TOR330 Tor des Géants (Ao) 14-20.09.2025

Anteprime e cronache

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Questa sezione è dedicata alle anteprime e ai racconti delle gare.
Nel titolo scrivete il nome della gara, la provincia e la data di svolgimento.
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Boborosso
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Re: TOR330 Tor des Géants (Ao) 14-20.09.2025

Messaggio da Boborosso »

motosega ha scritto: 22/09/2025, 14:29 Bobo, perchè con me non sei sensibile ??? :lol: :lol:
A te ci vuole una carezza con la pala, perchè tu la possa sentire... ❤️

Offriends ha scritto: 22/09/2025, 11:35 non solo per la birra di prima mattina a stomaco vuoto
Finire una gara senza una birra in mano... a questo punto facciamo a meno di correre, che è uguale! 8-)



Giovedì sono stato in zona arrivo per gran parte della giornata, ho parlato con varie persone che arrivavano e avevano bisogno di chiacchierare.
Da un lato umano, ho avuto piacere ad essere disponibile a condividere la gioia delle anime perse.
Dal mio lato cazzone, una giornata dedita a birra-cortisone era quello di cui avevo bisogno per togliermi dalla testa la nebbia del ritiro.


Non mancherò, nei prossimi giorni, di buttare giù un minimo di racconto, per quei 4 km che ho fatto.
SteCa
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Re: TOR330 Tor des Géants (Ao) 14-20.09.2025

Messaggio da SteCa »

Buonasera,

eccoci qua, ero alla partenza per la 3^volta (anni dispari '21-'23-'25), quest'anno ammetto che la volevo prendere in maniera "agonistica" ovvero capire fino a dove posso spingermi, nel 2023 chiusi in 110 ore e 1/2, e mi ero dato come obbiettivo di togliere la terza cifra, quindi provare a stare sotto le 100, a costo di saltare per aria; so che non è lo spirito TOR, ho fatto anche il VolonTor nel 2022, ma è una questione personale.
Le ultima 5 settimane sono stato praticamente fermo in quanto il 4 Agosto in allenamento al bivacco Zappelli mi sono rotto un menisco (manico di secchio con flap staccato) quindi, rientrata l'infiammazione un po di bici; il Fisio che ci conosce come ragioniamo ed ha esperienza di sportivi di alto livello mi disse che se il flap non crea il blocco meccanico potrei anche riuscire a partire, conscio però che nel caso si sposti sono fermo, KO; tutto bene sono arrivato alla fine, a novembre mi opero.

L'incidente mi ha fatto perdere un po la carica agonistica e la concentrazione tant'è che mi è mancata quella sana tensione che si ha nei giorni precedenti e un certi momenti anche dopo la partenza non mi sentivo dentro la "gara", questo mi ha portato a fare alcuni errori di distrazione e mancata concentrazione.

Per il resto il TOR è sempre il TOR, con i suoi difetti e per quello che comporta in termini di energie e tempo, ma si vorrebbe tornare per prendersi una rivincita se qualcosa non è andato come avremmo voluto.
La partenza il 14 settembre mi spaventava, essendo così avanti temevo il freddo e invece ci ha regalato una settimana clamorosa, forse anche troppo, tant'è che le ultime 36 ore ho sofferto parecchio il caldo, io che lo invocavo...
Cibo in generale non credo di poter dare la sufficienza, occorre che migliorino, a parte alcuni luoghi, ma quello che c'è di differente lo mettono i volontari e non l'organizzazione. Coca-Cola e non Pepsi, grazie!!!

Fiscicamente/atleticamente è andata bene, il giorno dopo sarei potuto andare a fare un corsa, gestione riposi/sonno male male, ognuno la gestisce e la subisce a modo suo non c'è formula magica.
Sul Bruson ho capito che l'obbiettivo sub 100 era sfumato ed ho avuto un momento di sconforto, poi complici i miei amici presenti ed il fatto che comunque avrei migliorato il mio tempo arrivando a Courmayeur per orario aperitivo, mi sono rinsavito e ho proseguito sereno.

Doveva essere la chiusura del cerchio, ma ...
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biglux
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Re: TOR330 Tor des Géants (Ao) 14-20.09.2025

Messaggio da biglux »

SteCa ha scritto: 23/09/2025, 13:19 Buonasera,

eccoci qua, ero alla partenza per la 3^volta (anni dispari '21-'23-'25), quest'anno ammetto che la volevo prendere in maniera "agonistica" ovvero capire fino a dove posso spingermi, nel 2023 chiusi in 110 ore e 1/2, e mi ero dato come obbiettivo di togliere la terza cifra, quindi provare a stare sotto le 100, a costo di saltare per aria; so che non è lo spirito TOR, ho fatto anche il VolonTor nel 2022, ma è una questione personale.
Le ultima 5 settimane sono stato praticamente fermo in quanto il 4 Agosto in allenamento al bivacco Zappelli mi sono rotto un menisco (manico di secchio con flap staccato) quindi, rientrata l'infiammazione un po di bici; il Fisio che ci conosce come ragioniamo ed ha esperienza di sportivi di alto livello mi disse che se il flap non crea il blocco meccanico potrei anche riuscire a partire, conscio però che nel caso si sposti sono fermo, KO; tutto bene sono arrivato alla fine, a novembre mi opero.

L'incidente mi ha fatto perdere un po la carica agonistica e la concentrazione tant'è che mi è mancata quella sana tensione che si ha nei giorni precedenti e un certi momenti anche dopo la partenza non mi sentivo dentro la "gara", questo mi ha portato a fare alcuni errori di distrazione e mancata concentrazione.

Per il resto il TOR è sempre il TOR, con i suoi difetti e per quello che comporta in termini di energie e tempo, ma si vorrebbe tornare per prendersi una rivincita se qualcosa non è andato come avremmo voluto.
La partenza il 14 settembre mi spaventava, essendo così avanti temevo il freddo e invece ci ha regalato una settimana clamorosa, forse anche troppo, tant'è che le ultime 36 ore ho sofferto parecchio il caldo, io che lo invocavo...
Cibo in generale non credo di poter dare la sufficienza, occorre che migliorino, a parte alcuni luoghi, ma quello che c'è di differente lo mettono i volontari e non l'organizzazione. Coca-Cola e non Pepsi, grazie!!!

Fiscicamente/atleticamente è andata bene, il giorno dopo sarei potuto andare a fare un corsa, gestione riposi/sonno male male, ognuno la gestisce e la subisce a modo suo non c'è formula magica.
Sul Bruson ho capito che l'obbiettivo sub 100 era sfumato ed ho avuto un momento di sconforto, poi complici i miei amici presenti ed il fatto che comunque avrei migliorato il mio tempo arrivando a Courmayeur per orario aperitivo, mi sono rinsavito e ho proseguito sereno.

Doveva essere la chiusura del cerchio, ma ...
Ciao SteCa, complimenti ancora per la tua prestazione da top! Volevo chiederti come si fa a togliere 30 ore di tempo dal Tor come hai fatto tu. A me ne basterebbero 15 per iscrivermi al Glaciers… :D
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augusto losio
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Re: TOR330 Tor des Géants (Ao) 14-20.09.2025

Messaggio da augusto losio »

Non è stato il Tor che volevo e a cui avevo pensato da almeno sei mesi.
Dal Coda (ritiro di Pietro) per me è stata una lunga camminata in Valle d’Aosta, per tornare a Courmayeur.
Intendiamoci, sempre una bella esperienza e una immensa soddisfazione (giuro, e chi mi conosce ci crede: non pensavo di stare in quei tempi), sarebbe stupido e quasi insultante nei confronti degli altri concorrenti il non ammetterlo.
Però è certo che le premesse e le aspettative erano tutt’altre, quelle di un’avventura unica e irripetibile.

Già l’arrivo al centro è quasi irreale quando si viene investiti da una ubriacatura collettiva che trasuda della voglia di iniziare un bel sogno. E anche le incognite, prima di tutte quella sull’arrivare, fanno parte del gioco, farfalle che svolazzano nella bocca dello stomaco. Meno male che non abbiamo uno specchio fisso davanti alla faccia, così evitiamo di avere davanti il sorriso ebete del bambino che aspetta la partenza e intanto si riempie gli occhi di quello che gli accade attorno.
Siamo ospiti dell’ AMICO Offriends, quindi prepariamo il materiale ripassando i punti critici, dopo il ritiro del “magico” borsone giallo riponiamo le nostre cose e aspettiamo l’ora della presentazione e della cena.
La notte scorre molto bene, per me sveglia involontaria alle cinque e mezza, Pietro la tira fino alle sette e mezza.
Le ore sgocciolano via, fino a quando ci portiamo in zona partenza, entriamo nell’arena e attendiamo.
Durante il conto alla rovescia non smetto di stringere la spalla di Pietro con la mano, mentre lui, come è giusto, non ci bada e pensa solo a stare con sé stesso.

BUM!
Partiti. Restiamo insieme nelle vie di Courmayeur, circondati dal pubblico che incita e spinge, non ancora coscienti (o forse sì?) del vortice in cui siamo calati.
Salita all’Arp, lunga ma semplice. Nei miei piani il tratto comune del Tor, poi la discesa alla Thuile ci vedrà ognun-per-sé.
Invece no, Pietro decide di procedere assieme. La sua corsa in discesa è più sciolta e veloce della mia, ma riusciamo a mantenere lo stesso passo senza accelerazioni o frenate, anzi scambiandoci impressioni e tenendoci compagnia.
I primi 100 km li avevamo già fatti un mese fa come escursione, quindi poche sorprese. Lungo il Passo Alto, per fortuna intervallato dal Deffeyes, bene la discesa allo Zappelli, cazzuta la salita al Crosatie con un vento assassino che sposta dal sentiero, rinfrancante la discesa a Planaval, veloce l’arrivo a Valgrisanche. Prima base vita fatta di cibo e di notte in bianco.

SI VA!
Fenetre: perché?
Questa è la domanda esiziale. Va bene ritrovare il Baffo all’Epée, che si ricordava ancora di noi. Ma la discesa si conferma infernale soprattutto quando hai gente che ti supera (per inciso, tutti quelli che avevamo spalmato allegramente in salita).
Giù a Rhemes “obbligo” Pietro a dormire in branda, e gli fa un gran bene.
Scapicolliamo l’Entrelor (che a detta di entrambi si rivela la cima peggiore del Tor), arriviamo a Eaux Rousses dove dormiamo un altro po’ nonostante la presenza di due concorrenti e della loro squadra che a voce alta parlano nel dormitorio, delle coglione a cui ho augurato tutto il male possibile, una poi ritirata e spero con conseguenze, la verità.
La discesa dal Loson per me è brutta, ma vedo che pure Pietro inizia a avere qualche problema. L’arrivo a Cogne poi è distruttivo, se a ogni Tor trovo il bello dove prima non lo vedevo, qui ‘sto minchia di sentiero del re (o come si chiama) ha il potere di scartavetrarmi l’anima. Arrivo giù decisamente nervoso.
Però finalmente si dorme. E molto bene grazie a una scelta oculata dei posti branda.

SI VA?
Salita alle finestre di Champorcher.
Ora, non è il massimo della vita ma a me è sempre piaciuta.
A Pietro no, e devo dire che la cosa non mi rende difficile la via ma certamente me la appesantisce, non fosse che per la sensazione che il mio compagno risente della (oggettiva) monotonia del tragitto e del fatto che non si arriva più davvero, un “dettaglio” che sinceramente non mi ricordavo.
Il traguardo dell’ex rifugio Sogno e poi delle finestre non sono un appagamento sufficiente, non fosse che per il fatto che facciamo tutto al buio mentre per me qui voleva dire alba.
Eh sì, a questo punto posso già valutare come siamo in anticipo sui tempi. L’essere in compagnia sta giocando molto positivamente sul ritmo ma soprattutto sulla costanza del passo.
Al Dondena altra sosta, e pure qui consiglio a Pietro di dormire.
Attenzione: il bisogno di sonno è ben differente tra di noi, e non viene influenzato dalle rispettive risorse. Il fatto è che a 20 anni la necessità di riposarsi non è rimandabile come invece accade quando l’età è ben più avanzata. È proprio una questione organica, e mi pare giusto così.
Insomma, ripartiamo e ci abbassiamo.
Iniziano i suoi dolori alle ginocchia, e allora decide (cosa che mi piace assai) di separarci. Da adesso e per i prossimi ristori io correrò. Perché così mi va. Punto. Aspettandolo mentre al passo mi raggiunge, senza fretta e senza patemi di tempi né tantomeno di classifica.
Tutto questo fino a Donnas, terza base vita.

E ADESSO?
E adesso ripartiamo, dopo una sessione di massaggi e un tape alle ginocchia.
Purtroppo (ah, la fretta…) l’arrivo a Perloz non avviene nel mezzo della bellissima festa di paese ma presto nel pomeriggio. Comunque il succo di arancia è sempre un toccasana che lascia il segno.
E adesso, dopo la discesa al ponte inizia la salita, che ci fa incontrare amici tra cui Franco che ci tiene compagnia come solo lui è in grado di fare.
Arrivare al Sella è una fatica immane dritto per dritto, ottima ragione per fermarsi per birra e gelato.
Poi tocca scarlingare fino al Coda.
E adesso si va su, quasi 1000 m di positivo in meno di 5 km. Fino al sentiero criminale su rocce che perlomeno avevo fatto due settimane prima e che mi fa ricordare che il Coda si vede davvero solo alla fine. Prima è un’ipotesi che diventerà realtà, ma la consapevolezza di questo basta a malapena negli ansimi della salita inesorabile.
Però il Coda arriva.
E adesso?
Adesso entriamo consapevoli che il rifugio offre un letto solo ai giganti del Glacier, e va bene così. È una regola definita, quindi da accettare.
Mi scarico nello stomaco un tubo interi di Pringles, che il dio della buona alimentazione mi possa mai perdonare.
Pietro si mette a dormire come i bambini all’asilo dei miei tempi, testa sul tavolo e braccia rannicchiate.
Io non riesco, lo guardo e aspetto.
E adesso?
Adesso è passata un’ora, devo svegliarlo che c’è da andare.
Le ginocchia, le ginocchia gli sono bloccate.
E adesso?
Adesso, Pietro, io e te parliamo. Te la senti? C’è una discesa impietosa prima di salire alla Barma.
Quindi, adesso: che si fa adesso?
Adesso si molla.
Adesso.
Andiamo nel rifugio, la gestrice è netta, decisa e ci aiuta nella decisione.
Pietro si ferma.
Adesso.
Pietro, se vuoi mi fermo con te.
MA CHE COSA CAZZO DICI! MA CHE COSA CAZZO VUOI FERMARTI!
Adesso sono io il figlio, che il padre sta cazziando per la bestialità che ha appena detto.
Proprio adesso.
Non riesco nemmeno a salutarlo, lo tocco e esco dal rifugio, entro al tendone.
E adesso?
Adesso, vaffanculo, sto piangendo davanti al tavolo, in piedi.
Adesso, vaffanculo, il sogno finisce.
Adesso sarà solo una lunghissima camminata verso Courmayeur.
Adesso il mio Tor finisce, e finisce qui.
Ho lasciato mio figlio mentre cullava il suo sogno, mentre il suo sogno gli stava morendo in braccio. E io non ci potevo fare niente.
Ecco, qui è adesso.
Parto, scavalco la notte e entro nella discesa.
E adesso?
E adesso vado giù e non mi fermo e le rocce non le sento e il sentiero lo vedo appena ma sento che è lì e che potrebbe esserlo per entrambi e nemmeno mi accorgo di superare gente in discesa che in discesa io sono un gatto di marmo e poi finisce la discesa e inizia un falso piano che mi bevo dal collo direttamente e dopo una salita e anzi un’altra che poi entra nel bosco e c’è alberi e alberi da bere e no che non ho sete che qui si va senza pensarci che a pensarci la ferita fa male e mi hanno detto che cazzo dici e allora via dritti per dritti che qui si scherza un cazzo fino alla prossima cima che vuol dire la cima dopo e la notte non fa male e le stelle ormai non le vedo a adesso c’è questa corda e questi gradini infionzati nella roccia ma si passano e allora via via via che qui spiana e c’è buio ma qui si corre lo stesso che non si cade perché cadere sarebbe come morire e non è una cosa possibile qui e adesso almeno non per me che sto andando come un treno infatti sbuffo e fatico e penso ma non pensare che pensare adesso fa male e via via via via adesso adesso adesso.
E adesso?
Adesso sono alla Barma.
Ciao, mi fermo. Niente branda? Meglio, piglio questa coperta, mi sdraio e mi copro.
Dormo.
Poi mi sveglio. La mente è serena, quasi colpevole del proprio stato di grazia.
Esco e riparto.
Rocce, poi dislivello, poi ristori bellissimi, poi incontri e chiacchiere.
Pietro è lontano, Pietro sta bene, Pietro è là dove ha potuto arrivare. Lasciamolo stare, Pietro saprà certamente cavarsela.
Niel, polena più buona del mondo.
Loo, mi sento Harry Potter.
Giù a Gressoney, adesso riesco perfino a scherzare.
Allora era tutto uno scherzo?
Forse sì.
Adesso.

FINALMENTELAFATICA
Ciao Pietro, bello saperti ancora qui con me. Nella mia testa.
Fino all’Alpenzu ti dicevo che non c’era fatica ma, al solito, mi sbagliavo. Ne sto facendo tanta ma il rifugio arriva.
Poi si sale, questa è l’ultima faticaccia del Tor, da qui in poi è (quasi) tutta testa.
Bellissima la discesa, immaginifica.
Certo, quella a Champorcher già meno, ma passa pure quella.
Non dormo al ristoro ma riparto verso Grand Tournalin, che significa una cosa.
Alba.
Sole che colora le cime davanti a me prima di arancione, poi di oro.
Il cielo? Non è azzurro, è blu.
Giuro che da qui a Nannaz sono in modalità fiaba, poi al colle successivo corro fino a Valtournenche.

LA DURA
Barmasse passa bene, sono in gran forma e procedo ottimamente, senza capirne il perché ma godendomi appieno la sensazione magnifica di benessere pieno, di testa e di corpo, lo rivedrò anche dopo verso il Cuney.
Ma andiamo con calma che la strada è ancora dura e dritta e difficile (non è ormai più dura, adesso è difficile, la stessa differenza tra il complicato e il complesso).
Sono sentieri che mettono alla prova mentre l’incognita della salita al punto alto prima della discesa al Magià lo possa stemperare.
Finché arriva pure questa, sassi e sassi e roccia e traccia che conduce le gambe fino al rifugio, dove arrivo con un impeto che mi piace e che mi fa fermare il giusto.
Per poi una ascesa trionfale al Cuney, che aspetto con attesa quasi virginale, per essere finalmente preso con tutto il corpo al tendone. Dove scambio battute improvvisate circa il mio essere cittadino di piena pianura, inaspettato di fronte al sentiero che conduce al Clermont e poi al Vessona.
Ci arrivo in benedetta solitaria, quindi scendo nel bosco “maledetto”.
Qui la frontale mi abbandona, e per tre ore procedo piegato in avanti alla luce in modalità minima per risparmiare la frontale di emergenza che mi ostino a non utilizzare, sai mai.
Arrivo infine a Oyace, fino all’ AMICO Corry, che mi conduce negli ultimi metri al ristoro.
Due (due? Diciamo duemiladue) chiacchiere che mi rinfrancano, e Corry che mi presta la sua frontale.
Riparto direttamente verso il Brison che mi mangio letteralmente, per poi scendere a Ollomont.

CI SEI
Dormo finalmente, senza impensierirmi circa i tempi.
Mi sveglio e chiamo Pietro.
Gli ripasso il tragitto che mi manca. Il riassunto serve a me, che capisco ben poco di dove io sia. Ma mio figlio ha lo spirito per starmi dietro e darmi retta come lo si farebbe con un naufrago che perso la propria boa. Però funziona, e questo è stato un aiuto senza il quale non avrei saputo come ripartire, intorpidito da asteroidi di stanchezza e torpidità, sporco di sabbia, asciugato dal sale, brunito dallo sporco, allentato dalle sirene del torpore, lisergico come una siringa di morfina, ottuso dalla nebbia della mente.
La salita allo Champillon mi rigenera mentre penso alle altre edizioni, la rampa al rifugio è una salvezza imprevista e come tale di piena consapevolezza.
Poi la cima.
Scendo e apro una birra.
“A noi, per Dio! A quello che siamo! A quello che eravamo!
E a quello che saremo…”.
Da Ponteille in poi una lenta tortura, fino a Bosses.
Qui dormo, quasi due ore.
Va benissimo così, riparto come un furetto ma questa volta ho unghie e denti a proteggermi, salgo al Frassati e mi riposo mezzora. Con una birra (ah, quante lattine ho confiscato nello zaino, ciascuna buona per essere goduta nel punto giusto).
Salgo al Malatrà, lo passo e non mi fermo.
Ultima notte un orgasmo fin duro a sopportare da tanto è bello, sono qui e ci sono ora.
Il mondo è bello, e io mi sento bello al mondo.
Bonatti.
Bertone.
Poi giù.
Asfalto, inizio a correre.
All’ingresso del parco incredibilmente c’è Corry che aveva calcolato in maniera incredibilmente esatta il mio passaggio, mi corre accanto fino all’arrivo.
Arrivo.
Sono qui e sono finalmente tutto mio.
Firmo il poster finale AUGUSTOxPIETRO.
Fine. Adesso. Qui.
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Lorenzo78
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Re: TOR330 Tor des Géants (Ao) 14-20.09.2025

Messaggio da Lorenzo78 »

Bellissimo racconto Augusto.
Bello far una roba come il TOR con proprio figlio...wow che turbinio d emozioni dev essere stato..
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Corry
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Re: TOR330 Tor des Géants (Ao) 14-20.09.2025

Messaggio da Corry »

Augusto scrive di Tor come Coltrane suonava jazz
SteCa
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Re: TOR330 Tor des Géants (Ao) 14-20.09.2025

Messaggio da SteCa »

biglux ha scritto: 23/09/2025, 15:09
SteCa ha scritto: 23/09/2025, 13:19 Buonasera,

eccoci qua, ero alla partenza per la 3^volta (anni dispari '21-'23-'25), quest'anno ammetto che la volevo prendere in maniera "agonistica" ovvero capire fino a dove posso spingermi, nel 2023 chiusi in 110 ore e 1/2, e mi ero dato come obbiettivo di togliere la terza cifra, quindi provare a stare sotto le 100, a costo di saltare per aria; so che non è lo spirito TOR, ho fatto anche il VolonTor nel 2022, ma è una questione personale.
Le ultima 5 settimane sono stato praticamente fermo in quanto il 4 Agosto in allenamento al bivacco Zappelli mi sono rotto un menisco (manico di secchio con flap staccato) quindi, rientrata l'infiammazione un po di bici; il Fisio che ci conosce come ragioniamo ed ha esperienza di sportivi di alto livello mi disse che se il flap non crea il blocco meccanico potrei anche riuscire a partire, conscio però che nel caso si sposti sono fermo, KO; tutto bene sono arrivato alla fine, a novembre mi opero.

L'incidente mi ha fatto perdere un po la carica agonistica e la concentrazione tant'è che mi è mancata quella sana tensione che si ha nei giorni precedenti e un certi momenti anche dopo la partenza non mi sentivo dentro la "gara", questo mi ha portato a fare alcuni errori di distrazione e mancata concentrazione.

Per il resto il TOR è sempre il TOR, con i suoi difetti e per quello che comporta in termini di energie e tempo, ma si vorrebbe tornare per prendersi una rivincita se qualcosa non è andato come avremmo voluto.
La partenza il 14 settembre mi spaventava, essendo così avanti temevo il freddo e invece ci ha regalato una settimana clamorosa, forse anche troppo, tant'è che le ultime 36 ore ho sofferto parecchio il caldo, io che lo invocavo...
Cibo in generale non credo di poter dare la sufficienza, occorre che migliorino, a parte alcuni luoghi, ma quello che c'è di differente lo mettono i volontari e non l'organizzazione. Coca-Cola e non Pepsi, grazie!!!

Fiscicamente/atleticamente è andata bene, il giorno dopo sarei potuto andare a fare un corsa, gestione riposi/sonno male male, ognuno la gestisce e la subisce a modo suo non c'è formula magica.
Sul Bruson ho capito che l'obbiettivo sub 100 era sfumato ed ho avuto un momento di sconforto, poi complici i miei amici presenti ed il fatto che comunque avrei migliorato il mio tempo arrivando a Courmayeur per orario aperitivo, mi sono rinsavito e ho proseguito sereno.

Doveva essere la chiusura del cerchio, ma ...
Ciao SteCa, complimenti ancora per la tua prestazione da top! Volevo chiederti come si fa a togliere 30 ore di tempo dal Tor come hai fatto tu. A me ne basterebbero 15 per iscrivermi al Glaciers… :D
Il 2021, il primo, il piu bello, a Cogne ci mancava poco che arrivasse il sindaco a darmi la residenza dopo 6 ore e mezza passate in Base Vita :lol: , non per particolari problemi, me la presi con calma
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Offriends
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Re: TOR330 Tor des Géants (Ao) 14-20.09.2025

Messaggio da Offriends »

Augusto, se non sapessi che è tutto vero, penserei ad un romanzo di fantasia!
Questa volta hai corso bene come scrivi!!!
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gogo
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Re: TOR330 Tor des Géants (Ao) 14-20.09.2025

Messaggio da gogo »

augusto losio ha scritto: 23/09/2025, 20:16 Non è stato il Tor che volevo e a cui avevo pensato da almeno sei mesi.
Dal Coda (ritiro di Pietro) per me è stata una lunga camminata in Valle d’Aosta, per tornare a Courmayeur.
Intendiamoci, sempre una bella esperienza e una immensa soddisfazione (giuro, e chi mi conosce ci crede: non pensavo di stare in quei tempi), sarebbe stupido e quasi insultante nei confronti degli altri concorrenti il non ammetterlo.
Però è certo che le premesse e le aspettative erano tutt’altre, quelle di un’avventura unica e irripetibile.

Già l’arrivo al centro è quasi irreale quando si viene investiti da una ubriacatura collettiva che trasuda della voglia di iniziare un bel sogno. E anche le incognite, prima di tutte quella sull’arrivare, fanno parte del gioco, farfalle che svolazzano nella bocca dello stomaco. Meno male che non abbiamo uno specchio fisso davanti alla faccia, così evitiamo di avere davanti il sorriso ebete del bambino che aspetta la partenza e intanto si riempie gli occhi di quello che gli accade attorno.
Siamo ospiti dell’ AMICO Offriends, quindi prepariamo il materiale ripassando i punti critici, dopo il ritiro del “magico” borsone giallo riponiamo le nostre cose e aspettiamo l’ora della presentazione e della cena.
La notte scorre molto bene, per me sveglia involontaria alle cinque e mezza, Pietro la tira fino alle sette e mezza.
Le ore sgocciolano via, fino a quando ci portiamo in zona partenza, entriamo nell’arena e attendiamo.
Durante il conto alla rovescia non smetto di stringere la spalla di Pietro con la mano, mentre lui, come è giusto, non ci bada e pensa solo a stare con sé stesso.

BUM!
Partiti. Restiamo insieme nelle vie di Courmayeur, circondati dal pubblico che incita e spinge, non ancora coscienti (o forse sì?) del vortice in cui siamo calati.
Salita all’Arp, lunga ma semplice. Nei miei piani il tratto comune del Tor, poi la discesa alla Thuile ci vedrà ognun-per-sé.
Invece no, Pietro decide di procedere assieme. La sua corsa in discesa è più sciolta e veloce della mia, ma riusciamo a mantenere lo stesso passo senza accelerazioni o frenate, anzi scambiandoci impressioni e tenendoci compagnia.
I primi 100 km li avevamo già fatti un mese fa come escursione, quindi poche sorprese. Lungo il Passo Alto, per fortuna intervallato dal Deffeyes, bene la discesa allo Zappelli, cazzuta la salita al Crosatie con un vento assassino che sposta dal sentiero, rinfrancante la discesa a Planaval, veloce l’arrivo a Valgrisanche. Prima base vita fatta di cibo e di notte in bianco.

SI VA!
Fenetre: perché?
Questa è la domanda esiziale. Va bene ritrovare il Baffo all’Epée, che si ricordava ancora di noi. Ma la discesa si conferma infernale soprattutto quando hai gente che ti supera (per inciso, tutti quelli che avevamo spalmato allegramente in salita).
Giù a Rhemes “obbligo” Pietro a dormire in branda, e gli fa un gran bene.
Scapicolliamo l’Entrelor (che a detta di entrambi si rivela la cima peggiore del Tor), arriviamo a Eaux Rousses dove dormiamo un altro po’ nonostante la presenza di due concorrenti e della loro squadra che a voce alta parlano nel dormitorio, delle coglione a cui ho augurato tutto il male possibile, una poi ritirata e spero con conseguenze, la verità.
La discesa dal Loson per me è brutta, ma vedo che pure Pietro inizia a avere qualche problema. L’arrivo a Cogne poi è distruttivo, se a ogni Tor trovo il bello dove prima non lo vedevo, qui ‘sto minchia di sentiero del re (o come si chiama) ha il potere di scartavetrarmi l’anima. Arrivo giù decisamente nervoso.
Però finalmente si dorme. E molto bene grazie a una scelta oculata dei posti branda.

SI VA?
Salita alle finestre di Champorcher.
Ora, non è il massimo della vita ma a me è sempre piaciuta.
A Pietro no, e devo dire che la cosa non mi rende difficile la via ma certamente me la appesantisce, non fosse che per la sensazione che il mio compagno risente della (oggettiva) monotonia del tragitto e del fatto che non si arriva più davvero, un “dettaglio” che sinceramente non mi ricordavo.
Il traguardo dell’ex rifugio Sogno e poi delle finestre non sono un appagamento sufficiente, non fosse che per il fatto che facciamo tutto al buio mentre per me qui voleva dire alba.
Eh sì, a questo punto posso già valutare come siamo in anticipo sui tempi. L’essere in compagnia sta giocando molto positivamente sul ritmo ma soprattutto sulla costanza del passo.
Al Dondena altra sosta, e pure qui consiglio a Pietro di dormire.
Attenzione: il bisogno di sonno è ben differente tra di noi, e non viene influenzato dalle rispettive risorse. Il fatto è che a 20 anni la necessità di riposarsi non è rimandabile come invece accade quando l’età è ben più avanzata. È proprio una questione organica, e mi pare giusto così.
Insomma, ripartiamo e ci abbassiamo.
Iniziano i suoi dolori alle ginocchia, e allora decide (cosa che mi piace assai) di separarci. Da adesso e per i prossimi ristori io correrò. Perché così mi va. Punto. Aspettandolo mentre al passo mi raggiunge, senza fretta e senza patemi di tempi né tantomeno di classifica.
Tutto questo fino a Donnas, terza base vita.

E ADESSO?
E adesso ripartiamo, dopo una sessione di massaggi e un tape alle ginocchia.
Purtroppo (ah, la fretta…) l’arrivo a Perloz non avviene nel mezzo della bellissima festa di paese ma presto nel pomeriggio. Comunque il succo di arancia è sempre un toccasana che lascia il segno.
E adesso, dopo la discesa al ponte inizia la salita, che ci fa incontrare amici tra cui Franco che ci tiene compagnia come solo lui è in grado di fare.
Arrivare al Sella è una fatica immane dritto per dritto, ottima ragione per fermarsi per birra e gelato.
Poi tocca scarlingare fino al Coda.
E adesso si va su, quasi 1000 m di positivo in meno di 5 km. Fino al sentiero criminale su rocce che perlomeno avevo fatto due settimane prima e che mi fa ricordare che il Coda si vede davvero solo alla fine. Prima è un’ipotesi che diventerà realtà, ma la consapevolezza di questo basta a malapena negli ansimi della salita inesorabile.
Però il Coda arriva.
E adesso?
Adesso entriamo consapevoli che il rifugio offre un letto solo ai giganti del Glacier, e va bene così. È una regola definita, quindi da accettare.
Mi scarico nello stomaco un tubo interi di Pringles, che il dio della buona alimentazione mi possa mai perdonare.
Pietro si mette a dormire come i bambini all’asilo dei miei tempi, testa sul tavolo e braccia rannicchiate.
Io non riesco, lo guardo e aspetto.
E adesso?
Adesso è passata un’ora, devo svegliarlo che c’è da andare.
Le ginocchia, le ginocchia gli sono bloccate.
E adesso?
Adesso, Pietro, io e te parliamo. Te la senti? C’è una discesa impietosa prima di salire alla Barma.
Quindi, adesso: che si fa adesso?
Adesso si molla.
Adesso.
Andiamo nel rifugio, la gestrice è netta, decisa e ci aiuta nella decisione.
Pietro si ferma.
Adesso.
Pietro, se vuoi mi fermo con te.
MA CHE COSA CAZZO DICI! MA CHE COSA CAZZO VUOI FERMARTI!
Adesso sono io il figlio, che il padre sta cazziando per la bestialità che ha appena detto.
Proprio adesso.
Non riesco nemmeno a salutarlo, lo tocco e esco dal rifugio, entro al tendone.
E adesso?
Adesso, vaffanculo, sto piangendo davanti al tavolo, in piedi.
Adesso, vaffanculo, il sogno finisce.
Adesso sarà solo una lunghissima camminata verso Courmayeur.
Adesso il mio Tor finisce, e finisce qui.
Ho lasciato mio figlio mentre cullava il suo sogno, mentre il suo sogno gli stava morendo in braccio. E io non ci potevo fare niente.
Ecco, qui è adesso.
Parto, scavalco la notte e entro nella discesa.
E adesso?
E adesso vado giù e non mi fermo e le rocce non le sento e il sentiero lo vedo appena ma sento che è lì e che potrebbe esserlo per entrambi e nemmeno mi accorgo di superare gente in discesa che in discesa io sono un gatto di marmo e poi finisce la discesa e inizia un falso piano che mi bevo dal collo direttamente e dopo una salita e anzi un’altra che poi entra nel bosco e c’è alberi e alberi da bere e no che non ho sete che qui si va senza pensarci che a pensarci la ferita fa male e mi hanno detto che cazzo dici e allora via dritti per dritti che qui si scherza un cazzo fino alla prossima cima che vuol dire la cima dopo e la notte non fa male e le stelle ormai non le vedo a adesso c’è questa corda e questi gradini infionzati nella roccia ma si passano e allora via via via che qui spiana e c’è buio ma qui si corre lo stesso che non si cade perché cadere sarebbe come morire e non è una cosa possibile qui e adesso almeno non per me che sto andando come un treno infatti sbuffo e fatico e penso ma non pensare che pensare adesso fa male e via via via via adesso adesso adesso.
E adesso?
Adesso sono alla Barma.
Ciao, mi fermo. Niente branda? Meglio, piglio questa coperta, mi sdraio e mi copro.
Dormo.
Poi mi sveglio. La mente è serena, quasi colpevole del proprio stato di grazia.
Esco e riparto.
Rocce, poi dislivello, poi ristori bellissimi, poi incontri e chiacchiere.
Pietro è lontano, Pietro sta bene, Pietro è là dove ha potuto arrivare. Lasciamolo stare, Pietro saprà certamente cavarsela.
Niel, polena più buona del mondo.
Loo, mi sento Harry Potter.
Giù a Gressoney, adesso riesco perfino a scherzare.
Allora era tutto uno scherzo?
Forse sì.
Adesso.

FINALMENTELAFATICA
Ciao Pietro, bello saperti ancora qui con me. Nella mia testa.
Fino all’Alpenzu ti dicevo che non c’era fatica ma, al solito, mi sbagliavo. Ne sto facendo tanta ma il rifugio arriva.
Poi si sale, questa è l’ultima faticaccia del Tor, da qui in poi è (quasi) tutta testa.
Bellissima la discesa, immaginifica.
Certo, quella a Champorcher già meno, ma passa pure quella.
Non dormo al ristoro ma riparto verso Grand Tournalin, che significa una cosa.
Alba.
Sole che colora le cime davanti a me prima di arancione, poi di oro.
Il cielo? Non è azzurro, è blu.
Giuro che da qui a Nannaz sono in modalità fiaba, poi al colle successivo corro fino a Valtournenche.

LA DURA
Barmasse passa bene, sono in gran forma e procedo ottimamente, senza capirne il perché ma godendomi appieno la sensazione magnifica di benessere pieno, di testa e di corpo, lo rivedrò anche dopo verso il Cuney.
Ma andiamo con calma che la strada è ancora dura e dritta e difficile (non è ormai più dura, adesso è difficile, la stessa differenza tra il complicato e il complesso).
Sono sentieri che mettono alla prova mentre l’incognita della salita al punto alto prima della discesa al Magià lo possa stemperare.
Finché arriva pure questa, sassi e sassi e roccia e traccia che conduce le gambe fino al rifugio, dove arrivo con un impeto che mi piace e che mi fa fermare il giusto.
Per poi una ascesa trionfale al Cuney, che aspetto con attesa quasi virginale, per essere finalmente preso con tutto il corpo al tendone. Dove scambio battute improvvisate circa il mio essere cittadino di piena pianura, inaspettato di fronte al sentiero che conduce al Clermont e poi al Vessona.
Ci arrivo in benedetta solitaria, quindi scendo nel bosco “maledetto”.
Qui la frontale mi abbandona, e per tre ore procedo piegato in avanti alla luce in modalità minima per risparmiare la frontale di emergenza che mi ostino a non utilizzare, sai mai.
Arrivo infine a Oyace, fino all’ AMICO Corry, che mi conduce negli ultimi metri al ristoro.
Due (due? Diciamo duemiladue) chiacchiere che mi rinfrancano, e Corry che mi presta la sua frontale.
Riparto direttamente verso il Brison che mi mangio letteralmente, per poi scendere a Ollomont.

CI SEI
Dormo finalmente, senza impensierirmi circa i tempi.
Mi sveglio e chiamo Pietro.
Gli ripasso il tragitto che mi manca. Il riassunto serve a me, che capisco ben poco di dove io sia. Ma mio figlio ha lo spirito per starmi dietro e darmi retta come lo si farebbe con un naufrago che perso la propria boa. Però funziona, e questo è stato un aiuto senza il quale non avrei saputo come ripartire, intorpidito da asteroidi di stanchezza e torpidità, sporco di sabbia, asciugato dal sale, brunito dallo sporco, allentato dalle sirene del torpore, lisergico come una siringa di morfina, ottuso dalla nebbia della mente.
La salita allo Champillon mi rigenera mentre penso alle altre edizioni, la rampa al rifugio è una salvezza imprevista e come tale di piena consapevolezza.
Poi la cima.
Scendo e apro una birra.
“A noi, per Dio! A quello che siamo! A quello che eravamo!
E a quello che saremo…”.
Da Ponteille in poi una lenta tortura, fino a Bosses.
Qui dormo, quasi due ore.
Va benissimo così, riparto come un furetto ma questa volta ho unghie e denti a proteggermi, salgo al Frassati e mi riposo mezzora. Con una birra (ah, quante lattine ho confiscato nello zaino, ciascuna buona per essere goduta nel punto giusto).
Salgo al Malatrà, lo passo e non mi fermo.
Ultima notte un orgasmo fin duro a sopportare da tanto è bello, sono qui e ci sono ora.
Il mondo è bello, e io mi sento bello al mondo.
Bonatti.
Bertone.
Poi giù.
Asfalto, inizio a correre.
All’ingresso del parco incredibilmente c’è Corry che aveva calcolato in maniera incredibilmente esatta il mio passaggio, mi corre accanto fino all’arrivo.
Arrivo.
Sono qui e sono finalmente tutto mio.
Firmo il poster finale AUGUSTOxPIETRO.
Fine. Adesso. Qui.

Non me ne vogliamo gli altri forumisti, di cui apprezzo sempre e attendo i loro resoconti, ma Augusto è il vero poeta del Tor 😘
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Dariogrizzly_1981
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Re: TOR330 Tor des Géants (Ao) 14-20.09.2025

Messaggio da Dariogrizzly_1981 »

Complimenti a tutti, vi ho parecchio invidiato per il meteo.
Augusto, bellissimo racconto!
Dai che tuo figlio è talmente giovane che potrà ripartecipare tutte le volte che vuole e magari riuscite a rifarlo anche insieme.
Ma alla fine aveva "solo dolori da fatica" o si è procurato qualche infortunio alle ginocchia?
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