Mi spiace per te Bobo, non dovrai aspettare così a lungo per tornare a voler rifarlo....Boborosso ha scritto: Tra 40 anni, quando in caso mi verrà voglia di rifare il Tor, magari ci accordiamo prima per vederci
TOR 2021
Moderatore: maudellevette
Regole del forum
Questa sezione è dedicata alle anteprime e ai racconti delle gare.
Nel titolo scrivete il nome della gara, la provincia e la data di svolgimento.
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Nel titolo scrivete il nome della gara, la provincia e la data di svolgimento.
Re: TOR 2021
Re: TOR 2021
???mannaggia!Boborosso ha scritto:Hai fatto un copia incolla doppio, niente da criticare, eh, però quando hai scritto " e pure un'ottima..." e c'è stato l'errore del copiaincolla mi hai lasciato con la sete, cercavo la birra disperato tra le righe e non la trovavo...biglux ha scritto:Al parterre mi danno la maglia finisher e pure un’ottima birra alla spina.![]()
Complimenti per essere arrivato!…
Re: TOR 2021
Mi permetto una riflessione.
Conosco abbastanza bene la rete, i gruppi Fb e quant'altro, ma questo thread, quest'anno, non ha paragoni! Sul sito del Tor, racconti come questi li pagherebbero barili d'oro, e invece ci tocca goderceli fra di noi
Che sollucchero leggervi ! Bravi tutti, anche a scrivere.
Conosco abbastanza bene la rete, i gruppi Fb e quant'altro, ma questo thread, quest'anno, non ha paragoni! Sul sito del Tor, racconti come questi li pagherebbero barili d'oro, e invece ci tocca goderceli fra di noi
Che sollucchero leggervi ! Bravi tutti, anche a scrivere.
Re: TOR 2021
Ogni volta che il racconto ci porta all'arrivo si sentono le vostre emozioni! Che esperienza. Io nel 2017 ho corso l'UTMB e da quell'arrivo non passa giorno che non ripensi a quel fantastico giro della morte! Sono esperienze di vita, non solo sportive.
Re: TOR 2021
Massimo e Marina = GIGANTI! e anche…amici GIGANTI!!! ???
Re: TOR 2021
Concordo con GianniS, fantastici racconti! Bellissimo leggerli!
Ringrazio Lucio-BigLux per avermi citato nel suo racconto, ma soprattutto per aver condiviso con me una parte del viaggio verso Courmayeur! La birra al Gran Tourmalin alle 11 di mattina rimarrà impressa nei miei ricordi del Tor 2021 for ever, e spero di vederci presto in Valtellina!
Un abbraccio a tutti e continuate a scrivere! Personalmente non riesco a mettere su “carta” il viaggio durato 148 ore, ma leggervi mi fa ritornare indietro e mi riporta alla memoria quelle notti (e giorni) magiche!
Giorgio
Ringrazio Lucio-BigLux per avermi citato nel suo racconto, ma soprattutto per aver condiviso con me una parte del viaggio verso Courmayeur! La birra al Gran Tourmalin alle 11 di mattina rimarrà impressa nei miei ricordi del Tor 2021 for ever, e spero di vederci presto in Valtellina!
Un abbraccio a tutti e continuate a scrivere! Personalmente non riesco a mettere su “carta” il viaggio durato 148 ore, ma leggervi mi fa ritornare indietro e mi riporta alla memoria quelle notti (e giorni) magiche!
Giorgio
Re: TOR 2021
Sollucchero mi mancavaGianniS ha scritto: Che sollucchero leggervi ! Bravi tutti, anche a scrivere.
giotizi, scrivi, scrivi, che poi dimentichi tuttogiotizi ha scritto:Un abbraccio a tutti e continuate a scrivere! Personalmente non riesco a mettere su “carta” il viaggio durato 148 ore, ma leggervi mi fa ritornare indietro e mi riporta alla memoria quelle notti (e giorni) magiche!
Dai, che oggi si arriva a Courmayeur! Forse
Settima tappa Ollomont- Courmayeur
La zona massaggi è dentro al dormitorio, in un tendone da sagra, è praticamente deserta, “fatti la doccia e vieni qui”, scatto. Le docce sono in dei sgabuzzini all’aperto: la mia porta, che ovviamente non si chiude bene, è davanti alla finestra della cucina, sapessi a questo punto quanto me ne frega di farmi vedere nudo… entro, apro, prendo quello che mi serve dalla panchina davanti, chiudo, riapro, saluto il cuoco che mi guarda perplesso. Vado in zona massaggi: “tu lavori e io dormo? Perfetto”. 20 minuti di nanna nel lettino, mi fanno i bendaggi nuovi, mi mettono i tape nuovi, frontali per aiutare le ginocchia, sento le rotule in gola ma aiuterà molto. I tape nuovi sono neri e bianchi, sono vestito a festa!
Mangio e mi metto in branda, sotto 2 strati di coperte, oltre al piumino. E’ pomeriggio, non fa freddissimo ma siamo a 300 e passa km e adesso il corpo ha bisogno di un po’ di assistenza.
3 minuti che sono lì, quasi addormentato. Arriva “il mio amico veneto”, entra urlando in dormitorio, dice tutto quello che deve dire ai massaggiatori: da quel che ho capito da Oyace è salito al Brison, ha avuto un problema muscolare e invece di continuare a Ollomont ha seguito il suggerimento di una signora incontrata sul percorso che gli ha detto che a Oyace c’erano i massaggiatori, è ritornato indietro, non trovando nessuno… Naturalmente mi toglie il sonno. Mi alzo e parto, ho dormito 1 ora a Oyace e 20 minuti in zona massaggi, programmo altri 30 minuti al prossimo rifugio Champillon, che dovrei raggiungere al tramonto.
Sono fuori con 1 ora di anticipo sul cancello, non avrei potuto dormire molto comunque.
Salgo di buona lena, arriviamo ad un pascolo stupendo, faccio foto, vedo il pastore, gli dico che è fortunato ad essere qui, “non c’è internet e quando piove è un puttanaio, ancora una settimana di questa mer.a”… punti di vista… io farei firma.
Salgo ancora, il Champillon è là davanti, il sole sta scendendo, accelero anche se faccio gli ultimi 300 metri praticamente al buio. Vedo il rifugista, comincio a parlare, mi schiarisco la gola e poi dico “c’è un posto dove dormire una mezz’ora?”, dal tono sembrava fossi disperato, il rifugista premuroso mi dice che posso salire, vado nella camera con i letti a castello, sono le 20.20, metto la sveglia alle 21.00. Sento urlare tra rifugisti fuori, protestano che hanno troppa gente a dormire, sposto la sveglia alle 20.50 per correttezza.
“Ehi! Sveglia! Sei qui da un’ora!” Coooosa? Guardo l’orologio… 20.40… sono 20 minuti… “ah, scusa, mi sono confuso con un altro…”
Ormai… mi alzo.
Con questo siamo a 3 risvegli non desiderati nelle ultime 30 ore. Non bene.
Vado sotto la tettoia dedicata al ristoro, fa calduccio, scambio due parole con uno, mi dice che farà 1 ora di pausa a ogni ristoro d’ora in poi, seduto, senza dormire. Bevo un the zuccherato e mangio frutta disidratata, mi decantano la minestra di qui, sembra gustosa ma ormai sono al dolce e ho lo stomaco un po’ chiuso. Andiamo, va…
Il sentiero sale bene, ma incredibilmente, dopo 300 km e più di 22.000 metri di dislivello fatti, i muscoli rispondono perfettamente, non mi pesa la salita, anzi. Sono arrivato al punto che io “discesista di professione” preferisco la salita alla discesa. 300 metri di dislivello su meno di 1 km, fatti. Arrivo al penultimo colle, “ogni biel bal al stufe”, ogni cosa se fatta troppo a lungo stufa. Foto e sasso al Col Champillon, scrivo a 5M e vado, lei tifa per me. Anche Marco mi dice che se ho bisogno, di chiamarlo a qualsiasi ora. Mi sento le spalle coperte.
Dal colle cominciano le allucinazioni. E’ l’ultima notte, sono a 8 ore e 05 di nanna in 131 ore di viaggio. Vedo immagini di qualsiasi cosa sui sassi, ad un certo punto mi rompo le scatole, tiro fuori il cellulare e ogni “faccia” che vedo la fotografo (nessuno a casa nelle foto vedrà quello che ho visto io questa notte… quegli occhi, quegli sguardi da terra… che ansia…). Mi sorpassano in due, uno prima e uno dopo, metto via il cellulare che non sono venuto qui solo per fotografare allucinazioni.
Ogni sasso mi fa vedere qualcosa, è una situazione pesante, cerco di non fissarli, ma devo guardare il sentiero per forza, che fatica.
Mia mamma, santissima donna, mi manda una registrazione di una canzone di chiesa per supportarmi… ho un burrone profondo 500 metri sulla SX, ho un muro di roccia sulla DX e sto ascoltando una musica di messa… “Signôr, cjolmi cumò!”, Signore, portami in paradiso adesso…
Mi concentro sulla discesa, va. Si vede laggiù il ristoro di Ponteille Desot, ci sono delle luci, si vedono le luci delle frontali davanti a me per tutta la discesa, in questo momento si vede bene quante povere anime siamo in giro sui monti, cacchio, tutti davanti a me… procedo, fa caldo, scendendo di quota però la temperatura scende, passiamo sopra un fiume e c’è una corrente d’aria veramente fredda, il ristoro non arriva più, ho paura di aver sbagliato strada, chiedo, ma sono giusto, guardo indietro, la montagna è tempestata di lucine, aaaah, allora non sono l’ultimo…
Arrivo al ristoro, griglia accesa, “ti facciamo un panino?” yeeessssss! Capocollo e zucchine unti, bevo coca, mangio il panino, ma fa un casso di freddo, indosso impermeabile, pantaloni antipioggia, guanti, sopraguanti, ma fa freddo, c’è tanta aria. Mangio di corsa e scappo, se fosse più caldo mangerei ancora qualcosa. Il panino deve essere stato delizioso, ma ho la gola in fiamme e deglutisco con difficoltà quel ben di dio senza sentirne troppo il sapore.
Parto verso la discesa più lunga del tor, magari sembra a me, entro in trance, mi sembra di essere un deportato o un prigioniero, mi stanno obbligando a spostarmi da un posto ad un altro, infinito, procedo veloce camminando ma odio tutto e tutti. La discesa è blandissima, 200 metri in giù su 10-12 km di strada sterrata, o poderale che dir si voglia. Ma è infinita. Sono in coma. Raggiungo Doriano, mio compagno delle notti di coma… non aiuta molto, eh… è con gli sforzi di vomito, non vede bene dove va. Ma meglio che stare da soli. Gli racconto delle mie allucinazioni, mi suggerisce di stare sulla corsia di DX, lontano dal burrone, ottimo suggerimento.
Gli faccio notare che davanti alla luna le nuvole sono a forma di trattore, disegnato come lo potrebbe disegnare un bambino, proprio ben disegnato con un pennarello, lui non lo vede. Figurarsi quando gli faccio vedere che adesso si vede uno slittino e una ballerina distesa sopra… Disegnato bene, nitido sul cielo, Doriano mi guarda di traverso. Mi godo da solo i successivi trip, senza condividerli, se non sono apprezzati…
Continuo ad avere questa sensazione di ansia di deportato…
Doriano ogni tot si ferma, con sforzi di vomito, non scaricherà mai. Io ogni volta approfitto per togliere o rimettere i pantaloni antipioggia, ho caldo, ho freddo, in realtà sto soffrendo per il sonno e il corpo mi manda messaggi assurdi, sperando che per un motivo o per l’altro io mi fermi.
Arriviamo a Saint Remy, il ristoro mi sembra di vederlo nel mezzo, là sotto, facciamo un giro infinito prima di arrivarci, mi sento torturato, quanto ci fanno girare per arrivare qui sotto… magari me lo sono immaginato ma mi è sembrato che ci facessero avvicinare a spirale, 2-3 km di giro-giro assurdo. Ma arriviamo.
Tendone da sagra in piazza, entro, c’è uno, brutto e grosso che mi guarda, peserà 150 kg (oh, senza offesa, ma non so se vedo bene, questa era la mia impressione da allucinato…), mi chippa, chiedo dov’è un bagno, mi risponde descrivendo il percorso infinito che ha fatto Ulisse per tornare a Itaca, ringrazio, esco dal tendone e vedo una ragazza, sembra gentile, le chiedo dov’è il bagno, mi risponde “lì”, indicando una porta in parte a me. Lodata sempre sia la ragazza gentile. Entro, la luce non va, l’interruttore non c’è, cacchio se sono in trip. Poco male, accendo la frontale e faccio quello che va fatto. Esco dal bagno e entro nel tendone, il chippatore mi guarda in cagnesco, lo supero schivandolo, chiedo a uno dove posso dormire, “dove vuoi!” muovendo il braccio a ventaglio con la mano aperta mostrando tutto il tendone… mi guardo in giro, per terra hanno messo linoleum a coprire i sampietrini della piazza, c’è gente che dorme sopra tavoli, sopra le panche, per terra, gente seduta appoggiata alle braccia sul tavolo. Eccolo, il lager dei deportati. Per fortuna non ho chiesto delle docce… (battuta magari triste, ma capitemi…).
Cerco un buco dove appoggiarmi, uno si alza da sotto il tavolo, gli chiedo se posso distendermi lì, “certo!”, che culo, mi ha lasciato il posto! Per terra sotto al tavolo… Quello in parte a me ha 3 teli sopra, uno termico e due di nylon rumoroso. Il tendone è scaldato da un cannone, si accende ogni 2 minuti per 30 secondi, ogni volta che si accende i teli di nylon si alzano a vela, il tipo li blocca e se li porta giù, fa un fracasso incredibile e dorme.
Ho troppo sonno, mi addormento, nel sonno ogni tanto sento rumori di nylon che si stropicciano, ma dormo. Suona la sveglia 30 minuti dopo, il tipo del nylon è ancora lì, mi alzo, non è il momento di temporeggiare. Mangio mezza mela (sono stato 1 settimana senza frutta…), Doriano non c’è più (avrà mai dormito in tutto il TOR?). Parto da solo, abbandonando il lager. L’ansia del cancello orario del prossimo punto di Merdeux incalza, non so quanto manchi. Il cancello sarà alle 8, o alle 6, non capisco bene quello che mi manda Marco da casa. Sono le 3 di notte, dovrei farcela più o meno facilmente.
Avanzo spedito, sono fresco adesso, dopo 2 km mi giro e vedo una decina di luci dietro di me, faccio da apripista, sento il texano che sarà indietro di 500 metri, che sbraita al buio. Accelero il passo, supero 2 persone, in due punti diversi, che dormono a bordo sentiero. E il cervello torna a spegnersi… di nuovo le allucinazioni, ho la percezione che ci sia una casa in sasso sulla DX e che ci sia un cavalcavia sopra di me, ogni volta che sposto lo sguardo per metterli a fuoco non c’è niente, a dx prato o alberi, sopra stelle. Che aria pesante.
Passo in parte ad una casa, sarà Merdeux? Urlo, chiamo “c’è qualcuno?”, un cane in casa comincia ad abbaiarmi, vado avanti e indietro, un altro cane comincia a latrare assieme al primo, sempre chiusi in casa, per fortuna. Ok, se qualcun altro si fosse fermato qui, i cani erano già incacchiati prima del mio arrivo, procedo.
Non vedo niente, anzi, vedo le bandierine che riflettono, i catarifrangenti aiutano, quando alzo lo sguardo vedo tante lucine, alcune frontali, vedo il ristoro là davanti, forse… o forse è tutto buio e mi sto immaginando tutto…
Arrivo ad una mega stalla… che sia Merdeux? Ma un nome più carino potevano dare a sta mer.a di posto che devo raggiungere… non è sicuramente Merdeux, vedo uno che esce dalla stalla, sta iniziando la sua giornata di lavoro, al buio, mi fermo per farmi vedere, ma non mi dice niente, non mi caga, ok se qui dovevano chipparmi mi avrebbe detto qualcosa. Avanzo 30 metri, ma poi mi viene il dubbio, magari non mi ha visto… macchecazzo… un cane mi guarda incuriosito, sull’angolo della stalla… vabbè… vado avanti, va… non ci sono gli striscioni tipici della gara e mi convinco a procedere.
Lucine, si vede là lontano che ci sono le luci del rifugio, di una tonalità più calda rispetto ai catarifrangenti, abbasso lo sguardo, lo alzo, ci sono i due rifugi, uno dietro l’altro, Merdeux e Frassati, ok, pompo, alzo lo sguardo, si vede proprio il contorno delle finestre del Merdeux, la volta successiva che guardo, però, il primo ristoro è scomparso. Ci sono lucine catarifrangenti, belle allineate, troppo allineate, le sto immagginando. Mi incacchio, questo sentiero non porta da nessuna parte, sto crollando, sto morendo. Fanculo (si può dire?), mi siedo e tiro fuori il cellulare.
Mi sveglio, sono seduto con il cellulare in mano… cazzo, mi ero addormentato.
Apro il programma GPS del cellulare. Non c’è internet. Apposto.
Guardo whatsapp, Marco mi ha scritto 1 ora e mezza prima che dovevo arrivare a Merdeux entro le 8. Gli scrivo “Ma dola ca l è?”, dov’è? Sono in panico, sono stanco. Non posso andare avanti così. Devo dormire in sicurezza, altrimenti mi addormenterò in piedi. Avanzo, cerco un posto in cui non si rischi di rotolare giù dalla montagna (sì, sono in pendenza, non so quanto pende sta montagna, ma se cado addormentato non la racconterò a nessuno sta cacchio di notte…), trovo un posto ideale, mi metto giù di traverso sul sentiero, zaino addosso, incassato dentro un cespuglio di rododendri per tenermi bloccato. Metto la sveglia dopo 10 minuti. Dopo 9 minuti mi sveglio, mi stanno scavalcando in 3 corridori, chiedo scusa, aspetto la sveglia e mi alzo.
Fermo, in piedi.
Per terra c’è la brina.
Cazzo, fa freddo.
Fa molto freddo.
Penso “ipotermia”
Penso “devo essere aiutato?”
No, cacchio, ho freddo, ma non sto congelando. Batto i piedi, scuoto le mani, saltello. Freddofreddofreddo. Tiro fuori un TWIX tarocco dallo zaino, mangio avidamente, veloce, mentre attacco la salita in rapidità, per generare difficoltà al mio corpo, il mio cuore pompa sangue a palla per gestire i miei stimoli e mi scaldo velocemente.
Maddovecazzoèstomerdeux…
Meno di 10 minuti e sono davanti al Frassati… non capisco bene perché sono già al Frassati, ma entro, sto pensando che ho saltato il chippamento del Merdeux. Io indietro non ci torno, MI RITIRO. Ma magari torno lo stesso indietro, il cielo sta schiarendo e forse il coraggio da qualche parte lo trovo… per tornare a Merdeux…
Mi chippano, due concorrenti seduti in parte mi guardano e mi dicono che è tutto a posto… a posto cosa…COSA?
Merdeux quest’anno non era un cancello orario, non chippavano. Io non capisco.
Sono confuso.
Esco a guardare l’alba del nuovo giorno, non so se ho freddo, non so se sono vivo.
Vedo l’alba, non mi sembra sia lì per me. Bella come non mai, ma io non posso godermela, il cielo non sta schiarendo per me, io sono da un’altra parte, forse.
Esce il responsabile dei Chip, deve chipparmi, mi hai già chiappato, “ok”, rientra.
Lo seguo con lo sguardo, i miei piedi lo seguono, non so se il resto del corpo segue i miei piedi ma mi ritrovo dentro.
Sono ancora vivo.
Esisto.
Mi metto vicino ad una stufa a legna accesa.
Mi guardo in giro.
Facce stralunate con dei pettorali. Ok, mi sto orientando, sto facendo una gara. Assurda, ma sto facendo una gara.
Mi tocco lo zaino. Cacchio, ho ancora i 50 euri che mi ero messo in zaino per i momenti neri. E’ un momento nero. E’ “IL” momento nero.
Vado al bancone. Voglio premiarmi. Esco con una battuta per chiedere una crostata, non mi viene bene, il barista mi guarda stralunato, probabilmente ho detto una cosa tipo “Ciao, sono un non-morto, voglio succhiare il tuo sangue”, o qualcosa del genere, vedendo la sua espressione. Mi schiarisco la voce, rinuncio alla battuta, riformulo e dico: “cappuccino, succo, crostata, pago”.
Mi siedo ad un tavolo, con un altro concorrente, mi guarda male, cosa sto mangiando? Non potevo accontentarmi del buffet standard del ristoro? Mah, guarda, ho pensato: “stavo per morire, non sono morto, se morivo sti 50 euro non li avrei spesi. E’ giusto spenderli adesso, in onore della vita”. Non gliel’ho detto, ho pianto pensandoci, soffocandomi con la crostata che mi sono sudato. Tossisco e finisco la colazione del campione, pagata.
Mi rimetto davanti alla stufa, mi scaldo. Cacchio se sono cazzuto. Montano in me tutte le emozioni del mondo, un orgia di emozioni, a momenti mi sento un dio.
Esco, vado a godermi l’alba. La guardo, mi dice che è lì per me. Scendono lacrime, silenziose. Faccio due foto. Sono vivo ancora, anche oggi. Non è uscito ancora il sole, c’è una skyline stupenda, sotto nuvole, davanti la linea di montagne, sopra un cielo rosaaranciato. Io sono qui. Lo sguardo resta qui, ma io procedo, fluttuando sul sentiero. Mi accorgo che sto già guardando il Malatrà, avanzo. Saluto uno della gara del Tor des Glaciers, mi rigiro, finalmente esce il sole, io sono già in moto e non mi ferma nessuno.
Volto le spalle all’alba, ultimo scollinamento sull’erba, davanti ho un arco invalicabile di montagne burbere, grigio nera, pietrame, l’ambiente è sterile e freddo.
Sono già stato qui?
Ommioddio! Sono a Mordor! La somiglianza di quest’angolo di Valle d’Aosta allo stereotipo di Mordor del Signore degli anelli è straordinaria… Incute timore. Mi sento Samvise Gamgee. Non Frodo, non sono protagonista, sono quello con la pancia sfigato che mai avrebbe avuto il coraggio di fare quest’avventura. Ma cacchio se l’ho fatta. Sono qui, sono cazzutissimo. Se mi vedesse il mio gaffiere…
Avanzo tra il pietrame, che scivola sotto i miei piedi, senza paura, arrivo al pertugio, all’ultima sella da scalare, senza timore, c’è una coppia di anziani salita prima dell’alba per vedere noi sopravvissuti all’ultimo scollinamento, mi applaudono. Il fotografo ufficiale mi plaude. Il Col Malatrà è fatto, mi sento ormai nella storia. Ora, sola discesa.
Smessaggio, mi godo due risposte arrivate al volo, corro in discesa.
E prendo Doriano…
Doriano che non riesce ad avanzare sui sentieri di sassi… che mi toglie il sogno di una volata finale…
Lo accompagno un pezzo, non mi sento più in dovere ma lo accompagno. Mi sento di avergli tornato tutto, con gli interessi, ma non lo mollo. Metto da subito le cose in chiaro: io voglio fare gli ultimi 15 km da solo, me lo devo, voglio rivivere i momenti di quest’avventura e stamparli nella mia anima. “Ma non hai corso fino adesso da solo?”
…
Cacchio, non vorrei si offendesse, ma mi sembra quasi che stia facendo i capricci…
Ho pagato sangue per quest’avventura, ho sudato, mi sono sacrificato, voglio goderne.
Da soli si va più veloci, ma insieme si va più lontano, per citare un telefilm che guarda mia figlia piccola Ginevra. Da soli però si percepisce tutto in modo più forte, le emozioni sono più forti, sei più vulnerabile e ti lasci investire da tutto, paure, soddisfazioni, gioie e ansie. Insieme ad altri crei uno strato, una protezione, tu sei più forte e non vivi a pieno le sberle o le carezze che ti arrivano. E’ tutto più facile ma meno gustoso. Oh, insomma, praticamente ho preso sberle da solo per 340 km, le carezze le voglio vivere a pieno.
Guarda, ti accompagno fino al Bertone, ma dopo la strada sarà in solitaria.
Accetta, quasi malpagato.
Si mette a tagliare i tornanti dei sentieri (!?!) sull’erba in una pendenza assurda, cade, scivola, ma insiste fuori sentiero, gli dico che così io non riesco, le mie ginocchia soffrono. Seguo il sentiero, faccio 3-4 volte tante il suo percorso, ma avanziamo assieme da quanto è lento e cade.
Arriviamo al punto più basso, il sentiero risale, lo saluto, ma rimango ancora un attimo con lui, poi Doriano rallenta e quasi mi sfugge, io vorrei quasi rimanere ma le mie gambe vanno, le mie gambe sono stronze il giusto, le mie gambe pompano e non sentono le ragioni del mio cuore e della mia mente che dicono di aspettarlo.
Arrivo al ristoro, bevo solo cocacola e chiedo com’è la strada adesso: “7 km in discesa con 800 D-, un saliscendi di poca importanza e di nuovo 7 km in discesa con 800 D-, totale 14 km”.
Cacchiooooooooo! I miei piedi partono, le mie gambe pompano, io sto ancora bevendo cocacola al ristoro ma la parte bassa è già che corre là davanti! Non ho già fatto 340 km, sono partito adesso. Corrissimo.
Guardo whatsapp, scrivo a tutti che dovrei arrivare tra l’una e le due.
Leggo il tifo dei miei amici, cacchio se sono gasato!
Il Bertone lo vedo in parte ma non lo cago nemmeno.
Pompo subito, tutto quello che ho, sorpasso!
Ma… c’è qualcosa che non va, mollo le ghette, ho le scarpe slacciate, sistemo, ripartooooooooo!!!
Risorpasso
Mi fermo, tolgo l’impermeabile.
Risorpasso
Mi fermo ancora, mavaffancuuulooo, tolgo pantaloni antipioggia e maglia, tolgo tutto, che adesso si pompa e ho caldo.
Risorpasso quei poveri 3 che si sono visti sorpassare 4 volte dallo stesso minchione che poco dopo si ferma… ma sta volta volo fino al traguardo, e prendetemi se ci riuscite!!!
Via! via, senza un domani, non ho il polpaccio sinistro che sembra si stia aprendo dallo sforzo, non ho le vesciche che stanno per esplodere nelle scarpe, non ho le ginocchia che battono ferro contro ferro sullo stinco. Ho 20 anni, sono appena partito e spacco tutto!!!
Scendo, inciampo ma corro.
Arriva il su e giù: sul “su” corro lo stesso, cacchio se sfondo tutto. Secondo “su” corruccio… Terzo “su” cammino veloce spingendo con i bastoncini… cacchio se questi “su” sono tanti… sorpasso ancora ma pian piano rallento, cacchio. Forse “cacchio” l’ho già detto ma il vocabolario a 350 km si riduce, CACCHIO. 5 km di su e giù.
E la gente, la gente che ti dice che manca poco. E allora tu vai.
E la gente che ti dice che mancano 500 metri al ristoro. E tu vai ancora.
E invece mancavano 2 km, ma non torni indietro a imprecare contro quello dei 500 metri, lo maledici, ma con poca convinzione. E vai ancora.
Ristoro, sorrisone. “Manca pochissimo”, non sono convinto. “Sì, guarda, da quello spuntone si vede Courmayeur.”, io vado a controllare se si vede, faccio 10 metri in più ma non mi faccio fregare di nuovo. Courmayeur è là!!! “4 km di discesa, asfalto e sei arrivato”
Cooooorrroooooo! Scendo!
Ci sono pietre sul sentiero, il piede davanti salta la pietra, il piede dietro non riesce quasi mai ad alzarsi abbastanza, do delle pedate assurde alle pietre, mi sto sfasciando la parte sopra dei piedi, ma fanculo, vado!!!
Famiglie intere che mi sentono arrivare, si fermano, si spostano e applaudono! A me? Sì, a me!… piango… corro. Sto facendo 15 km correndo come un pazzo…
Incontro Collè, il primo arrivato con 66 ore e bruscolini, già 3 giorni prima, mi urla “Bravo!”.
Mi fermo.
Lo guardo in faccia.
Eh, no, cazzo, Franco, bravo tu. (testuali parole)
Lui bofonchia qualcosa, sul fatto che io sono bravo per altri motivi. Non capisco molto bene, ma mi convince. Sono bravo.
Corro in discesa, una ragazzina di 14 anni mi insegue, con il suo zaino rosa inadatto.
Finisco il sentiero, faccio due passi camminando sulla poderale, mi giro e le faccio i complimenti, “non fermarti, corri!”
Mapporcamiseria, non si può respirare in questa gara… vabbè corro!!!
E giù, la strada entra in paese, diventa asfaltata, le signore del sabato mattina che mi dicono:
“Bravo”, grazie!
“Bravo”, grazie!
“Bravo”, niente, alla terza signora non ce la faccio, sto piangendo e non riesco a parlare.
Con un rantolo di voce chiedo a due bambini da che parte, “di là”, giro entrando nel parco Bollino. 30 bambini, con le bandierine che urlano, io urlo di più: EEEEEEEEEEEEEEEE! E loro rispondono urlando, scendo in picchiata tra di loro, le nostre voci diventano un tuttuno, loro corrono in discesa con me, mi sento un dio, EEEEEEEEEEEEEEEEEEEE, il cuore tra un attimo mi esplode, avrò i battiti a 2000, urlo, sembro una cometa con la mia scia di scintille, 30 scintille urlanti! Che figata!!!
Esco sull’asfalto, giro verso il centro, gente che applaude, gente che ha gli occhi puntati su quello sfigato che corre come un pazzo dopo 146 ore…
C’è un matrimonio, la sposa sta salendo in macchina, urlo VIVA LA SPOSAAAA! Urlano tutti, con me, che mondo meraviglioso!
Corro, un simpaticone amico della sposa mi chiede se posso fermarmi per fargli una foto, rido, avanzo tra le viuzze del centro, la gente si sposta per me, mi applaude, che robe… arrivo alle transenne, vedo le mie piccole e Michela 5M, butto i bastoncini a terra, prendo le mani delle mie figlie, mia moglie ride e singhiozza, corro con le bambine tra le transenne, arriviamo alla pedana gialla, ho paura che non ce la facciano a salire e quasi le sollevo, facendo gli ultimi 2 metri di dislivello! Urlo! Siamo arrivati! Non ho più lacrime! Le mie bambine sono vicine a me, manca solo… eccola! Scendo a baciare Michela, non mi accorgo che mi stanno mettendo la medaglia, bacio Michela, lei sta piangendo e singhiozzando, io sono fatto, ubriaco e non capisco più un caxxo. La mia vita è qui, in un metro quadrato attorno a me. Sono felice. Il mondo può anche finire adesso.
PS: quanto ho corso nell’ultimo pezzo? Bhe… al Pas Entre deu Saux non hanno rilevato il passaggio di Collè… Guardo quello del secondo classificato: Jonas Russi ci ha messo 2 ore e 46 dal Pas a Courmayeur… io ci ho messo 2 ore e 40… capite… insomma, stavo correndo.
PPS: Approfitto per fare i ringraziamenti, senza essere troppo prolisso o sentimentale:
Ringrazio la mia famiglia per la pazienza e l’aiuto indispensabile
Ringrazio Marco (farco), Gigante 2019, per tutte le dritte, la compagnia e il supporto dato
Ringrazio i miei amici di corsa di Codroipo del Niu Cube, per il tifo e per gli allenamenti fatti assieme
Ringrazio mia suocera, perché tocca e perché se non ci fosse stata anche lei sarebbe stato tutto un po’ più difficile.
Ringrazio l’azienda di famiglia in cui lavoro, per avermi lasciato lo spazio di vivere quest’avventura.
E un grazie lo lascio qui, per chi mi sono dimenticato di ringraziare
Re: TOR 2021
Gran bel racconto, grazie davvero!
Il TOR ti fa vedere le cose importanti molto più chiaramente che nella vita di ogni giorno!io sono fatto, ubriaco e non capisco più un caxxo. La mia vita è qui, in un metro quadrato attorno a me. Sono felice. Il mondo può anche finire adesso.
Re: TOR 2021
Boborosso è da Pulitzer!
Re: TOR 2021
“..........adesso si vede uno slittino e una ballerina distesa sopra… Disegnato bene, nitido sul cielo, .......”
Il mio cane mi osserva piuttosto perplesso mentre io rotolo per terra ridendo come un cretino.

Il mio cane mi osserva piuttosto perplesso mentre io rotolo per terra ridendo come un cretino.