biglux ha scritto: ↑04/08/2025, 16:34
martin ha scritto: ↑04/08/2025, 14:37
biglux ha scritto: ↑04/08/2025, 13:18
Pizzolato dice che i recuperi da fermo hanno una loro utilità solo nelle gare fino si 1500-3000 m, già oltre non si corre quasi mai oltre la soglia anaerobica (5% nei 5000 m) per cui non hanno senso tali adattamenti.
D'estate con temperature di 35° e umidità della pianura padana i recuperi da fermo (soprattutto se eseguiti all'ombra) possono avere un'utilità molto importante aldilà della gara da preparare. Per esempio riuscire a finire la sessione di allenamento senza sciogliersi - quindi mantenere la qualità degli intervalli ad un livello buono.
Tutto dipende dal contesto.
Nel contesto trail, secondo me, non ha molto senso prescrivere le varie velocità da tenere in una sessione di allenamento. Molto meglio basarsi su sensazioni di intensità utilizzando una tabella RPE (Rate of Perceived Exertion). Mentre durante una gara su strada o in pista l'atleta può controllare il ritmo che sta tenendo (ritmo relativamente costante), nel trail lo stesso controllo sarebbe impossibile (pendenza, terreno ecc.). Fare allenamenti basandosi sulle proprie sensazioni permette all'atleta di imparare come gestirsi, proprio come dovrà fare in gara.
Ovviamente parlando di ritmi da tenere, ripetute e recuperi non intendevo trailrunning ma corsa su strada. Con 35°C comunque io faccio molta meno fatica a recuperare correndo (smaltendo così più efficacemente anche l’acido lattico) che stando fermo anche solo per il fatto che passare da fermo a 4’/km è molto più “traumatico” che passare da 5’/km a 4’/km.
vi è una differenza tra recuperare correndo al ritmo del lento (o talvcolta si recupera anche a ritmi maggiori) e recuperare correndo in souplesse/sourplace (non ho mai capito quale sia la dicitura corretta ma credo ci siamo capiti)
correndo in souplesse il recupero è ottimale in quanto lo smaltimento del lattato è più alto, ma l'obiettivo del recupero non è solo quello di smaltire il lattato, quando poi in gara quel tempo per smaltirlo non ce l'hai, il recupero va tarato in modo che nella ripetuta si creino condizioni simili a quelle che si troveranno da un certo punto della gara in poi
allo stesso modo se si vuole abituare il corpo a metabolizzare il lattato a poco serve abituarlo a ritmi molto blandi, quando poi in gara lo smaltimento del lattato dovrà avvenire a ritmo gara, proprio per questo nascono allenamenti in cui il recupero è a ritmi più elevati, ma anche senza arivare a questo livello di specificità (a cui si arriva solo dopo tanto tempo), il recupero di corsa per allenare il metabolismo del lattato dovrebbe essere corso per lo meno al ritmo del lento, in modo da allenare questo meccanismo ad una intensità alla quale comunque non viene proprio naturale. altrimenti si commette lo stesso errore di chi allena il metabolismo lipidico correndo lentissimo, quando poi la potenza lipidica gli serve a ritmo maratona, dovrò allenare il metabolismo lipidico a ritmo maratona altrimenti avrò un metabolismo lipidico efficentissimo a bassa intensità ma appena questa salirà il corpo tornerà a richiedere di consumare glicogeno
per quanto riguarda il recupero da fermo è vero che lo smaltimento del lattato è minore, ma la sensazione di lattato dura solo per i primi passi della ripetuta, passata questa sgradevole sensazione il recupero da fermo consente di spingere veramente al massimo (cosa che come dicevamo serve soprattutto per gare di 1500-3000 m) ed arrivare ad alti livelli di lattato da un certo punto della ripetuta in poi
poi per chi volesse dedicarsi a queste gare in maniera specifica, quando anche così facendo si raggiunge un plateau entra in gioco il concetto di serie, ovvero corro una serie di ripetute finchè non riesco più a tollerare il lattato, poi faccio un recupero ampio tra una serie e la successiva, e riparto. in questo modo il tempo speso a certe concentrazioni di lattato aumenta
pur avendo corso 3 volte i 1500 e una volta il miglio per fortuna non sono mai arrivato a sperimentare questi allenamenti
