi. Mancano ancora i 200m di dislivello del passo Entre-Deux-Sex. E’ uscito il sole, trovo una pietra dopo aver spiluccato qualcosa al ristoro e punto la sveglia 20 minuti dopo. Non riuscivo a tenere gli occhi aperti ma ormai è fatta. Inizio la discesa ma non va gran chè meglio. Quasi prima del tratto in piano arriva Piero di gran carriera. Si vede che lui va forte. Mi saluta e mi incita. Mi accompagnerà per un bel pezzo ricordandomi di bere e mangiare. Odioso il tratto fino al Bertone. Proverò comunque a correre per cercare di ridurre i tempi di sofferenza e arrivare prima del TOR30. Non volevo arrivare insieme a qualcuno che va al triplo di me. Al Bertone c’è anche Vale, morosa di Piero (lui tra l’altro 3° alla 100 miglia del Monviso). Mi incitano e trovo un po’ di energie per corricchiare qualche tratto di discesa. C’è un sacco di gente che sale e che fa i complimenti. Incrociamo pure Collè con cui scambiamo due parole. Lui era bello riposato e andava a prendere l’ultimo. Di nuovo giù, a me sembrava veloce, ma probabilmente ero stra lento. Finalmente l’asfalto. Mi cambio la maglietta (Ero ancora super vestito) e mi sistemo un po’ per l’arrivo. E poi ancora giù corricchiando e spingendo il più possibile per arrivare prima di quelli veloci. Corro bene e piango.. Sono veramente contento seppur distrutto. Supero ancora una francese in un parco e poi imbocco Viale Monte Bianco. Siamo partiti di li praticamente 6 giorni prima e sono di nuovo li dopo un giro di 350 km e 25000 m di dislivello. Corro felice e spensierato. Non ho male da nessuna parte. Vedo mia sorella e mio papà all’imbocco della via principale. Li abbraccio e pure lo piangono parecchio. Non mi fermo e continuo a correre. Courmayeur è piena di gente che applaude e incoraggia. Che spettacolo. Merita arrivare al sabato mattina. Sicuramente per la gente che fa il tifo. Prima di imboccare il tratto transennato c’è Monica. La abbraccio e le do un bacio. Piangiamo ovviamente. Pure lei si è fatta un bel mazzo e ha sofferto parecchio. Ma finalmente ci siamo. Davanti e dietro nessuno. L’arrivo tutto per me con Silvano Gadin che scandisce il mio nome. Che emozione. E poi è arrivo. Sono tra gli ultimi ma per me è come arrivare primo. Emozione assurda. Foto varie. Medaglia. Foto con pettorale per la Passeggiata per la Vita (fatto la foto alla partenza per paura di non riuscire a farla all’arrivo). Foto di rito e firma del foglio finisher. Consegna GPS e ritiro Maglietta finisher. Esco dalla zona riservata. Sono spaesato. Raggiungo i miei che abbraccio di nuovo fortissimo. Troviamo una panchina proprio dietro l’arrivo, al sole, mi piazzo li. Che figata. Non so quanto ci metterò a metabolizzare la cosa. Ho finito il TOR. Davvero davvero incredibile.
Subito una bella birra e poi pizza e focaccia. Che fame. Non voglio più alzarmi. Poco dopo arrivano i primi della 30 e altri della 330. E’ una grande festa. Lucio e Yannis sono arrivati un’ora prima di me. Maurenn manca ancora all’appello. La danno ferma a Saint Remy ma se non è ancora al Frassati difficilmente arriverà. Mi dispiace perché so che ci teneva tanto, come tutti noi d’altronde. E’ tempo di andare, di “salutare” l’arco di arrivo. Passare nella via principale ed incitare ancora qualche finisher. Qualcuno è veramente cotto. Ritiriamo la borsa e salutiamo i fisioterapisti al palazzetto. Vedo la borsa gialla di Maureen e Yannis ancora da ritirare. Decido di mettere un foglio con un messaggio con il numero di telefono. Mentre scrivo arriva Yannis. Ennesimo incontro fortuito e preciso. Non so come sia possibile. Sarà la magia del Tor. Ci diamo appuntamento per l’indomani alla premiazione.
Poi sarà un provare a ritornare alla vita normale.