Regole del forum
Questa sezione è dedicata alle anteprime e ai racconti delle gare.
Nel titolo scrivete il nome della gara, la provincia e la data di svolgimento.
Mia moglie si chiama Marina!!
Senza di lei probabilmente non avrei fatto nessuna delle oltre 100 gare che ho fatto: iscrizione, logistica , prenotazione alberghi,assistenza in gara,presenza all'arrivo H24 ( esempio Lut alle tre di notte), lei si occupa di tutto ciò e a me non resta che correre e,quando riesco, divertirmi e arrivare al traguardo.
Il massimo sono comunque stati i due tentativi al Tor 2016 ( ritirato a Oyace ) e 2017 (ritirato a Perloz) penso che abbia faticato più lei di me,ogni giorno spostandosi a dormire nei pressi delle basi vita,entrando con me nei vari dormitori per aiutarmi nei cambi e a volte vegliando sul mio sonno per esserci alla ripartenza ( solo nel 2016 era ancora consentito ), facendosi trovare ad ogni ristoro umanamente raggiungibile,cercando in farmacia bende e pomate,portandomi le minestre in base vita, facendo l'infermiera e la fisioterapista con medicazioni e massaggi, ma sopra ogni altra cosa, essendo sempre pronta a darmi la carica nei momenti di crisi con la sua presenza costante.
Quest'anno ho fatto il Tor 30 ( con un ginocchio malandato è il massimo che mi posso permettere) e quando sono arrivato a Courmayeur su quella pedana gialla indossando una maglietta con una dedica per lei che avrei voluto farle dopo un "vero" Tor mi ha abbracciato e abbiamo pianto insieme.
Grandi Lucio e Boborosso.
Mi piace troppo leggere cosa è successo a voi in parallelo alla mia avventura..
Se posso vorrei rabadire quanto detto da Boborosso:
1 - Fisioterapisti e infermieri miracolosi. "sfruttati" in tutte le basi vita. Una volta mi hanno quasi mandato via senza farmi niente. A volte ho solo bisogno di farmi dire che non ho niente. Comunque proprio niente non l'ho mai avuto. I mali erano abbastanza reali.
2 - Io senza assistenza di mia moglie e di qualche sorpresa di qualche amico forse non avrei finito il TOR. Non credo che smetterò di ringraziarli mai abbastanza.
Se vi può interessare ho anche fatto un video molto artigianale e palloso con foto e video recuperati qua e la.
Corry ha scritto:Vero! Nella prima parte sembravi uno straccio. Avrei scommesso su un tuo ritiro. Poi più andavi avanti più stavi meglio! La magia del Tor!
O forse le strillate che arrivavano dalla moglie in persona e dal coach al telefono
Sante donne!
Grazie per il tuo racconto! Immagino la soddisfazione di essere riuscito ad arrivare a Courma, anche se in una gara diversa. TOP
GIORGIVS ha scritto:Se vi può interessare ho anche fatto un video molto artigianale e palloso con foto e video recuperati qua e la.
Molto bello! Il fatto che mi hai ripreso dal secondo 36 al secondo 1.25 valorizza molto il video e gli dà pregio.
Io sono quello con maglia rossa e zaino della Grivel. Ammazza quanto ero agitato, non stavo fermo un attimo...
Quando Monica ti ha detto "sembri appena partito" era quasi credibile. Grandissimo a non mollare e andare avanti lo stesso!!!
Quando ti ho visto arrivare ho pianto, probabilmente lo continuerò a fare per tutta la vita per ogni arrivo che vedrò... quante emozioni su quella pedana....
I ricordi sbiadiscono, poi cominci a scrivere e ti viene in mente tutto... che trip!
Quinta tappa Gressoney-Cretaz Valtournanche
L’incontro con la famiglia qui sembra un pit-stop della Ferrari, avevo concordato tutto con 5M (mia moglie, Michela Marina Mior) al telefono per evitare di perdere tempo in base vita. Evito la doccia e i bendaggi. Cedo i bastoncini curve a mia moglie, uno dei due ha perso il chiodo, ho quelli di riserva nel borsone giallo. Le bambine mi puliscono le gambe dal fango con le salviette, mia moglie mi tira fuori i cerotti, pulisco tutto, metto crema, mi cambio, cambio le pile e recupero quelle robe che mia moglie mi ha lavato e asciugato. Sistemo lo zaino. Cambio la batteria nella frontale. In 15-20 minuti faccio quello che avrei fatto in base vita in 2-3 ore. Saluto, bacio, abbraccio e entro in base vita, dispiaciuto che non possa stare di più con loro. Non so quando le rivedrò.
In base vita mi cambiano il rilevatore GPS, ormai scarico.
Vado a mangiare: hanno verdura fresca!!! Mi faccio un piattone di insalata, radicchio, carote, pomodori. Questo piatto lo percepisco stupendo ma non entra nella top 3. Ormai la top 3 è conclusa: ho fatto parte della gara respirando a bocca aperta, ho fatto lunghi tratti con la parte finale della bocca completamente asciutta, ogni tanto me ne accorgevo, chiudevo la bocca e cercavo di portare un po’ di saliva in quella zona, sembravo un vecchietto senza dentiera, per capirci. Da qui in poi non sentirò molto i sapori e quindi se mangerò cose molto buone non me ne accorgerò, purtroppo. In compenso the caldo e sale li sentirò che grattano bene in gola.
Finita l’insalata vado nuovamente al buffet e faccio un giro di sola carne, mi giustifico con il volontario facendogli vedere che ho il piatto sporco di verdura, prendo arrosto di tacchino, salame, bresaola, crudo, cotto… e una birrazza per annaffiare tutto.
Prendo e vado a buttarmi su un materassone della palestra, nella stanza destinata al dormitorio. Smessaggio a 2-3 persone, metto la sveglia e dormo. Per la prima volta devo stare attento al cancello orario, a Donnas avevo tipo 9 ore di anticipo sul cancello, qui con 2 ore e mezza di sonno partirò con solo 30 minuti di vantaggio. Cosa vuol dire dormire/non dormire… Se sono troppo cotto procedo comunque, ma lentissimo! Conscio di questo mi metto la sveglia dopo 2 ore e mezza. Questo sonno aiuterà ad andare più veloci.
Dopo 1 ora e mezza, ciclo di sonno completo, apro gli occhi e guardo l’orologio… mi impongo di dormire ancora, dopo un'altra mezz’ora però sono in piedi, non ho sonno. Me la prendo con calma, passo per il bagno, mangiucchio ancora qualcosa e parto per la prossima tappa, semplice-semplice, due su e due giù.
Al punto ristoro chiedo se piove ancora, no, non piove. Perfetto.
Uscendo faccio due battute con i volontari rilevatori di chip, mi cazziano perché sono in pantaloncini corti, mi danno dell’irresponsabile, fuori piove. Mah, mi hanno appena detto che non piove… “ah, non piove?” eh… no… “allora va bene…”
Esco, è una bella serata post pioggia, si sente l’aria umida e calda post pioggia, la temperatura è confortevole e in pantaloncini e maglietta termica si sta da dio. Ovviamente è buio, sono le 22.30 di sera. Tipo 5 km di asfalto in leggera salita, vado deciso, mando due messaggi a questo e quello, conforto 5M che sta andando tutto alla grande (sempre mia moglie, Michela Marina Mior) e la ringrazio per l’assistenza di prima. Sento Marco, quello la cui colpa è stata farmi iscrivere al Tor, scambiamo due battute e mi incoraggia, mi dice che su SpiritoTrail stanno tifando per me.
Finito l’asfalto sono in parte ad un francese, gli dico subito “Je ne parlè Fransè: 1) Abatjour 2) Garage” e faccio motto con le mani che ho finito lì le mie conoscenze. Lui l’inglese proprio lo mastica male, ma la magia del TOR fa in modo che io e questo Greg francese ci facciamo un mega discorsone sulla capacità del nostro corpo a sopportare le situazioni limite, mi racconta che a Gressoney era senza borsone giallo perché gliel’avevano perso, e mille altri discorsi. Ci raggiunge il suo amico francese Alain, che puntava alle 130 ore ma che ha avuto problemi fisici e adesso si accontenta di arrivare.
Comincia il sentiero, andiamo avanti un pezzo assieme, senza accordarci. Arriviamo al rifugio Alpenzou già un po’ divisi, li saluto e gli dico di andare. Riparto con il conosciuto Doriano, io sempre in pantaloncini e maglietta confortevoli.
Si sale un po’, ma Doriano da subito è in difficoltà, da quel che ho capito non ha dormito molto fino ad ora. Io sono forte e fresco con le mie 4 ore e 25 di sonno, anche se è la notte tra mercoledì e giovedì, quindi ho superato le 86 ore di gara. Procediamo abbastanza bene, ma sopra i 2000 mi dice che deve fare un microsonno, si alza il cappuccio sulla testa, si appoggia ai bastoncini, chiude gli occhi, “quanto ho dormito?” 40 secondi… avanziamo 3 minuti, “devo fare un altro microsonno”, chiude gli occhi di nuovo, “quanto ho dormito?” 1 minuto… così 5 volte fino ai 2500, io mi vesto bene a questo punto, che aspettare fermi a queste altitudini di notte non aiuta. A ogni sosta prende qualcosa di diverso, gel, barrette, oki, mi impunto un po’ che fare microsonni a queste altitudini fa più danni di quello che aiuta. Finalmente arriviamo alla cima, foto di rito, ma se in salita non ce la faceva in discesa è uno strazio. Io continuo a cercare di tirarlo, lo aspetto, mi sento sempre in debito, se al Sassa lui non mi avesse aspettato non sarei qui a tirarlo, sarei già a Courmayeur senza braccialetto.
Pioviggina, a momenti, mai niente di serio, ci si bagna un po’, io ho impermeabile e pantaloni antipioggia, non ho paura di niente.
La discesa è un supplizio, prende qualsiasi cosa per restare sveglio, se all’1 aveva gli occhi chiusi, adesso sembra che la faccia gli si sia contorta verso il centro in un unico punto, ha gli occhi vicinissimi al naso e la bocca altissima sulla faccia. Sembra un cartone animato di Braccio di Ferro, quando danno un pugno nel naso a uno, faccia avviluppata. Non so come abbia fatto a contorcersi così, lo si vede che sta soffrendo. Io non lo mollo, anche se sono molto tentato anche solo per evitare l’abbiocco che sta scendendo su di me. Guardo l’orologio, guardo Doriano, magari sono anche un pelo severo, ma sembra che se “alzo un pelo la voce” mi segue e accelera. Ritorno alla civiltà, attraversiamo un paesino di montagna, vediamo un corridore che si fa una pennichella su uno sdraio di una casa, in parte ai bidoni dell’immondizia. Inutile dire che questo tran-tran comincia a mettere ben sonno anche a me. Arriviamo alla strada carrabile, ormai ci siamo e dico a Doriano che la strada è diventata facile, ci vediamo al rifugio. Dopo 1 km torna ad essere sentiero, ma non ho balle di fermarmi, mi si stanno chiudendo gli occhi, accelero invece, è tutta la discesa che ho allucinazioni visive da un bel po’ (nei sassi o nei rami a terra vedo animali stilizzati, facce di persone, fate, teschi…). Un altro km e si arriva alla periferia di Champlouc.
Qui ricorderò il momento più HOT di tutto il TOR, mi giro a SX e vedo una finestra al primo piano illuminata di rosso, guardo dentro e vedo una ragazza, bionda, che sta facendo la vasca con la schiuma, nuda. Mi giro incredulo verso la strada, guardo l’orologio, sono le 4 e mezza di mattina. Penso subito ad un allucinazione, sono a posto. Però…
Riguardo verso la finestra, è lì, con la sua schiuma e il braccio alzato che sta insaponando. Impossibile. Continuo a procedere, senza più guardare. Dopo 30 metri mi dico: “se ti giri adesso non vedrai niente, neanche la luce rossa”. Mi giro, la casa ormai è inclinata, ma la luce rossa si vede ancora. Chiederò poi ad altri concorrenti, molti hanno notato la luce rossa di notte, solo io ho visto la donna nuda. Ma tutti tifano perché quello che io ho visto fosse la verità. Rimango con il parziale dubbio.
2-3 km di centro, infinito, quanto lungo è questo Champlouc, non potevano chiamarlo Champ-cort…
Arrivo al ristoro, ben poco accogliente visivamente, chiedo un posto dove dormire, hanno le brandine, chiedo alle due ragazze volontarie una ninna nanna, mi guardano negli occhi e mi dicono che non serve, effettivamente… vengo svegliato mezz’ora dopo, come richiesto. Dormo bene, vedo in parte a me Elia che sta dormendo, naturalmente non lo sveglio. Esco dal dormitorio, chiedo se c’è un infermeria, mi dirigo dall’infermiera, le chiedo di darmi una scotchata all’alluce SX che mi si sta staccando un unghia. Visto che sono col fiatone nel rimettere la scarpa, mi controlla con il saturimetro, tutto a posto. Mi propone di prendere qualcosa per il dolore all’unghia. “Che dolore?” “All’unghia, visto che è alzata ti farà male” “Sinceramente no, non ho tempo e voglia di sentire il male…”, “ok, non prendere niente… contento tu”. Non sono un supereroe, ho fatto gli ultimi due mesi prima con una mezza influenza, curata con l’OKI, poi ho preso 15 giorni di antibiotico perché mi era comparso il cerchio tipico del morbo di LYME, dopo aver avuto vari morsi di zecca, e ho avuto una bella influenza nella seconda metà di agosto, ho cercato di prendere medicine il meno possibile e ho finito di fare l’aerosol 2 giorni prima del TOR. Ho cominciato il Tor che ero stufo di prendere medicinali e ne ho preso solo uno a Cogne come indicazioni del medico per poi pentirmene per il mal di pancia.
Chiedo un the caldo e una pasta. La pasta la lascio lì, dura e asciutta, sembrava mi aspettasse da almeno 3 ore nel piatto. Vedo Doriano, la faccia è ancora in versione-popeye. Lo scruto tra le fessure della pelle, dove dovrebbero esserci gli occhi, e gli dico “vai a dormire, 1 ora, poi ti alzi, mangi e riparti fresco” Ha tutto il tempo per farlo, è partito 2 ore dopo di me, non ha cancelli che incalzano (scoprirò dopo parlando con Elia che non lo ha fatto, ha fatto 20 di semisonno sul tavolo ed è ripartito).
Parto, ancora mezzo rintronato, i primi km sono in un parco/bosco, con statue di legno intarsiate ogni 30-50 metri, molto bello, se non fosse che sono completamente rincoglionito. Ma il cielo sta schiarendo, e la luce del sole porta via il buio e il rincoglionimento. Ci sono ancora nuvole. L’orologio mi segna 250 km, probabilmente canna 5-10 km in più, mi ha dato qualche problema a 230 km e ha sfarfallato un attimo, ho dovuto togliere l’auto-lap perché continui a registrare. A Gressoney cmq segnava 210 km, penso correttamente. Alla fine della gara mi segnerà 440 km. Dopo tutti questi numeri, il succo è che adesso segna 250 km e come da accordi giro la foto ai miei amici di casa, tenuti a fare un brindisi ogni 50 km. Questa gara può generare grossi problemi di alcolismo…
Mi sono spogliato, fa caldo, mi sto un po’ troppo trascinando, mi raggiungono il gruppo dei 3 toscani, Matteo, Luca e Federico, già conosciuti in precedenza, facciamo la salita assieme, a patto che non tirino troppo. E invece… tirano. Facciamo una mezza pausa per fare la foto al Cervino, su cui ha nevicato sta notte. La pausa consiste nel rallentare 2 passi per tirare fuori il cellulare, loro non fanno tutti le foto, uno dei tre è delegato a fare le foto, per ottimizzare i tempi, dopo 2 passi “lenti” ripartono a palla. E io dietro, sorrido, protesto senza troppa convinzione. Arriviamo a 2500, chiedo una pausa per mettermi qualcosa addosso, e loro accelerano il passo… così ci si scalda senza bisogno di strati… disgraziati… Arrivo al Grand Tournalin, campane di mucche che suonano a manetta, ristoro, saluto il gestore (gestrice, si dice?), dovrei bere una grappa per un mio amico, ma sono le 9.00 e opto per un the caldo. Salita al col di Nana veloce e poi discesa assieme ai toscani, si parla del più e del meno, uno ha la mezza sotto l’ora e 20 e la maratona ben sotto le 3 ore, ma cosa ci faccio io qui con loro… Chiedo della ragazza che faceva la vasca nuda, hanno visto la luce rossa, hanno il mio appoggio, ma non hanno visto la ragazza.
Si scende dal col di Nana veloci, la vista è stupenda, le nuvole a ciuffi cotonosi lasciano spazio ad un cielo azzurro, timido, ma c’è e dà energia. Si scende bene, assieme. In 3 ore siamo a Cretaz-Valtournenche, senza accorgerci del tempo che passa mentre parliamo.
Ho di nuovo 7 ore di vantaggio sul cancello orario, cosa vuol dire dormire bene…